Le difficoltà nel lavoro con la coppia: chi è il paziente?

Giugno 7th, 2008 admin Posted in Coppia No Comments »

Presentazione della rubrica

di Patrizia Velotti

E’ con immenso piacere che ringrazio il comitato editoriale per avermi offerto la stimolante opportunità di curare questa rubrica dedicata alla coppia. Negli ultimi anni si è notevolmente accresciuto l’interesse dei mezzi di comunicazione per le relazioni di coppia, tale passaggio è testimoniato dal proliferare su quotidiani e settimanali di articoli che tentano di spiegare il comportamento di questo o quel partner e di dare ragione delle scelte d’amore e della vera natura delle relazioni amorose. Tramite questo spazio dedicato “alla coppia” sulla rivista di Altra Psicologia speriamo invece di fornire ai colleghi riferimenti sui recenti sviluppi teorici ed empirici nello studio delle relazioni di coppia, e facilitare così la diffusione di questo ricco ambito di studio e di lavoro, consentendo, allo stesso tempo, una maggiore comunicazione tra ricerca, formazione e clinica.

Le difficoltà nel lavoro con la coppia: chi è il paziente?

Di pari passo con quanto accade nella società attuale anche nella prassi psicoterapeutica il lavoro con le coppie e la sua teorizzazione si sono notevolmente diffusi. Il passaggio dall’idea di un apparato mentale isolato ai nuovi paradigmi teorici, nei quali l’affettività è vista come una “proprietà” di un sistema “autoregolativo” formato da due o più individui, ha sicuramente segnato un punto di svolta rispetto alla precedente lettura dell’affettività come prodotto di un meccanismo intrapsichico isolato.
Il concetto già anticipato dai primi contributi del modello psicoanalitico di reciprocità è divenuto dunque una possibile lente di osservazione del clinico nel lavoro con la coppia: l’attenzione, in questo caso, si focalizza sulle relazioni interpersonali come occasioni di riparazione di quanto non risolto nella storia passata o come una sorta di adattamento. Questo modello ha consentito un complesso transito dallo studio della struttura relazionale interiorizzata dal singolo (Britton, 1995), all’analisi della “relazione” della coppia, un elemento terzo prodotto dal contesto e capace di influire sulle relazioni interne ed esterne del soggetto. In quest’ottica il paziente non è la mente individuale, il paziente è la relazione.
In base a questi recenti presupposti la relazione di coppia non è più considerata solo come un organizzatore dell’incontro tra due “mondi interni”, posizione che illustra in che modo si attualizzi nella relazione del presente quanto non è stato risolto della propria storia passata, ma come luogo di creazione di “nuovi” processi legati all’incontro tra due organizzazioni e strategie di trattare gli affetti.  Il rapporto di coppia è quindi inteso come una “chance evolutiva” che potrebbe non essere riducibile alle storie dei due singoli partner, e che potrebbe essere spiegata nei termini di quella che è stata chiamata “la natura diadica della relazione” o la terza dimensione che scaturisce dal campo intersoggetivo o dall’incontro di due menti.
Ciò non toglie che in questa ottica molte questioni sono ancora aperte ed una delle più interessanti questioni riguarda proprio il punto d’equilibrio di questi meccanismi, ovvero il raggiungimento di quella posizione che consente al soggetto di mantenere una coerenza interna a fronte d’esperienze relazionali diverse che determinano distinti processi di co-costruzione.
 
 
Per approfondimenti:
Beebe, B. & Lachmann, F. (2002). Infant Research e trattamento degli adulti. Un modello sistemico-diadico delle interazioni . Raffaello Cortina Editore: Milano.
Norsa, D. & Zavattini, G.C. (1997) Intimità e collusione. Teoria e tecnica della psicoterapia psicoalitica di coppia. Milano: Raffaello Cortina Editore.

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