CONCORSI E SELEZIONI ALL’ITALIANA Il trucco c’è ma non si vede: ai candidati l’onere di starci attenti

Gennaio 2nd, 2008 admin Posted in Mi manda AP No Comments »

Ci scrivono da Milano due colleghi, che hanno partecipato alla selezione per incarichi in regime di libera professione per psicologi, dell’U.O.N.P.I.A. della Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena, svoltasi alcune settimane presso il Politecnico di Milano.

I colleghi hanno segnalato che la prova orale si è svolta secondo modalità inadeguate: entrambi ci riferiscono che l’alto numero di candidati si è tradotto nella riduzione della durata dei colloqui a pochissimi minuti, rendendo a loro parere impossibile qualunque seria possibilità di conoscenza dei professisonisti e relativa comparazione.

Rispondo qui dicendo che dagli elementi forniti non sembra risultare alcuna irregolarità a livello formale. Tuttavia, potrebbe essere percorribile un ricorso volto ad evidenziare il carattere sbrigativo delle prove orali, ma la difficoltà di oggettivare questa osservazione rende improbabile una risoluzione positiva.

Preme però specificare che le selezioni per incarichi in regime libero-professionale rispondono a logiche di flessibilità dell’amministrazione pubblica che in sostanza permettono alle commissioni di decidere in maniera autonoma come svolgere le prove. In pratica, una stortura legislativa in base alla quale è possibile by-passare le complesse procedure concorsuali e permettere l’accesso al servizio, in tempi brevi, al candidato preferito (che non è necessariamente quello scelto DOPO la selezione…), mantenendolo inoltre in servizio a tempo indeterminato attraverso successive riselezioni.

Ovviamente, la faccenda è sempre presentata diversamente dalle Aziende, e non solo…

È l’occasione per riaffermare due principi che ci sembrano fondamentali per difendere la categoria e il proprio diritto ad una selezione imparziale in queste occasioni, che troppo spesso sono veri e propri pretesti per orientare il denaro pubblico verso un candidato scelto preventivamente:

1) Essenziale è conoscere la normativa in materia di concorsi e selezioni: in articoli presenti nel nostro sito, ho sintetizzato i punti essenziali in un vademecum che sarebbe utile conoscere ogni volta che si partecipa ad un concorso o ad una selezione. Non serve nemmeno cercare troppo in giro, quindi non ci sono scuse! La nostra categoria soffre di ignoranza, e questo permette a sedicenti funzionari pubblici di imbrogliarci nei modi più banali; di fronte a palesi violazioni della procedura, è sempre possibile opporre il dettame di norma, a patto però di conoscerlo.

2) Non lasciar perdere: spesso sentiamo dire che “tanto è così dappertutto” e simili. Su questo si basa la perpetuazione dell’imbroglio, che fa parte di una certa cultura all’italiana, ma non per questo deve passare sotto silenzio. Teniamo presente che nel nostro caso, “lasciar perdere” spesso significa lasciare allo strapotere di altre categorie professionali di decidere dell’ingresso di psicologi nei servizi, e questo indebolisce la nostra professione.

AltraPsicologia riceve spesso segnalazioni relative a selezioni e concorsi in cui i colleghi non sono precisi nel riferire le presunte irregolarità, confondono continuamente “Concorso” e “Selezione” e non forniscono la documentazione necessaria per capire di cosa si tratta (Bando o estremi della pubblicazione), impedendoci di dare qualunque parere sensato. Invece, è importante che tutti gli psicologi che partecipano ai concorsi siano informati con precisione di come dovrebbero svolgersi le procedure.

Ciò che possiamo fare come AltraPsicologia è fornire ai colleghi una consulenza preventiva per valutare se è possibile una azione di ricorso, che può avvenire sia attraverso il TAR che attraverso una procedura molto più snella, detta “in autotutela”, che consiste nel segnalare direttamente al C.d.A. dell’ente che è stata compiuta una violazione procedurale, attivando un accertamento interno volto appunto all’autotutela contro eventuali ricorsi al TAR.

In ogni caso, richiediamo precisione nel segnalare il fatto che si presume irregolare sulla base della normativa vigente, perché è l’unico modo che abbiamo per poter agire.

Infine, è da ribadire che la competenza in materia di tutela degli psicologi nei concorsi e, con un po’ di buona volontà, nelle selezioni, è del sindacato AUPI, a cui ci si può rivolgere in caso di irregolarità.

In quest’ultimo caso, invitiamo i colleghi a informarci se il paziente dopo la stimolazione si sveglia dal coma…

Federico Zanon

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Psicologi Ambulatoriali: meglio la roulette, almeno ogni tanto si vince qualcosa!

Dicembre 13th, 2007 admin Posted in Mi manda AP No Comments »

Altro che leggenda metropolitana: le vostre storie e la triste realtà dei fatti.

Federico Zanon

L’ultimo articolo sugli psicologi ambulatoriali deve aver toccato uno dei tanti nervi scoperti della “professione reale”, dato che le risposte sono state numerose: colleghi da tutto il territorio nazionale ci hanno scritto per raccontare la loro esperienza di vita vissuta.

Purtroppo, data la numerosità delle risposte non ho potuto chiedere a tutti l’autorizzazione a pubblicare, ho quindi deciso di rendere anonime le mail e pubblicarle ugualmente, nella speranza che i colleghi che hanno scritto comprendano che questa scelta risponde all’esigenza di informare per l’utilità di tutti gli psicologi interessati all’argomento.

Una sola certezza: sono veramente poche le aziende sanitarie che usano realmente le graduatorie che loro stesse hanno firmato, in accordo con i nostri sindacati di categoria (i nomi li trovate all’interno dell’accordo) che a loro volta non si impegnano ad un effettiva applicazione. Riassumo brevemente le informazioni ricevute:

A Padova, le graduatorie sono state pubblicate con una nota a fondo pagina (protocollata) che specifica che non esiste alcuna convenzione con la “categoria” degli psicologi ambulatoriali. Il che significa che, forse, le aziende stipulano l’accordo, dopodichè se ne dimenticano (?), sono costrette dalle domande a formare comunque la graduatoria, e nel farlo confondono gli psicologi ambulatoriali con una “categoria” professionale, quando invece è un ruolo aziendale. Sostengono infine che hanno formato una graduatoria che non verrà seguita perchè un accordo che loro stessi hanno firmato non esiste.

Provincia di Roma, Regione Lombardia, Regione Abruzzo, Provincia di Treviso, Regione Marche, sono gli enti nominati dalle E-Mail arrivate dai colleghi.

A Mantova, invece, dalla mail di un collega che lavora come dipendente presso l’azienda (che pretende di indovinare la mia età e le mie conoscenze sulla storia della professione da come scrivo, benedetta paterna onnipotenza…), sembra che le liste siano state usate per assumere 4 colleghi che erano in lista, e fornisce il nome e numero di un sindacalista come garanzia di veridicità. Non so se il collega si sia spiegato male, ma colpisce che liste bellamente ignorate in tutto il resto dell’Italia, siano invece utilizzate a Mantova per fare una cosa per cui non sono state concepite - assumere qualcuno – visto che per quello ci vorrebbe un concorso.

Alcuni colleghi chiedono cosa si può fare: non si può fare molto, anche se ci riserviamo di segnalare la situazione. Si può solo dire che la questione dovrebbe essere di competenza sindacale, ed in particolare dei sindacati che hanno firmato: se chi firma un accordo non pretende che sia fatto rispettare, chi lo dovrebbe fare?

Altri pongono domande specifiche: consiglio di riferirsi direttamente alla fonte, che sia l’accordo nazionale o il sindacato. Non posso, per limiti di competenza e conoscenza che qualcuno mi ha fatto notare nell’area commenti dell’articolo precedente, entrare nel merito delle questioni evidenziate, quindi rimando a loro l’onere di rispondere: io resto un dilettante del diritto amministrativo, altri più illuminati potranno dare risposte più adeguate. Ai lettori giudicare con quale chiarezza, pragmaticità e considerazione per i colleghi iscritti alle liste.

Un’ultima nota sull’accenno alle “cerbiatte bionde” nel precedente articolo sull’argomento, che pare sia molto piaciuto alle colleghe. Credo che alludere ai favori sessuali sia un problema minore rispetto al fatto che questo genere di scambio esista davvero. Non so cosa sia peggio per le donne, per gli psicologi e per il cittadino in generale: una nota ironica che allude ad un malcostume e lo pone in evidenza quando tutti fanno finta di nulla, o la sua reale esistenza?

Ma ora darei spazio alle storie dei nostri eroi (anzi, delle nostre eroine, visto che sono quasi tutte donne), che incuranti delle storture del sistema pubblico hanno comunque tentato la fortuna con le famigerate liste degli psicologi ambulatoriali.

Sono C.C., seconda nella graduatoria della provincia di Roma 2007 per la psicoterapia. A tutt’oggi non sono ancora stata chiamata per una sostituzione. Grazie dell’interessamento e del lavoro che fai per tutti noi.

C.C.

Sono anni che mi iscrivo alle liste regionali e non sono mai stata chiamata. Trovo questa cosa una presa in giro. Spero che si possa almeno ottenere la convenzione. Cordiali Saluti.

Dott.ssa L.R.

Leggo il suo articolo sugli psicologi ambulatoriali e mi pongo la sua stessa domanda: leggenda metropolitana o imbroglio all’italiana? Sono iscritta nelle graduatorie della Regione Lombardia (pos: 3,18 e punt. 247… che vorrà dire?). Mai stata chiamata e non ho mai avuto notizia di colleghi chiamati.

Spero si riesca a far chiarezza sull’argomento…

S.G.

Ciao Federico,

ti rispondo in merito al tuo articolo sugli psicologi ambulatoriali. Io ho notizia che qui, in Abruzzo, siano stati chiamati uno o due colleghi ma non è stato rispettato l’ordine della graduatoria… se consulti la graduatoria al sito: http://www.regione.abruzzo.it/xDirezioni/dirSanita/docs/documenti/14GradDefPs… -, potrai controllare, pare siano i colleghi contrassegnati da: (1),

inoltre non se ne occupa più l’assessorato alla Sanità, come riportato in uno degli articoli che hai citati, bensì se ne sono interessati, a partire dall’anno scorso, i vari Comitati Zonali che non ne capivano gran chè, in quanto era la prima volta che se ne occupavano, e ci hanno messo un sacco di tempo per stilare le graduatorie. Io ho avuto notizia solo di quella del comitato zonale di Teramo, nelle altre province mi sono scoraggiata a chiedere se ci fossero novità ma il tuo articolo mi ha spronata a ritentare, non si sa mai!!! Mentre prima bastava un’unica domanda da inviare all’Assessorato alla Sanità, ora bisogna inviare due domande, una come psicologo e l’altra come psicoterapeuta, per chi lo è, ai comitati zonali presenti nella regione. Qui abbiamo 4 province ed io ho inviato le mie domande a tutti e 4 i comitati zonali esistenti, per un totale di 8 domande (1 da psicologa e l’altra da psicoterapeuta)… che dire… la leggenda continua!

Nel salutarti volevo ringraziarti per le osservazioni ed i commenti dei quali ci fai partecipi e volevo chiederti se possiamo fare qualcosa in merito a queste benedette graduatorie, tipo chiedere delle informazioni in maniera ufficiale, magari come Altra Psicologia, che ne pensi?

A presto

A.V.

Carissimo collega, la mia personale e infelice esperienza con queste liste (prov. di Treviso) è che non essendo ancora specializzata (ma questo nel bando non era specificato!!!!) non sono rientrata nella graduatoria degli Psicologi, (non psicoterapeuti!!!). Per cui alle due liste, quella degli psicologi e quella degli psicoterapeuti, comunque quelli come me (sono al III anno di specializzazione) non possono iscriversi!!!

Per cui mi domando:

1) che senso ha che uno con la specializzazione si iscriva come psicologo semplice??

2)da quando per fare lo psicologo serve la specializzazione????

3) perchè prevedere 2 liste con titolo differente, se il titolo di studio richiesto è il medesimo??

Mah…. Ringrazio per il tuo interessamento,

Ciao

S.G.

Sono una psicologa che ha avuto l’esperienza di essere nella graduatoria ai primi posti della Regione Lombardia nei primi anni successiviall’emanazione del DPR. Una volta sola mi è stata richiesta la disponibilità per un incarico dal Ministero della Difesa (valutazione dei militari di leva), che poi non si è concretizzato. Dopo qualche anno che diligentemente presentavo la domanda, posizionandomi sempre entro i primi dieci, spendevo soldi inutilmente e svaniva la speranza di lavorare, ho smesso di inoltrare la domanda.

Tra le mie conoscenze, nessuno ha lavorato con questa fantomatica graduatoria.

Cordiali saluti

(Lettera Firmata)

Per quanto ne so le graduatorie di cui sopra sono una vera cavolata perchè fino ad ora (informazioni dal comitato provinciale di brescia) nessuno è stato mai chiamato o assunto tramite questo percorso;

domanda…. ma è vero che per iscriversi nelle graduatorie in oggetto, oltre all’iscrizione all’albo è necessario avere almeno due anni di servizio come psicologo presso strutture pubbliche?

ciao

M.S.

Caro collega, sono M.C., PRIMA in graduatoria a Treviso come psicoterapeuta, non so più per quale anno, credo il 2006. E quindi, poichè il 2007 sta finendo, inutilmente PRIMA.!!!

La attribuzione dei punteggi è stata follia pura. E solo grazie all’impegno di una gentilissima e disponibilissima impiegata, che cercava di capire, siamo alfine riuscite a dare questi benedetti punteggi. Essi sono stati infatti pensati da qualche ipergarantito, pacifico dipendente pubblico. Sono inutili almeno per quanto riguarda la psicoterapia. Tutte le ore che ho svolto come consulente per vari enti in qualità di supervisore, ad esempio, sono praticamente nulle in quanto troppo poche settimanalmente. Avete mai visto una supervisione che sia di 20 ore alla settimana nello stesso posto? Quindi, follia.

In ogni caso, sono PRIMA. Di che? Non si sa. Siamo alla fine di novembre…

So per certo che i Servizi del mio territorio non riescono a far fronte ai bisogni e alla domanda di psicoterapia. Ho, credo, buoni rapporti con diversi Servizi che mi inviano pazienti privatamente. Da molti anni lavoro con gruppi e quindi potrei rispondere anche con una modalità che coinvolgerebbe diversi utenti. Mai sentito nessuno… Poichè sono molto vecchia ma non sufficientemente saggia, spero che qualcosa si muova in futuro, ormai non più per me ma per qualche collega.

Buon lavoro e grazie per l’impegno che dimostrate.

M.Vittoria C.S., PRIMA!!!

Ma la cosa è un pò più complessa di come dici tu! io ho incontrato lo zoccolo duro? (direi che Moscara è una specie di Moretti nella “Messa è finita”) e anche per non farmi mancare niente il fantomatico SUMAI di Roma tale Di Biagio. Che dire… Per i primi in graduatoria conosco C.A. su Roma e aspetta fiduciosa.

Ciò che ho capito è questo:

le ASL dovranno chiamarci per forza perchè con i piani di rientro della regione Lazio le richieste e ci sono ma non vengono soddisfatte (ho chiamato la regione lazio e mi hanno detto che ricevono moltissimi richieste di psicologi dalle asl)

Ovvero le cerbiatte sotto la scrivania che dici tu (ti ringrazio per l’onore che ci riconosci essendo donne) da parte loro cercano di essere stabilizzate e quindi prima o poi entro diciamo 6 mesi dovranno funzionare.

Per ora c’è solo un gran lavorio sotto le scrivanie e speriamo che sia anche sopra così almeno al posto di una fellatio si faranno una scop…. o ai dirigenti dopo tanto affannarsi non gli funziona più?

Sempre che non ci siano altri cambiamenti legislativi.

La realtà è che all’AUPI, al SUMAI o a chichessia non frega un tubo di noi, che i colleghi sono delle pecore e/o delle cerbiatte e che ci sarà da ridere quando alcuni inetti che conosco andranno a Rieti nell’ambulatorio del DSM a sostituire la maternità della moglie del sindaco!

per il resto se mi indichi cosa intendi fare mi faresti un favore! e potrei anche perdonarti per la cosa della cerbiatta…

(grnngjslcnbuihgfjllisvdihsvdhlsvd)

E.S.

Roma

Premesso che non sono amica di nessun dirigente, nè parente, nè appartengo alla categoria delle giovani cerbiatte bionde:-( apporto il modesto contributo alla tua richiesta sulle graduatorie degli psicologi ambulatoriali. Nella regione Marche dove ho la fortuna(o sfortuna)di risiedere, tale graduatoria è veramente pubblicata sul BUR e va indirizzata all’assessorato alla sanità della Regione e viene pubblicata. Fin qua nulla di strano.. E meno strano ancora che io la faccio un anno si e 5 no dato che la marca da bollo la esigono e poi a che serve?? Ebbene, a me è successo nel lontano 98 o 99 (non ricordo bene) di essere stata avvisata che il mio nome era stato preso in considerazione dalla Marina militare di Ancona, pare avessero bisogno di colleghi per somministrare MMPI. Ovviamente non sono stata selezionata essendo io molto in fundo (niente dulcis), ma, e qui corrono le leggende metropolitane forse, una mia collega avrebbe saputo (da altre voci ovvio!) che i fortunati erano stati assunti come co.co.co. e poi avevano messo le radici nella Marina.

Questo è quanto, altro non mi è dato sapere, nè mi è mai giunta notizia che le Asl (anzi Asur) abbiano mai chiamato qualcuno/a qui, ma confesso la mia ignoranza…

Mi complimento per il sito che è molto interessante, vi auguro buon lavoro e continuerò a seguire la vicenda!

Saluti

M.P.T.

Caro collega,

mi chiamo A.B., sono un dipendente pubblico, asl della provicia di Mantova da circa 20 anni. Ti informo che l’Azienda Ospedaliera Carlo Poma ha appena assunto 4 psicologi presi dalle liste per il servizio di neuropsichiatria infantile.

Ti puoi informare presso il dott. B.F., reparto di neurologia, 0376xxxx, che è rappresentante sindacale.

Sono colleghi di tutto rispetto e formazione, sia in psicoterapia infantile che in neuropsicologia; sono per così dire un bell’ acquisto e non sono noti legami politici nè di parentela con eventuali dirigenti. Preciso quest’ ultima cosa perchè il tuo articolo mi ha creato un certo dolore, e lascia trapelare una certa amarezza, soprattutto il binomio, per certi versi vero, dipendente pubblico=privilegiato che viene però confuso con snob, che prende l’aspettativa magari per fare volontariato nei paesi poveri (e non perchè data l’ età dei dipendenti, ha un genitore morente, per esempio).

Ora è bene che tu sappia che le aspettative di maternità non vengono più sostituite da molti anni, vedi leggi regionali, e nemmeno i licenziamenti, i pensionamenti, le morti.

Che l’aspettativa di maternità (ormai un ricordo per tutti gli psicologi dell’asl e ospedale della provincia di Mantova, data la nostra età) dovrebbe essere un diritto per qualsiasi cittadino. Se il mondo del lavoro, con il diritto che lo regola è andato in un ‘altra direzione,certo non ne sono resposabili coloro che sono usciti dall’ università decenni fa, quando le regole erano altre. Credimi, questo andazzo non preoccupa solo te, ma anche me se penso ai miei figli.

Un’ultima cosa da un dipendente da 3000 euro: In 20 anni di lavoro ho visto di tutto per quanto riguarda le spinte, politiche e “altro”. Ma mi insegnano i miei pz, pare essere attività diffusa in ogni ambiente e quindi se non altro per spirito di colleganza, non mi sembra carino che tu lo esprima nei termini allusivi come hai fatto nell’articolo. La stragrande maggioranza per quanto ne so ha fatto i concorsi pubblici con graduatorie che duravano 2 anni. Nel mio caso, sono andato di ruolo nel 90 arrivando 4 su 98 partecipanti per un posto a concorso (2 prove scritte e un orale), e nel 91, arrivando 3 su 108. Ti assicuro zero tessere politiche nè altro. Inoltre per 3000 euro offro una formazione psicoanalitica (specializzazione), prima in psicoterapia psicoanalitica della coppia e della famiglia, poi degli adulti, e tutt’ora in corso, di gruppo.

Parlo non solo dei corsi, ma anche dell’analisi, della supervisione settimanale, dei seminari ecc. Sono uno psicoanalista, che cavolo! Tutto in gran parte fuori orario di servizio, sempre economicamente a carico personale. Ultimissima cosa sull’ AUPI: per anni sono stato iscritto poi mi sono tolto e poi di nuovo iscritto. Certo presenta una politica che per molti può essere discutibile, ma le va riconosciuto il grande merito di avere contribuito a regolamentare la nostra professione con la legge 56/89 e di averle dato grande dignità. Da come scrivi mi sembri un giovane collega, ed in questo caso non puoi davvero immaginare come fossimo considerati, poco tutelati, prima della legge, e soprattutto chi e come diceva di fare il nostro lavoro.

Ti saluto cordialmente

A.B.

Gentile collega,

una collega mi ha confermato l’esistenza del bando di cui ti ho parlato per soli titoli per stilare un elenco di psicoterapeuti, ma non mi è stato possibile reperirne una copia. So solo che riguarda la asl di Fano(Pu) ed è

del 2006. Dal momento che verrà utilizzata dalla asl è possibile e probabile che in qualche modo vada a sovrapporsi alle liste degli psicologi ambulatoriali, in quanto in teoria(e pratica?)nulla vieterebbe di attingervi

anche per incarichi che non richiedono l’abilitazione alla psicoterapia.. Pare quindi che tali liste siano proprio state dimenticate(o ignorate?!)..

Grazie,cordiali saluti.

M.P.T.

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Ma per lui la pensione non c’è

Dicembre 12th, 2007 admin Posted in Mi manda AP No Comments »

Dr. Gabriele Mandel è Direttore Emerito della Facoltà di Psicologia di Bruxelles, eminente psicologo, filosofo, artista

Ma per lui la pensione non c’è

Sconcertato dalla latitanza dell’ENPAP, l’ottantaquattrenne professore chiede aiuto ad AP

A volte i pregiudizi aiutano a semplificare la realtà. Altre volte però non funzionano così bene. Per questo a forza di sentire dire che AP si occupa e si interessa solo dei problemi dei giovani, va a finire che uno qualche cantonata la rischia.

Per questo quando si riceve una email da Gabriele Mandel, ottantatrè anni compiuti dichiarati che lamenta problemi con la pensione e si dichiara direttore della Facoltà di Psicologia di Bruxelles qualche dubbio può essere legittimo. Tanto più che una veloce ricerca permette di trovare un Mandel filosofo Sufi, un Mandel artista, un Mandel che scrive libri insieme a Giulio Giorello, uno che viene considerato uno dei più grandi ceramisti viventi, e, si, un Mandel direttore di Facoltà a Bruxelles e insegnante universitario, indifferentemente, di psicologia o storia dell’arte, tanto per non annoiarsi. Cercando su Google, categoria immagini, apparirà un personaggio certamente geniale e curioso di nome Mandel che suona insieme a Franco Battiato o che riceve premi come l’Ambrogino d’Oro. Si dice perfino che sempre a questo nome sia intitolata la biblioteca di una delle più importanti università della Turchia, evidentemente paese illuminato in cui intitolarti una biblioteca è privilegio che si può accordare anche a coloro che possono ancora ringraziare per l’onore concesso. E la cosa più sconcertante non è nemmeno apprendere che tutti questi Mandel sono in realtà la stessa persona, proprio quello che ci sta scrivendo la mail che più sotto alleghiamo. La cosa più indecente è che un personaggio che non ha sprecato nessuno degli ottanta e rotti anni di vita che ha vissuta, un uomo che non ha problemi a decodificare il giapponese o i mistici sufi abbia bisogno invece di assoldare torme di avvocati e perfino infine di AP per comunicare con il suo ente di previdenza: l’ENPAP. Vogliamo dare voce alla mail che ci arriva dal Prof. Mandel e farci tramite di questa (evidentemente) oltremodo difficile comunicazione:

Cari colleghi,Spettabile Altra Psicologia, è possibile avere delle informazioni?
Desidero sapere quando uno psicologo può andare in pensione, avendo compiuto 83 anni e pagando le quote ENPAP da quindici anni.
Ho scritto più volte all’ENPAP (quattro raccomandate con ricevuta di ritorno), ma senza mai risposta. Pago la quota ridotta di diritto dopo i 72 anni e quindi senza più attività, ho fatto presente il caso nelle lettere raccomandate, ma regolarmente ricevo multe per non aver dichiarato i guadagni e l’ENAP pretende pagamenti per guadagni pieni. Ho anche fatto opposizione a questo tramite Studio di avvocati commercialisti di Milano (il celeberrimo Studio Martinez) , ma nemmeno quello ha ricevuto risposta, mai.
Che modo di comportarsi!! Ho anche telefonato, minacciando di smettere di pagare e di rinunciare alla pensione, ma il responsabile che mi ha risposto ha detto che se smetto di pagare vengo automaticamente radiato dall’Ordine.
Mi potete cortesemente illuminare sulla situazione?

Grazie. Cordialissimi saluti,

Gabriele Mandel, direttore emerito della Facoltà di Psicologia all’Università Europea di Bruxelles

Beh, che dobbiamo dire? Che speriamo che il Dott. Prof. Mandel si sia sbagliato e che non abbia compreso la Verità della Previdenza, che esoterica proprio non dovrebbe essere, ma comprensibile e chiara.

Di una sola cosa siamo per il momento certi che il Dott. Mandel abbia ragione: ma che modi. Troviamo sconcertante che l’Enpap non sia riuscito a chiarire se e quanto deve ancora pagare il nostro e quando potrà godere della sospirata pensione cui ha maturato il diritto.

Le voglio parlare direttamente, Dott. Mandel. Non rinunci alla pensione. Chiediamo invece pubblicamente ad Enpap di fornire una risposta pubblica a questa sua lettera aperta.

Confidiamo francamente che il tutto possa rivelarsi alla fine una catena di incomprensioni, delle quali però l’Ente di Previdenza dovrà assumersi la sua porzione di responsabilità di fronte a Lei. Insieme a questa speriamo vogliano chiarire l’accaduto anche di fronte a noi che lavoriamo (e paghiamo!) a responsabilità e suera aperta.e essere ma comprensibile e chiara.ciati di senzioni videnza e farsi ascoltare da essosperando, un giorno, di non essere abbandonati al telefono con una futuribile addetta di call-center avara di informazioni ma prodiga di discutibili minacce di radiazione dall’albo, senza pensione e magari senza neppure la consolazione di uno straccio di biblioteca rionale che porti il nostro nome.
Mauro Grimoldi

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Graduatorie degli Psicologi Ambulatoriali e Sindacato dei Medici

Aprile 10th, 2007 admin Posted in Mi manda AP No Comments »

Il 16 marzo, come inviati di AltraPsicologia, abbiamo avuto un incontro con il dr. Lala, segretario del SUMAI (Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana) di Roma, per raccogliere notizie ed avere delucidazioni riguardanti la famosa graduatoria dei “Professionisti” psicologi ambulatoriali nelle ASL . Il nostro contatto con il SUMAI è stato mediato dalla disponibilità dei colleghi Massimo Di Biagio e Antonella D’Andrea che, presso la sede del SUMAI - via F. Tovaglieri n. 19 Roma, Tel. 06/2329121 - sono a disposizione, almeno una volta al mese, solitamente di venerdì, per un servizio di consulenza gratuita agli Psicologi iscritti.

Il dr. Lala si è mostrato molto gentile e disponibile ma in verità poco illuminante. Di fronte alle nostre esplicite perplessità circa il senso e la reale utilità delle famigerate graduatorie per Psicologi e Psicoterapeuti Ambulatoriali - che ogni anno impegnano centinaia di colleghi, solo a Roma, nella ricerca di attestati, produzione di fotocopie, acquisto marche da bollo, spedizione di raccomandate, con dispendio di diverse decine di euro e di intere giornate - Lala, bonariamente, ritiene che valga comunque la pena continuare a presentare queste domande perché “un domani potrebbe accadere che qualche Psicologo venga chiamato” (!).

Davanti a questa vaghezza proviamo a chiedere quali precedenti ci siano a sostegno di questa previsione e Lala candidamente (ma la situazione non è certo colpa sua) dice che non pensa che qualcuno abbia mai usufruito di queste graduatorie, finora (!)

Riguardo alla evidente stranezza della doppia graduatoria per Psicologi (una per iscritti all’ordine dei medici ed una per iscritti all’ordine degli Psicologi) Lala non si sbilancia molto (d’altra parte è un medico! E poi non sono sue le scelte sulle quali abbiamo obiezioni) e dribbla la questione ritenendo che - e qui appare molto fiducioso per la nostra categoria - qualora le ASL decidano di avere bisogno di sostituire uno Psicologo, sarà difficile che chiamino per la sostituzione un medico: “sicuramente” cercheranno uno psicologo (Bah!). Il dr. Lala ritiene comunque che la procedura di assunzione a tempo determinato attraverso le graduatorie “ambulatoriali” sia più tutelante rispetto alle ordinarie procedure concorsuali (Oh, ne avessero viste di procedure concorsuali, gli Psicologi, in anni recenti!) visto che queste ultime danno maggiore adito al sospetto di essere manovrate a favore dei raccomandati (Sic!).

Su una cosa siamo d’accordo con Lala: in un clima politico in cui (finanziaria docet) le prime spese ad essere tagliate sono quelle relative alla prevenzione, nelle ASL - con l’occasione della mancanza di fondi - si privilegia il rapporto con alcune figure professionali, ritenute a più elevato valore sanitario, anziché con altre (cioè, in soldini, si è più attivi nel sostituire chirurghi e cardiologi piuttosto che psicologi ed endocrinologi).

Il dr. Lala (d’altra parte fa parte del suo ruolo di segretario di un sindacato avverso) sostiene inoltre che l’AUPI fa molto poco o assolutamente nulla per i disoccupati della nostra categoria e che sarebbe invece molto utile per tutti noi iscriverci “gratuitamente” al suo sindacato (il SUMAI, dei medici, appunto) in cui, seppure in assenza di nostro potere decisionale (d’altra parte non paghiamo la quota d’iscrizione), potremmo avere ben maggiore visibilità e ben maggiore appoggio nelle iniziative sindacali. Per completezza di informazione il modulo di iscrizione al Sumai, dice Lala, è scaricabile da internet sul sito www.roma.sumaiweb.it (rinnovato da solo pochi giorni) dove esiste anche un altro modulo per segnalare la propria disponibilità alle sostituzioni ambulatoriali (con tutti i benefici di inventario, anche alla luce del fatto che pare non siano ancora pronte le gradutorie 2007 nè tanto meno quelle del 2008). Inoltre iscrivendosi al SUMAI si possono avere le informazioni riguardo alla graduatoria in tempo (“quasi”) reale.

Riguardo tutto questo parlare crediamo che, vista la mancanza di chiarezza, le speranze di lavorare con il tipo di meccanismo rappresentato dalla “graduatoria” siano veramente molto scarse: sia perché non si dà piena importanza alla tutela per il cittadino/cliente/utente - soprattutto delle fasce più deboli della nostra società, quelle che principalmente si rivolgono al servizio di Psicologia presso le ASL - sia perché il peso contrattuale e sociale della nostra categoria è pressoché nullo.

Cercando riscontri alla conversazione avuta con il dr. Lala una collega si è recata c/o la ASL di Via Monza a Roma ed ho parlato con una gentile (ma poco informata) impiegata del Comitato Zonale, l’entità che gestisce le graduatorie per la provincia di Roma. Ora, non si sa bene cosa sia questa “struttura” né a quale entità faccia riferimento: la gentile signora sostiene di non essere un’impiegata della ASL nè tanto meno della regione (ma allora chi è? Una spia russa? Un’infiltrata della FNOMCeO?). A proposito della doppia graduatoria fra medici e psicologi la signora sostiene di non sapere nulla e che “loro” (Comitato Zonale) non seguono le regole della ASL (ma allora che regole seguono? Quelle del tressette?) e, in sintesi, ”lei mette in pratica ciò che le dicono di fare e basta”. Vabbe!

Insomma, la graduatoria dei medici/psicologi è già uscita, ma quella degli Psicologi è ancora in “lavorazione”: non ci sono date certe e non c’è nessuna autorità che sollecita. La suddetta impiegata ha poi consegnato un fogliettino con il numero di telefono del Comitato Zonale e ha suggerito di “farsi sentire” tra un po’, per sapere se la graduatoria è uscita oppure no (AIUTO!) perchè ad aspettare che questa informazione arrivi “tramite sindacato ci vuole più tempo”.

Cosa suggerire, quindi, ai colleghi e alle colleghe? A un certo punto, sconsolati, abbiamo pensato che sarebbe stato utile iscriversi al SUMAI per cercare di contare un po’ di più e provare a sollecitare le istituzioni a restituirci l’importanza che come categoria meritiamo. Poi ci siamo ritrovati a riflettere: “perché dovrei mettere la nostra professionalità sotto la tutela di una istituzione che già non la prende in considerazione sostenendo, senza peraltro che nessuno abbia avuto da recriminare, la legittimità di una graduatoria di medici/psicologi a fronte di un’altra di psicologi/psicologi?” Prima di iscriversi ci piacerebbe almeno sapere qual è questa differenza (ma crediamo sia difficile ottenere una risposta).

Infine, un’altra domanda: ma … l’AUPI?

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Ma i test neuropsicologici li usano tutti?

Marzo 16th, 2007 admin Posted in Mi manda AP No Comments »

Salve,

sono una psicologa della Puglia, specializzata in Psicologia clinica, da 2 settimane finalmente con un lavoro (a tempo determinato), ma un lavoro!!!

Mi occupo di psicodiagnostica e neuropsicologia.

Mi ritrovo con test neuropsicologici per valutare le diverse capacità, purtroppo spesso residue ad incidenti, ischemie, ictus…

La cosa per me strana è però che diversi test sono usati anche dai logopedisti, che pare adesso si occupano di neuropsicologia e abbiano accesso a molti test che nel mio immaginario erano per psicologi!!!

Perciò adesso valutano e riabilitano memoria, attenzione.. oltre che linguaggio.

Ora mi domando: i pedagogisti sono tutti counselor, gli avvocati, gli organizzatori di feste fanno i mediatori familiari dopo corsi, i logopedisti valutano la neurologia, i corsi per neuropsicologi li aprono a tutti, i corsi per operatore di training autogeno li aprono a tutti gli operatori compresi docenti di scuola e di ed. fisica, le scale Wechsler le vendono ai logopedisti e quant’altro, la psicologia clinica e la psicodiagnostica ai medici…. ma insomma un pezzettino di torta c’è anche per noi, che abbiamo investito anni di studio e finanze per una professione in cui ancora crediamo???

So che siete molto attenti a questi argomenti ecco perché vi invio questa mail!! Non temo una risposta che mi dica che sbaglio ma vorrei chiarirmi un po’.

Ho letto che avete fatto delle istanze ai vari ordini, novità?

se mi chiarite un po’ le idee non posso che ringraziarvi

R. G. M.

Carissima Collega,

vorrei rispondere a questa tua email in merito al rapporto, più o meno esclusivo, che esiste – o dovrebbe esistere - tra Psicologi e Neuropsicologia.

Innanzitutto le presentazioni: sono una collega Psicologa che si occupa di Neuropsicologia dall’ormai – ahimè – lontano 1998; come molti di noi, ho iniziato ad occuparmene con la tesi di laurea, per poi continuare durante i due semestri di tirocinio, proseguendo grazie alle diverse borse di studio ed i contratti a progetto, fino ad arrivare al Dottorato di Ricerca in Neuropsicologia (conseguito nel Febbraio 2006).

Ma veniamo alla tua email; per ciò che concerne la mia esperienza in merito, ti posso dire che da quando mi occupo di neuropsicologia, ho sempre collaborato con Logopedisti e medici Neurologi che eseguono valutazioni neuropsicologiche. I primi in quanto, occupandosi di riabilitazione del linguaggio e delle funzioni cognitive, sono spesso preparati per eseguire alcune valutazioni neuropsicologiche (soprattutto nell’ambito dei disturbi linguistici) propedeutiche all’impostazione dell’intervento riabilitativo; i secondi perché, occupandosi di diagnosi e trattamento delle patologie del Sistema Nervoso (che spesso provocano deficit cognitivi) frequentemente seguono per alcuni mesi un training al fine di imparare come si somministrano e come si interpretano i test neuropsicologici più utilizzati e diffusi. Posso dire che si è molto spesso trattato di persone aperte, preparate e disponibili a collaborare. Quindi si tratta di professionisti che non si improvvisano Neuropsicologi e non svolgono tale attività in maniera approssimativa o superficiale.

Esiste inoltre in Italia la Società Italiana di Neuropsicologia (http://www.sinp-web.org/home.htm) - il cui Presidente è la Dott.ssa Elisabetta Ladavas – che è un organismo scientifico molto importante anche a livello internazionale nel campo della Neuropsicologia (S.I.N.P.) e promuove l’attività neuropsicologica. Come si evince dallo statuto e dalle informazioni contenute all’interno del sito web, di tale importante associazione possono fare parte sia Psicologi, Logopedisti che Medici di altre specialità, che posseggano comprovata e documentata esperienza nell’ambito della Neuropsicologia.

Indico nel riquadro sottostante alcuni importanti punti dello statuto della S.I.N.P .

Art. 1
E’ costituita l’Associazione “SOCIETÀ ITALIANA DI NEUROPSICOLOGIA (S.I.N.P.)”. La S.I.N.P. è una Associazione autonoma che aderisce alla Società Italiana di Neurologia (S.I.N.) ed alla Associazione Italiana di Psicologia (A.I.P.), secondo le norme statutarie previste dagli statuti delle suddette Associazioni per quanto riguarda le società (Associazioni) autonome aderenti. L’Associazione ha sede presso l’Istituto ove opera il Presidente dell’Associazione. E’ una Associazione scientifica, senza fini di lucro, senza finalità sindacali, aconfessionale, apolitica, apartitica, che può affiliarsi o federarsi con altre Associazioni o scuole i cui fini siano compatibili con quelli dell’Associazione. Non sono consentite attività imprenditoriali o partecipazione ad esse, salvo quelle necessarie per le attività di formazione continua.

Art. 2
La S.I.N.P. ha lo scopo di promuovere ed incoraggiare gli studi e le ricerche nel campo della neuropsicologia clinica e sperimentale, cioè dello studio dei rapporti tra sistema nervoso centrale e comportamento, nonché di agevolare e coordinare tutte le iniziative inerenti alla materia e di stabilire e mantenere rapporti con le Istituzioni Scientifiche aventi analoghe finalità.
La SINP si propone di perseguire gli scopi statutari mediante:
a. l’organizzazione di congressi scientifici nazionali;
b. la promozione e partecipazione a progetti di aggiornamento professionale e formazione continua, anche nella logica dell’attività formativa ECM (Educazione Continua in Medicina), mirati allo studio e apprendimento teorico-pratico della Neuropsicologia Clinica dell’arco di vita, nei suoi aspetti diagnostici e riabilitativi, anche in collaborazione con il Ministero della Salute, le Regioni, le Aziende Sanitarie ed altri organismi e istituzioni sanitarie pubbliche o private;
c. la promozione e partecipazione a ricerche e progetti multicentrici;
d. un notiziario SINP quale momento periodico di informazione;
e. l’adesione ad iniziative internazionali aventi le stesse finalità;
f. il collegamento con Società Nazionali ed Internazionali;
g. l’elaborazione di linee guide in collaborazione con l’Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali (A.S.S.R.) e la F.I.S.M.; la promozione di trials di studio e di ricerche scientifiche finalizzate e rapporti di collaborazione con altre società e organismi scientifici.
Le attività sociali possono essere finanziate solo attraverso i contributi degli associati e/o di enti pubblici, nonché di soggetti privati, con esclusione di finanziamenti che configurino conflitto di interesse con il S.S.N., anche se forniti attraverso soggetti collegati. Le attività ECM potranno essere finanziate attraverso l’autofinanziamento e i contributi degli associati e/o enti pubblici e privati, ivi compresi contributi delle industrie farmaceutiche e di dispositivi medici, nel rispetto dei criteri e dei limiti stabiliti dalla Commissione nazionale per la formazione continua.
In caso di estinzione della società il patrimonio verrà devoluto ai fini istituzionali.
Art. 3
La S.I.N.P. è formata da Soci Ordinari, Soci Corrispondenti, Soci Onorari e Soci Aggregati.
Possono essere Soci Ordinari tutti gli studiosi particolarmente interessati ai problemi dei rapporti tra sistema nervoso centrale e comportamento.
Possono essere Soci Corrispondenti personalità straniere particolarmente note nel campo della neuropsicologia.
Possono essere Soci Onorari personalità che hanno fornito contributi di grande rilievo nel campo della neuropsicologia.
Possono essere Soci Aggregati coloro che operano nell’ambito della Neuropsicologia Clinica (dell’arco di vita) nei suoi aspetti clinici e riabilitativi
Le nomine dei Soci Ordinari, dei Soci Corrispondenti, dei Soci Onorari e dei Soci Aggregati vengono proposte all’assemblea dei soci dal Consiglio Direttivo.
Art. 4
Le domande di iscrizione dei Soci Ordinari alla S.I.N.P. devono essere corredate da notizie che comprovino l’attività continuativa del richiedente nel campo della neuropsicologia (o delle discipline affini) e controfirmate da due Soci proponenti. Inoltre il richiedente deve avere effettuato almeno un lavoro a stampa, di argomento neuropsicologico, su una rivista recensita sul Current Contents. Per divenire Socio Aggregato e’ necessario:
1. essere in possesso di una laurea quinquennale medica con specialità in neurologia, neurofisiopatologia, neuropsichiatria infantile o psicologia clinica o di una laurea di tipo specialistico in psicologia o equiparabile;
2. aver svolto una attività di Neuropsicologia clinica per un periodo continuativo di almeno 12 mesi in una struttura italiana od estera riconosciuta dal Consiglio Direttivo. Per individuare tali strutture il Consiglio Direttivo terrà conto delle indicazioni nazionali ed internazionali in tema di accreditamento delle strutture e delle loro attività e prestazioni;
3. essere in possesso di una lettera di presentazione da parte di due Soci.
Le domande devono essere indirizzate al Presidente; il Consiglio Direttivo esprime un giudizio sulla loro accettabilità e le sottopone all’assemblea dei soci per la definitiva convalida.
Ogni socio, di qualsiasi categoria faccia parte, è libero di recedere dalla società inviando per iscritto le dimissioni al Consiglio Direttivo.

Sono del parere quindi che la Neuropsicologia, rappresentando una sorta di “terra di confine” nell’ambito della quale vanno a confluire e si embricano competenze ed argomenti appartenenti a diverse discipline (psicologia, neurologia, riabilitazione, neuroscienze ecc…), debba necessariamente appartenere non tanto ad una determinata classe professionale, bensì ad una classe interdisciplinare di Professionisti, che debbono avere in comune comprovate PREPARAZIONE ed ESPERIENZA in merito.

In conclusione, vorrei ricondurre l’attenzione su quello che è, a mio modesto avviso, il vero dilemma della nostra categoria professionale: il fatto che disparate figure più o meno professionali si occupino, senza esservi preparate e senza che nessuno ne limiti l’operato, di attività che sarebbero davvero di competenza esclusiva dello Psicologo.

Un esempio per tutti: avvocati, educatori e quanto di più distante esista dalla Psicologia, seguono corsi e master in varie discipline pseudo-psicologiche (ad esempio in selezione del personale) li superano, e se ne vanno per il mondo proponendosi come selezionatori, specialisti in HR, trainer, life coach e chi più ne ha più ne metta, provocando in tal modo un danno di doppia gravità: togliendo credibilità e professionalità alla nostra categoria e vendendo all’utenza un prodotto “rischioso”, perché spesso frutto di improvvisazione e perché privo di una solida base di preparazione ed esperienza. Psicologi non ci si improvvisa! Il nostro Ordine dovrebbe lavorare molto su questo.

Carissima Collega, spero di aver soddisfatto almeno in parte la tua richiesta; rimango a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.

Cordiali saluti

Annalisa Barbier

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Norme degli ordini per la pubblicità: vessazioni?

Marzo 16th, 2007 admin Posted in Mi manda AP No Comments »

Vi invio, per conoscenza la mail che ho inviato al Dott. Molinari, [Presidente dell'ordine Lombardia]. Mi piacerebbe avere un parere anche da voi [di AltraPsicologia]. Grazie.

Egregio Dott. Molinari,
ho letto di recente le nuove norme in merito alla pubblicità.
Mi sembrano fortemente vessatorie nei confronti della categoria che dovrebbe essere tutelata dall’Ordine e non invece obbligata a comunicare addiruttura che cosa si scrive sul proprio biglietto da visita!
Perchè vi sentite in dovere di compiere questa sorte di censura preventiva quando è stato stabilito che cosa si può scrivere e che cosa no? Se doveste trovare o avere notizia di pubblicità false o che ledono il decoro della professione, allora dovreste intervenire.
Il colmo della faccenda mi sembrano i 16 euro che si devono versare come “tasse” (?). Perchè? Perchè non le devono versare i colleghi dell’elenco B ?
Sono stanco, come libero professionista di essere bersagliato da colpi a volte pesanti (come ad esempio gli studi di settore sui quali non ho mai sentito dire nulla da parte vostra e i numerosissimi obblighi fiscali e per la sicurezza e chi più ne ha più ne metta!) a volte “leggeri” (come questo della pubblicità) ma sempre fastidiosi.
Grazie dell’attenzione.

dott.Andrea Veronesi

Risponde alla lettera aperta il collega Mauro Grimoldi - Altrapsicologia Lombardia.

Carissimo Andrea,
sarà, la mia, una risposta breve. E lo sarà, banalmente, perchè è difficile non essere d’accordo con te. Di più, ti dirò: mi sembra evidente il tentativo degli Ordini, mica solo quello lombardo, di riprendersi con aggiustamenti interni ciò che la Bersani gli ha tolto liberalizzando la pubblicità professionale. E guarda che non prendo posizione a favore o contro la Bersani in sè: guarda cosa succede agli avvocati, ci sono siti tipo www.divorziofacile.it che ti promettono supersconti, forse un giorno se divorzierai tre volte te ne faranno pagare solo due. Mah.
Ma c’è molto al di là di queste considerazioni: se una norma è in opposizione ad una legge del nostro stato quella norma non è valida. Dunque? Quale valore hanno i precetti ordinistici o i codici deontologici se sono in opposizione allo spirito di una legge quando non alla legge stessa nei suoi contenuti? Mah. Intanto si va avanti così, all’italiana, ognuno a coltivare i propri orticelli.
Già durante le elezioni Altra Psicologia maturava la convinzione che solo un’associazione che si muova a favore e negli interessi dei colleghi meritasse di sopravvivere. Io mi dichiaravo pubblicamente addirittura favorevole all’abolizione degli ordini professionali in Italia. Quanto descrivi non fa che rafforzare questa mia, o forse posso dire nostra, convinzione.
Grazie della tua coraggiosa presa di posizione, ce ne vorrebbero di colleghi.
Mauro Grimoldi

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Che ci faccio con la laurea triennale?

Febbraio 17th, 2007 admin Posted in Mi manda AP No Comments »

Sono Antonia Pellegrino
Da poco Laureata in scienze e tecniche psicologiche e attualmente
iscritta al primo anno della laurea specialistica, in Psicologia Clinica
Dinamica.
Sono tra i fortunati che hanno trovato quasi subito lavoro, il tipico
stage di 6 mesi con borsa lavoro, presso un centro ricreativo privato.
Ovviamente sul “contratto” non è specificato il ruolo che svolgo, che
corrisponde più o meno alla figura di educatrice di nido, professione
per la quale sono già più che qualificata, con diploma di istituto
magistrale e qualifica di puericultrice con relativi tirocini.
Mi chiedevo, se i privati sono ben felici di “assumere” (e qui le
vigolette sono d’obbligo) uno psicologo junior come educatore, perchè la
stessa qualifica non è contemplata nei concorsi pubblici?
Suppongo che si tratti di scarsa conoscenza della specificità di questo
titolo di studio e di un bug a livello legislativo. ma se non era
previsto nessun inserimento nel mondo del lavoro in qualità di psicologo
di primo livello, per quale ragione hanno istituito questo titolo? tanto
per far figurare statisticamente più laureati? Lo trovo stupido!
Cosa si può fare per modificare le cose? Sarà più utile a questo punto
ripristinare la cara vecchia laurea a ciclo unico o colmare la lacuna
normativa a riguardo?

Grazie per la cortese attenzione
Antonia Pellegrino

Carissima Antonia,

cerco di proseguire nella sua lettera e lo sguardo mi torna sempre su. No, Antonia, non verso il Cielo, anche se qui ve ne sarebbe ben donde, ma appena più in basso, nell’inizio delle Sua, con quell’imperativo: sono Antonia Pellegrino, che mi viene da leggere come un “SONO ANTONIA PELLEGRINO!” con l’enfasi di chi ha un bisogno urgente e imperativo di vedersi riconoscer un’identità professionale.

Provo a fare un po’ di chiarezza nella speranza di esserle di aiuto. Alcune regioni, tra cui la Lombardia, specificano in apposite circolari, i cui dettagli eventualmente potrò fornirle, i titoli abilitanti come educatrice di asilo nido, tra i quali non compare la laurea in psicologia, di nessun tipo e genere. Neanche lo psicoterapeuta, neanche il più profondo e occhialuto accolito della SPI può cambiare il sordido patello di un bambino affidato alle amorevoli cure istituzionali del nido.

Temo che nella confusione generale tra lauree, abilitazioni, attestati, gattoni e volponi di ogni genere lei possa essere rimasta vittima di un diffusissimo pregiudizio gerarchico che vede in cima ad una sorta di piramide il medico, a metà lo psicologo, in basso l’educatore.

La conseguenza è che, sempre nel pregiudizio, tutte le competenze di chi sta più in basso sono agevolmente alla portata del “superiore”: dunque noi saremmo degli educatori di livello superiore, degli ottimi educatori. Il che è clamorosamente falso, anzi. Legga gli ottimi libri di Sergio Erba, legga Semi, legga… Freud, anche, se le piace. Scoprirà che i DNA dello psicologo e dell’educatore non si possono mescolare, pena la nascita di mostri, incerti sul da farsi ad ogni pie’ sospinto. Penso ad una discussione tra me, psicologo e un educatore sulla reazione da avere con un’adolescente che ammetta il consumo di sostanze. L’educatore per certi versi è il contrario dello psicologo, uno psicologo non può essere double-face, ribaltarsi e tirare fuori l’educatore part-time che è in lui. Io consiglio a chi non trova lavoro dopo l’abilitazione di cercarlo piuttosto come vigile urbano che come educatore. Ci si confonde e non si trova più la strada del ritorno, anche se si sono lasciate delle bricioline sul cammino, fatte con i coriandoli degli assegni staccati alla scuola di psicoterapia. Niente, la strada è perduta, spesso per sempre.

Dunque? Beh, fanno bene i concorsi pubblici in questo caso, a non riconoscere le lauree in psicologia per fare gli educatori, che vengono ormai da una formazione uniformatasi nei corsi di laurea in scienze dell’educazione. Chi fa altro e assume psicologi in luogo di educatori (molto ricercati gli esemplari di sesso maschile per le loro capacità persuasive) commette una diffusa scorrettezza.

Ma lei, cara Antonia?

Beh, lei è anzitutto fortunata, non perché abbia visto la luce del precariato, ma perché è abilitata ad essere educatrice di asilo nido, doppiamente abilitata: il titolo di maturità magistrale è riconosciuto purchè ottenuto entro il 2002, l’attestato di puericultrice è valido come il re degli attestati da sempre e per sempre. Se vuole fare l’educatrice di nido, nessun concorso pubblico le potrà sbarrare la strada. Consegni la laurea in psicologia tra i titoli non richiesti, fa sempre effetto.

Se vuole fare invece la psicologa, magari dell’età evolutiva, è un altro paio di maniche, ma deve finire la specialistica, abilitarsi e via. Un tirocinio in asilo nido può infatti tranquillamente essere un tirocinio da psicologa. Anche se ha nel frattempo cambiato qualche patello e somministrato qualche pappina non succede niente di male. Tutto dipende dal tutor, dalle chiavi di lettura di ciò che ha visto, dall’affinamento delle capacità di osservazione e intervento su una realtà psicologicamente complessa e affascinante quale quella dell’asilo nido. Per non parlare degli aspetti organizzativi, ludici, della gestione dei tempi e degli spazi, delle dinamiche di gruppo… C’è ben spazio per un lavoro psicologico al nido.

Ma lei in realtà cosa vuole fare?

P.S. Avrà notato come sia abilmente riuscito a glissare sul tema dell’utilità delle lauree triennali. Un rigurgito etico mi spinge a dirle che, per quanto ne so, non servono assolutamente a nulla e a nessuno. Consideri che il 70% degli abilitati sezione A si precipita verso la prima scuola di psicoterapia, sicuri come sono che non ci sia posto nemmeno per lo psicologo non psicoterapeuta…. Ma questa è un’altra storia.

Mauro Grimoldi

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