I servizi socio-culturali del tempo libero
Prevenzione del disagio, ruolo dell’assistente sociale, attività promosse nell’ambito dell’educazione permanente.
De Luca Dr.ssa Tamara
Psicologa, Assistente Sociale
Politiche e legislazione a favore dei servizi per il tempo
libero delle persone anziane.
Già da tempo gli impegni normativi nazionali ed internazionali indicano programmi per le politiche sanitarie e socio-assistenziali nei confronti della popolazione anziana che, improntati ad una visione positiva dell’età senile, valorizzano il ruolo attivo delle persone anziane.
A livello europeo ricordiamo le importanti raccomandazioni formulate dal Consiglio d’Europa nella risoluzione del 1977,[1] nella quale gli Stati membri sono stati chiamati a predisporre adeguate esperienze di preparazione al pensionamento, che aiutino i pensionati a continuare ad avere una vita attiva, socialmente utile e proficua sul piano personale.
Questi corsi promossi nell’ambito dell’educazione permanente e a carattere ricreativo, occupazionale e culturale hanno lo scopo di consentire alle persone di progettare per tempo una vita sana e attiva nel periodo della pensione secondo i propri bisogni ed interessi.
Questo tipo di formazione, da articolarsi in momenti di informazione e in momenti con esercitazioni pratiche, dovrebbero riguardare la trasmissione di nozioni sia di tipo igienico-sanitarie di base allo scopo di evitare l’instaurarsi nell’età più avanzata di abitudini errate nello stile di vita, capaci di accelerare i processi di senescenza , che informazioni per l’utilizzo delle proprie risorse economiche, l’organizzazione della propria vita, diritti e doveri sociali e servizi del territorio, attività culturali, sportive e hobbies, attività di volontariato e lavoro a tempo parziale.
I corsi dovrebbero riguardare anche la conoscenza dei fattori psicologici e sociologici che incidono nella vita, nonché i fattori utili al superamento dell’immagine culturale negativa della vecchiaia.
Il rapporto dell’ONU del 1982[2] ricorda la necessità di educare la società a combattere i più comuni e falsi pregiudizi nei riguardi dei suoi membri più anziani, attraverso iniziative che facciano comprendere a tutti i cittadini la reale portata dell’invecchiamento, evidenziandone cioè anche gli aspetti positivi quali le capacità ancora presenti negli anziani, le loro potenzialità creative e di apprendimento come la loro utilità sociale.
Tale rapporto inoltre evidenzia la necessità di formare anche l’anziano, ma soprattutto l’adulto che si appresta a diventarlo, ad una ulteriore realizzazione di sé, sulla traccia di interessi vari, coltivabili per tutta la vita, che possano contribuire a mantenere viva negli anni l’efficienza mentale e fisica.
Infatti, continua il rapporto, le politiche e i programmi destinati al tempo libero degli anziani devono assicurare loro la possibilità di sperimentarsi in ruoli diversi, principalmente nella partecipazione alla vita familiare, nella pratica del volontariato sociale, in attività di auto-mutuo aiuto, nel miglioramento della propria educazione con corsi scolastici o extra-scolastici, nella adesione ad organizzazioni associative di anziani, nella pratica religiosa, nel turismo di gruppo, o ancora nel lavoro part-time e nella partecipazione alla vita politica.
Infine, ricordiamo, sempre a livello della Comunità Internazionale, la risoluzione recante i “Principi delle Nazioni Unite per le Persone Anziane”[3]del 1991 che fissa i principi essenziali da garantire alle persone anziane in tutti i Paesi del mondo.
I 18 articoli che la compongono ribadiscono cinque concetti fondamentali che sono dignità, indipendenza, partecipazione, auto-realizzazione e cura.
La Dignità: le persone anziane devono essere trattate in modo imparziale, indipendentemente dalla loro età, dal loro genere, dalla loro provenienza razziale o etnica, dalla loro condizione di disabilità o dalla loro condizione economica.
Per quanto riguarda l’Indipendenza le persone anziane dovrebbero (citiamo solo alcuni punti), aver l’opportunità di lavorare o aver accesso ad altre fonti di guadagno; essere messe in grado di partecipare alle decisioni e alle modalità di esecuzione riguardanti il ritiro dalle attività lavorative; aver accesso ad appropriati programmi educativi e di formazione; di vivere nella propria casa il più a lungo possibile.
In riferimento alla Partecipazione esse dovrebbero essere integrate nella società, partecipando attivamente alla realizzazione di politiche che riguardino il loro benessere; essere messe in condizione di condividere le loro conoscenze e le loro abilità con le generazioni più giovani; di essere messe in grado di sviluppare opportunità di servizio per la comunità in generale attraverso ad esempio attività di volontariato con funzioni adeguate ai loro interessi ed alle loro capacità; di formare movimenti o associazioni di persone anziane.
L’Auto-realizzazione per la persona anziana significa poter essere messa in grado di sfruttare tutte le opportunità per il completo sviluppo delle sue potenzialità; di aver inoltre accesso alle risorse educative, culturali, spirituali e ricreative della società.
Infine la Cura, le persone anziane devono poter aver accesso alle cure che li aiutino a mantenere o riacquistare il livello ottimale di benessere fisico, mentale e sociale, e a prevenire o ritardare l’insorgere delle malattie; di aver accesso ai servizi sociali e legali per incrementare la loro autonomia, la loro protezione e la loro cura; di avere il completo rispetto della loro dignità, del loro pensiero, dei loro bisogni e della loro privacy, compreso il diritto di prendere decisioni sulla loro cura e sulla qualità delle loro vite.
Sul versante delle politiche e dei provvedimenti legislativi nazionali in favore degli anziani ricordiamo il Progetto obiettivo “Tutela della salute degli anziani”[4] approvato nel 1992 e, il successivo Progetto obiettivo Anziani del 2000 “Un patto di solidarietà per la salute degli anziani”.[5]
Quest’ultimo, in coerenza con il Piano Sanitario Nazionale 1998-2000, si pone come elemento di stimolo e di coordinamento dei processi di attuazione degli interventi locali per la tutela della salute degli anziani.
I principali orientamenti programmatici contenuti nel P.O.A. (Progetto Obiettivo Anziani) approvato nel 2000 sono improntati ad una visione positiva dell’età anziana, promuovono cioè una nuova cultura dei servizi in grado di recuperare e di valorizzare l’anziano come soggetto sociale in una società integrata e solidale.
I principali obiettivi che il POA persegue sono allora:
- la partecipazione degli anziani alla vita sociale: incoraggiando l’invecchiamento attivo ed eliminando le barriere culturali che limitano le scelte, riducono le opportunità di esprimere le proprie potenzialità;
- l’equità di accesso ai servizi: le scarse risorse economiche e l’isolamento di molti anziani li rendono particolarmente esposti a disuguaglianze nell’informazione sulla salute e nella fruizione dei servizi. È importante pertanto promuovere la cultura della salute e facilitare l’accesso ai servizi;
- la promozione di stili di vita positivi: è importante promuovere anche in età avanzata comportamenti e azioni preventive per contrastare la perdita di autonomia con adeguati stili di vita come l’attività fisica, un’alimentazione corretta ecc;
- la promozione dell’integrazione tra servizi sanitari e sociali: nell’anziano fragile i bisogni fisici, psicologici e sociali sono particolarmente intrecciati con il rischio di perdere l’autonomia. Diventa fondamentale rispondere a tale situazione con una rete di servizi capace di una valutazione globale dei bisogni e di una gestione integrata degli interventi sociali e sanitari.
Altro importante riferimento normativo è il Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2001-2003[6].
Esso pone tra gli obiettivi di priorità sociale la promozione di una visione positiva della persona anziana, continuando a collocarsi nell’ambito del circuito delle politiche per la promozione della partecipazione ed il coinvolgimento degli anziani nella società.
Il piano ribadisce la necessità di differenziare i servizi rivolti alla popolazione anziana per restituire loro il potere di autodeterminazione, cioè la capacità di scegliere tra i vari servizi possibili quello più rispondente alle proprie preferenze.
Le politiche e gli interventi devono poter qualificarsi con programmi che promuovano e valorizzino la cittadinanza attiva delle persone anziane, garantendo condizioni di maggiore equità nella erogazione dei servizi.
Vengono anche avvalorate e sostenute le iniziative, in particolare le associazioni e i gruppi di volontariato anziano, che avvengono secondo principi di solidarietà inter ed intra-generazionale.
Infine, il Piano Nazionale Sociale 2001-2003 prevede che i piani di zona debbano contenere misure e servizi per la promozione di iniziative di volontariato o di utilità sociale favorendo, in particolare lo sviluppo dell’auto-mutuo aiuto; oppure l’istituzione di un servizio civile (al quale gli anziani possono partecipare insieme ai più giovani), al fine di valorizzare le esperienze e le competenze delle persone anziane.
Resta da accennare a conclusione del paragrafo, all’ultimo Piano Sanitario Nazionale 2003-2005.
In esso viene indicato, rispetto all’instaurarsi di condizioni di cronicità, di vecchiaia e di disabilità, la necessità di intervenire soprattutto in sede preventiva.
Prevenire in quest’area ha soprattutto il significato di un’azione volta a rallentare e ritardare l’instaurarsi di condizioni invalidanti che possono portare ad un progressivo stato di non-autosufficienza.
Gli approcci praticabili per la prevenzione possono essere di varia natura: possono agire sugli stili di vita salutari (prevenzione primaria), oppure sulla diagnosi precoce di alcune tipi di malattie (prevenzione secondaria), o ancora nella profilassi di particolari malattie.
Per gli anziani si ribadisce nuovamente l’importanza di mantenere una vita attiva sia dal punto di vista fisico che intellettuale, in quanto essi sono portati a trascurare gli stili di vita più appropriati per solitudine, per condizioni economiche o di emarginazione sociale.
Si sono andate così definendo diverse disposizioni legislative che a vario titolo possono essere ricondotte ad un’unica idea di fondo, e cioè che la protezione degli anziani, in prospettiva, dovrà superare la semplice lotta contro le malattie e tendere invece al loro benessere totale, passando attraverso sia un’assistenza integrata tra sanitario e sociale, che la prevenzione delle condizioni che possono condurre alla perdita dell’autosufficienza, quali il decadimento psichico, fisico e sociale, come vedremo meglio nel paragrafo seguente.
La prevenzione del disagio e la promozione del benessere
nei servizi agli anziani.
Abbiamo detto che la salute non è semplicemente uno stato di assenza di malattia, ma è anche una condizione dinamica di benessere fisico, mentale e socio-relazionale.
La condizione di benessere, detto in altri termini, dipende in larga misura da fattori sia individuali (rilevabili attraverso parametri antropometrici e fisiologici), che collettivi (fattori come il reddito, il livello d’istruzione, il numero e la qualità dei servizi sanitari e sociali, la disponibilità di strutture per il tempo libero, ecc.).
Il benessere è anche la consapevolezza della propria salute e dell’impegno a mantenerla ed a migliorarla partecipando ai processi che la promuovono sul piano individuale e sociale.
Queste definizioni pongono la salute in termini positivi, quale valorizzazione delle capacità fisiche, delle risorse personali e sociali; il benessere diventa in ogni caso un concetto dinamico che può essere migliorato e portato ad un livello sempre più alto attraverso le azioni di promozione della salute.
La promozione della salute è infatti il processo che mette in grado le persone di aumentare il controllo sulla propria salute e di migliorarla[7] attraverso gli strumenti della prevenzione e dell’azione educativa.
Si tratta di promuovere nella popolazione la conoscenza dei fattori di rischio e dei modi per evitare molti dei comuni disagi o malattie fisiche/mentali, nonché di stimolare negli individui l’assunzione di stili di vita più sani che sostituendo le abitudini di vita dannose prevengano di conseguenza i disagi e le malattie[8].
L’ azione educativa alla salute può essere definita in generale un’attività di comunicazione intesa ad incrementare la salute; si rivolge ai singoli individui come all’intera comunità per influenzare positivamente le conoscenze, gli atteggiamenti ed i comportamenti della singola persona o della comunità[9].
L’educazione all’invecchiamento, vogliamo sottolineare, deve proporsi di ottenere un cambiamento non solo delle conoscenze ma anche e soprattutto della condotta e quindi degli atteggiamenti nei confronti dei problemi relativi alla salute e all’invecchiamento, così da potersi trasformare da intervento meramente educativo (geragogico) in una efficace azione preventiva.
Così è indispensabile, come abbiamo rilevato più volte nei capitoli precedenti, un vasto programma educativo che si proponga di educare la società in generale, oltre che l’individuo, all’ accettazione serena della condizione senile, favorendo allo scopo la caduta di tutti quei pregiudizi negativi sull’anziano.
Per prevenzione invece, possiamo intendere l’insieme delle misure volte ad impedire l’insorgere e la progressione del disagio o delle malattie, per mezzo di interventi sulla popolazione e sull’ambiente di vita e di lavoro.
Gli interventi possono focalizzarsi su azioni per il potenziamento delle capacità di difesa dell’organismo, sulla diagnosi precoce, sulla rimozione dei comportamenti nocivi e sull’induzione di comportamenti positivi.[10]
In generale, tre sono le forme di prevenzione: primaria, secondaria e terziaria.
Focalizzando l’attenzione sulla prevenzione con gli anziani[11], consideriamo prevenzione primaria le azioni che hanno come obiettivo quello di impedire l’insorgenza delle malattie cronico-degenerative e di quelle che possono determinare disabilità e dipendenza da effettuarsi prevalentemente nell’età giovane-adulta. In età già avanzata la prevenzione primaria è possibile per mezzo dell’informazione e dell’ educazione al rispetto di alcune norme comportamentali di vita che possono prevenire l’insorgenza di taluni disagi e quadri patologici (attività fisica, corretta alimentazione, attività di relazione, ecc).
La prevenzione secondaria ha come obiettivo la scoperta delle condizioni di malattia e di disagio prima che si manifestino clinicamente o socialmente. Con l’anziano ciò mira essenzialmente a interrompere o rallentare il naturale deterioramento di vari organi o apparati.
La prevenzione terziaria si identifica viceversa in larga misura con la riabilitazione e si occupa, oltre che del recupero e dell’ottimizzazione delle capacità residue del soggetto colpito da disabilità, anche della sua integrazione nella vita domestica e sociale.
Questo è il campo degli interventi e dei servizi dell’assistenza integrata (sanitarie e sociale) per il miglioramento della qualità di vita dei soggetti che hanno perduto la loro autosufficienza.
Nel caso dell’ intervento preventivo con l’anziano autosufficiente, che qui ci interessa più da vicino, siamo convinti che, pur rimanendo importante ed economicamente rilevante l’intervento a favore delle persone in condizioni di bisogno, stia acquistando sempre maggiore importanza anche la promozione del benessere nell’ottica della prevenzione primaria o ancor più della prevenzione secondaria.
Con la prevenzione primaria si può mirare a prevenire le malattie cronico-invalidanti dell’anziano attraverso la divulgazione, già negli anni dell’età giovane-adulta, di un’appropriata conoscenza dei fattori di rischio fisici, ambientali e sociali che hanno una maggiore potenzialità patogena in età senile (per mezzo di corsi di preparazione al pensionamento, ad esempio).
Con una prevenzione secondaria invece da effettuarsi con il soggetto anziano e la comunità di appartenenza quando si miri a prevenire gli eventi patologici ed a rallentare il normale invecchiamento fisiologico.
E ciò può prodursi, e lo vedremo meglio nel prosieguo del lavoro, attraverso l’offerta di servizi che incoraggino gli anziani ad essere il più attivi possibile, a trarre vantaggio da ogni nuova opportunità di partecipazione (empowerment) che gli venga offerta dalle risorse informali e formali del territorio come ad esempio: le attività rispondenti al bisogno di vita di relazione; le attività rispondenti al bisogno di informazioni e di aggiornamento culturale; le attività di turismo sociale, di utilizzo del tempo libero e di pratica sportiva; o ancora le attività di auto-mutuo aiuto, le attività volontaristiche e di lavoro a tempo parziale; oppure le attività per l’esercizio della creatività e via dicendo.
Abbiamo visto che la senescenza deve considerarsi anche come un fenomeno ecologico e quindi strettamente correlato anche alle situazioni ambientali ed al sistema o stile di vita di ogni individuo.
I programmi per la promozione della salute promossi dall’Organizzazione mondiale della sanità evidentemente si ispirano già da qualche anno ad un’impostazione che dà spazio a un concetto di salute che si basa su una combinazione di responsabilità sociale e personale: da un lato il collettivo ha la responsabilità di salvaguardare l’ambiente in modo da sostenere il benessere dei cittadini, dall’altro è molto rilevante anche la capacità di autocura, di auto-aiuto, di aiuto reciproco del singolo.
La salute è perciò strettamente interrelata: con la qualità dell’ambiente in cui la persona è inserita e vive, con le culture che lo caratterizzano come persona e con gli stili di vita, cioè i modi di vivere.
Attivare processi di prevenzione primaria e secondaria con le persone anziane porta a lavorare anche su i suoi bisogni sociali, relazionali, psicologici, di solitudine e di emarginazione.
L’elemento sempre presente negli approcci preventivi del lavoro sociale è la realizzazione di interventi ambientali multidimensionali che promuovano la qualità della vita dei contesti.[12]
Gli approcci preventivi del lavoro sociale si indirizzano soprattutto sulle risorse e sulle capacità di sostegno che la rete formale ed informale dei servizi può esprimere: saper creare e soprattutto mantenere reti sia tra le persone sia tra i servizi; saper attivare le risorse locali per stabilire connessioni e rafforzare i nodi esistenti; promuovere nel soggetto la consapevolezza (il benessere ha che fare con la presa di coscienza), sono solo alcuni dei modi del suo operare.
Ora abbiamo sufficienti elementi per comprendere la valenza sociale e preventiva che un servizio di informazione e di aggiornamento culturale, o un servizio per il tempo libero, di turismo sociale oppure per l’esercizio della creatività, può avere per la persona anziana.
In primo luogo questi servizi offrono alle persone anziane occasioni di socializzazione, stimoli e incoraggiamento affinché essi rinnovino il loro ruolo sociale e rivalutino l’esperienza e la competenza maturata nel corso di tutta una vita.
Secondariamente, altrettanto importanti sono le finalità educative e promozionali presenti in questi tipi di servizi territoriali che, nell’ambito delle attività per il tempo libero e dell’educazione permanente, stimolano riflessioni sull’immagine e sul ruolo dell’anziano, contribuendo a modificare la cultura della relazione con questa fascia sempre più ampia di persone.
Inoltre, aiutano l’anziano a lavorare sulla propria immagine, li stimolano e li sostengono nella progettazione di un presente e un futuro e non solo a rileggere e rivivere il passato.
Oltre che attraverso occupazioni creative ed interessi culturali tra i più vari è bene ricordare che il tempo libero può essere valorizzato anche nel condividere ed alleviare i bisogni dei propri coetanei con attività di volontariato. Gli anziani che diventano donatori di tempo hanno così la possibilità di recuperare un ruolo sociale, perché scoprono giorno dopo giorno il piacere di contare ancora molto a livello di rapporti umani.
In sintesi, possiamo concludere ribadendo il pensiero secondo il quale le politiche e gli interventi destinati agli anziani devono assicurare loro la possibilità di esprimersi in ruoli diversi, stimolanti per se stessi e utili anche alla famiglia ed alla collettività.
Questa soddisfazione la possono trovare nella partecipazione alla vita familiare, nella pratica del volontariato sociale, nel miglioramento della propria educazione con corsi scolastici o extra-scolastici, nella realizzazione di forme di arte e/o di artigianato e nella adesione ad organizzazioni associative di anziani, nella pratica religiosa, nel turismo e nel divertimento di gruppo, o anche nel lavoro part-time e nella partecipazione come cittadini alla vita politica.
Nelle esposizioni che seguiranno cercheremo di approfondire alcuni dei servizi che abbiamo qui sopra menzionato, facendo particolare attenzione al ruolo dell’Assistente sociale e del Servizio Sociale professionale nella promozione e realizzazione degli stessi.
Il ruolo e le funzioni del servizio sociale professionale nell’ambito dei servizi sociali e culturali del tempo libero.
Nei servizi sociali in Italia le politiche sociali orientate all’assistenza decentrata sul territorio, detta anche dagli anglosassoni “community care”[13], si sono attuate soprattutto nel corso di questi ultimi anni del ventesimo secolo.
Per quanto riguarda i servizi socio-assistenziali per gli anziani, i riferimenti più importanti sono quelli contenuti nelle norme che a partire dal D.P.R. 616/77 (decentramento amministrativo dei servizi sociali), e dalla L. 833/78 ( che istituisce l’Unità Sanitaria Locale, oggi disciplinata in forma aziendale nel D.lgs. 502/92, così modificato dal D.lgs. 229/99 che introduce il tema dell’integrazione socio-sanitaria, definendo tra le aree d’intervento integrato quella degli anziani)[14], giungono alla recente L.328/2000 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali).
Secondo la legge quadro sull’assistenza[15], i Comuni sono titolari delle funzioni amministrative concernenti gli interventi sociali svolti a livello locale e individua nel piano di zona il principale strumento di attuazione della rete dei servizi sociali e dell’integrazione sociosanitaria.
La legge poi promuove nell’ambito del sistema locale dei servizi sociali a rete le risorse delle collettività locali favorendo le forme di solidarietà sociale e lo sviluppo delle iniziative di auto-aiuto.
In connessione a queste norme nazionali si sono definite le politiche regionali a favore delle persone anziane[16], che sul piano degli obiettivi si sono orientate culturalmente a principi generali quali: prevenire l’isolamento e l’emarginazione; favorire la partecipazione dei cittadini e degli utenti; limitare l’istituzionalizzazione; promuovere le collaborazioni con il volontariato.
Sulla base di tali disposizioni, gli interventi socio-assistenziali che l’Assistente sociale può attivare a favore di un anziano sono: l’assistenza economica, l’assistenza domiciliare, centri anziani, consegna pasti a domicilio, soggiorni climatici, turismo sociale, formazione culturale, inserimento attività retribuita, attivazione di una rete di volontariato sociale, promozione di gruppi di auto aiuto, attività socio-culturali per il tempo libero, installazione del telesoccorso e del telecontrollo, sostegno alla famiglia, segretariato sociale.
Tutti questi interventi hanno lo scopo di prevenire le condizioni di non autosufficienza ed il ricovero improprio in strutture protette, mediante attività e strumenti che concorrano a conservare l’operosità e le relazioni sociali delle persone anziane.
Stimolare le attitudini potenziali dei singoli anziani, aiutarli a mantenere i propri interessi, offrire loro la possibilità di una rete d’appoggio per la soddisfazione dei bisogni, e ancora favorire all’interno dei contesti sociali territoriali lo sviluppo di programmi solidaristici, di valorizzazione nei confronti delle persone anziane e di sviluppo di scambi tra le generazioni, sono solo alcuni degli obiettivi che l’Assistente sociale, nel lavoro di rete con le associazioni di volontariato, il privato sociale, le Università adulti e terza età ecc, può promuovere negli interventi con la popolazione anziana.
Ciò su cui, comunque, si vuole porre l’attenzione in questa parte del lavoro, sono le “dimensioni” del servizio sociale, ossia sull’angolazione da cui il servizio sociale guarda a questi problemi e ai servizi per gli anziani.
Alcuni autori qualificano l’insieme degli interventi del servizio sociale professionale in tre grandi aree di funzioni[17]:
- riparativo-curative, mediante le quali si aiutano le persone con disagio sociale o in situazione di rischio, a chiarire i loro bisogni e a sviluppare un’autonomia personale nell’uso delle risorse personali, sociali, istituzionali per andare incontro a tali bisogni.
- organizzative e gestionali, svolte all’interno dell’organizzazione di servizio dove l’Assistente sociale opera, per il controllo, l’utilizzo e l’orientamento delle risorse in relazione alle esigenze ed i bisogni dell’utenza.
- promozionali e preventive, rivolte alla comunità, per il reperimento e lo sviluppo delle risorse comunitarie, per favorire processi di partecipazione e il collegamento tra soggetti e tra agenzie per l’attivazione e fruizione di risorse sociali.
Quando il servizio sociale si occupa degli anziani, sia che si tratti del classico lavoro di caso individuale, sia che si tratti di azioni preventive o promozionali per l’attivazione di risorse per anziani a rischio, l’intervento si focalizzerà sempre sulle interdipendenze tra persona-territorio-organizzazione di risorse.
Il concetto di fondo è che il servizio sociale si occupa di quei problemi e disagi che nascono da una relazione distorta, o carente, o assente, o patologica tra la persona ed il suo ambiente[18].
Alcuni autori parlano di “ottica bifocale”[19] a sottolineare che nell’esame della situazione come nel procedere dell’intervento, il servizio sociale opera sia nei confronti della persona in stato di bisogno che della suo ambiente (dell’apparato formale ed informale di risorse che dovrebbero soddisfare il bisogno e rendere esigibili i diritti), in una continua ricerca dei modi per salvaguardare o ripristinare le molteplici interdipendenze che garantiscono l’equilibrio persona-ambiente[20].
L’adozione di un’ottica bifocale sta ad indicare un operare bilanciato e con le persone anziane in stato di bisogno e con tutti quei soggetti dell’ambiente con cui esse interagiscono; si potrebbe anche dire che della relazione persona-ambiente (anziano-ambiente) al servizio sociale interessa in particolare l’intersezione bisogni-risorse, perché è la carenza o la problematicità delle risorse che toglie “autonomia” alle persone anziane nell’affrontare e risolvere i loro disagi e problemi.
Più analiticamente, si può affermare che il processo di aiuto del servizio sociale si pone come obiettivo quello di aiutare il gruppo, la collettività o l’individuo (in quanto anziano) ad utilizzare in modo appropriato le risorse necessarie per risolvere il proprio stato di bisogno; risorse[21] che sono innanzitutto personali (la propria capacità di reagire e di affrontare i problemi) ma anche ambientali-informali (la capacità di entrare in contatto e di utilizzare le reti naturali di solidarietà sociali e di aiuto) e sociali (le risorse istituzionali o collettive organizzate in servizi, strutture, prestazioni)[22].
Perciò fine prioritario del servizio sociale è quello di contribuire direttamente a sviluppare, attivare, trasformare tali risorse al fine di mettere le persone anziane nella condizione di poter riuscire ad affrontare i propri bisogni e disagi, facendo soprattutto leva sulle proprie risorse personali e su quelle messe a disposizione dall’ambiente sociale.
In altri termini, l’attivazione di risorse sia personali che ambientali comporta operazioni molto diverse, di connessione e coordinamento, di regolazione, di confronto e ricerca, che acquistano significato in relazione ad obiettivi di valorizzazione dell’ autonomia delle persone.
L’autonomia degli anziani, infatti, per diventare effettiva, ha bisogno sia di risorse personali-individuali (capacità di progettazione della propria vita, di scelta, coltivazione di interessi, fiducia in sé e negli altri, comprensione e partecipazione all’evoluzione dei modelli culturali), sia di risorse sociali-ambientali (occasioni culturali e di socializzazione, inclusione nei contesti di vita sociale, presenza di una rete familiare ed amicale, il possesso di adeguate risorse economiche, ruoli produttivi ecc.).
Gli anziani, per risolvere i loro disagi ed acquisire autonomia[23], hanno bisogno di essere messi nella condizione di usufruire al meglio delle risorse proprie e dell’ambiente, e a ciò si perviene agendo direttamente sia sull’attivazione di capacità personali (promuovendo cioè capacità di utilizzo proficuo delle risorse interne ed ambientali), sia sulla effettiva disponibilità di risorse ambientali, in quanto il benessere degli anziani si coniuga con l’esistenza di autentiche e reali risorse sociali.
Si vuole sottolineare che per il servizio sociale la “risorsa” è al tempo stesso lo strumento per un aiuto efficace (per garantire autonomia), ma anche l’oggetto stesso, il bersaglio dell’intervento.
Infatti, si possono individuare specifici compiti[24] che l’assistente sociale svolge nei confronti delle risorse, quali:
- reperire risorse: l’eventuale reperimento di risorse ambientali va fatto possibilmente sempre con le persone anziane, e non senza il loro personale coinvolgimento;
- attivare risorse: spesso le risorse, sia personali che ambientali, ci sono ma non sono attive, si tratta di metterle in moto e di farle funzionare. Attivare le risorse personali implica attivare gli anziani, motivarli, incoraggiarli, valorizzare le loro capacità residue, ma soprattutto responsabilizzarli;
- sviluppare risorse: le si può sviluppare quantitativamente (ad esempio moltiplicando le opportunità di risposta ai bisogni degli anziani) o qualitativamente (nel senso di potenziare le loro capacità risolutive con la promozione ad esempio del lavoro di rete tra soggetti e tra servizi in ordine a processi di maggiore integrazione);
- trasformare le risorse: si tratta della necessità di coordinamento e di integrazione degli interventi, sia rispetto alla collaborazione tra pubblico e privato, sia rispetto ad una maggiore apertura al territorio e alla partecipazione degli stessi cittadini-anziani.
Possiamo concludere riaffermando il pensiero secondo il quale l’approccio del servizio sociale nei confronti della popolazione anziana si realizza sempre in interventi ambientali multidimensionali, che vanno nella direzione dell’anziano, della sua realtà situazionale, e simultaneamente nel territorio, in contatto con i diversi sistemi di risorse formali ed informali.
Il lavoro con e sulle risorse si concretizza allora nel saper creare e mantenere reti sia tra le persone (rete familiare, rete amicale, gruppi di auto aiuto di anziani ecc.) sia tra i servizi (attivare nuovi servizi per gli anziani, promuovere l’integrazione fra quelli già esistenti); esso si concretizza anche nel promuovere nell’anziano la consapevolezza dell’utilità e della valenza preventiva che un servizio di informazione e di aggiornamento culturale, o piuttosto un servizio per il tempo libero, o ancora l’adesione ad iniziative volontaristiche, ha per il suo benessere fisico, mentale, relazionale e sociale.
I servizi sociali e culturali del tempo libero.
Promuovere la partecipazione degli anziani nella realizzazione di forme di arte e/o di artigianato, praticando attività di turismo, di divertimento o anche di lavoro part-time, migliorare la propria educazione con corsi scolastici o extra-scolastici, di praticare il volontariato sociale o di partecipazione alla vita politica non rappresenta oggi un compito così arduo e complesso come un tempo.
Sempre più spesso, è ciò che emerge da alcune ricerche fatte negli ultimi anni, gli anziani hanno decisamente cambiato il loro stile di vita riuscendo ad organizzare e gestire il loro tempo libero.
Per quante persone anziane ci siano nelle Case di Riposo, nei letti degli ospedali o nelle loro case in solitudine, ce ne sono tante altre, e forse di più, che vivono la terza età non più come un punto di arrivo, ma come un nuovo e stimolante punto di partenza.
L’anziano di oggi, che vive nel nuovo millennio, si impegna sempre più nel volontariato, è pronto a ritornare sui banchi di scuola e non rinuncia di certo ad un viaggio di piacere; è ciò che emerge dall’indagine dell’Irp (Istituto di Ricerche sulla popolazione) e dalle stime dell’Istat[25].
Nel 2001 in Italia i pensionati che si dedicano ad attività di varia natura sono il 36%, di cui il 19% pratica sport, l’11% volontariato, il 6% frequenta corsi di vario genere.
Per quanto riguarda lo sport, gli anziani maschi praticano molto il trekking e la bicicletta, mentre la ginnastica, la danza e il nuoto vengono esercitate soprattutto dalle donne anziane.
I pensionati italiani donano il loro tempo in modo sempre maggiore al volontariato; tale impegno, in relazione al sesso, vede la predominanza degli uomini (53%) contro il 46% delle donne mentre, rispetto al titolo di studio, sono gli anziani meno istruiti a dedicarsi in misura superiore: tra gli uomini il 28% ha la licenza media e il 29% ha la licenza elementare o nessuna istruzione, tra le donne il 22% ha la licenza media, invece il 47% possiede la licenza elementare o nessuna istruzione.
In relazione alla scelta delle attività, le donne tendono prevalentemente a svolgere un lavoro di cura, gli uomini invece si dedicano in larga parte (14%) ad attività sindacali e ad altre attività socialmente utili come il controllo dei giardini (3%), la vigilanza davanti alle scuole (3%), l’accompagnatore nei musei (2%) e l’addetto alla protezione civile in caso di calamità (4%).
I dati inoltre rivelano che i volontari anziani si occupano prioritariamente di altri anziani, così lo è per il 38,7%; le motivazioni all’aiuto sono prevalentemente di tipo religioso: il 28%, un quarto del totale, invece considera questa attività come un contributo di senso alla propria vita.
Alla formazione “permanente”, nelle cosiddette università della terza età, approdano circa il 25% degli uomini laureati, il 36% dei diplomati e per quanto riguarda le donne l’11% delle laureate e il 39% delle diplomate.
Gli uomini si orientano verso le materie tecnologiche, le donne verso la cucina, la ceramica, il cucito e il ballo.
L’anziano di oggi non rinuncia neanche alla vacanza, è quanto emerge dai dati statistici disponibili, il fenomeno sta diventando sempre più consistente tanto che nel 2001 gli over65 hanno rappresentato l’8% del totale dei vacanzieri, ovvero il 25% sul totale del turismo organizzato.
Se analizziamo ora i consumi culturali risulta che la frequenza con cui gli anziani leggono giornali, e ancor di più libri, e quella con cui assistono a spettacoli cinematografici o teatrali, risulta decisamente modesta[26].
Tutti i consumi culturali, sia quelli più impegnativi come la lettura, o la frequenza a mostre e a spettacoli teatrali, sia quelli meno impegnativi, come il cinematografo, mostrano valori più elevati tra quanti hanno livelli di scolarità maggiori.
Il 26,9% legge talvolta il giornale mentre il 21,6% ha letto almeno un libro nell’ultimo anno. Gli andamenti per quanto riguarda la frequenza a spettacoli teatrali, a mostre o a musei sono simili: è andato almeno una volta a teatro nell’ultimo anno il 6,3%; il 6,7% al cinema; a mostre e musei il 9,6%; l’8% a concerti di musica; per quanto concerne invece gli spettacoli sportivi o il ballo i valori sono rispettivamente pari al 7,3% e al 4,4%[27].
Infine, per quanto riguarda l’inserimento degli anziani nelle reti amicali, emergono differenze sia a seconda della classe di età, sia tra uomini e donne: la frequenza delle relazioni amicali è infatti maggiore tra gli anziani giovani e, in generale, tra gli uomini: vede i propri amici tutti i giorni il 20,4%, non vede mai i propri amici il 9,3% e il 4,5% dichiara di non averne.
Le donne più anziane sono i soggetti più isolati, che meno frequentemente vedono amici, che spesso non ne vedono mai e che più spesso sostengono di non aver alcuna amicizia.
I dati e le ricerche fin qui riportate sull’uso del tempo libero da parte degli anziani ci sono utili a delineare i tratti salienti delle numerose attività e servizi che si possono proporre nel rispetto delle abilità, competenze, attitudini e interessi dell’anziano e da svolgersi sia individualmente che mediante la collaborazione in gruppo.
Si può in breve precisare che il fine ultimo da perseguire nei servizi per il tempo libero è quello di predisporre particolari strumenti che consentano all’anziano di soddisfare esigenze personali di carattere vario, esigenze che hanno una incidenza molto importante per tutta la vita di relazione dell’anziano.
Non basta partire dall’idea che è giusto assicurare a tutti gli anziani il godimento di un determinato servizio, prendiamo ad esempio il servizio vacanza, bisogna anche considerare che non tutti gli anziani hanno uguali interessi o sono nelle medesime condizioni fisiche, psichiche o economiche; diventa pertanto indispensabile prima di ogni intervento socioeconomico, occupazionale, ricreazionale e attivante conoscere i singoli bisogni, le particolari esigenze ed aspettative di realizzazione personale degli anziani interessati.
Da considerare inoltre che nell’organizzazione di questi servizi riveste una particolare importanza la questione delle modalità che consentono agli anziani la conoscenza dell’esistenza e delle caratteristiche dei servizi a loro rivolti; solo attraverso un servizio informativo attivo ed inventivo, che sappia di volta in volta utilizzare tutti gli strumenti della comunicazione (manifesti, pubblicità, volantini diffusi in modo capillare, o che utilizzi uno sportello informativo, per soddisfare al meglio le richieste di informazioni riguardanti in modo specifico i servizi per gli anziani) si può rendere semplice ed efficace l’accesso e l’utilizzo dei servizi stessi.
Per esemplificare, le esigenze che possono essere soddisfatte dai servizi socio-culturali sono rappresentabili in: servizi di relazione, come le attività di volontariato, i gruppi di auto aiuto di anziani, le forme di associazionismo (club), il lavoro a tempo parziale, le attività manuali ed artigianali, gli atelier d’arte, i laboratori teatrali, i tornei di gioco e di altre attività ludiche, le visite turistico-culturali, i soggiorni climatici, la pratica motorio-sportiva, e in servizi di cultura e di informazione nell’ambito dell’educazione permanente, cioè i corsi scolastici e di aggiornamento, le università della terza età, i corsi di preparazione al pensionamento, l’educazione alla vecchiaia.
I servizi di relazione.
Questo gruppo di servizi sono finalizzati al raggiungimento di più obiettivi. Anzitutto hanno il ruolo di facilitare le relazioni, cioè di creare delle opportunità di incontro e di svago tra persone della stessa età, dove trascorrere quotidianamente alcune ore in compagnia, stringere nuove amicizie e svagare la mente.
Secondariamente favoriscono il confronto e il dialogo con le altre fasce della popolazione (confronto intergenerazionale), consentendo all’anziano di confrontarsi con i problemi, i costumi e gli stili di vita che pone la nostra società nella sua sempre più articolata complessità.
In terzo luogo promuovono l’uso del tempo, l’anziano ha l’esigenza di riempire i suoi giorni di azioni utili, di significato per sé e per la comunità in cui vive; non si tratta, di contro, di occupare o di riempire il tempo immersi in una dimensione di passività, di solo svago o di passatempi dove tutto quel che accade è accettato con indifferenza.
È invece importante che gli interessi legati al lavoro svolto nel passato possano sostituirsi con altri che diano continuità alla sua esperienza e senso di progettazione al suo futuro.
Se pensiamo alla vita quotidiana, a livello di quartiere, di parrocchia, di comunità in generale, alcune attività non dovrebbero mai mancare: il ballo, il gioco delle carte, le bocce, il cinema per fare alcuni esempi.
Esse possono essere organizzate a livello di quartiere, e quindi vanno concepite come rivolte a tutte le persone; mentre se organizzate, ad esempio a livello di centro diurno o club, cioè a livello di struttura per solo anziani, è opportuno tener conto della loro destinazione specifica.
La scoperta o la riscoperta della dimensione creativa può avvalersi di atelier d’arte di vario genere, attraverso cui gli anziani sviluppano le capacità espressive, creative e promuovono l’autostima e la fiducia in se stessi.
Queste iniziative in gruppo si possono rivelare un’occasione di scambio e di confronto e consentire l’espressione e la celebrazione di interessi collettivi e condivisi, in cui il senso di appartenenza al gruppo si può rafforzare[28].
Si possono inoltre approfondire le relazioni, promuovere la comunicazione interpersonale, affrontare argomenti di vario genere e favorire lo scambio d’idee.
Vi sono poi le attività straordinarie come le gite, le visite turistico-culturali e i soggiorni climatici per quegli anziani che amano il turismo.
Molte persone sono arrivate ad età avanzata senza aver avuto il modo di conoscere il proprio paese, la propria regione. La gita settimanale o mensile rappresenta un’opportunità per la persona anziana, e in particolare per quella sola, di trascorrere l’intera giornata in compagnia e di vivere la solitudine in modo diverso.
Per gli anziani che hanno interessi culturali viceversa, si possono organizzare visite a musei, a pinacoteche, a mostre, a qualche manifestazione interessante.
L’importante è che in tutte queste iniziative la scelta dell’anziano non venga condizionata, ma che egli possa esprimere liberamente i suoi interessi e le sue attitudini.
Le attività di intrattenimento, l’organizzazione di spettacoli e feste, la programmazione di tornei di gioco e di altre attività ludiche, costituiscono iniziative che hanno una loro funzione socializzante e associativa.
All’interno di laboratori artigianali gli anziani possono riprendere precedenti abitudini professionali o acquisirne delle nuove.
I lavori di artigianato contribuiscono a mantenere e stimolare l’interesse dell’anziano alla vita e per prevenire l’apatia, la perdita di motivazione e l’isolamento. Rappresentano stimoli di indubbia utilità che sollecitano e mantengono attive le funzioni motorie e cognitive.
L’attività può essere finalizzata all’allestimento di bancarelle nelle fiere, nelle sagre di paese, destinando i ricavati ad associazioni di beneficenza o altro.
Il coinvolgimento dell’anziano in attività sportive, oltre a rappresentare un esercizio di generale prevenzione in quanto è in grado di far migliorare le funzioni muscolari, cardiovascolari e respiratorie, può essere un utile strumento e occasione per incontri e scambi interpersonali.
Un cenno meritano anche le forme di volontariato sociale e i servizi di pubblica utilità praticabili dagli anziani.
Promuovere la comunità significa favorire un miglioramento della qualità di vita dei soggetti che vivono in una data comunità, attraverso la valorizzazione delle loro responsabilità verso il proprio benessere e quello altrui; si tratta quindi di promuovere il senso di appartenenza degli anziani alla comunità per mezzo della pratica di attività volontaristiche.
Un anziano sceglie di essere un volontario quando decide di spendere parte del suo tempo in modo gratuito e ai fini di solidarietà.
Mettendosi a disposizione degli altri risponde anche ad un suo bisogno di gratificazione personale: sente che vengono soddisfatti il bisogno di calore umano, il bisogno di sentirsi utili, essere protagonisti, fare gruppo con gli altri, non sentirsi soli.
Il gruppo di auto-mutuo aiuto è un’altra opportunità per la persona anziana di sentirsi maggiormente competente attraverso l’aiuto offerto ad un pari in difficoltà.
Talvolta gli anziani possono manifestare il bisogno di qualcuno che li aiuti nei piccoli lavori di casa, faccia loro la spesa quando sono malati, vada a trovarli se vengono ricoverati in ospedale e tante altre urgenze per le quali non sempre gradiscono una persona qualsiasi ma desiderano qualcuno che già conoscono perché frequenta ad esempio il gruppo.
Il principale meccanismo che sostiene la pratica dei gruppi di auto-mutuo aiuto è la mutua assistenza, o la mutua cooperazione, secondo la quale è possibile aiutare se stessi attraverso l’azione di aiuto offerto ad un pari in difficoltà.
Possiamo vedere che l’azione di aiuto prestata ad un’altra persona (ad un altro anziano) permette all’helper di dare avvio al proprio empowerment: cioè di sentirsi maggiormente competente; di scoprire, mentre si attiva per l’altro, parti positive di sé (risorse emozionali, relazionali, valoriali, sociali) che prima non aveva sperimentato; ricevere approvazione sociale da parte di chi riceve l’aiuto ed anche dell’intero gruppo; di vedere attivamente riflessa la propria situazione problematica in un’altra persona[29].
Non dimentichiamo poi che l’attivazione di un gruppo di auto-mutuo aiuto anziani può coniugare il cambiamento personale dei suoi membri con quello sociale, cioè può contribuire a modificare alcune componenti del sistema dei valori sociali predominanti.
Si riconosce quindi all’azione dei gruppi di auto-mutuo aiuto anziani anche un potere di cambiamento culturale dei più comuni pregiudizi sull’anziano. Si pensi a questo proposito ai movimenti di auto-mutuo aiuto per persone con problemi stigmatizzati dal contesto sociale, come ad esempio i gruppi di malati di HIV.
I servizi di cultura e di informazione.
Queste iniziative vanno valutate nel quadro della lifelong education (dell’educazione permanente), che sono da considerarsi non solamente come un rimedio alla mancanza di scolarizzazione o ad una insufficiente durata o qualità della stessa, ma piuttosto ad una concezione globale della formazione dell’uomo, che oggi deve comprendere la sua intera esistenza.
Nell’epoca che stiamo vivendo, aperta a cambiamenti così profondi e incalzanti, l’educazione dell’adulto e dell’anziano serve a consentire l’adattamento ad un genere di vita in continua evoluzione, che produce bisogni sempre più nuovi: dall’aggiornamento e riqualificazione professionale alle nuove attività educazionali, in grado queste ultime di migliorare le condizioni di vita e lo stesso processo di invecchiamento.
Abbiamo presente che i processi formativi e della conoscenza costituiscono il primario strumento metodologico di empowerment nelle moderne società post materiali, perché attraverso l’istruzione/formazione le persone possono far entrare nel loro “possibile” la usufruizione delle risorse intangibili (pensiero, arte, scienze, informazioni ecc.) e tangibili (il benessere collegato al progresso tecnologico-economico) che l’umanità ha prodotto e sta producendo[30].
A tale proposito i documenti internazionali già menzionati nel § 3.1. affermano che l’educazione dell’adulto e dell’anziano debba considerarsi un momento fondamentale e prioritario in qualsiasi intervento a carattere preventivo che punti alla salute e alla longevità.
Si tratta allora di coinvolgere coloro che sono già anziani e coloro che si preparano a diventarlo in programmi educazionali o geragogici[31], che insegnino loro i metodi dell’invecchiare con successo, ovverosia raggiungere e mantenere il più possibile l’autonomia e l’autosufficienza fisica, psichica e socio-economica come pure acquisire e conservare capacità sempre più dinamiche di adattamento e di plasticità dei ruoli.
È necessario trasmettere alla popolazione in età precedenti la vecchiaia la conoscenza dei fattori di rischio che hanno una maggiore potenzialità patogena in età senile, rappresentati ad esempio dalle errate abitudini di vita; ai soggetti già in età avanzata invece, i sistemi utilizzabili per migliorare il loro livello di vita, come la responsabilizzazione e la volontà di protagonismo.
I corsi di preparazione al pensionamento, l’educazione alla vecchiaia sono esempi di interventi di geragogia culturale.
Questo tipo di formazione da attuarsi mediante enti e organizzazioni, sia pubblici sia privati, fra cui le cosiddette Università degli Anziani, dovrebbero offrire, prima del pensionamento, informazioni di carattere medico, sociale, finanziario, ricreativo, occupazionale e culturale, in modo da consentire alle persone di progettare per tempo una vita sana e attiva nel periodo della pensione, secondo i propri interessi.
I contenuti dei corsi dovrebbero riguardare nozioni psicologiche, sociologiche e igenico-sanitarie di base allo scopo di evitare l’instaurarsi, nell’età più inoltrata, di abitudini errate nello stile di vita capaci di accelerare i processi di senescenza.
La frequentazione delle Università della Terza Età permette di coinvolgere gli anziani che esprimono il desiderio di partecipare a momenti formativi e informativi.
Tali Università nacquero qualche anno fa nell’ambito delle Università popolari per contrastare la condizione di esclusione degli anziani dai processi formativi della conoscenza; oggi le Università della Terza Età sono parte integrante del sistema informale di educazione degli adulti[32].
Queste iniziative favoriscono l’accesso al patrimonio culturale della società, promuovendo lo scambio culturale e i rapporti fra le generazioni.
Un altro strumento utile allo sviluppo adeguato delle conoscenze degli anziani è lo sportello informativo.
Esso raccoglie tutte le informazioni che riguardano in modo specifico gli anziani e risponde alle domande di vario genere che gli anziani rivolgono al territorio. Lo scopo è quello di migliorare la qualità dell’aiuto, di soddisfare al meglio le richieste di informazioni e di orientamento da parte delle persone anziane.
Lo sportello informativo fornisce informazioni utili relative ad esempio ai servizi socio-assistenziali e socio-culturali del territorio, compreso l’elenco delle documentazioni necessarie per l’accesso ai servizi; oppure mette a disposizione schede informative che presentano brevemente le cooperative e le associazioni che offrono interventi e servizi per gli anziani.
Si può dire, a conclusione di questa breve analisi, che per superare l’attuale immagine culturale negativa dell’anziano e della vecchiaia è indispensabile predisporre un vasto piano educazionale che si proponga di educare la società, la famiglia e l’individuo ad un rapporto di interazione sempre più attivo e positivo.
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[1] Consiglio d’Europa, risoluzione del 3 novembre 1977 nella riunione 277, (résolution 77 34).
[2] Risoluzione dell’Assemblea Mondiale sull’invecchiamento, Vienna, 1982.
[3] Risoluzione dell’ONU, n. 46, Principi delle Nazioni Unite per le Persone Anziane, 1991.
[4] Risoluzione Camera e Senato 30 gennaio 1992, Progetto obiettivo “Tutela della salute degli anziani”.
[5] Risoluzione Camera e Senato 2 febbraio 2000, Progetto obiettivo “Un patto di solidarietà per la salute degli anziani”.
[6] Decreto del Presidente della Repubblica 3 maggio 2001.
[7] 4° Conferenza Internazionale sulla Promozione della salute: “Promozione della salute nel 21° secolo”, Jakarta, Indonesia, 1997.
[8] Barbuti S., (e altri) Igiene e Medicina Preventiva vol. II, Bologna, Monduzzi editore, 1994, p. 415.
[9] Ibidem, p. 417.
[10] Ibidem, p. 6.
[11] Cavazzuti F., op. cit., 1997, p. 484.
[12] Gottlieb B.H., Social Networks and Social Support, Sage, London, 1981, cit. in Rei D., op. cit., 1997, p.154.
[13] Payne M., Social work and community care, 1995 tr. It. Case management e servizio sociale, Trento, Erickson, 1998.
[14] La prestazione sociosanitaria viene definita come “l’insieme di tutte quelle attività atte a soddisfare, mediante percorsi assistenziali integrati, bisogni di salute della persona che richiedono unitamente prestazioni sanitarie e azioni di protezione sociale”.
Il decreto inoltre, riconosce nel distretto un ruolo primario per il raggiungimento degli obiettivi d’integrazione.
[15] Gli interventi e servizi sociali a cui fa riferimento la presente legge sono le attività previste dall’art. 128 del D.lgs. 112/98: per “Servizi sociali si intendono tutte le attività relative alla predisposizione e erogazione di Servizi, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia”.
[16] Ad esempio il Veneto, L.R. 55/82, Norme per l’esercizio delle funzioni in materia di assistenza sociale; la L.R. 26/87; la L.R. 28/91; la L.R. 5/2001; D.G.R., 3630/2002.
[17] Forato G., Bisleri C., L’operatore sociale, Rimini, Maggioli Editore, 1996, p. 72.
[18] Neve E., Il servizio sociale, Roma, Carocci editore, 2000, p.178.
[19] Ferrario F., Le dimensioni dell’intervento sociale, Roma, Carrocci editore, 2000, p. 45.
[20] Si precisa che per il servizio sociale il concetto di ambiente comprende una varietà di tipi di ambiente: da quello fisico, a quello familiare, amicale, del vicinato, a quello culturale, istituzionale e politico.
[21] In servizio sociale si distinguono le risorse personali da quelle ambientali, oppure quelle interne da quelle esterne. Sono perciò risorse sia le cose, gli oggetti strumentali (ad esempio il denaro, l’alloggio, i mezzi di trasporto), sia le capacità prettamente umane (il sistema cognitivo, le capacità, la competenza operativa).
Tra le risorse ambientali si distinguono quelle istituzionali (o formali) da quelle naturali (o informali): a quest’ultime appartengono la famiglia, i vicini, le reti di conoscenti o di amici ecc.
[22] Dal Pra Ponticelli M., Lineamenti di servizio sociale, Roma, Astrolabio, 1987, p. 34.
[23] L’ “autonomia” delle persone costituisce il fine ultimo dell’azione professionale. L’autonomia è la capacità di darsi proprie leggi, di autogovernarsi nel rispetto dei diritti e dei doveri verso se stessi e verso gli altri; coincide con la maturazione di responsabilità tali da consentire di autoamministrarsi e autoregolarsi.
L’autodeterminazione difatti è il primo dei valori nominati dal Codice deontologico: “ L’assistente sociale deve impegnare la sua competenza professionale per promuovere la piena autodeterminazione (…)”in art.7, Capo I, Titolo II, Codice deontologico dell’assistente sociale.
[24] Neve E., op. cit., 2000, p. 192.
[25] Fonte: Rapporto annuale Istat 2002 in http:// www. istat.it.
[26]Il Rapporto 2000 Spi Cgil-Cadef sulle condizioni sociali, demografiche, di salute e servizi in Lombardia è stato predisposto per, e con, il Sindacato pensionati italiani della Cgil Lombardia, dal centro sui Cambiamenti demografici e familiari dell’Università degli Studi di Milano Bicocca (Cadef) e la Fondazione Bignaschi, in: Facchini C. (a cura di), op. cit., 2001.
[27] I dati si riferiscono a valori nazionali.
[28] Campbell J., Creative Art in Groupwork, 1993 tr. it. Attività artistiche in gruppo, Trento, Erickson, 1996.
[29] Folgheraiter F., Operatori sociali e gruppi di auto/mutuo aiuto: nuove strategie di lavoro sociale, introduzione a Silvermann P.R., I Gruppi di Mutuo Aiuto, Trento, Erickson, 1980, p.20.
[30] Bruscaglioni M., op. cit., 1994, p. 129.
[31] La geragogia è la pedagogia della terza età, si colloca nell’ambito dell’educazione dell’adulto e deve essere intesa come vera e propria educazione ad invecchiare, anche e soprattutto, sul piano della ricerca di uno stile di vita adeguato alla vecchiaia e della prevenzione primaria.
[32] Le Università popolari nascono in Italia tra la fine del 1800 ed i primi del 1900, assieme alle biblioteche, ai circoli culturali popolari e alle prime organizzazioni sindacali e politiche del movimento operaio.
Chiuse durante il fascismo, sono rinate nel dopoguerra. Le Università popolari perseguono obiettivi di prevenzione di tutte le forme di esclusione sociale, comprese quelle dei processi formativi e della conoscenza. In: http:// www.auser.it.