Umberto Lamberti
Questa rubrica si pone il compito di trasmettere informazioni e conoscenze di livello psicologico per contribuire allo sviluppo di una più consapevole cultura geragogica.
Gli anziani sono oggi considerati una categoria di emarginazione sociale e sono oggetto di numerosi stereotipi, quali ad es. “non apprendono né cambiano in meglio”, “invecchiamento e demenza sono grosso modo la stessa cosa”, “da vecchi si diventa egocentrici, testardi e fastidiosi”, “ad una certa età non si vive più la sessualità o in maniera distorta”, “l’ intervento psicologico non serve all’ anziano”, “ad una certa età è meglio morire che penare per tanti anni”, “piuttosto che dipendere dagli altri o che mi portiate al ricovero mi sparerò un colpo” ecc…
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L’individuo, giovane, adulto o anziano, vive la vecchiaia interiorizzando l’immagine, anche negativa, che gli altri hanno di essa. Con il tentativo di modificare questa immagine sociale negativa ritengo possibile creare per i lettori, tramite lo spazio messo a disposizione da Altra Psicologia, un’immagine “altra” del soggetto anziano, più vicina alla realtà quotidiana, più rispondente alle reali abilità possedute e ai vissuti percepiti dall’individuo mentre invecchia.
Tutto invecchia, in particolar modo gli organi vitali, ma non sempre la parte finale di questo processo riserva esclusivamente dolore e sofferenza, inutilità e insignificanza; stati d’animo peraltro, già presenti nell’individuo in età infantile e adulta.
Con questo articolo esamineremo le modificazioni a livello degli apparati e delle funzioni senso-motorie, che principalmente riguardano:
· il sistema dei tessuti corporei: c’è atrofia, riduzione della massa muscolare e della elasticità; ne consegue l’aumento della probabilità di fratture, la diminuzione della forza muscolare e della resistenza allo sforzo.
· il sistema gastrointestinale: diminuisce il metabolismo e la nutrizione, ci sono difficoltà di escrezione liquida e quindi di evacuazione.
· il sistema cardiovascolare: diminuisce l’elasticità dei vasi e il ritmo, e l’irrorazione sanguigna nei tessuti e la risposta allo sforzo.
· il sistema respiratorio: diminuisce la tolleranza allo sforzo, aumenta la sensibilità alle infezioni.
· il sistema urogenitale: c’è instabilità vescicale, disidratazione, problemi alla minzione.
· il sistema epidermico: diminuisce l’elasticità, c’è fragilità, le lesioni sono facili, l’immagine di sé cambia.
· il sistema visivo: c’è la riduzione del diametro della pupilla e dell’ampiezza del campo visivo e della visione periferica, il cristallino diviene opaco, c’è la presbiopia; ne consegue un aumento nella soglia di percezione della luce, un’alterazione del pattern del sonno e della vista, ridotto adattamento luce-buio, ridotto accomodamento e acuità per i dettagli, minor sensibilità ai contrasti e alla percezione dei colori (ingiallimento del mondo).
· il sistema uditivo: perdita dell’acuità per frequenze superiori ai 1000 hz, diminuzione della discriminazione, riduzione del riflesso di localizzazione; ne consegue una minor comprensione della voce umana, un aumento dell’influenza dei rumori, difficoltà in conversazioni multiple, c’è l’impatto della presbioacusia e della ipoacusia sulla vita di relazione, e reciprocamente i pregiudizi verso la sordità con rischio di isolamento sociale.
· il sistema vestibolare: vertigine, disequilibri, minor coordinazione visuo-spaziale.
· il sistema del gusto e dell’olfatto: preferenza per cibi con gusto dolce e agro-dolce, minor sensibilità agli odori.
Questi cambiamenti sono fisiologici, caratteristici, e non possono essere modificati. Queste modificazioni somatiche, inoltre, influenzano il sistema cerebrale e questi riduce di conseguenza il contributo offerto alle disposizioni psicologiche. Come si dice comunemente: “c’è meno energia per il corpo e per la mente”.
Ma occorre ritornare al pregiudizio dell’individuo verso la vecchiaia: la fragilità e il timore indotti dalle modificazioni percepite, che abbiamo menzionato, possono innescare un circuito vizioso tra timore, riduzione di attività, mancato esercizio nella quotidianità, perdita della capacità funzionale per disuso (use it or loose it). L’anziano cioè che non adopera le abilità anche residue di cui è in possesso, le perde in un tempo più rapido di colui che le tiene in esercizio. Fattori ambientali e psicologici influenzano l’invecchiamento fisiologico dell’individuo.
Il sistema dell’encefalo merita un approfondimento a parte. Gli studi sul cervello infatti sono la nuova frontiera della ricerca, di interesse anche per la psicologia gerontologica.
Oltre al fenomeno della riduzione, del deficit e della perdita che abbiamo evidenziato in una sintetica rassegna, recenti studi sottolineano la relativa stabilità del numero delle cellule a livello corticale e la possibilità di genesi di nuovi neuroni in risposta a stimoli sia fisici che ambientali, almeno in alcune aree cerebrali.
Il cervello in età senile è plastico, i circuiti neuronali sono assemblati durante lo sviluppo ma vengono modificati da ciò che apprendiamo e da ciò che ricordiamo. E’ possibile quindi una riorganizzazione delle connessioni neuronali, rappresentate dalle sinapsi, in risposta sia al danno sia alle stimolazioni ambientali.
Un altro concetto è importante nelle neuroscienze, oltre alla plasticità: la compensazione. Si intende che il cervello, in risposta ad un danno, ma anche all’esperienza, per l’esecuzione di nuovi compiti può reclutare aree cerebrali prima inattive, o che svolgono funzioni diverse.
In sintesi è complesso il rapporto tra psicologia, biologia e ambiente, ne deriva che la psicologia gerontologica considera i fattori biologici, sociali e individuali interagenti circolarmente, di conseguenza propone azioni che possono sia prevenire alcune modificazioni senili che compensare eventuali perdite prodotte dalla vecchiaia.
L’espressione “usa la funzione o è perduta” si riferisce sia alle funzioni cognitive che a quelle corporee.
In conclusione abbiamo visto che:
la plasticità cerebrale dell’anziano e la sensibilità a livello neuronale agli stimoli psicosociali offrono delle basi importanti per interventi psicologici;
l’apprendimento di nuovo materiale o di nuove capacità è possibile durante l’invecchiamento;
utile lo sviluppo di nuove strategie per migliorare l’uso delle abilità possedute dall’anziano;
la complessità, la circolarità e la multifattorialità dell’invecchiamento rendono possibile la combinazione di interventi per cui quello psicologico può rappresentare un valido strumento per il miglioramento del benessere globale dell’anziano; disuso e ipostimolazione hanno un ruolo negativo significativo nelle limitazioni alla sfera cognitiva dell’anziano.
E’ con questi presupposti che sono possibili diversi interventi psicologici, aventi finalità di prevenzione, mantenimento, riattivazione e persino riabilitazione che descriveremo nei prossimi articoli in questa rubrica.
Bibliografia:
Cesa Bianchi M., a cura di, Elementi di Psicogerontologia, FrancoAngeli, MI, 1998.
Chattat R., L’Invecchiamento, Carocci, Roma, 2004.
Ledoux J., Il Sé Sinaptico, Cortina, Milano, 2002.







