L’ecomappa scolastica

Dicembre 1st, 2007 admin Posted in Psicologia scolastica No Comments »

(Prima parte)

 

Sofia Listorto[1]

 

Sommario
Abitualmente siamo soliti attribuire allo studente meriti e colpe del suo rendimento scolastico; in tal modo ci priviamo della possibilità di riconoscere quei co-fattori che possono contribuire a determinare i risultati scolastici, e sui quali è possibile intervenire efficacemente con soluzioni nell’interesse dell’allievo, riducendo al minimo i rischi di drop-out e contemporaneamente prevenendo il burn-out da parte degli insegnanti. In questo lavoro proponiamo di considerare il contesto scolastico con una prospettiva sistemico-relazionale, osservandolo attraverso l’ausilio della lente d’ingrandimento costituita dall’EcoMappa Scolastica nel triplice adattamento originale che proponiamo (EcoMappa d’Istituto, EcoMappa di Consiglio di Classe ed EcoMappa docente-classe).

Grazie all’EcoMappa Scolastica è possibile evidenziare quelle interrelazioni che sono determinanti nell’ambiente scolastico al fine di comprendere più facilmente la circolarità esistente nella comunicazione tra docente, studente e famiglia di origine, e viene enfatizzata la peculiarità data dalla presenza, o dall’assenza, di un’alleanza tra docenti e genitori, con le inevitabili conseguenze che questa differenza produce.

 
Premessa
La consuetudine induce a ritenere meritevole di incoraggianti attenzioni o di aspre critiche lo studente, considerato come un individuo a se stante, spesso esaminato in modo avulso dal suo contesto familiare, amicale e sociale, perdendo in tal modo la possibilità di una cornice di riferimento che, apportando una componente prospettica, consenta una lettura tridimensionale dei fenomeni presi in esame.

Riteniamo che esista un aspetto fortemente innovativo nell’introduzione concettuale che qui presentiamo: l’idea di considerare il contesto scolastico con una prospettiva sistemico- relazionale, osservandolo attraverso l’ausilio della lente d’ingrandimento costituita dall’ EcoMappa Scolastica nel triplice adattamento originale che proponiamo (EcoMappa d’Istituto, EcoMappa di Consiglio di classe ed EcoMappa Docente-classe). L’EcoMappa Scolastica può facilitare la comprensione di una circolarità nella comunicazione tra docente e studente, ed enfatizza la peculiarità data dalla presenza, o dall’assenza, di un’alleanza tra docenti e genitori, con le inevitabili conseguenze che questa differenza produce.

 

Impianto teorico di riferimento

Estendendo ad un contesto scolastico quanto affermato da Santi:

“L’EcoMappa può definirsi un efficace metodo stenografico, valido tanto nel momento analitico del sistema familiare quanto nel momento dell’intervista e della raccolta di dati”.[2]

riteniamo che effettivamente il grande potere di sintesi di informazioni che ci offre l’EcoMappa lo renda uno strumento insostituibile di indagine del contesto scolastico.

Il modello concettuale di riferimento relativo al processo di valutazione preso in esame, prende spunto e si conforma alla prospettiva ecologico-sistemica.

La concezione sistemica considera il mondo in termini di rapporti e di integrazioni.

Le più recenti acquisizioni scientifiche consentono di interpretare la realtà come “rete di relazioni” in cui ogni parte non può essere compresa se non in rapporto al contesto.

L’approccio ecologico si rifà alla teoria lewiniana che pone l’accento sullo studio dello “spazio di vita”, del “campo psicologico” e quindi del comportamento come funzione della persona e dell’ambiente:

 

B (behaviour) = f [ P (person) E (environment)]

Comportamento = (Persona x Ambiente)[3]

 

Gli psicologi di indirizzo ecologico studiano gli individui ed i loro ambienti come sistemi che si influenzano e si modellano mutuamente; il soggetto e l’ambiente negoziano la loro relazione attraverso un processo di reciprocità; nessuno dei due è fermo, ciascuno dipende dall’altro.

Il contesto nel senso utilizzato dagli psicologi ad indirizzo ecologico è un luogo fisico delimitato nello spazio e nel tempo, all’interno del quale il soggetto opera secondo un modello fisso di comportamento con il quale è congruente, ovvero i contesti sono “luoghi con programmi”.

Le relazioni che si possono instaurare in ambito scolastico, verranno in questo modo considerate come facenti parte di un sistema, in cui ciascun individuo, studente ed insegnante è in costante e dinamica interazione con il suo ambiente circostante (dimensione spaziale) e che si evolve nel tempo (dimensione temporale).

Pertanto, per poter raggiungere una miglior comprensione ed una più efficace progettazione di interventi, il centro di attenzione verrà spostato sui rapporti tra le persone ed i loro ambienti vitali, anziché sulle singole e specifiche caratteristiche degli elementi/individui di questo complesso sistema.

L’obiettivo dell’intero processo è costituito sostanzialmente dall’operare in modo che i docenti divengano “esperti” nell’analizzare e nel giudicare correttamente il proprio ambiente ecologico e le proprie relazioni tra i colleghi / gli studenti / i genitori, per comprendere meglio le implicazioni, più o meno dirette, dei loro bisogni, esigenze e difficoltà rispetto alla qualità finale del rapporto educativo e didattico e quindi le possibili conseguenze, positive o negative, sottese all’inevitabile mutamento del sistema scolastico determinato dall’aggiunta o dalla sottrazione di un nuovo membro, (quale ad esempio uno studente che si ritira dalla scuola, o un esperto dell’ASL che offre un intervento in classe sulla prevenzione delle droghe o nel CIC) o dal modificarsi di una dinamica relazionale grazie ad esempio ad un’azione di formazione ad hoc.

L’utilizzazione del modello ecologico nel momento valutativo dell’intervento tecnico comporta un orientamento prospettico che deve considerare soprattutto il complesso sistema ecologico comprendente il gruppo classe, il consiglio di classe le famiglie degli studenti, ed il rapporto interattivo esistente tra loro, consentendo soprattutto al compilatore di prendere coscienza del fatto di essere in continua e reciproca interazione con gli altri membri del sistema.

Lo psicologo che opera in campo scolastico, quando è orientato verso un approccio individuale dei problemi psico-sociali delle persone, esclude solitamente dalla sua analisi una grande massa di dati, proprio perché è incline a considerare il singolo soggetto come elemento di studio; al contrario lo psicologo scolastico che assume un approccio ecologico-sistemico estende la sua attenzione al di là della semplice unità, pervenendo ad un percezione complessiva più completa ed articolata.

L’EcoMappa – consentendo di raccogliere ed organizzare moltissimi dati - aiuta i docenti e lo psicologo scolastico a valutare se le interazioni fra i docenti di un consiglio di classe, tra loro e gli studenti della classe, e con le famiglie di appartenenza, risultano disfunzionali, se manca una rete di sostegno adeguata interna ed esterna alla scuola, ecc.

Una simile valutazione permette di prevedere con sufficiente esattezza quale tipo di intervento formativo è necessario effettuare per contrastare il burn out dei docenti ed il drop out degli studenti e sovente di intervenire anche sul break down delle famiglie.

 

La funzione dell’EcoMappa scolastica

Questo strumento consente di effettuare una efficace analisi del contesto scolastico finalizzata alla strutturazione di adeguate strategie di intervento per riconoscere e contrastare il drop out degli studenti, il burn out degli insegnanti ed il break down della famiglia, in quanto consente di valutare il disagio nel rapporto esistente tra colleghi docenti, tra docente e studenti e tra docente e genitori, e valutare i contributi in termini di risorse o di criticità che esistono nell’ecosistema allargato di appartenenza dell’Istituto scolastico preso in esame.

Lo strumento dell’EcoMappa Scolastica si colloca efficacemente nella fase iniziale di un corso di formazione per insegnanti da realizzarsi in parallelo a un percorso con i ragazzi finalizzato al ripristino della motivazione e al potenziamento del metodo di studio[4], ideato per contrastare la dispersione scolastica.

Lo strumento, che presentiamo nella sua triplice versione, è rivolto all’esame dello spazio scolastico formato dal gruppo classe nella sua interazione con il docente presente in classe, ma anche le strutture con le quali l’Istituto interagisce, i colleghi docenti non presenti in classe in un dato momento, ma che comunque influenzano l’andamento scolastico, le famiglie alle spalle (talora partecipi e collaborative, altre volte assenti o ostili), gli esperti di altre strutture (ASL, Privato sociale, Università).

 

Nella prossima rubrica presenteremo le modalità per la somministrazione e l’interpretazione del test nella sua triplice versione.

 

 

 

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[1] Responsabile dell’Associazione “Il Caleidoscopio” – Psicologa esperta in Psicologia Scolastica - Psicoterapeuta - Collabora con l’Ordine degli Psicologi del Lazio nell’Area Psicologia Scolastica per la definizione della Legge sullo Psicologo scolastico – Cura la Rubrica “Psicologia scolastica” per AP Magazine - Ha collaborato come Coordinatrice del Progetto “Scuola Salute” con l’Istituto Superiore di Sanità - Autrice di varie pubblicazioni sull’argomento

 

[2] G. Santi, Adozione e sistema familiare: strumenti e tecniche di valutazione, Giuffrè, 1984, p.139

[3] Bronfenbrenner, 1986; Whiting et al., 1975

[4] S. Listorto, MeM. Motivazione e Metodo, Roma, Il Caleidoscopio Editore, 2004

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La costruzione dell’alleanza educativa e didattica attraverso l’attivazione dei protagonisti

Settembre 8th, 2007 admin Posted in Psicologia scolastica No Comments »

Sofia Listorto[1]

La prassi scolastica prevede, e nelle migliori condizioni riesce a realizzare, due momenti di esplicitazione del Piano dell’Offerta Formativa (POF).

Il primo, più globale e relativo alla scuola nel suo insieme, viene di solito presentato e pubblicizzato in vario modo (Locandine, dépliant, sito della scuola).

Il secondo, specifico di ciascun insegnante, viene esplicitato di norma in due differenti contesti: in una riunione assembleare con i genitori degli studenti, ed in classe con i diretti interessati.

In questo modo i genitori e gli studenti vengono a conoscenza, ed implicitamente accettano, il POF della scuola, formalizzandone la condivisione al momento dell’iscrizione; gli studenti contemporaneamente  accettano la programmazione dei docenti rispettando la frequenza alle lezioni. In questo modo si strutturano le premesse dell’alleanza educativa e didattica.

Tale procedura standard si dimostra adeguata nella stragrande maggioranza dei casi, ma esistono condizioni nelle quali emergono alcune criticità, che sono alla base di varie forme di disagio scolastico e di dispersione (drop out)[2], e contemporaneamente di un malessere sempre più diffuso tra gli insegnanti (burn out)[3].

La trasmissione del sapere è un percorso complesso e potenzialmente perturbato da innumerevoli eventi legati alla caratteristiche individuali, dell’area motivazionale e di quella cognitiva, da parte sia dello studente, come è ovvio, sia del docente stesso, come è meno ovvio.

Un insegnante normo-dotato e normo-motivato potrà conseguire risultati tipicamente delineabili da una curva di Gauss, in cui pochi alunni (a sinistra del cosiddetto “cappello”) andranno meno bene, pochi (a destra) andranno particolarmente bene e la maggioranza si collocherà in una situazione intermedia.

 

Il vero problema si evidenzia nel momento nel quale le criticità che possono emergere nel processo di insegnamento/apprendimento non si riescono a risolvere, anzi peggiorano progressivamente, perché la tendenza, da parte di ciascun protagonista dell’evento formativo fallimentare, è quella di attribuire all’esterno la responsabilità dell’insuccesso.

 

Il gorgo del fallimento
                                                       
     Studente: Genitori, non mi capite

           Insegnanti, non mi fate capire

ò

Insegnante: Studenti, non sapete studiare

                  Genitori, non sapete educare                

 ò

Genitore: Insegnanti, non sapete spiegare

                  Figlio, non hai voglia di studiare

 

A volte gli psicologi rischiano di diventare i paladini degli studenti, ma questo è un errore metodologico e rischia facilmente di produrre più tensioni di quante ne risolva, con la conseguenza di ulteriori incomprensioni ed attriti tra insegnanti e studenti, sovente spalleggiati dalle famiglie, con l’unico risultato certo che l’anno successivo lo psicologo non venga più richiamato dalla scuola.

Il metodo più efficace è quello di ascoltare qualsiasi eventuale commento critico, per comprendere a fondo il malessere della persona che sta descrivendo il proprio vissuto, senza fare alcun commento sugli assenti e riportare l’interlocutore a riflettere sul fatto che, per definizione, si può lavorare solo sui presenti e quindi stimolarlo ad esaminare in che modo possa modificare il proprio approccio per renderlo più efficace, a prescindere da quanto gli altri possano essere – a livello reale o fantasmatico – inefficaci o addirittura attivi perturbatori dello sforzo evolutivo che si intende raggiungere.

Compito dello psicologo scolastico quindi, è quello di non colludere mai con queste modalità di triangolazione e di attribuzione all’esterno delle responsabilità dell’insuccesso, bensì di stimolare l’assunzione di ciascuno della propria fetta di potere trasformativo della situazione, per procedere ad un allineamento e giungere in modo sinergico, secondo una logica definita win win, al conseguimento dell’obiettivo condiviso.

Un lavoro sistematico di questo tipo, nell’ottica più volte proposta della Psicologia Scolastica Integrata, garantendo la possibilità di lavorare, seppure in tempi e contesti diversi, con tutti i protagonisti della relazione educativa e didattica (insegnanti, studenti e genitori) ne sollecita l’assunzione  della propria componente di responsabilità .

 

 
L’anello del successo

                                                       
Studente: Genitori, questo è il mio impegno e queste le mie necessità

Insegnanti, queste sono le mie risorse e le mie difficoltà

ò

Insegnante: Studenti, vi insegno a  studiare

Genitori, a  voi posso offrire questo supporto

 ò

Genitore: Insegnanti, concordiamo in che modo possiamo collaborare

Figlio, ho fiducia in te,  ne hai le capacità ed io ti sarò di aiuto

 

Questa modalità consente di procedere in modo efficace verso il raggiungimento di un preciso obiettivo condiviso da tutti i protagonisti del processo, spesso non esplicitato, ma fondamentale, che intendiamo qui ricordare, ovvero il Successo formativo dello studente.

Tale obiettivo vede infatti, nel momento stesso del suo raggiungimento, corrispondere contemporaneamente oltre al successo dello studente stesso, anche il Successo dell’impegno didattico del docente ed il Successo dell’impegno educativo del genitore, (almeno per quanto riguarda questa area) quindi dà senso e valore all’Alleanza educativa e didattica tra i tre protagonisti

 

 

 

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[1] Responsabile dell’Associazione “Il Caleidoscopio” www.ilcaleidoscopio.com

Psicologa esperta in Psicologia Scolastica - Psicoterapeuta - Collabora con l’Ordine degli Psicologi del Lazio nell’Area Psicologia Scolastica per la definizione della Legge sullo Psicologo scolastico – Cura la Rubrica “Psicologia scolastica” per AP Magazine - Ha collaborato come Coordinatrice del Progetto “Scuola Salute” con l’Istituto Superiore di Sanità - Autrice di varie pubblicazioni sull’argomento

 

[2] Ministero della Pubblica Istruzione – su “La dispersione scolastica, Indicatori di base per l’analisi del fenomeno Anno Scolastico 2004/05”. Dicembre 2006 http://www.pubblica.istruzione.it/dg_studieprogrammazione/pubblicazioni.shtml

 

[3] Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti. L D’Oria http://www.edscuola.it/archivio/psicologia/burnout.htm

 

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Scrivere progetti per la scuola, attraverso la scuola insieme alla scuola

Marzo 16th, 2007 admin Posted in Psicologia scolastica No Comments »

Presentazione della rubrica

 

Ringrazio i lettori che hanno dimostrato interesse per il mio precedente articolo, e l’Editore per avermi offerto l’interessante opportunità di curare questa nuova rubrica, che inauguro con l’intenzione di realizzare insieme un percorso mentale che “cominci dall’inizio” rispetto alla costruzione di un rapporto tra lo psicologo e la scuola, al fine di facilitare la conoscenza e la comprensione delle esigenze di questo complesso universo contribuendo a correggerne le immancabili imperfezioni, potenziandone le risorse, con l’obiettivo di sostenerne l’evoluzione e lo sviluppo a favore delle nuove generazioni, in un’epoca storica così complessa come la nostra.
Il primo passo che vi propongo sarà quindi relativo alle modalità con le quali si concepisce un progetto da realizzarsi nell’ambito scolastico.

 

 

SCRIVERE PROGETTI PER LA SCUOLA, ATTRAVERSO LA SCUOLA, INSIEME ALLA SCUOLA.

 

Sofia Listorto

 

Premessa

 

In questo articolo volutamente non entreremo nel merito dei possibili obiettivi che ci si prefigge di raggiungere, né dei contenuti che si intende proporre con un determinato progetto, quanto piuttosto rifletteremo sulle possibili differenti modalità con le quali ci si può rapportare con la scuola nella fase del concepimento del progetto stesso.

 

Scrivere progetti per la scuola

 

Questo modo di preparare i progetti viene utilizzato in particolare dai giovani colleghi che per la prima volta si avvicinano a questo universo nuovo, con la convinzione di conoscere le esigenze della scuola - talvolta sulla base di una comprensione autentica, in altri casi sulla base di conoscenze teoriche non sempre riscontrate “sul campo” – con il desiderio di poter soddisfare le necessità espresse ed inespresse, di uno o più dei diversi componenti dell’universo scolastico (capi d’istituto, studenti, insegnanti, genitori, personale ATA).

Alcuni progetti sono pregevoli nella loro lungimiranza e nella ricchezza della loro articolazione, ma purtroppo talvolta prescindono dalle reali risorse economiche della scuola stessa e quindi vedono disattesa la speranza dell’autore di poterli realizzare.

La scuola può apprezzarli se si riconosce nelle esigenze cui il progetto vuole rispondere o se li considera integrativi rispetto al proprio POF.

Il limite di questo tipo di progetti è che spesso risultano troppo poco incisivi perché le scuole tendono ad accettare solo le proposte esterne che non le “destabilizzino”, e se percepiscono che alcune delle azioni proposte potrebbero mettere in crisi in modo radicale il sistema – anche se problematico - sceglieranno di approvarli solo parzialmente o li diluiranno nel tempo, “annacquandoli” attraverso una serie di particolari richieste.

 
 

Scrivere progetti attraverso la scuola

 

Questo è il modo di progettare di molte associazioni del privato sociale, cooperative ONLUS, talvolta anche ASL, che, per rispondere a bandi pubblici, scrivono progetti che prevedono una realizzazione all’interno del contesto scolastico per finalità spesso diverse da quelle puramente didattiche (prevenzione HIV/AIDS ed IVG, contrasto dell’abuso di sostanze psicotrope e dell’alcol, prevenzione del bullismo, educazione alimentare).

Questo tipo di progetti può incidere in modo significativo perché il committente - cui si deve rispondere dell’integrità e completezza delle azioni previste -  è ‘terzo’ rispetto alla struttura che propone il progetto ed alla scuola stessa, che quindi non può contrastare apertamente la realizzazione di nessuna delle parti previste, salvo poi attivare sotterranee resistenze.

Tali resistenze possono manifestarsi nei modi più diversi: scarsa partecipazione ai corsi di formazione proposti per gli insegnanti, non disponibilità da parte dei docenti a concedere le proprie  ore di lezione per interventi da parte di esterni, screditamento delle iniziative portate avanti con tecniche innovative ed efficaci, (anche perché non sempre conosciute dai docenti), quali la peer education, per citare solo alcune modalità di sotterranea dimostrazione di dissenso.

Il limite maggiore in questi casi è dato  dai tempi di erogazione dei finanziamenti spesso ben poco attinenti alle esigenze ed ai tempi fisiologici della scuola; ad esempio un progetto il cui finanziamento viene assegnato ad aprile con l’obbligo di rendicontazione entro dicembre rischia di essere snaturato perché i tempi dell’anno finanziario (gennaio-dicembre) non corrispondono a quelli dell’anno scolastico (settembre-giugno) per cui i ragazzi su cui si andrà ad intervenire nei primi mesi potrebbero essere in parte diversi da quelli che saranno presenti nella stessa scuola dopo l’estate (trasferiti, bocciati, diplomati).

Tale problematica deve essere presa in considerazione nella fase progettuale, e pianificate delle strategie di superamento di queste probabili criticità, altrimenti si rischia di fare un progetto che attraversa la scuola creando dei buchi di malfunzionamento, invece che apportando in modo trasversale dei contenuti e delle risorse.

 

Scrivere progetti insieme alla scuola

 

Riteniamo che questa modalità si possa definire come una best practice in quanto è il  modo migliore per scrivere progetti che si prevede di realizzare in ambito scolastico, creando, fin dal concepimento del progetto, una sinergia con i protagonisti di questo mondo; in questo caso il progettista esterno si troverà a pensare ed a scrivere un progetto insieme ad uno o più soggetti della scuola (ad esempio con il Capo d’istituto, oppure con un insegnante referente o incaricato, ma talvolta anche con alcuni studenti e/o genitori).

Il primo passo è quello di esaminare la reale situazione della scuola rispetto al contesto, alle caratteristiche dell’utenza, alle esperienze pregresse.

Tale modo di procedere facilita l’elaborazione di una “domanda competente” da parte della scuola, che potrà far emergere via via richieste ed ipotesi progettuali sempre più articolate e sofisticate.

In questo caso l’approvazione da parte del Collegio docenti non sarà più una mera azione formale,  quanto piuttosto la conferma di una condivisione autentica degli obiettivi e delle modalità che si intendono utilizzare, e quindi l’auspicabile premessa di una efficace realizzazione.

 

Conclusione

 

Per poter operare all’interno della scuola è necessario riconoscere che essa è come un organismo vivente, dotato di un proprio equilibrio interno, talvolta disfunzionale ma in questo caso ancor più pervicacemente irrigidito nella propria strutturazione interna.

Per poter operare al suo interno è quindi necessario conoscerne il funzionamento, rispettarlo e garbatamente attivarlo a superare le proprie problematicità interne, con modalità che esamineremo progressivamente nell’arco dei prossimi articoli.

 

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