A proposito di spendibilità delle competenze dello psicologo

Giugno 8th, 2008 admin Posted in Editoriali, Speciale "Le competenze dello psicologo" 5 Comments »

LE COMPETENZE DELLO PSICOLOGO

Indice

In questo Speciale:

q       La competenza della Diagnosi Psicologica di Piero Porcelli

q       Il Burn Out in RSA breve saggio di Elisa Ragagliolo

q       Gruppi di Genitori: Epistemologia e Metodo di Fiora Pezzoli e Nadia Tagliaferri

q       Gli Psicologi e la 180. Un profilo di competenze di Luigi D’Elia e Felice Torricelli

q       Arteterapia e disabilità di Federico Zanon

q       Lo Psicologo nelle Residenze per Anziani di Umberto Lamberti

q       La Psicologia dell’Emergenza di Alberta Volpe

q       Il ruolo dello Psicologo nella Pet-therapy di Caterina Di Michele

q       Terapia Multisistemica in acqua e autismo di G. Caputo, G. Ippolito, P. Maietta

q       Lo psicologo e gli audiovisivi di Stefano Paolillo

 

EDITORIALE

A proposito di spendibilità delle competenze dello psicologo
Luigi D’Elia
Il nuovo Speciale di AP-Magazine, giunto al suo terzo numero, affronta un nodo per tutta la nostra comunità professionale, quello della spendibilità sociale delle nostre variegatissime competenze.
I contributi qui contenuti trattano ovviamente solo una minima parte di quanto la nostra professione può mettere in campo, uno spaccato indicativo. Abbiamo voluto/potuto presentare solo una piccola parte della nostra versatilità in aree di attività note e meno note, ed il lettore può osservare, scorrendo l’indice del numero, quanto ampio possa essere il potenziale range di azione di uno psicologo sia sui territori più tradizionali (diagnosi), sia sulle aree di confine (arteterapia, pet-therapy, comunicazione, anziani, istituzioni di cura, gruppi, etc.).
Il punto relativo alle aree proprie e di confine delle competenze dello psicologo professionale è da sempre - da quando, cioè, esiste la professione - un punto irrisolto e mai affrontato con la necessaria determinazione scientifica e politica.
Le ultime vicende relative alla psicodiagnosi, alla sicurezza sul lavoro, alla psicologia scolastica (per citare solo le principali) hanno ancora una volta riproposto le solite, vecchie, lacune legislative e normative che in realtà corrispondono ad altrettanti vuoti culturali, e inadempienze politiche, purtroppo presenti da sempre dentro e fuori la nostra professione. Una sorta di vulnus originario che riemerge ogni qual volta a fronte di una pressante domanda sociale (di prevenzione, di cura, di benessere) gli psicologi si confrontano con ogni genere di concorrente, quasi sempre non altrettanto qualificato (e a volte francamente inqualificabile!), sulla medesima offerta di servizi.
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Il Burn Out in RSA

Giugno 8th, 2008 admin Posted in Psicologia gerontologica, Speciale "Le competenze dello psicologo" No Comments »

Il Burn Out in RSA
- Breve saggio -
Dr.ssa Elisa Regagliolo

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INTRODUZIONE

«Quando cerco di descrivere ad altri la mia esperienza, uso la metafora della teiera. Come una teiera, ero sul fuoco e l’acqua bolliva; lavoravo sodo per gestire i problemi e fare del mio meglio. Ma dopo vari anni l’acqua era tutta evaporata e tuttavia io ero ancora sul fornello; una teiera bruciata che rischiava di spaccarsi.»
Carol B. Assistente sociale

(Maslach, 1992)

PARTE 1

La sindrome di burn-out è stata individuata da decenni, ma in realtà è ancora poco riconosciuta nei contesti lavorativi, in cui quotidianamente gli operatori sono a contatto con altre persone e si fanno carico della loro assistenza, a seconda delle diverse professionalità. Sono presenti opinioni e convinzioni errate relativamente questa malattia professionale: infatti la tendenza generale è quella di sopravvalutare l’importanza dei fattori personali che possono esporre il singolo al rischio di tale patologia, e contemporaneamente a sottovalutare l’importanza dei fattori situazionali. La letteratura ha invece dato ampio rilievo alla prospettiva secondo cui il burn-out è strettamente legato a fonti situazionali di stress cronico, a tensioni eccessive e prolungate in ambito lavorativo e al rapporto interpersonale. Indubbiamente i fattori di personalità acquistano importanza perché definiscono le modalità attraverso le quali ognuno interpreta, analizza e reagisce a tali contesti, ma non ne sono le componenti determinanti.
Nell’ambito di questo lavoro ci si propone di analizzare la definizione di burn-out, di definire le diverse variabili che sono chiamate in causa e la sintomatologia legata all’insorgenza della sindrome. In secondo luogo, si analizzerà quanto è proposto in letteratura per curare e prevenire il burn-out, concludendo con una lettura a livello istituzionale, secondo il Piano sanitario nazionale 2003-2005 in cui la sindrome del burn-out è riconosciuta tra le malattie professionali emergenti. Read the rest of this entry »

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La competenza della Diagnosi Psicologica

Giugno 8th, 2008 admin Posted in Speciale "Le competenze dello psicologo", Tutto quello che avreste voluto sapere su... 1 Comment »

Piero Porcelli

Servizio di Psicodiagnostica e Psicoterapia
IRCCS gastroenterologico “S. de Bellis”
Castellana Grotte (Bari)
porcellip@mail.media.it

Ringraziamo l’autore e la SIPSOT (http://www.sipsot.it)  per averci concesso la pubblicazione

Cornice normativa di riferimento

La diagnosi psicologica può essere considerata un aspetto fondativo della professione dello psicologo. Vi sono almeno due riferimenti normativi “forti” che conferiscono alla diagnosi psicologica tale carattere fondativo. Il primo lo si trova nell’art.1 della Legge 56/89 in cui vengono definiti gli ambiti professionali che caratterizzano e specificano la professione: “La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi per la prevenzione, la diagnosi, le attività di riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità” (il corsivo è mio) [1]. Il secondo è nell’art.21 del Codice Deontologico dove si dice che “lo psicologo è tenuto a non insegnare l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento riservati alla professione di psicologo a soggetti estranei alla professione stessa” (il corsivo è mio) [2].
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Gruppi di Genitori: Epistemologia e Metodo

Giugno 8th, 2008 admin Posted in Speciale "Le competenze dello psicologo" 1 Comment »

Si tratta di un’esposizione sintetica del lavoro, più ampio ed organico, pubblicato da Franco Angeli in F. Pezzoli (2006), Gruppi di genitori a conduzione psicodinamica. Dall’esperienza clinica alla sistematizzazione teorica e in F. Pezzoli (2007), Gruppi di genitori: un cambio di prospettiva nella rivista “Gruppi nella clinica, nelle istituzioni, nella società” Vol. IX n° 1 Gennaio - Aprile, pagg . 47-59.

di Fiorella Pezzoli e Nadia Tagliaferri

Le trasformazioni sociali del nostro tempo hanno investito la famiglia di una tale quota di mutazioni da stimolarne una ridefinizione di senso sia formale sia sostanziale. Ci riferiamo: al cambiamento del rapporto uomo/donna in relazione alle modificazioni economico-culturali avvenute dalla seconda parte del secolo scorso in poi; alla crescente frequenza di separazioni e divorzi con la nascita di famiglie ricomposte; alle famiglie costituite da più appartenenze etniche e religiose; alla medicalizzazione del parto, all’introduzione di nuove tecniche procreative e allo spostarsi in avanti del momento temporale della procreazione; all’ampliamento dei tempi degli iter formativi e dell’inserimento per lo più instabile nel mondo del lavoro.
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Gli Psicologi e la 180. Un profilo di competenze

Giugno 8th, 2008 admin Posted in Speciale "Le competenze dello psicologo" 2 Comments »

Gli Psicologi e la 180
Un profilo di competenze

Luigi D’Elia* – Felice Torricelli**

Contestualizzazione storico-politica

Dopo la Legge 180 del 1978 la cosiddetta Salute Mentale diventa obiettivo specifico del Servizio Sanitario Nazionale. Uno dei principi chiaramente espressi negli obiettivi della Legge 833/78, che recepisce la 180, è che occorre privilegiare “il momento preventivo e inserendo i servizi psichiatrici nei servizi sanitari generali in modo da eliminare ogni forma di discriminazione e di segregazione pur nella specificità delle misure terapeutiche, e da favorire il recupero ed il reinserimento sociale dei disturbati psichici” (Titolo III art. 2 comma g).
La società italiana e gli operatori del settore si sono ritrovati, 30 anni fa, a capovolgere la cultura “im-munitaria” che ispirava fino ad allora la relazione con la sofferenza psichica severa con una cultura “co-munitaria” fino ad allora assolutamente assente o largamente minoritaria nel tessuto sociale. L’obiettivo di fondo era quello di costruirla a partire dall’assunzione sociale del disagio da parte di tutti i soggetti in campo, a partire dai servizi pubblici e privati. Un compito davvero difficile soprattutto perché alla sua definizione si era arrivati senza che il dibattito intorno alla psichiatria coinvolgesse realmente il Paese.

Ancora oggi l’organizzazione dei nostri servizi per la Salute Mentale porta lo stigma di quella mancata elaborazione.
Nel 1978, infatti, la cultura basagliana dell’apertura dei cancelli e dell’abbattimento dei muri dei manicomi era stata accolta solo da una minoranza illuminata e in gran parte politicamente orientata di operatori: la parte restante degli operatori della salute mentale (forse la maggior parte) continuava a lavorare utilizzando quotidianamente la contenzione fisica, l’elettroshock, le docce fredde, e ciò nel chiuso dei reparti e senza alcun contatto con l’esterno.
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Arteterapia e disabilità

Giugno 8th, 2008 admin Posted in Arteterapia, Speciale "Le competenze dello psicologo" Comments Off

Una proposta per definire obiettivi terapeutici per gli atelier di arteterapia nei centri di riabilitazione per disabili

AUTORE:
Federico Zanon, Specialista in Psicologia Clinica, Psicoterapeuta, Arteterapeuta presso: CEOD “La Casa Rossa”; Centro Dirno “Dicembre ‘79”; Centri Salute Mentale 3, Padova.

Introduzione

Le tecniche di arteterapia pittorica sono applicabili a pazienti con forme di disabilità di livello media o grave, con il coinvolgimento della funzionalità psichica e fisica? E con quali obiettivi terapeutici?

I centri che si occupano di riabilitazione ed educazione di persone con patologie invalidanti sul piano psichico e motorio sono una realtà molto consolidata in Italia. A tali centri si accede generalmente dopo un percorso scolastico che ha portato all’acquisizione, durante l’età evolutiva, di diverse abilità di base. L’obiettivo generale che i centri diurni (CEOD) si prefiggono è quello di accogliere la persona con disabilità, conoscere e monitorare il quadro di abilità funzionale ed indirizzarla verso un progetto di vita personalizzato che includa il raggiungimento del massimo benessere e della massima autonomia compatibile con la situazione clinica.

L’arteterapia si inserisce in questo contesto come un’attività autonoma, ma armonizzata all’insieme delle attività e degli obiettivi a livello del gruppo e delle singole persone accolte. Una definizione di obiettivi dovrebbe dunque tenere conto di entrambi i livelli, ed è esperienza comune di chi opera nei CEOD che la richiesta dell’equipe di lavoro è di questo tipo.
Propongo dunque in questo articolo una mappatura generale degli obiettivi che ogni arteterapeuta dovrebbe avere presente quando conduce atelier di arteterapia con persone accolte nei CEOD, con l’avvertenza di considerare questa proposta come un minimo comun denominatore, necessario a garantire un intervento qualitativamente sufficiente ma non esaustivo di tutti gli obiettivi perseguibili o raggiungibili con l’Arteterapia.
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Lo Psicologo nelle Residenze per Anziani

Giugno 8th, 2008 admin Posted in Psicologia gerontologica, Speciale "Le competenze dello psicologo" 4 Comments »

Presentazione dell’autore

Umberto Lamberti,
44 anni, risiede in provincia di Treviso, laurea in psicologia a Padova, tirocinio in ambito clinico.
Esperto in psicologia dell’invecchiamento, lavora come coordinatore e responsabile di servizi socio-sanitari in strutture protette per anziani dal 1996, psicologo in casa di riposo dal 2003, master di II° livello in psicologia gerontologica, specializzando in psicologia del ciclo di vita alla facoltà di psicologia a Padova.
Cura per AltraPsicologia la rubrica di psicologia gerontologica e presso gli enti locali e regionali promuove la figura dello psicologo nei servizi sociosanitari per gli anziani.

Lo psicologo nelle residenze per anziani è poco diffuso in Italia, tuttavia in questi ultimi anni sembra in espansione. Ci puoi raccontare il tuo percorso di inserimento professionale?

Era il 1996. Avevo appena terminato il tirocinio. L’avevo svolto per un’anno in un’azienda sociosanitaria del pordenonese. Per trascorre il ben noto anno di purgatorio della professione io e la mia fidanzata, entrambi psicologi, affittammo una casettina lì vicino e riuscimmo a consumare tutti i nostri risparmi, già prosciugati dai 5 anni di laurea. Oltre all’affitto infatti dovevamo anche vivere, e i nostri genitori spesso ci chiedevano come facevamo ad andare avanti…noi senza dire nulla riguardo ai particolari mangiavamo caffelatte a colazione, pasta al sugo di pomodoro per il pranzo, formaggio e patate la cena. Non di rado cedevamo alle generose offerte dei genitori con le quali potevamo andare a comprare una bistecca o la pizza la domenica.
Nella azienda sociosanitaria avevamo trovato tutti i servizi e le strutture che ci interessavano per il tirocinio: il consultorio familiare, il centro di salute mentale, la residenza sanitaria assistenziale psichiatrica, il reparto di diagnosi e cura psichiatrica ospedaliera. Eravamo e ci sentivamo finalmente psicologi clinici. E questo ci appagava tanto la bocca e il cuore ma…avevamo un sacco di spese e tanto bisogno di soldi, di autonomia e indipendenza. Read the rest of this entry »

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La Psicologia dell’Emergenza

Giugno 8th, 2008 admin Posted in Speciale "Le competenze dello psicologo" No Comments »

Alberta Volpe

La psicologia dell’emergenza è stata posta solo di recente, in Italia, all’attenzione degli operatori del settore ed all’interesse della protezione civile e delle organizzazioni non governative di volontariato ed ora si sta superando, man mano, la fase pionieristica e stanno fiorendo una serie di numerose iniziative di formazione privata, alle quali si vanno affiancando corsi di perfezionamento e master universitari.
Il contesto italiano è caratterizzato, a differenza di quanto avviene in altre nazioni, da una forte presenza di organizzazioni di volontariato e l’assistenza di tipo psicologico, nelle calamità naturali e nei disastri, appartiene stabilmente e chiaramente al mondo dell’organizzazione dei soccorsi. Le funzioni positive di questo tipo di assistenza sono state ampiamente sperimentate sia a livello di sostegno dei sopravvissuti che dei soccorritori.
Le prestazioni psicologiche, in questo determinato settore, richiedono una formazione specifica ed uno specifico addestramento del personale, le linee guida sono razionali e concrete ed il setting richiede sia innovazioni metodologiche che il possesso di adeguate caratteristiche di personalità da parte dei soccorritori.
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Il ruolo dello Psicologo nella Pet-therapy

Giugno 8th, 2008 admin Posted in Speciale "Le competenze dello psicologo" Comments Off

Dott.ssa Caterina Di Michele

La pet-therapy è un campo disciplinare co-terapeutico che prevede l’inserimento di un animale in diversi contesti, ad esempio, contesto di cura, scolastico, educativo, di sostegno, al fine di promuovere una relazione significativa animale-individuo, quest’ultimo godendo dei benefici, dimostrati scientificamente, della vicinanza dell’animale può acquisire maggior interesse e maggior partecipazione per ciò che ha luogo nel contesto in cui è inserito. Il termine pet-therapy è in realtà non esatto, in quanto traducendo letteralmente pet-therapy significherebbe “terapia dell’animale o all’animale”, cosa che ovviamente non è; quindi in ambito scientifico si preferisce adottare terminologie differenti e più specifiche per delineare l’uso terapeutico degli animali da compagnia, tuttavia il termine pet-therapy è ormai di uso comune e in questo articolo utilizzerò termini quali Attività/Terapia Assistite dagli Animali, dog-therapy, pet facilited therapy o lo stesso pet-therapy in modo intercambiabile.
Per identificare e differenziare gli interventi di pet-therapy utilizziamo i termini: “Attività Assistite dagli Animali” (A.A.A.) e “Terapie Assistite dagli Animali” (T.A.A.).
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Terapia Multisistemica in acqua e autismo

Giugno 8th, 2008 admin Posted in Speciale "Le competenze dello psicologo" Comments Off

G. CAPUTO, G. IPPOLITO, P. MAIETTA.

La Terapia Multisistemica in Acqua (T.M.A.) è una terapia nata e sviluppata in ambiente naturale (piscina pubblica) e creata ad hoc per soggetti in età evolutiva con disturbo autistico. Essa utilizza come modello teorico di riferimento la Teoria dell’attaccamento di J. Bowlby, l’Holding Winnicottiano, la Sintonizzazione di D. Stern.
Dopo diverse sperimentazioni in piscina ci siamo resi conto che la maggior parte dei soggetti con disturbo autistico rispondevano positivamente, stimolati dall’elemento acqua; da ciò abbiamo strutturato una terapia capace di entrare in relazione con loro, lontano dai centri di riabilitazione e dagli studi medici, ma vicino alla vita quotidiana, in un ambiente ludico come la piscina.
Proprio attraverso questo particolare setting abbiamo ottenuto notevoli risultati che ci hanno spinto all’osservazione e alla sperimentazione di nuove forme di comunicazione tra lo psicologo, il soggetto con disturbo autistico e il gruppo dei pari.
La metodologia di questo intervento si articola attraverso 4 fasi (valutativa, emotivo-relazionale, senso-natatoria, dell’integrazione sociale), Read the rest of this entry »

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Lo psicologo e gli audiovisivi

Giugno 8th, 2008 admin Posted in Psicologia dell'audiovisivo, Speciale "Le competenze dello psicologo" Comments Off

di Stefano Paolillo

La società che è emersa dall’ultimo scorcio del ‘900 ha visto la nascita degli audiovisivi. Il cinema prima, la televisione ed i videogiochi poi, hanno modificato sostanzialmente l’habitat in cui si sviluppa la nostra personalità.
Il cinema ci ha progressivamente introdotti in un nuovo tipo di linguaggio che riduce la potenza evocativa della parola; esso ci ha lanciati, con un’accelerazione cognitiva, verso una linguistica audiovisiva. Quando vediamo un film il nostro cervello lavora per interpretare le informazioni che viaggiano sui due canali sensoriali, il suono e l’immagine. Inoltre, deve integrare le valenze emozionali contenute nella storia stessa e in tutti gli artifici linguistici come, ad esempio, le musiche o i salti temporali. Il cinema ha modificato sostanzialmente il nostro personale bagaglio narrativo andando a sostituire in parte - in alcuni casi totalmente - la narrazione verbale, sia essa orale che scritta.
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