La competenza della Diagnosi Psicologica

Giugno 8th, 2008 admin Posted in Speciale "Le competenze dello psicologo", Tutto quello che avreste voluto sapere su... 2 Comments »

Piero Porcelli

Servizio di Psicodiagnostica e Psicoterapia
IRCCS gastroenterologico “S. de Bellis”
Castellana Grotte (Bari)
porcellip@mail.media.it

Ringraziamo l’autore e la SIPSOT (http://www.sipsot.it)  per averci concesso la pubblicazione

Cornice normativa di riferimento

La diagnosi psicologica può essere considerata un aspetto fondativo della professione dello psicologo. Vi sono almeno due riferimenti normativi “forti” che conferiscono alla diagnosi psicologica tale carattere fondativo. Il primo lo si trova nell’art.1 della Legge 56/89 in cui vengono definiti gli ambiti professionali che caratterizzano e specificano la professione: “La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi per la prevenzione, la diagnosi, le attività di riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità” (il corsivo è mio) [1]. Il secondo è nell’art.21 del Codice Deontologico dove si dice che “lo psicologo è tenuto a non insegnare l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento riservati alla professione di psicologo a soggetti estranei alla professione stessa” (il corsivo è mio) [2].
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Mi sono laureato, e adesso…? Nessun problema, c’è l’Esame di Stato!

Ottobre 2nd, 2007 admin Posted in Tutto quello che avreste voluto sapere su... No Comments »

Katia Carlini – Monica Barassi

Quale laureato che si rispetti non si è posto tale quesito? Ma soprattutto quale neopsicologo che si rispetti è stato in grado di offrire una risposta? Tempi duri per chi una volta raggiunto il momento certamente molto sospirato della discussione della tesi e dell’acquisizione dell’agognato titolo di dottore si ritrova a essere un numero che va a incrementare le statistiche dei disoccupati. Fortunatamente, agli psicologi è concessa un’ulteriore dilazione di tempo di “occupazione”. Si tratta del famigerato, arbitrario e incomprensibile esame di stato per l’abilitazione alla professione di Psicologo. Così, quando una buona parte dei laureati nelle varie discipline non psicologiche è costretta a guardare in faccia la realtà e a trovare un lavoro, agli psicologi è accordato il permanere nel mondo dei sogni e delle speranze di un futuro migliore ed eludere le canoniche domande del “chi sono”, “cosa voglio” e “dove sto andando”. Allora grazie infinite al nozionismo e alla superficialità che caratterizza l’addestramento alle prove che occorre superare per l’abilitazione! Grazie ancora per l’apprendimento del già conosciuto, per selezionare gli psicologi in grado di esercitare un’attività per la quale hanno già studiato 5 anni! Mi emoziona dirlo,  ma la strutturazione dell’esame di stato per gli psicologi non ha eguali nella storia della scuola italiana. E’ geniale come la sua organizzazione, quando non produce direttamente danni, contribuisce a frammentare informazioni contro comprensioni critiche, responsabilità etiche e acquisizione di un saper essere, che vanno ben al di là della conoscenza manualistica e delle ipotesi buttate là solo perché è richiesto dalla prassi. Cosa chiedere di più? Certo mancano i palpeggiamenti, le prove di wrestling e la rottura dei banchi…ma la nostra formazione non ha certo bisogno di queste forme di disadattamento per far parlare di sé!

 

Informazioni utili:

La legge sull’ordinamento della professione di Psicologo prescrive che, per esercitare la professione, un laureato in Psicologia debba aver conseguito l’abilitazione mediante l’Esame di Stato ed essere iscritto all’Ordine professionale degli Psicologi.

Ci si accede superando l’apposito Esame di Stato, sostenibile da parte di chi ha conseguito la laurea e frequentato il tirocinio post-laurea. Si divide in “sezione B”, accessibile da parte di chi ha la laurea triennale ed ha fatto il relativo tirocinio post-laurea, ed in “sezione A”, a cui si accede con la laurea quinquennale vecchio ordinamento oppure con il “3+2″ ed il relativo tirocinio post-laurea. E’  possibile anche conseguire la laurea triennale, il tirocinio e l’Esame di Stato per iscriversi alla sezione B; in seguito si può frequentare il “+2″, si completare il percorso di tirocinio professionalizzante, svolgere un secondo Esame di Stato e transitare così nella sezione A.
Tutte le informazioni utili per iscriversi e sostenere gli esami di stato sono reperibili presso i siti delle rispettive facoltà di psicologia (moduli per domanda, pagamento delle tasse, iscrizione, scadenze, ecc) o rivolgendosi, anche, alla Segreteria esami di Stato delle rispettive facoltà.

L’esame di stato per l’abilitazione alla professione si svolge due volte all’anno, nella date fissate da una Ordinanza del Ministero dell’Università. I laureati dei vecchi ordinamenti (previgenti alla Riforma 509/99) continueranno a sostenere l’esame secondo la vecchia modalità fino all’anno 2009 (Legge proroga n.17 - 26/02/2007).

Gli altri esami continuano a svolgersi secondo una unica modalità, indipendentemente dal titolo di studio.

 

 

 

 

 

 

Università degli studi di Bari – Facoltà di Scienze della Formazione – www.uniba.it

Università degli studi di Bologna – Facoltà di Psicologia (Cesena) – www.unibo.it

Università degli studi di Cagliari – Facoltà di  Scienze della Formazione – www.unica.it

Università degli studi G.D’Annunzio di Chieti – Facoltà di Lettere e Filosofia – www.unich.it

Università degli studi di Firenze – Facoltà di Scienze della Formazione – www.unifi.it

Università degli studi di Milano Bicocca – Facoltà di Psicologia – www.unimib.it

Università Cattolica del Sacro Cuore – Facoltà di Psicologia – www.unicatt.it

Libera Università “Vita Salute S.Raffaele” Milano – Facoltà di Psicologia – www.unihsr.it

Seconda Università degli studi di Napoli – Facoltà di Lettere e Filosofia – www.unina2.it

Università degli studi di Roma “La Sapienza” – Facoltà di Psicologia I e II – www.uniroma1.it

Università degli studi di Padova – Facoltà di Psicologia – www.unpd.it

Università degli studi di Palermo – Facoltà di Scienze della Formazione – www.unipa.it

Università degli studi di Parma – Facoltà di Lettere e Filosofia – www.unipr.it

Università degli studi di Pavia – Facoltà di Lettere e Filosofia – www.unipv.it

Libera Università degli studi “Maria SS. Assunta” – Facoltà di Scienze della Formazione – www.lumsa.it

Università degli studi di Torino – Facoltà di Psicologia – www.unito.it

Università degli studi di Trieste – Facoltà di Psicologia – www.univ.trieste.it

Università degli studi di Urbino – Facoltà di Scienze della Formazione – www.uniurb.it

 

Decreti e Atti Ministeriali

Esami di Stato con le vecchie regole Articolo apparso su ‘Il Sole 24 ore’ del 25 luglio 2002.

 

D.M. 13 gennaio 1992, n. 240

DPR 5 giugno 2001, n. 328

Ordinanza ministeriale del 03 febbraio 2006

 

 

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Tirocinante? No grazie

Maggio 5th, 2007 admin Posted in Tutto quello che avreste voluto sapere su... No Comments »

Tirocinante? No grazie

 

Forse qualcuno ha davvero pensato che la professione dello psicologo venisse intrapresa per una vocazione personale. Probabilmente la motivazione ufficiale è proprio una scelta ideologica e una scelta di vita, magari quella ufficiosa è quella di autocurarsi e di vivere meglio. Diciamo allora che possiamo ritenerci tutti soddisfatti. Mi riferisco al fatto che attualmente la storia della psicologia conta da una lato di un esercito di Psicologi-Psicoterapeuti che sta combattendo la propria guerra santa, pagando la crescita personale e culturale, studiando libri scritti da altri, “tirocinando” per una lista pressoché infinita di cooperative o similari, per circa 10 anni. Nel frattempo, e dall’altro lato alcune lobby, fomentando tale ideologia, hanno trovato modo di fare soldi. Se le cose stanno così, alla luce di quanto sta accadendo, non è azzardato dire che il non riconoscimento della figura dello Psicologo risponde anche ad una logica economica, ad una logica di interessi che di certo non sono dello Psicologo, o quanto meno del giovane Psicologo. Una serie di notizie e statistiche lasciano invece credere che solo dopo un anno dal conseguimento dell’abilitazione per l’esercizio della professione (che richiede di per sé 5 anni di corso universitario, 1 anno di tirocinio e 1 anno di esame di stato ovvero che richiede 5000 euro di tasse + 2000 euro di libri + il dispendio economico per i 7 anni di disoccupazione formativa) si trova un lavoro e dunque un riconoscimento sociale. La verità è un’altra. L’iter formativo di cui sopra apre le porte per un’ulteriore formazione molto dispendiosa, accompagnata da un precariato ansiogeno e da vissuti di fallimento personale che richiedono un’ulteriore terapia e sostegno ai quali si fa ricorso per la sopra citata vocazione personale. Ma d’altronde non possiamo lamentarci. Ma senza andare troppo avanti, soffermiamoci su una stazione alla volta di questa via crucis senza fine. Soffermiamoci sul tirocinio. Molti l’hanno pensato. Molti si sono “impazziti” alla ricerca di un posto dove svolgere il tirocinio. Eppure le modalità attuative dell’articolo 6 del D.P.R. 328/01 parlavano chiaro. Infatti, premettendo che l’attività di tirocinio costituisce la traduzione in competenze operative delle conoscenze acquisite nel corso di studi e si configura come un’attività centrata sull’acquisizione del ruolo professionale che si esplica attraverso una relazione intersoggettiva che deve necessariamente essere realizzata sotto la responsabilità di un tutore coinvolto nel monitoraggio e nella valutazione dell’attività stessa, sembra essere centrale la figura del tutor, che per l’intera durata del tirocinio dovrebbe avere, sempre a detta del D.P.R. più sopra citato, le seguenti funzioni:

a) introdurre al contesto (istituzionale, interpersonale, tecnico-strumentale) entro il quale si svolge il tirocinio;

b) effettuare, insieme al tirocinante, una specifica programmazione dell’esperienza, definendone operativamente obiettivi, metodi e fasi e armonizzando tale programma con le caratteristiche del contesto;

c) verificare, attraverso un costante monitoraggio, l’esperienza svolta dal tirocinante, aiutandone la comprensione critica e le riflessioni sulle implicazioni relazionali e le dinamiche soggettive attivate dall’esperienza stessa, apportando i correlati suggerimenti per integrare e/o correggere l’esperienza medesima;

d) esplicare una funzione didattica integrativa, a partire dagli elementi di valutazione che si evidenziano attraverso il monitoraggio;

e) procedere infine ad una valutazione consuntiva del tirocinio, con riferimento ai risultati formativi del singolo tirocinante, alle loro articolazioni con l’intero contesto istituzionale in cui l’esperienza del tirocinio si è svolta, alle prospettive occupazionali del settore.

Ma credo sia doveroso fare ancora un passo indietro. Prima che si verifichino tutte queste condizioni, è necessario trovare una struttura che non sia satura e che sia disposta ad accogliere tirocinanti. Bene supponiamo di esser stati in grado di spostare le varie liane, di attraversare indenni l’ennesima palude e di essere giunti nell’ultima grotta non ancora occupata, cosa pensiate possa accadere al nostro tirocinante sopravvissuto? Nella migliore delle ipotesi farà archiviazione dati, ma anche funzioni di segreteria o peggio ancora quella noiosissima attività di trascrivere gli appunti, spesso indecifrabili dei medici e degli infermieri, presso il computer centrale di un’importante ASL. Si va in queste strutture con il ruolo di psicologi ma spesso nessuno lo sa laggiù, nemmeno i pazienti che ti scambiano facilmente per uno di loro. E allora è bene tenere in considerazione che la stessa normativa di cui sopra recita che l’applicazione delle linee guida possa essere garantita da Commissioni per i tirocini che dovrebbero essere attivate presso le singole sedi universitarie con la partecipazione di esponenti degli ordini regionali, commissioni peraltro già previste dal DM 239/92, art. 1, comma 2. Tali commissioni avrebbero il compito di stabilire i criteri di monitoraggio del tirocinio e di verifica della sua efficacia.

Qui di seguito un elenco delle facoltà di Psicologia in Italia e i recapiti utili a contattare gli Uffici Tirocini.

Katia Carlini e Monica Barassi

 

Università degli Studi di Bologna

Sede: Bologna, 051 2091848

Sede Cesena, 0547 38914

Università Gabriele D’Annunzio
Sede: Chieti, Tel. 0871 552392

Università degli Studi di Torino

Sede: Torino, gabriella.gonella@unito.it

Università La Sapienza
Sede: Roma, 06/49917717

Università degli Studi di Trieste
Sede: Trieste, 040 558 2722

Università degli Studi Milano Bicocca
Sede: Milano, 02 64487490

Università degli Studi di Padova
Sede: Padova, 049 8276494

Università degli Studi del Sacro cuore

Sede: Milano, 02 72341

Università degli Studi di Firenze

Sede: Firenze, 055 6268114

Università degli Studi di Parma

Sede: Parma, Numero Verde: 800 904 084

Università Vita - Salute San Raffaele

Sede: Milano, Numero Verde: 800 339033

Seconda Università degli Studi di Napoli

Sede: Napoli, 0823 274794

 

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Tutto quello che avreste voluto sapere sulla professione e non avete mai osato chiedere

Gennaio 24th, 2007 admin Posted in Tutto quello che avreste voluto sapere su... No Comments »

Monica Barassi, Katia Carlini

 

Questa rubrica che oggi inauguriamo intende proporre un percorso ragionato sulla professione di Psicologo a 360 gradi fornendo ai lettori ogni riferimento (soprattutto internet, ma non solo) per la ricerca di fonti ed informazioni utili: da “chi è lo psicologo” alle possibili specializzazioni, dall’avvio della professione alla ricerca di bandi per la ricerca di finanziamenti, etc.

Informazioni basilari che però molto spesso non sono immediatamente disponibili ai giovani colleghi laureati e ai laureandi che si avviano verso questa professione.

Speriamo in tal modo di fornire un utile servizio alla nostra comunità professionale.

 

CHI E’ LO PSICOLOGO
 

In principio era la legge 56 del 1989. Oggi è ancora la legge del 56 del 1989 a regolamentare la professione dello Psicologo. Ben 17 anni e la normativa che regolamenta colui che si occupa di prevenzione, diagnosi, abilitazione e riabilitazione, nonché del sostegno in ambito psicologico delle persone, dei gruppi e degli organismi sociali, ancora non è cambiata. In realtà, nel corso degli anni sono stati previsti diversi contesti di intervento dello psicologo, tanto che in un recente lavoro dell’ISFOL è descritto come lo Psicologo possa scegliere tra diverse prospettive lavorative e precisamente: la libera professione in studi privati, la prestazione di consulenze in qualità di collaboratore, il rapporto di lavoro dipendente come Operatore sanitario o come Dirigente di secondo livello all’interno del Sistema Sanitario Nazionale oppure in altre strutture pubbliche o private, nonché nel privato sociale. Il ventaglio delle possibilità non si esaurisce qui. È infatti ancora auspicabile un posto nell’ambito della Psicologia del lavoro, nella fattispecie marketing, formazione e selezione del personale, nell’ambito della Psicologia scolastica, della Psicologia dello Sport, della Psicologia dell’ambiente, della Psicologia dell’emergenza e della Psicologia di comunità. A ben vedere sembra che ci sia solo l’imbarazzo della scelta e che il giovane psicologo una volta portata a termine la propria formazione consistente nel conseguire una laurea, svolgere un tirocinio, raggiungere una specializzazione e acquisire esperienza, possa essere facilmente inserito nel mercato del lavoro. Il compito di questa rubrica, non è quello di sfatare le previsioni ottimistiche più sopra riportate, ma fornire dati reali e indicazioni, quanto più precise, circa le effettive possibilità per chi voglia applicare le teorie e i metodi della psicologia all’analisi e alla soluzione dei problemi della vita quotidiana per il singolo, per i gruppi o per le organizzazioni. Partiamo allora dall’inizio. Qui di seguito è riportato l’elenco di tutte le università italiane ove è possibile conseguire la laurea in Psicologia:

Università degli studi di Bari – Facoltà di Scienze della Formazione – www.uniba.it

Università degli studi di Bologna – Facoltà di Psicologia (Cesena) – www.unibo.it

Università degli studi di Cagliari – Facoltà di  Scienze della Formazione – www.unica.it

Università degli studi G.D’Annunzio di Chieti – Facoltà di Lettere e Filosofia – www.unich.it

Università degli studi di Firenze – Facoltà di Scienze della Formazione – www.unifi.it

Università degli studi di Milano Bicocca – Facoltà di Psicologia – www.unimib.it

Università Cattolica del Sacro Cuore – Facoltà di Psicologia – www.unicatt.it

Libera Università “Vita Salute S.Raffaele” Milano – Facoltà di Psicologia – www.unihsr.it

Seconda Università degli studi di Napoli – Facoltà di Lettere e Filosofia – www.unina2.it

Università degli studi di Roma “La Sapienza” – Facoltà di Psicologia I e II – www.uniroma1.it

Università degli studi di Padova – Facoltà di Psicologia – www.unpd.it

Università degli studi di Palermo – Facoltà di Scienze della Formazione – www.unipa.it

Università degli studi di Parma – Facoltà di Lettere e Filosofia – www.unipr.it

Università degli studi di Pavia – Facoltà di Lettere e Filosofia – www.unipv.it

Libera Università degli studi “Maria SS. Assunta” – Facoltà di Scienze della Formazione – www.lumsa.it

Università degli studi di Torino – Facoltà di Psicologia – www.unito.it

Università degli studi di Trieste – Facoltà di Psicologia – www.univ.trieste.it

Università degli studi di Urbino – Facoltà di Scienze della Formazione – www.uniurb.it

 

 

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