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	<title>Commenti per Ap Magazine</title>
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
	<pubDate>Sat, 19 May 2012 20:57:23 +0000</pubDate>
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		<item>
		<title>Commenti su La competenza della Diagnosi Psicologica di Piero</title>
		<link>http://www.apmagazine.it/la-competenza-della-diagnosi-psicologica/2008/06/08/#comment-45</link>
		<dc:creator>Piero</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 14:04:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apmagazine.it/?p=130#comment-45</guid>
		<description>da un documento del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi

Lo psicologo è abilitato formalmente ad effettuare attività di diagnosi psicologica
in base all’art.1 della Legge n.56 del 1989 Ordinamento della professione
di Psicologo.
La psicologia è la scienza che studia il comportamento e le funzioni mentali
normali e patologiche.
L’attività di diagnosi psicologica ricomprende quindi al suo interno come
caso specifico la DIAGNOSI PSICOPATOLOGICA , in un rapporto da genere a
specie.
Tale posizione risulta consolidata storicamente, scientificamente e giuridicamente.
La diagnosi sulle funzioni psichiche normali e patologiche si realizza attraverso
una metodologia di competenza specifica della professione di
psicologo.
Le abilità di base necessarie all’attività diagnostica sono pienamente contemplate
nei percorsi formativi dello psicologo.
La competenza individuale comprende strumenti, attività e settori di applicazione
per i quali il singolo psicologo ha adeguata formazione.
I limiti dell’attività diagnostica e la responsabilità giuridica dello psicologo
sono regolati dal Codice Deontologico oltreché dalla normativa vigente in
materia civile e penale.

documento completo:
http://www.psicologia.toscana.it/fileadmin/user_upload/Normativa/CNOP_-_Parere_diagnosi_psicologica_psicopatologica.pdf</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>da un documento del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi</p>
<p>Lo psicologo è abilitato formalmente ad effettuare attività di diagnosi psicologica<br />
in base all’art.1 della Legge n.56 del 1989 Ordinamento della professione<br />
di Psicologo.<br />
La psicologia è la scienza che studia il comportamento e le funzioni mentali<br />
normali e patologiche.<br />
L’attività di diagnosi psicologica ricomprende quindi al suo interno come<br />
caso specifico la DIAGNOSI PSICOPATOLOGICA , in un rapporto da genere a<br />
specie.<br />
Tale posizione risulta consolidata storicamente, scientificamente e giuridicamente.<br />
La diagnosi sulle funzioni psichiche normali e patologiche si realizza attraverso<br />
una metodologia di competenza specifica della professione di<br />
psicologo.<br />
Le abilità di base necessarie all’attività diagnostica sono pienamente contemplate<br />
nei percorsi formativi dello psicologo.<br />
La competenza individuale comprende strumenti, attività e settori di applicazione<br />
per i quali il singolo psicologo ha adeguata formazione.<br />
I limiti dell’attività diagnostica e la responsabilità giuridica dello psicologo<br />
sono regolati dal Codice Deontologico oltreché dalla normativa vigente in<br />
materia civile e penale.</p>
<p>documento completo:<br />
<a href="http://www.psicologia.toscana.it/fileadmin/user_upload/Normativa/CNOP_-_Parere_diagnosi_psicologica_psicopatologica.pdf" rel="nofollow">http://www.psicologia.toscana.it/fileadmin/user_upload/Normativa/CNOP_-_Parere_diagnosi_psicologica_psicopatologica.pdf</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La competenza della Diagnosi Psicologica di armando</title>
		<link>http://www.apmagazine.it/la-competenza-della-diagnosi-psicologica/2008/06/08/#comment-41</link>
		<dc:creator>armando</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 22:26:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apmagazine.it/?p=130#comment-41</guid>
		<description>per una informazione corretta sulla diagnosi differenziale dello psicologo si veda

http://www.medicitalia.it/02it/notizia.asp?idpost=98045

                     e
http://www.medicitalia.it/02it/notizia.asp?idpost=98045</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>per una informazione corretta sulla diagnosi differenziale dello psicologo si veda</p>
<p><a href="http://www.medicitalia.it/02it/notizia.asp?idpost=98045" rel="nofollow">http://www.medicitalia.it/02it/notizia.asp?idpost=98045</a></p>
<p>                     e<br />
<a href="http://www.medicitalia.it/02it/notizia.asp?idpost=98045" rel="nofollow">http://www.medicitalia.it/02it/notizia.asp?idpost=98045</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La competenza della Diagnosi Psicologica di Armando De Vincentiis</title>
		<link>http://www.apmagazine.it/la-competenza-della-diagnosi-psicologica/2008/06/08/#comment-38</link>
		<dc:creator>Armando De Vincentiis</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 06:29:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apmagazine.it/?p=130#comment-38</guid>
		<description>quando si fa riferimento all’articolo 1 de  legge 56/89 che definisce la professione di psicologo in cui vi è esplicitamente scritto che lo psicologo fa “diagnosi” (..) in ambito psicologico…, si tende ad interpretare questa dicitura come espressione di un  semplice rapporto o relazione del vissuto personale di un individuo senza però descriverne o definirne la “malattia”.
Questo è un errore di valutazione in cui spesso molti tendono a cadere. La legge parla di diagnosi! Ossia:

 dal greco dià (attraverso) gnosis (conoscenza)
- Processo volto alla rilevazione e descrizione di fenomeni riconosciuti come patologici, o procedura orientata a ricondurre un determinato fenomeno all’interno di una specifica categoria.

La psicologia è la scienza del comportamento umano, e in essa non si distingue un comportamento umano NORMALE  da un comportamento PATOLOGICO  e, come materia scientifica tesa a comprendere quelle dinamiche che spiegano e descrivono il correlato psichico di un comportamento, integra in sé tutte quelle discipline orientate verso questa comprensione quali: la biologia, la psicofisiologia, la neuropsicologia, l’antropologia, la psicopatologia.
Una diagnosi psicologica sottintende, quindi, una conoscenza e una considerazione di tali discipline.  E’ logico che non essendo fatta da un medico essa non è una diagnosi medica ma è una diagnosi che entra nel merito di tutte quelle competenze che la professione di psicologo prevede ossia: la PSICOLOGIA la PSICOPATOLOGIA la NEUROPSICOLOGIA. La diagnosi psicologica o psicodiagnosi le integra tutte.
Questo rende la diagnosi psicologica e psicopatologica altrettanto funzionale ed operativa sotto l’aspetto della conoscenza clinica della psicopatologia del paziente e sulle sue relative indicazioni di intervento terapeutico esattamente come la diagnosi medica.
In tali ambiti, quindi  ( psicologia,  psicopatologia,  neuropsicologia)  lo psicologo che fa diagnosi (secondo la legge 56/89)  (NON relazione psicologica) CHIAMA, DEFINISCE e/o DESCRIVE la malattia!

Oltre allo strumento “colloquio diagnostico” (raccolta anamnesi, osservazione ecc. in cui il professionista che si cimenta fa riferimento alle sue conoscenze scientifiche negli ambiti su citati e previsti dal suo PIANO DI STUDI UNIVERSITARIO) lo psicologo è legalmente abilitato all’uso di test diagnostici in tali discipline (si veda ad esempio MMPI, SCID (per la psicopatologia)test di BENDER, MATRICI PROGRESSIVE , MMSE,(per la neuropsicologia)  ecc. ecc.) e ciò è un’ulteriore prova della sua competenza diagnostica, professionale e legale.

Si possono considerare due prove fondamentali che sostengono e confermano quanto su riportato e che invito a  prenderne atto:

 1) Un documento pubblico (su psicologiagiuridica.com) scritto dal professor  Guglielmo Gulotta avvocato ed ordinario  di Psicologia Giuridica all’Università di Torino in risposta ad un quesito rivoltogli dallo stesso Ordine Nazionale degli Psicologi in merito alle competenze diagnostiche dello psicologo.  Su tale documento, in cui si dispiega punto per punto la legge 56/89 ed altre caratteristiche della professione di psicologo, si comprende perfettamente la sua autonomia diagnostica e professionale (ritenuta ancora dalla classe medica ingiustificatamente subordinata a non si sa  chi o cosa..) ed il suo diritto professionale e legale  di mettere mani alla cosiddetta diagnosi differenziale, ritenuta ancora, scorrettamente, di sola ed esclusiva competenza medica.

http://www.psicologiagiuridica.com/pub/docs/numero_14/articoli/ParereProVeritatePsicologi.pdf

2) La prova pratica richiesta ai candidati all’esame di Stato per l’abilitazione alla professione di psicologo. Questa consiste nella valutazione di un caso clinico in cui (elemento centrale espressamente richiesto nel compito) va effettuata una DIAGNOSI DIFFERENZIALE     (non una relazione psicologica, pena la bocciatura)     secondo i criteri del DSM ed una proposta di intervento sulla base di questa. 
 
Sarebbe davvero un NON SENSO  richiedere un tale compito ad un esame di Stato per l’abilitazione alla professione  per poi non permettere allo stesso professionista di effettuare tale lavoro dal vivo nella sua pratica clinica. 

Un  allegato del quale si invita a  prenderne atto è un esempio di linea guida all’esame di stato per psicologi in cui la prova chiede in modo esplicito:

-ipotesi diagnostiche secondo i criteri del DSM IV
-diagnosi differenziale
-strategie di intervento

http://www.professionepsicologo.com/pdf/Esame_stato_caso_clinico.pdf
inoltre ricordo che uno psicologo che effettua psicoterapia secondo l’articolo 3 della legge 56/89 ha acquisito, dopo specializzazione,  ulteriori competenze in ambito psicopatologico e per tanto ulteriormente  legittimato a far diagnosi differenziale.
scrivo con la speranza di dissipare ogni dubbio ed ogni conflitto nel lettore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>quando si fa riferimento all’articolo 1 de  legge 56/89 che definisce la professione di psicologo in cui vi è esplicitamente scritto che lo psicologo fa “diagnosi” (..) in ambito psicologico…, si tende ad interpretare questa dicitura come espressione di un  semplice rapporto o relazione del vissuto personale di un individuo senza però descriverne o definirne la “malattia”.<br />
Questo è un errore di valutazione in cui spesso molti tendono a cadere. La legge parla di diagnosi! Ossia:</p>
<p> dal greco dià (attraverso) gnosis (conoscenza)<br />
- Processo volto alla rilevazione e descrizione di fenomeni riconosciuti come patologici, o procedura orientata a ricondurre un determinato fenomeno all’interno di una specifica categoria.</p>
<p>La psicologia è la scienza del comportamento umano, e in essa non si distingue un comportamento umano NORMALE  da un comportamento PATOLOGICO  e, come materia scientifica tesa a comprendere quelle dinamiche che spiegano e descrivono il correlato psichico di un comportamento, integra in sé tutte quelle discipline orientate verso questa comprensione quali: la biologia, la psicofisiologia, la neuropsicologia, l’antropologia, la psicopatologia.<br />
Una diagnosi psicologica sottintende, quindi, una conoscenza e una considerazione di tali discipline.  E’ logico che non essendo fatta da un medico essa non è una diagnosi medica ma è una diagnosi che entra nel merito di tutte quelle competenze che la professione di psicologo prevede ossia: la PSICOLOGIA la PSICOPATOLOGIA la NEUROPSICOLOGIA. La diagnosi psicologica o psicodiagnosi le integra tutte.<br />
Questo rende la diagnosi psicologica e psicopatologica altrettanto funzionale ed operativa sotto l’aspetto della conoscenza clinica della psicopatologia del paziente e sulle sue relative indicazioni di intervento terapeutico esattamente come la diagnosi medica.<br />
In tali ambiti, quindi  ( psicologia,  psicopatologia,  neuropsicologia)  lo psicologo che fa diagnosi (secondo la legge 56/89)  (NON relazione psicologica) CHIAMA, DEFINISCE e/o DESCRIVE la malattia!</p>
<p>Oltre allo strumento “colloquio diagnostico” (raccolta anamnesi, osservazione ecc. in cui il professionista che si cimenta fa riferimento alle sue conoscenze scientifiche negli ambiti su citati e previsti dal suo PIANO DI STUDI UNIVERSITARIO) lo psicologo è legalmente abilitato all’uso di test diagnostici in tali discipline (si veda ad esempio MMPI, SCID (per la psicopatologia)test di BENDER, MATRICI PROGRESSIVE , MMSE,(per la neuropsicologia)  ecc. ecc.) e ciò è un’ulteriore prova della sua competenza diagnostica, professionale e legale.</p>
<p>Si possono considerare due prove fondamentali che sostengono e confermano quanto su riportato e che invito a  prenderne atto:</p>
<p> 1) Un documento pubblico (su psicologiagiuridica.com) scritto dal professor  Guglielmo Gulotta avvocato ed ordinario  di Psicologia Giuridica all’Università di Torino in risposta ad un quesito rivoltogli dallo stesso Ordine Nazionale degli Psicologi in merito alle competenze diagnostiche dello psicologo.  Su tale documento, in cui si dispiega punto per punto la legge 56/89 ed altre caratteristiche della professione di psicologo, si comprende perfettamente la sua autonomia diagnostica e professionale (ritenuta ancora dalla classe medica ingiustificatamente subordinata a non si sa  chi o cosa..) ed il suo diritto professionale e legale  di mettere mani alla cosiddetta diagnosi differenziale, ritenuta ancora, scorrettamente, di sola ed esclusiva competenza medica.</p>
<p><a href="http://www.psicologiagiuridica.com/pub/docs/numero_14/articoli/ParereProVeritatePsicologi.pdf" rel="nofollow">http://www.psicologiagiuridica.com/pub/docs/numero_14/articoli/ParereProVeritatePsicologi.pdf</a></p>
<p>2) La prova pratica richiesta ai candidati all’esame di Stato per l’abilitazione alla professione di psicologo. Questa consiste nella valutazione di un caso clinico in cui (elemento centrale espressamente richiesto nel compito) va effettuata una DIAGNOSI DIFFERENZIALE     (non una relazione psicologica, pena la bocciatura)     secondo i criteri del DSM ed una proposta di intervento sulla base di questa. </p>
<p>Sarebbe davvero un NON SENSO  richiedere un tale compito ad un esame di Stato per l’abilitazione alla professione  per poi non permettere allo stesso professionista di effettuare tale lavoro dal vivo nella sua pratica clinica. </p>
<p>Un  allegato del quale si invita a  prenderne atto è un esempio di linea guida all’esame di stato per psicologi in cui la prova chiede in modo esplicito:</p>
<p>-ipotesi diagnostiche secondo i criteri del DSM IV<br />
-diagnosi differenziale<br />
-strategie di intervento</p>
<p><a href="http://www.professionepsicologo.com/pdf/Esame_stato_caso_clinico.pdf" rel="nofollow">http://www.professionepsicologo.com/pdf/Esame_stato_caso_clinico.pdf</a><br />
inoltre ricordo che uno psicologo che effettua psicoterapia secondo l’articolo 3 della legge 56/89 ha acquisito, dopo specializzazione,  ulteriori competenze in ambito psicopatologico e per tanto ulteriormente  legittimato a far diagnosi differenziale.<br />
scrivo con la speranza di dissipare ogni dubbio ed ogni conflitto nel lettore.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La competenza della Diagnosi Psicologica di Armando</title>
		<link>http://www.apmagazine.it/la-competenza-della-diagnosi-psicologica/2008/06/08/#comment-37</link>
		<dc:creator>Armando</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2009 16:15:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apmagazine.it/?p=130#comment-37</guid>
		<description>dal link sotto evidenziato si evince perfettamente l'autonomia diagnostica e professionale dello psicologo e si chiarisce perfettamente che all'interno della definizione  "diagnosi psicologica" è logico inserire quella di "diagnosi psicopatologica"

http://www.psicologiagiuridica.com/pub/docs/numero_14/articoli/ParereProVeritatePsicologi.pdf</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>dal link sotto evidenziato si evince perfettamente l&#8217;autonomia diagnostica e professionale dello psicologo e si chiarisce perfettamente che all&#8217;interno della definizione  &#8220;diagnosi psicologica&#8221; è logico inserire quella di &#8220;diagnosi psicopatologica&#8221;</p>
<p><a href="http://www.psicologiagiuridica.com/pub/docs/numero_14/articoli/ParereProVeritatePsicologi.pdf" rel="nofollow">http://www.psicologiagiuridica.com/pub/docs/numero_14/articoli/ParereProVeritatePsicologi.pdf</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Lo Psicologo a domicilio. Alcune idee innovative per l&#8217;anziano e la sua famiglia di Carmen Pernicola</title>
		<link>http://www.apmagazine.it/lo-psicologo-a-domicilio-alcune-idee-innovative-per-lanziano-e-la-sua-famiglia/2008/05/20/#comment-16</link>
		<dc:creator>Carmen Pernicola</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2008 18:27:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apmagazine.it/?p=79#comment-16</guid>
		<description>Da circa un anno offro a Roma un servizio di consulenza psicologica a domicilio per le persone anziane e per i loro familiari e ho riscontrato che c'è tanta richiesta di questo tipo di servizio. I figli di genitori anziani, soprattutto, sono spesso in difficoltà e cercano una figura di riferimento cui anche poter delegare la gestione di un disagio che non sanno affrontare.
Non capisco perchè vista l'alta domanda di questo lavoro ci siano, almeno per quel che ho potuto vedere io, così pochi colleghi che offrono questo servizio.
E' una mia impressione?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da circa un anno offro a Roma un servizio di consulenza psicologica a domicilio per le persone anziane e per i loro familiari e ho riscontrato che c&#8217;è tanta richiesta di questo tipo di servizio. I figli di genitori anziani, soprattutto, sono spesso in difficoltà e cercano una figura di riferimento cui anche poter delegare la gestione di un disagio che non sanno affrontare.<br />
Non capisco perchè vista l&#8217;alta domanda di questo lavoro ci siano, almeno per quel che ho potuto vedere io, così pochi colleghi che offrono questo servizio.<br />
E&#8217; una mia impressione?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Il Burn Out in RSA di OSS</title>
		<link>http://www.apmagazine.it/il-burn-out-in-rsa/2008/01/01/#comment-15</link>
		<dc:creator>OSS</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 14:17:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apmagazine.it/?p=70#comment-15</guid>
		<description>l'oss è lasciato solo di fronte alle grosse problematiche dell'anziano e della sua famiglia.Condivido l'analisi, perchè anchi ho lavorato in un rsa e so cosa vuole dire. Grazie.
oss: http://forum2008.migep.it/viewtopic.php?f=33&#38;t=2905</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;oss è lasciato solo di fronte alle grosse problematiche dell&#8217;anziano e della sua famiglia.Condivido l&#8217;analisi, perchè anchi ho lavorato in un rsa e so cosa vuole dire. Grazie.<br />
oss: <a href="http://forum2008.migep.it/viewtopic.php?f=33&amp;t=2905" rel="nofollow">http://forum2008.migep.it/viewtopic.php?f=33&amp;t=2905</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su A proposito di spendibilità delle competenze dello psicologo di Roberta</title>
		<link>http://www.apmagazine.it/a-proposito-di-spendibilita-delle-competenze-dello-psicologo/2008/06/08/#comment-14</link>
		<dc:creator>Roberta</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 12:52:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apmagazine.it/?p=136#comment-14</guid>
		<description>Ho perso l'orientamento, non so più chi sono o chi voglio essere. Dopo la laurea in psicologia nel 2002, il tirocinio e l'esame di stato mi sono iscritta all'ordine per poter partecipare al "megaconcorso" per soli 39 posti in tutt'Italia di psicologo nell'amministrazione penitenziaria (psicologo nelle carceri), concorso che è durato 2 anni per espletare tre prove scritte (un questionario a risposta multipla su temi di cultura generale e di psicologia, un tema di psicologia e un tema sull'ordinamento penitenziario) e un orale (su ben 8 materie). Alle prove selettive ci siamo presentati in oltre 7000 psicologi, io mi sono piazzata 150° in graduatoria (senza l'aiuto di nessuno) ma, a quanto so, neppure i primi 39 sono stati assunti. Soldi e tempo sprecati. Nel frattempo ho frequentato per 5 mesi un corso di qualificazione professionale come ricercatrice qualitativa di mercato (ove ci insegnavano come condurre focus group per ricerche di mercato) corso patrocinato dalla Provincia di Roma, finanziato dall'Europa, aperto a sole donne laureate (la maggior parte di noi era laureata in psicologia). Anche se non dedicato esclusivamente a laureate in psicologia tuttavia ci insegnavano tecniche di conduzione tipicamente psicologiche e finalmente pensavo di poter fare psicologia applicata al mercato dei beni di consumo. Ma la realtà si è rivelata ancora una volta un'altra e, finito il corso, le belle prospettive di lavoro paventate si sono rivelate un miraggio finchè ho cessato di crederci (dopo aver spedito curricula a più non posso). 
Mi si era presentata l'occasione di un lavoro come educatore presso una comunità per malati mentali ma l'ho stupidamente rifiutata perchè volevo sposarmi e dovevo trasferirmi in un'altra regione e oggi me ne pento amaramente (anche se non di essermi sposata). Ho inviato curricula a cooperative sociali, istituti di ricerche di mercato, ho fatto domanda per l'insegnamento nelle scuole ma niente, il silenzio. Sto perdendo la mia identità di psicologo, non mi sento più di definirmi tale, sto perdendo interesse verso la psicologia tanto che continuo a pensare di volermi indirizzare ad altro, e nello stesso tempo c'è una sorta di "cordone ombelicale" difficile da recidere col mio passato universitario forse per orgoglio, perchè il pezzo di carta che ho conseguito in qualche modo mi definisce, mi dà un'identità che tuttavia si sta pian piano svuotando. Non ho una specializzazione post laurea in psicoterapia e non me la posso permettere economicamente. Ho parlato con dei professionisti (psicoterapeuti e psichiatri, aimè!) che mi hanno ribadito che senza una specializzazione non vado da nessuna parte e che comunque è difficile inserirsi lavorativamente. Parenti e conoscenti mi chiedono perchè non apro uno studio come psicologa! Io sento da un lato la mia ignoranza e la necessità di apprendere (o di riapprendere visto che il tempo sta passando e mi sono ormai dimenticata molto di quel poco che ho imparato all'università)dall'altro non accetto l'idea che nella realtà lo psicologo in sè, come professione specifica, non esiste e che bisogna diventare tutti psicoterapeuti (o super specializzati). Inoltre ho sfiducia verso le scuole di specializzazione in psicoterapia e i master perchè mi sembrano vantaggiosi solo per i loro didatti che si creano un reddito sui laureati in psicologia in quello che giustamente "Altra psicologia" ha definito un meccanismo "a spirale". 
Mi piacerebbe tanto sapere quale scuola ha frequentato Renzo, l'autore del commento precedente.
Grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho perso l&#8217;orientamento, non so più chi sono o chi voglio essere. Dopo la laurea in psicologia nel 2002, il tirocinio e l&#8217;esame di stato mi sono iscritta all&#8217;ordine per poter partecipare al &#8220;megaconcorso&#8221; per soli 39 posti in tutt&#8217;Italia di psicologo nell&#8217;amministrazione penitenziaria (psicologo nelle carceri), concorso che è durato 2 anni per espletare tre prove scritte (un questionario a risposta multipla su temi di cultura generale e di psicologia, un tema di psicologia e un tema sull&#8217;ordinamento penitenziario) e un orale (su ben 8 materie). Alle prove selettive ci siamo presentati in oltre 7000 psicologi, io mi sono piazzata 150° in graduatoria (senza l&#8217;aiuto di nessuno) ma, a quanto so, neppure i primi 39 sono stati assunti. Soldi e tempo sprecati. Nel frattempo ho frequentato per 5 mesi un corso di qualificazione professionale come ricercatrice qualitativa di mercato (ove ci insegnavano come condurre focus group per ricerche di mercato) corso patrocinato dalla Provincia di Roma, finanziato dall&#8217;Europa, aperto a sole donne laureate (la maggior parte di noi era laureata in psicologia). Anche se non dedicato esclusivamente a laureate in psicologia tuttavia ci insegnavano tecniche di conduzione tipicamente psicologiche e finalmente pensavo di poter fare psicologia applicata al mercato dei beni di consumo. Ma la realtà si è rivelata ancora una volta un&#8217;altra e, finito il corso, le belle prospettive di lavoro paventate si sono rivelate un miraggio finchè ho cessato di crederci (dopo aver spedito curricula a più non posso).<br />
Mi si era presentata l&#8217;occasione di un lavoro come educatore presso una comunità per malati mentali ma l&#8217;ho stupidamente rifiutata perchè volevo sposarmi e dovevo trasferirmi in un&#8217;altra regione e oggi me ne pento amaramente (anche se non di essermi sposata). Ho inviato curricula a cooperative sociali, istituti di ricerche di mercato, ho fatto domanda per l&#8217;insegnamento nelle scuole ma niente, il silenzio. Sto perdendo la mia identità di psicologo, non mi sento più di definirmi tale, sto perdendo interesse verso la psicologia tanto che continuo a pensare di volermi indirizzare ad altro, e nello stesso tempo c&#8217;è una sorta di &#8220;cordone ombelicale&#8221; difficile da recidere col mio passato universitario forse per orgoglio, perchè il pezzo di carta che ho conseguito in qualche modo mi definisce, mi dà un&#8217;identità che tuttavia si sta pian piano svuotando. Non ho una specializzazione post laurea in psicoterapia e non me la posso permettere economicamente. Ho parlato con dei professionisti (psicoterapeuti e psichiatri, aimè!) che mi hanno ribadito che senza una specializzazione non vado da nessuna parte e che comunque è difficile inserirsi lavorativamente. Parenti e conoscenti mi chiedono perchè non apro uno studio come psicologa! Io sento da un lato la mia ignoranza e la necessità di apprendere (o di riapprendere visto che il tempo sta passando e mi sono ormai dimenticata molto di quel poco che ho imparato all&#8217;università)dall&#8217;altro non accetto l&#8217;idea che nella realtà lo psicologo in sè, come professione specifica, non esiste e che bisogna diventare tutti psicoterapeuti (o super specializzati). Inoltre ho sfiducia verso le scuole di specializzazione in psicoterapia e i master perchè mi sembrano vantaggiosi solo per i loro didatti che si creano un reddito sui laureati in psicologia in quello che giustamente &#8220;Altra psicologia&#8221; ha definito un meccanismo &#8220;a spirale&#8221;.<br />
Mi piacerebbe tanto sapere quale scuola ha frequentato Renzo, l&#8217;autore del commento precedente.<br />
Grazie.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Presentazione della Rubrica di Neuropsicologia di cartesio</title>
		<link>http://www.apmagazine.it/presentazione-della-rubrica-di-neuropsicologia/2007/05/27/#comment-13</link>
		<dc:creator>cartesio</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 07:18:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apmagazine.it/?p=83#comment-13</guid>
		<description>Chiedo, come procurarsi la rivista. Anche arretrati.
Se avete qualcosa sui neuroni specchio per una tesi.Grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Chiedo, come procurarsi la rivista. Anche arretrati.<br />
Se avete qualcosa sui neuroni specchio per una tesi.Grazie.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Lo Psicologo nelle Residenze per Anziani di Mirco Marchetti</title>
		<link>http://www.apmagazine.it/lo-psicologo-nelle-residenze-per-anziani/2008/06/08/#comment-12</link>
		<dc:creator>Mirco Marchetti</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 07:30:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apmagazine.it/?p=126#comment-12</guid>
		<description>Ho una laurea in sociologia, svolgo la libera professione e da oltre dieci anni lavoro all'interno di alcune strutture per anziani anche come animatore sociale. Chiaramente, in qualità di animatore uso strumenti espressivi ad oc e diretti soprattutto verso quei soggetti che, dato il deterioramento cognitivo, hanno difficoltà sia espressive che di orientamento spazio-temporale. Mi occupo pure di dinamiche di gruppo, quindi, sempre all'interno di queste strutture, siccome nel mio lavoro è basilare il progettare interventi volti al cambiamento, ho proposto un mio progetto sul fronte della valutazione multidimensionale e che ha in animo il progettare per ogni utente un piano personalizzato individualizzato (P.A.I) che attualmente coordino all'interno delle stesse ed in cui, oltre al medico o all'infermiere, intervengono, sia in ambito di verifica che in quello di progettazione, pure i famigliari degli ospiti anziani anche perché le residenze per anziani, non sono e non debbono essere strutture sanitarie tout court ma strutture che, con sfumature varie, ad iniziare dalla tipologia RSA, passando per le lungodegenze ed andando verso le Case albergo,  per finire nelle Case di Riposo, hanno nelle intenzioni un sostanziale supporto sociale di una certa rilevanza. Per una questione che è pure d'ordine culturale, si intende ancora la vecchiaia come fosse una sorta di malattia e non una tappa della nostra esistenza, quindi tutte le strutture socio-sanitarie, puntando l'indice sul sanitario, tendono ancora ad occludere il passo a quel sociale evidenziato nelle intenzioni e, lo si sa, la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni. Quindi abbiamo ancora molta strada da fare su questo fronte. Occorre quindi noi si esca allo scoperto e si mostri all'utenza di essere noi in grado di dar risposta ai bisogni che essi esprimono. Chiamiamo in causa quindi il legislatore al proposito, ma pure la nostra professionalità a dimostrazione del fatto che noi sappiamo dare risposte ai bisogni espressi poiché lavoriamo "per loro" e "con loro", mai "su di loro".

Mirco Marchetti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho una laurea in sociologia, svolgo la libera professione e da oltre dieci anni lavoro all&#8217;interno di alcune strutture per anziani anche come animatore sociale. Chiaramente, in qualità di animatore uso strumenti espressivi ad oc e diretti soprattutto verso quei soggetti che, dato il deterioramento cognitivo, hanno difficoltà sia espressive che di orientamento spazio-temporale. Mi occupo pure di dinamiche di gruppo, quindi, sempre all&#8217;interno di queste strutture, siccome nel mio lavoro è basilare il progettare interventi volti al cambiamento, ho proposto un mio progetto sul fronte della valutazione multidimensionale e che ha in animo il progettare per ogni utente un piano personalizzato individualizzato (P.A.I) che attualmente coordino all&#8217;interno delle stesse ed in cui, oltre al medico o all&#8217;infermiere, intervengono, sia in ambito di verifica che in quello di progettazione, pure i famigliari degli ospiti anziani anche perché le residenze per anziani, non sono e non debbono essere strutture sanitarie tout court ma strutture che, con sfumature varie, ad iniziare dalla tipologia RSA, passando per le lungodegenze ed andando verso le Case albergo,  per finire nelle Case di Riposo, hanno nelle intenzioni un sostanziale supporto sociale di una certa rilevanza. Per una questione che è pure d&#8217;ordine culturale, si intende ancora la vecchiaia come fosse una sorta di malattia e non una tappa della nostra esistenza, quindi tutte le strutture socio-sanitarie, puntando l&#8217;indice sul sanitario, tendono ancora ad occludere il passo a quel sociale evidenziato nelle intenzioni e, lo si sa, la strada per l&#8217;inferno è lastricata di buone intenzioni. Quindi abbiamo ancora molta strada da fare su questo fronte. Occorre quindi noi si esca allo scoperto e si mostri all&#8217;utenza di essere noi in grado di dar risposta ai bisogni che essi esprimono. Chiamiamo in causa quindi il legislatore al proposito, ma pure la nostra professionalità a dimostrazione del fatto che noi sappiamo dare risposte ai bisogni espressi poiché lavoriamo &#8220;per loro&#8221; e &#8220;con loro&#8221;, mai &#8220;su di loro&#8221;.</p>
<p>Mirco Marchetti</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Gli Psicologi e la 180. Un profilo di competenze di Silvia Busnelli</title>
		<link>http://www.apmagazine.it/gli-psicologi-e-la-180-un-profilo-di-competenze/2008/06/08/#comment-11</link>
		<dc:creator>Silvia Busnelli</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 14:01:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apmagazine.it/?p=128#comment-11</guid>
		<description>Sono d'accordo con l'articolo, anche se nell'attuale realtà italiana mi sembra assolutamente avveniristico. Lavoro da cinque anni, prima come tirocinante e da un anno come volontaria, in un DSM, e la cosa che mi appare più evidente, fino al limite dello scandalo, è lo sfruttamento del lavoro degli psicologi, presenti in minima misura e, appunto, sottopagati. Non credo che la questione sia stare da una parte o dall' altra della scrivania, come sembra suggerire Laura Sardone, in quanto il possesso di buone competenze e una buona formazione potrebbe consentire di fare al meglio molti degli interventi suggeriti nell'articolo, anche stando al di qua della scrivania. Penso che la questione sia complessa e non credo che non vi siano anche responsabilità in negativo di psicologi e psicoanalisti che si sono avventurati nel campo della malattia mentale con un bagaglio di strumenti non sufficientemente adeguato... ci vorrà molto tempo perchè le competenze dello psicologo (quando ci sono e sono adeguate) vengano riconosciute e valorizzate per quelle che sono le loro effettive potenzialità. Per quanto riguarda la psicoanalisi, nel cui campo ritengo di potermi riconoscere, penso che un danno non indifferente per esempio sia dovuto al fatto che un insegnamento fondamentale, per la sua intrinseca valenza in campo psichiatrico, come quello di Lacan, non si sia potuto diffondere adeguatamente, per motivi vari e che non serve andare a ritrovare, nella realtà italiana. Non resta che sperare che chi si è adeguatamente formato a questi compiti non ceda sulla volontà e il desiderio di apportare il proprio contributo in proposito!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con l&#8217;articolo, anche se nell&#8217;attuale realtà italiana mi sembra assolutamente avveniristico. Lavoro da cinque anni, prima come tirocinante e da un anno come volontaria, in un DSM, e la cosa che mi appare più evidente, fino al limite dello scandalo, è lo sfruttamento del lavoro degli psicologi, presenti in minima misura e, appunto, sottopagati. Non credo che la questione sia stare da una parte o dall&#8217; altra della scrivania, come sembra suggerire Laura Sardone, in quanto il possesso di buone competenze e una buona formazione potrebbe consentire di fare al meglio molti degli interventi suggeriti nell&#8217;articolo, anche stando al di qua della scrivania. Penso che la questione sia complessa e non credo che non vi siano anche responsabilità in negativo di psicologi e psicoanalisti che si sono avventurati nel campo della malattia mentale con un bagaglio di strumenti non sufficientemente adeguato&#8230; ci vorrà molto tempo perchè le competenze dello psicologo (quando ci sono e sono adeguate) vengano riconosciute e valorizzate per quelle che sono le loro effettive potenzialità. Per quanto riguarda la psicoanalisi, nel cui campo ritengo di potermi riconoscere, penso che un danno non indifferente per esempio sia dovuto al fatto che un insegnamento fondamentale, per la sua intrinseca valenza in campo psichiatrico, come quello di Lacan, non si sia potuto diffondere adeguatamente, per motivi vari e che non serve andare a ritrovare, nella realtà italiana. Non resta che sperare che chi si è adeguatamente formato a questi compiti non ceda sulla volontà e il desiderio di apportare il proprio contributo in proposito!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Lo Psicologo nelle Residenze per Anziani di Barbara Oneglia</title>
		<link>http://www.apmagazine.it/lo-psicologo-nelle-residenze-per-anziani/2008/06/08/#comment-10</link>
		<dc:creator>Barbara Oneglia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 07:51:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apmagazine.it/?p=126#comment-10</guid>
		<description>Che dire...tanta ammirazione per il vostro percorso e un grazie per la passione trasmessa a chi è solo agli inizi! 
Sperando che questa esperienza possa essere diffusa sul territorio ancora troppo poco sensibile a queste tematiche.
Un saluto
Barbara Oneglia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che dire&#8230;tanta ammirazione per il vostro percorso e un grazie per la passione trasmessa a chi è solo agli inizi!<br />
Sperando che questa esperienza possa essere diffusa sul territorio ancora troppo poco sensibile a queste tematiche.<br />
Un saluto<br />
Barbara Oneglia</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Commenti su Lo Psicologo nelle Residenze per Anziani di rossana borsi</title>
		<link>http://www.apmagazine.it/lo-psicologo-nelle-residenze-per-anziani/2008/06/08/#comment-9</link>
		<dc:creator>rossana borsi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 15:45:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apmagazine.it/?p=126#comment-9</guid>
		<description>bello e interessente l'articolo, in parte racconta anche la mia storia e quella di colleghi della mia città, genova, la più vecchia d'italia. con una differenza sostanziale. io volevo proprio fare la psicologa con gli anziani e ho da subito puntato su questo presentando progetti a centri diurni o rsa... dopo 5 anni sono ancora a 12 ore settimanali (min per avere la convenzione), poco retribiute, ovviam a partita iva perchè "uno psicologo non vorrà mica essere assunto in una struttura per anziani?!"
... e non mi interessa coordinare equipe, ma che un'equipe ci sia e lavori come tale... vorrei solo fare la psicologa per gli anziani e i loro familiari... ma certe volte è difficile che te lo permettano...
grazie per l'esperienza positiva riportata e per parlare spesso di psicologia gerontologica
rossana borsi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bello e interessente l&#8217;articolo, in parte racconta anche la mia storia e quella di colleghi della mia città, genova, la più vecchia d&#8217;italia. con una differenza sostanziale. io volevo proprio fare la psicologa con gli anziani e ho da subito puntato su questo presentando progetti a centri diurni o rsa&#8230; dopo 5 anni sono ancora a 12 ore settimanali (min per avere la convenzione), poco retribiute, ovviam a partita iva perchè &#8220;uno psicologo non vorrà mica essere assunto in una struttura per anziani?!&#8221;<br />
&#8230; e non mi interessa coordinare equipe, ma che un&#8217;equipe ci sia e lavori come tale&#8230; vorrei solo fare la psicologa per gli anziani e i loro familiari&#8230; ma certe volte è difficile che te lo permettano&#8230;<br />
grazie per l&#8217;esperienza positiva riportata e per parlare spesso di psicologia gerontologica<br />
rossana borsi</p>
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