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	<title>Commenti a: Gli Psicologi e la 180. Un profilo di competenze</title>
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
	<pubDate>Sat, 19 May 2012 20:58:15 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Silvia Busnelli</title>
		<link>http://www.apmagazine.it/gli-psicologi-e-la-180-un-profilo-di-competenze/2008/06/08/#comment-11</link>
		<dc:creator>Silvia Busnelli</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 14:01:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apmagazine.it/?p=128#comment-11</guid>
		<description>Sono d'accordo con l'articolo, anche se nell'attuale realtà italiana mi sembra assolutamente avveniristico. Lavoro da cinque anni, prima come tirocinante e da un anno come volontaria, in un DSM, e la cosa che mi appare più evidente, fino al limite dello scandalo, è lo sfruttamento del lavoro degli psicologi, presenti in minima misura e, appunto, sottopagati. Non credo che la questione sia stare da una parte o dall' altra della scrivania, come sembra suggerire Laura Sardone, in quanto il possesso di buone competenze e una buona formazione potrebbe consentire di fare al meglio molti degli interventi suggeriti nell'articolo, anche stando al di qua della scrivania. Penso che la questione sia complessa e non credo che non vi siano anche responsabilità in negativo di psicologi e psicoanalisti che si sono avventurati nel campo della malattia mentale con un bagaglio di strumenti non sufficientemente adeguato... ci vorrà molto tempo perchè le competenze dello psicologo (quando ci sono e sono adeguate) vengano riconosciute e valorizzate per quelle che sono le loro effettive potenzialità. Per quanto riguarda la psicoanalisi, nel cui campo ritengo di potermi riconoscere, penso che un danno non indifferente per esempio sia dovuto al fatto che un insegnamento fondamentale, per la sua intrinseca valenza in campo psichiatrico, come quello di Lacan, non si sia potuto diffondere adeguatamente, per motivi vari e che non serve andare a ritrovare, nella realtà italiana. Non resta che sperare che chi si è adeguatamente formato a questi compiti non ceda sulla volontà e il desiderio di apportare il proprio contributo in proposito!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con l&#8217;articolo, anche se nell&#8217;attuale realtà italiana mi sembra assolutamente avveniristico. Lavoro da cinque anni, prima come tirocinante e da un anno come volontaria, in un DSM, e la cosa che mi appare più evidente, fino al limite dello scandalo, è lo sfruttamento del lavoro degli psicologi, presenti in minima misura e, appunto, sottopagati. Non credo che la questione sia stare da una parte o dall&#8217; altra della scrivania, come sembra suggerire Laura Sardone, in quanto il possesso di buone competenze e una buona formazione potrebbe consentire di fare al meglio molti degli interventi suggeriti nell&#8217;articolo, anche stando al di qua della scrivania. Penso che la questione sia complessa e non credo che non vi siano anche responsabilità in negativo di psicologi e psicoanalisti che si sono avventurati nel campo della malattia mentale con un bagaglio di strumenti non sufficientemente adeguato&#8230; ci vorrà molto tempo perchè le competenze dello psicologo (quando ci sono e sono adeguate) vengano riconosciute e valorizzate per quelle che sono le loro effettive potenzialità. Per quanto riguarda la psicoanalisi, nel cui campo ritengo di potermi riconoscere, penso che un danno non indifferente per esempio sia dovuto al fatto che un insegnamento fondamentale, per la sua intrinseca valenza in campo psichiatrico, come quello di Lacan, non si sia potuto diffondere adeguatamente, per motivi vari e che non serve andare a ritrovare, nella realtà italiana. Non resta che sperare che chi si è adeguatamente formato a questi compiti non ceda sulla volontà e il desiderio di apportare il proprio contributo in proposito!</p>
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		<title>Di: laura sardone</title>
		<link>http://www.apmagazine.it/gli-psicologi-e-la-180-un-profilo-di-competenze/2008/06/08/#comment-4</link>
		<dc:creator>laura sardone</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 19:26:43 +0000</pubDate>
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		<description>Concordo pienamente con gli autori dell'articolo (che conosco e saluto) ma purtroppo per arrivare a ciò (riconoscimento professionale ed economico) molto va cambiato in primis all'interno delle politiche economiche delle ASL (che rammento sono quelle che inviano i pazienti) e ovviamente in ambito politico - medico.
A tutt'oggi una "buona" (intendo efficace) comunità si regge sulla possibilità di usufruire del lavoro qualificato degli psicologi - che spesso paga meno degli infermieri e degli OTA (assunti per ottenere la delibera autorizzativa) -senza corrispondentemente saldarne un onorario onorevole.
Se ad oggi le comunità dovessero riconoscere economicamente gli psicologi in modo adeguato al lavoro che svolgono, credo che tutte dovrebbero chiudere i battenti oppure tenerne in collaborazione solo uno e sostituire gli altri con OTA (come avviene nelle cliniche). Il lavoro quindi sarebbe più simile al lavoro di un medico (al di qua della scrivania) e perderebbe molto nella possibilità di applicare fino in fondo la 180.
Non vedo vie di uscita, se non continuare a coltivare la passione di lavorarci.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo pienamente con gli autori dell&#8217;articolo (che conosco e saluto) ma purtroppo per arrivare a ciò (riconoscimento professionale ed economico) molto va cambiato in primis all&#8217;interno delle politiche economiche delle ASL (che rammento sono quelle che inviano i pazienti) e ovviamente in ambito politico - medico.<br />
A tutt&#8217;oggi una &#8220;buona&#8221; (intendo efficace) comunità si regge sulla possibilità di usufruire del lavoro qualificato degli psicologi - che spesso paga meno degli infermieri e degli OTA (assunti per ottenere la delibera autorizzativa) -senza corrispondentemente saldarne un onorario onorevole.<br />
Se ad oggi le comunità dovessero riconoscere economicamente gli psicologi in modo adeguato al lavoro che svolgono, credo che tutte dovrebbero chiudere i battenti oppure tenerne in collaborazione solo uno e sostituire gli altri con OTA (come avviene nelle cliniche). Il lavoro quindi sarebbe più simile al lavoro di un medico (al di qua della scrivania) e perderebbe molto nella possibilità di applicare fino in fondo la 180.<br />
Non vedo vie di uscita, se non continuare a coltivare la passione di lavorarci.</p>
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