I Disturbi Pervasivi dello Sviluppo
Autori
Paolo Maietta,
psicologo ad orientamento cognitivo comportamentale. Coordinatore attività riabilitative e di integrazione sociale presso comune di Napoli. Ideatore della TMA (Terapia Multisistemica in Acqua).
Giovanni Ippolito,
psicologo ad orientamento sistemico relazionale, psiconcologo, Dirigente Psicologo della Polizia di Stato,. Ideatore della TMA (Terapia Multisistemica in Acqua)
Abstract
Da quando Eugen Bleuler (1911) coniò la parola autismo, varie sono state le teorie che hanno cercato di mettere in evidenza il funzionamento, le anomalie ed i deficit dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo. Inoltre, diversi sono stati i modelli d’intervento che si sono evoluti nel corso di questi anni. Si è giunti alla conclusione che, nella pratica clinica, serve più di una teoria per poter comprendere l’unicità di funzionamento di un soggetto con Disturbo Pervasivo dello Sviluppo.
I nuovi approcci terapeutici sono in accordo con teorie che giungono da diversi ambiti di ricerca, come le neuroscienze, le terapie cognitivo comportamentali, la pedagogia speciale.
Introduzione
I Disturbi Pervasivi dello Sviluppo si presentano nei primi anni di vita e solitamente sono associati ad un certo grado di ritardo mentale. Tali disturbi sono caratterizzati da compromissione in diverse aree: capacità di interazione sociale reciproca, capacità di comunicazione, presenza di comportamenti, interessi, ed attività stereotipate. Fanno parte dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo il Disturbo Autistico, il Disturbo di Rett, il Disturbo Disintegrativo dell’Infanzia, il Disturbo di Asperger, e il Disturbo Pervasivo non altrimenti specificato.
L’eziologia di tali disturbi è tutt’ora sconosciuta, infatti si parla di eziologia multifattoriale e multicausale. Tuttavia varie ricerche accreditano l’ipotesi dell’origine biologica del problema. Storicamente abbiamo osservato diverse teorie che hanno cercato di comprendere le cause soggiacenti l’Autismo ed il funzionamento mentale alla base. I singoli modelli teorici, più o meno direttamente, davano vita a metodi e strategie d’intervento utili per il trattamento.
In ambito clinico è sempre più presente il bisogno di avere un modello teorico omni-comprensivo che permetta di fotografare il funzionamento globale del singolo soggetto grazie ad una analisi funzionale sia del comportamento sia delle strategie cognitive. I nuovi programmi riabilitativi vengono stilati cercando di individuare le aree ove vi può essere un margine di recuperabilità, potenziando abilità che possano, in una certa misura, compensare le mancanze sia relazionali che metacognitive.
Rapporto tra teorie ed interventi riabilitativi
Le prime teorie che spiegavano il funzionamento dei soggetti autistici venivano dall’ambito psicodinamico. Per gli psicanalisti l’autismo era determinato da conflitti interni che si venivano a creare nelle alterazioni del rapporto tra madre e bambino. Bettelheim, psichiatra e psicanalista statunitense, sosteneva che la patologia fosse una reazione alla mancanza di amore e di attenzione dei genitori, in particolar modo della madre. Per costui l’autismo era una forma di difesa che il soggetto metteva in atto per proteggersi dal deleterio rapporto con le figure genitoriali.
I primi interventi terapeutici quindi prevedevano, per poter arrivare alla “ guarigione” dei bambini autistici, l’allontanamento dai genitori ed il ricovero in istituto.
Tale tesi fu però confutata da Anna Freud grazie ad una ricerca condotta su bambini sopravvissuti ai campi di concentramento. L’autrice evidenziò che nemmeno deprivazioni estreme di affetto e cure potevano dare vita a sindromi come quella autistica (Freud, Dann, 1951).
Negli anni Sessanta molte ricerche sembravano corroborare la tesi organica dell’ eziologia dell’Autismo (Rimbland, 1964). Si sviluppò quindi un approccio “organicista” che cercava di individuare alterazioni sia morfologiche che di funzionamento in grado di spiegare ed in qualche modo intervenire sui Disturbi Pervasivi dello Sviluppo. Alcuni autori, tra cui Carl Delacato, ritenevano che in soggetti affetti da Autismo fossero presenti consistenti alterazioni sensoriali e percettive; inoltre sostenevano che i canali percettivi e sensoriali fossero compromessi o poco sviluppati. Secondo gli autori, nello sviluppo normale, ognuno di noi percorre degli stadi evolutivi,il bambino autistico, invece, a causa dei deficit sensoriali può aver saltato uno o più di questi stadi . Il programma di riabilitazione “Delacato” prevedeva quindi che il bambino ripetesse gli stadi che ha saltato ripercorrendoli grazie ad esercizi che stimolassero lo sviluppo ed il ripristino del funzionamento dei canali sensoriali e percettivi deficitari (Delacato C. H., 1974).
Negli anni Ottanta nascono nuove ricerche che individuano le anomalie del Disturbo Pervasivo nei processi cognitivi e non nelle mancanza di abilità sensoriali. ( Rutter M., Schopler E. , 1978).
Si ipotizza, così, la presenza di deficit nei processi cognitivi che generano delle difficoltà nel discriminare gli affetti, gestire le emozioni e capire il contesto sociale in cui i soggetti autistici sono inseriti. Da queste teorie scaturiscono una serie di approcci che cercano, prima di tutto, di individuare che tipo di deficit o modalità di funzionamento ci sia nel singolo soggetto, grazie ad accurati strumenti di valutazione ( P.E.P. e analisi funzionale), e di correggerlo attraverso interventi educativi riabilitativi individualizzati (TEACCH).
Baron-Cohen e collaboratori, invece, introducono il concetto di “Teoria della Mente” ipotizzando che, i soggetti autistici, manifestano deficit di decentramento ossia l’incapacità a cogliere ciò che pensa l’altro. Varie sono state le applicazioni cliniche della Teoria della Mente sviluppando una serie di tecniche e di procedure per promuovere la capacità di capire e leggere l’altro, di aumentare lo sguardo condiviso, di comprendere le emozioni e gli stati d’animo. Di contro, alcuni studi hanno dimostrato che i risultati ottenuti da Baron-Cohen dipendevano dal contesto sperimentale e pertanto apparivano poco generalizzabili in altri ambiti. Nonostante ciò la Teoria della Mente apre interessanti scenari sia in ambito teorico che clinico dando vita ad approcci che contemplano la regolazione delle emozioni, la relazione e le capacità metacognitive. (Frith U., 1996).
Ultimamente gli scienziati si stanno concentrando sulla relazione tra il cattivo funzionamento dei neuroni a specchio e i soggetti con Disturbo Pervasivo dello Sviluppo (Oberman, Ramachandran, 2007). La neuroscienziata Mirella Dapretto ( et al., 2006) ha pubblicato uno studio in cui registrava l’attività dei neuroni a specchio in dieci soggetti con sindrome di Asperger. In questi individui i neuroni a specchio risultavano molto più pigri della media. Tale teoria riesce a coniugare risultati provenienti dalle ricerche neuroanatomiche (Baron-Cohen et. al., 2000) e i meccanismi funzionali che contraddistinguono la sindrome di Asperger (Oberman, Ramachandran, 2007).
La percezione delle emozioni degli altri è mediata dai neuroni a specchio, prerequisito importante per provare empatia che regola gli scambi relazionali.
Un tentativo di integrazione
Vari sono stati gli ambiti da cui sono derivate le teorie per spiegare il funzionamento dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo come diversi sono stati i tentativi per spiegarne la causa.
Oggi possiamo dire che esistono più cause per più patologie in quanto anche la manifestazione sintomatologia di una stessa sindrome può essere diversa a seconda del bambino, del suo temperamento e delle sue manifestazioni comportamentali. Molte sono le teorie in ambito scientifico e tutte riescono ad analizzare solo un aspetto di una patologia di per se complessa e delicata. Alcune esaminano l’aspetto comportamentale, altre solo l’aspetto sensoriale altre gli aspetti relazionali ecc. Nella pratica clinica ci servono modelli sempre più completi che permettano di inquadrare il funzionamento globale del singolo soggetto con il suo stile comportamentale, cognitivo, relazionale. È per questo motivo che servono modelli in grado di mettere in atto piani d’intervento altamente individualizzati che siano efficaci e non invasivi, che migliorino le carenze ed amplifichino le risorse dei singoli individui. Gli interventi devono mirare ad ottenere sostanziali miglioramenti nelle capacità sociali, nella comunicazione, nell’esplicazione di comportamenti più congrui in modo da aumentare il numero e la qualità delle interazioni e degli scambi spontanei garantendo così una maggiore qualità della vita (Micheli E., 1999).
In clinica vi sono già esempi di nuovi approcci terapeutici (ted, musicoterapica Tma) che integrano più teorie; l’obiettivo generale è quello di mirare ad una comprensione complessiva del singolo soggetto con Disturbo Pervasivo, soffermando la propria attenzione sulle potenzialità e i deficit e sulla possibilità di inglobare nuovi schemi cognitivi (Tzuriel D., 2004).
Infine i nuovi metodi fanno leva sulla motivazione ad imparare e ad interagire con l’altro e sono sempre più inseriti in contesti di vita quotidiana.
Inoltre sempre più interventi mirano alla generalizzazione dei risultati ottenuti anche in contesti sociali sfruttando la motivazione a stare in relazione (Caputo G., Ippolito.G., Maietta P., 2008). La relazione così viene utilizzata come esperienza correttivo emotiva in grado di far apprendere nuovi pattern relazionali(Safran J., Muran C., 2003).
Riferimenti bibliografici
Baron-Cohen S., Ring H., Bullmore E., Wheelwright S., Ashwin C., Williams S. (2000), The amygdale theory of autism” Neuroscience and behavioural reviews, 24: 355-64.
Caputo G., Ippolito G., Maietta P., (2008), La terapia multisistemica in acqua, FrancoAngeli, Milano.
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Dapretto m., et al. (2006), “ understanding emotions in others: mirror neuron dysfunction in children with autism spectrum disorders”, Nature neuroscience, IX, 28-30.
Delacato C. H. (1974), The Ultimate Stranger. The Autistic Child, Doubleday & Co., New York; trad. it. Alla scoperta del bambino autistico, Armando Editore, Roma.
Freud A., Dann S. (1951), “An experiment in group upbringing”, The psycoanalytic study of child, 6: 127-68.
Frith U. (1996), Autism, explaining the enigma, Blackwell, Oxford; trad. It. L’autismo, spiegazione di un enigma, Laterza, Bari.
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Micheli L. (1991) Handicap e sport: medicina sportiva per atleti disabili, Società Editrice Universo, Roma.
Oberman L. M., Ramachandra V.S. ( 2007) “ The simulating social mind: the role of the mirror neuron system and simulation in the social and communicative deficitsof autism spectrum disorders”, Psichological bullettin CXXXIII, 2: 310-27.
Rutter M., Schopler E. (1978), Autism : a reappraisal of concepts and treatment, Plenum Press, New York.
Safran J., Muran C., (2003), Teoria e pratica dell’alleanza terapeutica, Lateraza, Bari.
Tzuriel D., (2004),La valutazione dinamica delle abilità cognitive, Edizioni Erickson, Trento.
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Novembre 13th, 2008 at 11:54
Salve, sono la mamma di un ragazzo di 12 anni con sindrome di Asperger. Viviamo a Brescia e purtroppo sul territorio non c’è quasi nulla per questi ragazzi. Mi chiedo dopo aver avuto la diagnosi cosa poter fare concretamente per aiutare mio figlio, quale terapia seguire, quella cognitivo comportamentale o ce ne sono altre più efficaci?Volendo approciarsi alla Tma a chi possiamo rivolgerci?Conoscete specialisti in grado di seguirci?
Grazie e distinti saluti
Laura Rovida
Dicembre 1st, 2008 at 21:45
gentile signora
purtroppo non esistono interventi universali e ad hoc per tutti, ogni ragazzo anche se ha una diagnosi di autismo necessita di interventi individualizzati. Piuttosto che esprimere un mio parere su cosa vada bene per il suo ragazzo, le consiglierei di diffidare di tutte quelle terapie che non tengono in nessun conto la familgia e non la includono nel processo riabilitativo. il suo ragazzo avendo una diagnosi di Asperger, suppongo che abbia anche un buon livello cognitivo e interventi ad hoc potrebbero portare fuori le sue potenzialità. la terapia Multisistemica in acqua sta avendo un buon riscontro anche nel mondo scientifico e si presta a valutazioni e confutazioni. è una terapia molto giovane e per adesso viene sperimentata solo in alcune piscine in italia (veda i siti http://www.terapiatma.it, http://www.terapiamultisistemica.it).
per facilitare chi viene da altre parti d’italia abbiamo organizzato un campus estivo dove partecipano sia genitori che figli e in quel luogo (quest’anno Pugno Chiuso) viene effettuata la tma.
per avere maggiori informazioni non esiti a contattarmi
distinti saluti
dott. caputo giovanni