Lo Psicologo a domicilio. Alcune idee innovative per l’anziano e la sua famiglia

David Pietrolini

Abstract:

Numerose sono le famiglie che assistono in casa il proprio anziano affetto da demenza, in attesa di un posto libero in un nucleo specializzato all’interno di una struttura protetta. I problemi della famiglia vengono spesso sottovalutati dalle istituzioni, mentre sono molti gli psicologi che opportunamente formati sarebbero in grado di portare aiuti concreti alla gestione quotidiana del malato. In questo articolo parliamo di spiegazioni comprensibili sul perchè l’anziano si comporti in un certo modo e su come ridurre tali comportamenti, che sono sintomo di un disagio interno della persona, non compreso da chi se ne prende cura e che finisce per essere sedato, quando esisterebbero, invece, modalità molto più semplici e dignitose. Uno psicologo al domicilio può rappresentare un’idea lavorativa per molti giovani colleghi.

 

 

 

LO PSICOLOGO A DOMICILIO.

ALCUNE IDEE INNOVATIVE PER L’ANZIANO E LA SUA FAMIGLIA.

 

        La gestione concreta e pratica di malati anziani affetti da disturbi cognitivi e dementigeni in genere è un fenomeno che ormai sta diventando, come tutti voi sapete, un enorme problema socio-sanitario in tutta Italia. La soglia di vita è in continua crescita e sempre più persone anziane si ritrovano a dover combattere contro malattie inguaribili con le quali si confrontano, ovviamente,anche i familiari di tali persone. Gli spazi nelle strutture protette non sono sufficienti e coloro che si occupano di anziani con Alzheimer, ad esempio, o con demenza fronto-temporale, si cimentano, spesso invano e con grandissima fatica, a dover sostenere una malattia per la quale non esistono farmaci in grado di produrre una guarigione e che crea tutta una serie di sintomatologie comportamentali spesso incomprensibili e impossibili da sostenere per chi cerca di aiutare quotidianamente i loro cari ammalati al proprio domicilio.

        Ed ecco, allora, che entra in gioco lo psicologo, che comprende gli effetti secondari di questi disturbi e può fornire consigli pratici sulla gestione quotidiana di queste situazioni. Sempre più ricerche e sperimentazioni hanno dimostrato che esiste anche un approccio socio-psicologico, oltre che medico, il quale con assoluta garanzia riesce ad aumentare la qualità di vita di questi ammalati e appoggiare famiglie e badanti (sempre più numerose, viste le condizioni sopra descritte).         Appoggiarle, intendo, con consigli espliciti, che vanno dalla nutrizione all’igiene, dal sonno fino alle modifiche, anche molto semplici, dell’ambiente casalingo in cui vivono gli ammalati.

        Lo psicologo può fare molto ed esistono molti modi per aiutare materialmente tutta la rete sociale che gira attorno a malattie di questo tipo.

        L’esperienza di Treviso è un esempio: si forniscono telefonicamente dei consulti o degli indirizzi immediati a familiari stressati e disorientati di fronte a qualcosa che non conoscono e non sanno come arrestare.

        Il medico di base, purtroppo, non può avere le competenze per dare suggerimenti pratici (e ciò l’ho sperimentato personalmente attraverso vari passaggi tra uno e l’altro) e all’interno delle strutture che ospitano anziani manca ancora molto frequentemente la figura dello psicologo. Come saprete, per legge, a breve, tutte le strutture residenziali per l’anziano in Veneto dovranno essere coperte da questo punto di vista.

        Ma nel frattempo? Perché non offrire sul territorio dei consulti individuali o di gruppo?

        I Caffè Alzheimer, sviluppatisi negli ultimi anni e in continua crescita in tutto il nord Italia e nati dal modello olandese di Bére Miesen, hanno avuto grande successo e danno la possibilità ai familiari ed ultimamente anche alle badanti di confrontarsi e ricevere supporto da esperti in un’atmosfera che riduca al minimo la seriosità del dramma che vivono queste persone. Tutte queste esperienze le ho provate sul campo e ho visto quanto possano offrire di positivo.

        Un’ idea interessante potrebbe essere anche quella di fornire un aiuto alle aziende che si occupano di fornire ausili acustici a persone affette da ipocusia al fine di  mantenere lo strumento, ovviamente fondamentale, ma che spesso è di difficile interpretazione per un malato di demenza e che quindi, oltre a dimenticare di utilizzarlo per ovvi motivi di deficit mnestici, rinuncia a tale sostegno, con ulteriori danni sociali.

        Tali aziende non hanno nel loro organigramma psicologi che possano dare interpretazioni valide da un punto di vista cognitivo, oltre che di sostegno, ma solo logopedisti.

 

 

 

 


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2 Responses to “Lo Psicologo a domicilio. Alcune idee innovative per l’anziano e la sua famiglia”

  1. Da circa un anno offro a Roma un servizio di consulenza psicologica a domicilio per le persone anziane e per i loro familiari e ho riscontrato che c’è tanta richiesta di questo tipo di servizio. I figli di genitori anziani, soprattutto, sono spesso in difficoltà e cercano una figura di riferimento cui anche poter delegare la gestione di un disagio che non sanno affrontare.
    Non capisco perchè vista l’alta domanda di questo lavoro ci siano, almeno per quel che ho potuto vedere io, così pochi colleghi che offrono questo servizio.
    E’ una mia impressione?

  2. serenella scaramuzzo Says:

    Gentile d.ssa, oggi per caso ho cliccato sul vosto sito che si occupa di assistenza domiciliare psicologica. Da tempo ho in mente questo tipo di servizio, ma pensavo non fosse approvato dall’albo. Sono una psicologa clinica e di comunità che si sta specializzando in psicoterapia breve strategica del Prof. Petruccelli a Roma. Lavoro nella ASL RMC, anche se non come psicologa.Chiedere di collaborare con voi è troppo? Avete degli incontri dove preparate i vostri collaboratori? Oppure fate convegni per farvi conoscere? La ringrazio e rimango in attesa di una sua risposta.
    D.ssa Serenella Scaramuzzo

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