Terapia Multisistemica in acqua e autismo

G. CAPUTO, G. IPPOLITO, P. MAIETTA.

La Terapia Multisistemica in Acqua (T.M.A.) è una terapia nata e sviluppata in ambiente naturale (piscina pubblica) e creata ad hoc per soggetti in età evolutiva con disturbo autistico. Essa utilizza come modello teorico di riferimento la Teoria dell’attaccamento di J. Bowlby, l’Holding Winnicottiano, la Sintonizzazione di D. Stern.
Dopo diverse sperimentazioni in piscina ci siamo resi conto che la maggior parte dei soggetti con disturbo autistico rispondevano positivamente, stimolati dall’elemento acqua; da ciò abbiamo strutturato una terapia capace di entrare in relazione con loro, lontano dai centri di riabilitazione e dagli studi medici, ma vicino alla vita quotidiana, in un ambiente ludico come la piscina.
Proprio attraverso questo particolare setting abbiamo ottenuto notevoli risultati che ci hanno spinto all’osservazione e alla sperimentazione di nuove forme di comunicazione tra lo psicologo, il soggetto con disturbo autistico e il gruppo dei pari.
La metodologia di questo intervento si articola attraverso 4 fasi (valutativa, emotivo-relazionale, senso-natatoria, dell’integrazione sociale), e utilizza tecniche cognitive, comportamentali, relazionali e senso motorie.
Gli obiettivi terapeutici consistono nel migliorare gli aspetti compromessi e caratterizzanti il disturbo generalizzato dello sviluppo: compromissione grave e qualitativa nello sviluppo della relazione sociale reciproca; menomazione grave della comunicazione; attività ed interessi che possono essere ristretti e stereotipati. (criteri DSM IV).
Le tecniche natatorie e le capacità acquisite durante l’intervento, vengono utilizzate come veicolo per raggiungere obiettivi terapeutici e attuare successivamente anche il fondamentale processo di socializzazione e integrazione con il gruppo dei pari. La paura dell’acqua che il bambino sperimenta, viene utilizzata come attivatore emozionale e relazionale capace di avviare una primordiale richiesta di sostegno e poi di accudimento.
Questa metodologia è fondata sul rapporto umano ed è finalizzata alla rieducazione ed alla modificazione degli schemi cognitivi, comportamentali, comunicativi, emotivi e di interazione sociale reciproca. L’intervento quindi agisce o può agire sull’attenuazione dei sintomi, modificando positivamente i processi comunicativo-relazionali, e inducendo importanti cambiamenti interni (crescita e sviluppo del Sé) sul piano del comportamento e dell’interazione sociale.
Con questo particolare tipo di terapia i soggetti con autismo hanno ottenuto i seguenti risultati:
· Diminuzione dei comportamenti problematici legati all’auto ed etero aggressività, alle stereotipie e ai comportamenti disadattivi
· Aumento dello sguardo diretto
· Aumento dei tempi di attenzione
· Aumento delle capacità imitative
· Aumento dei contatti corporei
· Miglioramento delle capacità motorie e natatorie

Bibliografia

· American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, DSM IV, Masson, Milano 1994.
· Bowlby J., Attachment and Loss, vol.1 Attachment, Hogarth Press, London 1969 (trad. It. Attaccamento e Perdita, Boringhieri, Torino 1976).
· Bowlby J., Attachment and Loss, vol. 2 Separation, Hogarth Press, London 1973 (trad. It. Attaccamento e Perdita, Boringhieri, Torino 1976).
· Stern D.N., The first relationship: infant and mother, Fontana, Open Books, London 1977.
· Winnicott D., Sviluppo affettivo e ambiente, Armando, Roma 1970.

Integrazione in acqua attraverso la mediazione tra bambino autistico e gruppo dei pari
G. CAPUTO, G. IPPOLITO, P. MAIETTA, M. CIMMINO.

Come abbiamo già accennato, la Terapia Multisistemica in Acqua utilizza una metodologia che si struttura attraverso 4 fasi, l’ultima è chiamata “fase dell’integrazione sociale”. Una volta raggiunti i diversi obiettivi sopra descritti e lo psicologo è diventato “una base sicura” per il bambino autistico, l’ambiente viene percepito come meno pericoloso e vengono poste le basi per integrare il soggetto nel gruppo dei pari (il bambino autistico viene inserito nelle normali attività della scuola nuoto). È proprio in questa fase che il terapeuta assolve la funzione di mediatore tra il bambino diversamente abile e il gruppo dei pari. Si “pone nel mezzo”, “si interpone” in questo specifico ambiente (piscina) tra il bambino autistico e i diversi interlocutori, aprendo canali di comunicazione precedentemente bloccati.
Questo particolare tipo di mediazione mira a ristabilire il dialogo tra le parti per poter raggiungere un obiettivo concreto: la realizzazione di un progetto di riorganizzazione delle relazioni che risulti il più possibile soddisfacente per tutti. Agli uni (i diversamente abili) si offre la possibilità di avere modelli relazionali sani a cui fare riferimento, agli altri (i normodotati), invece, un incontro sano con la diversità.
L’esigenza di far assumere allo psicologo o all’operatore formato sulla T.M.A. il ruolo di mediatore, nasce dall’esigenza di far comunicare due mondi prima troppo distanti e inavvicinabili come quello della cosiddetta “normalità” e quello della “diversità”. Diventa un’alternativa per ridurre gli effetti indesiderabili e distruttivi della non comunicazione e dell’isolamento. L’autismo è caratterizzato dalla compromissione grave dell’interazione sociale, della comunicazione e di interessi ristretti e stereotipati. Con questa triade di sintomi viene a crearsi nella vita quotidiana del bambino svantaggiato un circolo vizioso tipo: “tu non vuoi avvicinarti a me - io ti allontano e ti temo”. Questo porta sempre di più il soggetto “diversamente abile” all’isolamento e al soggetto “normodotato” ad allontanarsi e aver paura. Il bambino autistico, con le sue modalità disfunzionali, invia messaggi distorti e incomprensibili, l’altro si spaventa per l’imprevedibilità e come risposta si allontana .
Ci ritroviamo nella paradossale condizione di due persone che, parlando due lingue completamente diverse, invece di adottare nuove strategie ed aprire altri canali comunicativi, non fanno altro che “non parlare affatto” e viversi emozioni sgradevoli. Si viene così a creare quella situazione in cui i diversi canali comunicativi intrecciati con i diversi livelli della comunicazione, non hanno punti d’incontro. Ed è qui che interviene il terapeuta/mediatore che “mette in comune”, attivando la comunicazione. Il mediatore parte proprio da questa incomunicabilità: analizza il contesto e coglie l’incomprensione tra le parti. Diventa un catalizzatore della comunicazione, non forzando il procedimento comunicativo che ha una vita propria, ma, altresì, cercando solo di accelerare e facilitarne i suoi processi. Prendiamo ancora una volta, come esempio, le due persone che parlano due lingue completamente diverse, il mediatore si pone come interprete tra i due ed elabora le diverse informazioni.
Per cogliere questi aspetti è necessario intendere che la comunicazione, verbale e non verbale, al di là del mero scambio di informazioni. Essa è anche e soprattutto, all’interno delle relazioni umane affettive, una modalità di comprensione dell’altro. L’obiettivo del terapeuta, in questa fase della T.M.A., è quello di evidenziare la diversità, intesa come risorsa, perché portatrice di “saperi altri”, e non un problema da abbattere. In questo modo il percorso di cambiamento insito nella mediazione stessa può avere successo.
In questa ottica l’intervento mediativo diviene un’opportunità di sviluppo e crescita mettendo le parti nella condizione di uscire da situazioni di “impasse”, effettuando un graduale passaggio da uno stato di confusione, sofferenza e paura, ad una condizione di nuovo equilibrio.
È necessario che questo tipo di mediazione non sia imposta dall’esterno (genitori, psicologo, operatore ecc.), ma voluta da entrambe o tutte le parti. Difatti, un intervento forzato non riduce il disagio né porta alla negoziazione. Il cambiamento può avvenire soltanto se entrambe le parti sono disposte ad ascoltarsi reciprocamente con attenzione, a porsi in una relazione che consenta di dare luogo ad una situazione “terza” innovativa e funzionale rispetto al punto di partenza; a riconoscersi mutuamente come interlocutori validi sul piano del rispetto e della dignità.
Con tali premesse, la T.M.A. attraverso un percorso mediativo, ha precisi intenti educativi, gettando il “seme del cambiamento”, non lascia mai “le cose” così come stavano. Pur non avendo il potere di “annullare” le difficoltà (sarebbe questa una pretesa assurda e irrealizzabile), offre un set/setting in grado di far incontrare i contrari e di farli convivere, senza ignorarli o addirittura allontanarli. Così consente una trasformazione continua, l’uscita dalla sofferenza non perché la espelle magicamente o la nega virtualmente, ma perché le offre un senso più complessivo e una possibilità di incontro.
Lo psicologo-mediatore che pratica la TMA, in un ambiente naturale, aiuta la persona autistica a tirar fuori (ex-ducere) le sue potenzialità (empowerment) attraverso una nuova consapevolezza di sé. Acquisendo nuove competenze e supportato dal terapeuta che funge da base sicura, il soggetto è più propenso a mettersi “in gioco”, imitare ed interagire con il gruppo dei pari. L’esperienza mediativa diventa, per sua stessa natura, un “apprendimento” che agisce sulla sfera degli atteggiamenti, dei comportamenti e delle emozioni e porta i soggetti interessati al cambiamento.

Bibliografia

· Arielli E., Scotto G., I conflitti, Bruno Mondatori, Milano 1998.
· Besemer G., Gestione dei conflitti e mediazione, EGA, Torino 1999.
· Castelli S., La Mediazione, RaffaelloCortina, Milano 1996.
· Watzlawick P., Beavin J. H., Jackson D. D., La pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma 1971.

Dott. Caputo Giovanni
Psicologo, esperto in psicoterapia cognitivo comportamentale e ideatore della T.M.A.

Dott.ssa Cimmino Maria
Psicologa, esperta in psicoterapia cognitivo comportamentale e mediatore familiare.

Dott. Ippolito Giovanni
Psicologo, esperto in psicoterapia sistemico relazionale, ideatore della T.M.A. e autore della favola “Calimero e l’amico speciale”.

Dott. Maietta Paolo
Psicologo, esperto in psicoterapia cognitivo comportamentale e ideatore della T.M.A.


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