Fedez al Concertone, l’ultimo dei rivoluzionari

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Il Concerto del Primo Maggio 2021 verrà ricordato per tanto tempo. Non per lo spettacolo, bensì per Fedez e ciò che il suo intervento ha comportato. Salito su quel palco per la prima volta (e forse l’ultima, almeno a stretto giro), il cantante ha portato in scena un intervento già oggetto di polemiche preventive. La Rai non approva il testo integrale giudicandolo inopportuno, Fedez si assume la responsabilità e legge comunque il suo discorso.

Quattro minuti in cui Fedez porta avanti la battaglia per l’approvazione del ddl Zan, si appella a Mario Draghi per pronunciarsi sulle urgenze del Paese, fa nomi e cognomi di chi si oppone e di chi in passato ha pronunciato frasi omofobe. Un discorso ineccepibile, che in pochi istanti spazza via anni, decenni di discorsi intrisi di retorica fini a se stessi.

Il discorso di Fedez

‘E’ la prima volta che mi è successo di inviare il testo di un mio intervento perché doveva essere messo al vaglio da parte della politica per approvazione, che purtroppo non c’è stata in prima battuta. O meglio, dai vertici di Rai 3 mi hanno chiesto di omettere dei nomi, dei partiti e di edulcorarne il contenuto. Ho dovuto lottare un pochino, un po’ tanto, però alla fine mi è stato dato il permesso di potermi esprimere liberamente. Grazie’.

Poi prosegue: ‘Mi assumo tutte le responsabilità e le conseguenze di ciò che dico e faccio. Sappiate, però, che il contenuto di questo intervento è stato definito dalla vicedirettrice di Rai 3 come inopportuno. (…) Caro Mario (Draghi, ndr), capisco perfettamente che il calcio è il vero fondamento di questo Paese, però non dimentichiamoci che il numero dei lavoratori del calcio e il numero dei lavoratori dello spettacolo si equivalgono. Quindi non dico qualche soldo, ma almeno qualche parola, un progetto di riforma, in difesa di un settore che è stato decimato da questa emergenza e che è regolato da normative stabilite negli anni 40 e mai modificate a dovere sino ad oggi’.

Infine, la parte incriminata. ‘Due parole sull’uomo del momento, il sonnecchiante Ostellari. Ostellari ha deciso che un disegno di legge di iniziativa parlamentare (…) come il ddl zan, può essere bloccato dalla voglia di protagonismo di un singolo, cioè se stesso, ma d’altronde Ostellari fa parte di uno schieramento politico che negli anni si è distinto per la sua grande lotta all’uguaglianza. Vorrei decantarvi un po’ dei loro aforismi, se posso’.

‘Se avessi un figlio gay, lo brucerei nel forno. I gay? Che inizino a comportarsi come tutte le perone normali. Gay vittime di aberrazioni della natura. I gay sono una sciagura per la riproduzione e conservazione della specie. Il matrimonio gay porta all’estinzione della razza. Fanno le iniezioni ai bambini per farli diventare gay’.

La risposta della Rai

E’ solo l’inizio del caos. La Rai rigetta le accuse di censura e prende le distanze da quanto affermato dal cantante. Fedez, a questo punto, pubblica su Twitter la telefonata intercorsa il giorno prima con la Rai. Una telefonata in cui gli interlocutori lo invitano a omettere nomi e cognomi.

La telefonata di Fedez con la Rai

Io sono un artista, salgo su palco, dico quello che voglio, mi assumo le responsabilità di ciò che dico. Le asserzioni che riporto nel mio testo sono (di, ndr) consiglieri leghisti che dicono: ‘Se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno’. Perché non posso dire che un consigliere leghista in pubblica piazza ha detto che un figlio gay lo brucerebbe nel forno?’.

La telefonata è un botta e riposta tra Fedez e la Rai fino all’intervento del vicedirettore di Rai 3: ‘Io ritengo inopportuno il contesto’.

‘Perfetto’, risponde Fedez. ‘Io potrei benissimo fare quello che voglio, visto che non c’è un contesto di censura. Posso salire e fare delle cose che per voi sono inopportune, ma che per me sono opportune? Questa è la domanda. Posso? E’ una domanda semplice. Sì o no’.

‘Noi siamo in difficoltà’.

‘Non avete neanche il coraggio di rispondere a questa domanda. Mi state dicendo che questo palco rappresenta la riapertura e il futuro. Nel vostro futuro, i diritti civili sono contemplati oppure no? (…) Nonostante nel mio testo non sia presente turpiloquio, non ci siano bestemmie, riporto solo fatti…sono imbarazzato per voi’.

La forza di Fedez

La vicenda è solo all’inizio e ci si aspetta un polverone molto più grande di quanto si potesse prevedere. In pochi minuti, Fedez fa ciò che non è mai stato fatto. Abbatte il muro di ipocrisia e dimostra di essere un artista ‘libero’ da diktat e opportunismo. Fa quello che ci si aspetta da una manifestazione come il Concerto del Primo Maggio: portare alla luce le falle del sistema, farlo concretamente e riuscirci. O almeno provarci.

Ogni anno su quel palco si avvicendano artisti che ripetono, più o meno, la stessa cosa: il lavoro è un diritto, non un privilegio. Nessuno, però, va oltre. Ognuno fa la propria esibizione e poi si congeda. Nessuno ha il coraggio di svelare retroscena o attaccare la TV di Stato. 

Forse Fedez avrebbe potuto tacere e evitare di rendere pubblica una vicenda lavorativa privata? Forse. Può aver deciso di non farlo per legittima difesa? Forse. Ogni volta che il nome di Fedez campeggia sul cartellone di qualche evento, puntualmente qualcuno dà inizio alla polemica. Oggi è stata la Lega, a Sanremo è stato il Codacons, e così via.

Se c’è Fedez ci si allarma. Fedez non deve parlare, Fedez crea problemi, Fedez non è un artista meritevole della stessa libertà di altri colleghi. Perché? Forse perché Fedez, dall’alto dei suoi 31 anni, è in grado di dire ciò che pensa, di essere libero senza pensare alle conseguenze. Porta avanti battaglie politiche e sociali con le sue forze. Accende i riflettori su discrasie e incongruenze della politica e la politica prova ad arginarlo.

La libertà degli artisti

E’ normale tutto ciò? Dall’alba dei tempi, gli artisti sono – o dovrebbero essere – liberi, scevri da costrizioni, persino da regole. Si può essere d’accordo o meno con un artista, ma il libero pensiero non andrebbe mai arginato, ostacolato, edulcorato, ovattato. Non è una questione di opportunità, ma di diritto.

L’articolo 21 della Costituzione disciplina la libertà di manifestazione del pensiero. ‘Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. (…) Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume’. Perché si è scelto di sconsigliare un determinato taglio all’artista? Non sarebbe stato più opportuno – per rimanere in tema – che la Rai evitasse di porre dei paletti? Fedez avrebbe comunque risposto delle sue azioni, ma senza alzare un polverone di tali dimensioni.

Ancora una volta, Federico Lucia dimostra di avere coraggio da vendere. Si espone in prima linea e agli attacchi risponde con argomentazioni. Si prende la scena mediatica e racconta ciò che accade senza curarsi delle conseguenze. O forse sì, ma va avanti comunque. Potrebbe fare spallucce e invece si espone. E’ l’ultimo dei rivoluzionari. Ed è proprio questo, forse, a dar fastidio.

Da questa triste vicenda il cantante ne esce vittorioso, la Rai ammaccata. Sicuramente la vicenda non si arresta qui e avrà degli strascichi nelle prossime settimane, ma era davvero necessario arrivare fino a questo punto?

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