Mixer, una lezione di giornalismo lunga 40 anni

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Mixer compie 40 anni e per l’occasione la Rai ha dedicato una giornata speciale al programma ideato e condotto da Giovanni Minoli dal 1980 al 1998 con uno speciale di TG2 Dossier. Su RaiPlay, invece, sono disponibili le interviste più emblematiche che hanno fatto la storia del programma.

Mixer era diviso in sei segmenti, ma è con Faccia a faccia che Giovanni Minoli diventa Giovanni Minoli. Le sue interviste hanno un riconoscibile marchio di fabbrica. La presentazione dell’ospite è l’identikit dello stesso, un’istantanea variegata che ne anticipa pregi, traguardi, successi, ma anche cadute, critiche e fallimenti.

La nascita di Mixer

Minoli – e di conseguenza Mixer – è l’inventore e il portatore di un nuovo linguaggio. ‘Era nato il telecomando, bisognava entrare nel mondo della concorrenza’, racconta a TG2 Dossier. ‘E così abbiamo pensato a questa formula, a un programma concepito come un palinsesto verticale, in cui a cambiare canale eravamo noi, anticipando lo spettatore, proponendo ogni quindici minuti una cosa diversa’.

I quindici minuti, talvolta trenta, di faccia a faccia sono una lezione di storia, di economia, di costume, di politica, ma soprattutto di giornalismo. La capacità di condurre un’intervista, il più delle volte complessa, attraverso domande dirette e calzanti. Non prive di fronzoli, anzi.

A prevalere, però, sono due elementi: la competenza e il garbo. Minoli è bravo e preparato e ne è consapevole; al tempo stesso, però, non cede al narcisismo e, dunque, affronta il proprio duellante sempre con educazione e rispetto. La scaletta prevede aneddoti, curiosità e anche domande personali, ma mai nulla di pruriginoso o scabroso. Mixer fornisce un ritratto dell’intervistato a tuttotondo e lo umanizza. 

L’importanza di Mixer nella storia della televisione è considerevole. La tv contemporanea dovrebbe tornare a studiarne caratteristiche e contorni.

La prossemica di Giovani Minoli

Interessante, poi, è la prossemica di Minoli. Appoggiato sulla sedia in modo quasi informale, nessuna scrivania, nessun muro che lo separi dall’ospite. Non vi è distanza, dunque, non vi è possibilità di nascondersi.

Il suo modus operandi ricorda un grande insegnamento che non andrebbe mai dimenticato: ‘Con educazione e rispetto si può chiedere qualsiasi cosa a chiunque’. Ecco, Minoli insegna come trasporre il tutto in un programma televisivo.

Gli ospiti sono tutti sullo stesso piano. Non vi è riverenza. Qualsiasi domanda è ammessa. Concordata o meno che sia, nella resa televisiva non rileva.

È un fuoriclasse, Minoli. Non gira attorno alla questione, ma la prende di petto. Le domande sono serrate, le risposte vaghe non ammesse. Il tono, però, non è mai accusatorio. Insiste fino a dove sa di potersi spingere, ma sa anche quando fermarsi. All’educazione ha la furbizia di aggiungere uno sguardo complice e un sorriso ammiccante, nella speranza di compiacere bonariamente il proprio interlocutore. Soprattutto, anche nelle domande più insidiose non abbandona mai il principio della correttezza.

Mixer nella tv di oggi

Riguardare Mixer oggi, a oltre vent’anni dalla chiusura, provoca un senso di nostalgia e emerge ancora più nitido il bisogno di interviste incalzanti, graffianti. Abbiamo estremo bisogno di personaggi – della politica, dello sport, dell’economia, dello spettacolo, e così via – disposti a raccontarsi, a concedersi, a considerare il momento dell’intervista televisiva non mero escamotage di promozione o propaganda, ma strumento per arrivare al pubblico e dimostrare ciò che si è (o che si vuole rappresentare).

I programmi di interviste puri sono pochi e spesso non vi è il tempo di approfondire. Spesso, tolta la parte promozionale, i botta e risposta tra conduttore e ospite si riducono a mero scambio di battute poco incisive, destinate a cadere nel dimenticatoio pochi minuti dopo.

La lezione di giornalismo di Minoli

Giovanni Minoli ha lanciato decine di giornalisti, molti dei quali ancora oggi sulla cresta dell’onda: Milena Gabanelli, Massimo Giletti, Bianca Berlinguer, Sveva Sagramola, per citarne alcuni. Al di là dell’attività di scouting, Mixer è una lezione di giornalismo lunga 40 anni, importante su più fronti.

Per chi esercita la professione giornalistica o spera di poterlo fare, perché ha tanto da imparare e osservare, per poter forse un giorno replicare. Per l’intervistato, perché sa che potrà svelare lati di sé, certo che non cadrà vittima di un tranello.

Per il pubblico, perché in quei minuti emerge non solo il ritratto personale e professionale di chi siede di fronte al padrone di casa, ma anche un ritratto dell’Italia di quel preciso momento. La politica, lo sport, la moda, lo spettacolo, la televisione, la crisi, l’economia. Ogni intervista è trasversale e delinea un prezioso affresco del mondo contemporaneo. In pochi minuti fotografa e racconta un pezzetto di storia.

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