Strappare Lungo I Bordi, Zerocalcare e il ritratto di una generazione: recensione

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Strappare Lungo I Bordi è un vero gioiello da guardare e riguardare di tanto in tanto, o anche spesso, se è il caso. La seria animata scritta e diretta da Zerocalcare disponibile su Netflix dallo scorso 17 novembre è composta da sei episodi da circa venti minuti ciascuno. E’ una serie veloce, ma non per questo scontata. Una serie che ti ipnotizza già dai primi minuti e ti rimane addosso mentre leggi i titoli di coda dell’ultimo episodio.

E, anche se sai che sei arrivato alla fine, speri in un colpo di scena mentre trattieni i mille pensieri a cui Zerocalcare ha dato vita. Al contempo, ti scappa un sorriso insieme a un sentimento di spietato realismo.

Il trailer di Strappare Lungo I Bordi

Una serie per Millennials e non solo

Il protagonista di Strappare Lungo I Bordi è Zerocalcare, ma forse i protagonisti siamo tutti noi. Trentenni, quarantenni, e non solo, alla ricerca del nostro posto nel mondo. Un mondo che a volte ci ha aperto le porte e tante altre ce le ha sbattute in faccia. Un mondo che si evolve, ma sta sempre lì ad aspettarci e sta a noi decidere se entrarci e ballare o rimanere fermi ai lati della pista.

Del resto, come dice l’armadillo (doppiato da Valerio Mastandrea), ‘tutta sta fretta di fare succedere le cose ce l’ha messa il capitalismo. Infatti poi ci ha dato la cocaina per stare al passo’. Una riflessione che può suonare come osservazione oggettiva o excusatio non petita, ma a rilevare è la battuta di Zero.

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Alice e Zerocalcare in Strappare Lungo I Bordi

Una vita a strappare lungo i bordi

‘E allora a noi andavamo lenti, perché pensavamo che la vita funzionasse così, che bastava strappare lungo i bordi, piano piano. Seguire la linea tratteggiata di ciò a cui eravamo destinati e tutto avrebbe preso la forma che doveva avere. Perché c’avevamo 17 anni e tutto il tempo del mondo’.

Un tempo indefinito, che a vent’anni ti sembra davvero tutto il tempo del mondo, ma a trenta, quaranta, lo percepisci in modo diverso e hai la sensazione che ti stia sfuggendo dalle mani. O, forse, ti è già sfuggito. E mentre provi ad afferrarlo, sei convinto che tutti gli altri strappino lungo i bordi senza il minimo dubbio o la minima défaillance. Fino a quando scopri che, invece, le vite degli altri ‘ci sembrano tutte perfettamente ritagliate e impilate e ordinate (…) solo perché noi le vediamo da lontano’.

Siamo tutti fili d’erba

La paura di fondo a questi pensieri è una consapevolezza che Zerocalcare si porta dietro e che viene esplicitato già nel secondo episodio, ovvero la teoria del filo d’erba. Essere un filo d’erba è sinonimo di non fare la differenza. E non sempre è un male, o forse è solo una triste consolazione. ‘C’era qualcosa di incredibilmente rasserenante nell’essere solo un filo d’erba che non faceva la differenza per nessuno e non avevo la responsabilità di tutti i mali del mondo‘, dice Zero.

Recensione di Strappare Lungo I Bordi

Strappare Lungo I Bordi è un’altalena di emozioni. C’è spazio per ridere, sorridere, ma anche riflettere e, per un istante, guardare la propria vita dall’esterno e chiedersi: ‘Sono riuscito a strappare lungo i bordi? Era quello che volevo?’.

E mentre cerchi le risposte, la trama della serie va avanti, fino al pugno sferrato in pieno viso, proprio quando pensi di poter tirare un bel sospiro di sollievo. Un finale inaspettato, nonostante qualche avvisaglia qua e là negli episodi precedenti, che ti sveglia, ti squarcia e ti fa tornare al punto di partenza. Stavolta, però, con una consapevolezza in più: ognuno strappa i bordi come crede e come può. L’importante è non farsi carico dei problemi del mondo e, soprattutto, non rimanere a bordo pista, ma tuffarsi nel ballo della vita, con tutto ciò che questo comporta.

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