Tolo Tolo, il successo di Checco Zalone alias Luca Medici

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Tolo Tolo, quinto film di Checco Zalone, il primo da regista, è uscito nelle sale cinematografiche lo scorso 1 gennaio e continua a dominare il box office. In pochi giorni ha incassato oltre 35 milioni di euro, stabilendo l’ennesimo record e battendo, ancora una volta, se stesso. Un successo che, però, a differenza delle pellicole precedenti, ha fatto discutere ancora prima di arrivare nelle sale e, a una settimana di distanza dal debutto, il dibattito è ancora infiammato. La ragione? La capacità di Luca Medici di rappresentare la realtà con ironia, perspicacia e un filo di cattiveria, che non guasta.

La trama di Tolo Tolo

Tolo Tolo racconta le vicissitudini di un piccolo imprenditore italiano che, caduto in rovina in seguito a investimenti sbagliati, si rifugia in Africa, da cui è, però, costretto a scappare a causa della guerra civile. Inizia, così, il difficile viaggio di ritorno verso la madrepatria, insieme a un gruppo di africani, in cerca di una vita migliore.

Le polemiche sul trailer

Il film è stato anticipato dal trailer, che trailer proprio non è. È il video di Immigrato, brano interpretato da Zalone e inserito nella colonna sonora. Già lì ha sparigliato le carte. La pellicola, infatti, non ha nulla a che vedere con la canzone. O meglio, i fotogrammi non fanno parte del film, ma rimandano alla sinossi, rectius, ai luoghi comuni su cui Luca Medici invita lo spettatore a soffermarsi.

Immigrato ha fatto storcere il naso a destra e sinistra, a haters e fan. Di cosa parlerà Tolo Tolo?, ci si chiedeva. Parlerà dell’immigrato che chiede le monetine fuori dal supermercato o alla pompa di benzina? Zalone critica Salvini o critica la sinistra? È a favore o contro lo sbarco degli immigrati? Bene. Chi ha visto il film, sa che Zalone non prende posizione né a destra né a sinistra; semplicemente intercetta la realtà e la traspone sul grande schermo, come del resto ha sempre fatto dai tempi di Cado dalle nubi.

Nei film precedenti ha raccontato l’omosessualità e la ricerca del successo attraverso la mediocrità, il terrorismo e l’integrazione razziale, la crisi economica e l’ipocrisia della politica, il lavoro pubblico e i risvolti negativi del posto fisso.

La crescita di Checco Zalone – Luca Medici 

Adesso fa un salto in avanti, alza l’asticella (complice la collaborazione di Paolo Virzì, con cui firma la sceneggiatura), si allontana dal personaggio cafone e aggiunge nuovi ingredienti. Tra rimandi alla cinematografia di Alberto Sordi e elementi surreali, racconta la realtà attraverso una comicità a tratti drammatica, che non può essere incasellata nella categoria dei cinepanettoni né in quella dei film demenziali o puramente comici.

In Tolo Tolo c’è l’amore di un uomo verso un bambino che impara ad amare come se fosse figlio suo; l’amore per una donna che, come in tutti i suoi film, non se lo fila di pezza; c’è lo stereotipo dell’italiano che pensa di aggirare la legge e rimane fregato; c’è lo Stato, che strozza i propri figli in una spirale senza uscita; c’è la politica, tendente a promuovere gli inetti e gli incapaci; c’è una critica alla assenza totale di meritocrazia; c’è la disperazione dei migranti, ma anche una critica a chi mette radici in Italia e impiega poco a fare proprie le cattive abitudini del Belpaese, come ad esempio evadere le tasse. C’è la figura della donna, che non ha bisogno di un uomo per farsi valere.

Non c’è, invece, una precisa posizione politica e, soprattutto, non c’è giudizio.

Checco Zalone, rectius Luca Medici, fotografa la realtà e la racconta come solo lui sa fare: con una buona dose di cazzeggio e uno sguardo disincantato che, uniti a qualche parolaccia qua e là, ben dipingono il prototipo di italiano medio. Allo stesso tempo, ben descrivono una situazione complessa, che, però, non ha la pretesa di risolvere.

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