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Non dirlo al mio capo, le donne in bilico tra figli e lavoro

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non dirlo al mio capo vanessa incontrada

Com’è la vita di una donna in carriera, single, alle prese con famiglia e lavoro? Lo spiega bene Non dirlo il mio capo, fiction di successo di Rai1 con Vanessa Incontrada e Lino Guanciale, attualmente in onda in replica. I protagonisti sono l’intrattabile e temibile avvocato Enrico Vinci e la sua sbadata praticante Lisa Marcelli.

Lisa è una donna di trentacinque anni, vedova con due figli, Mia e Giuseppe. Dopo la morte del marito, rispolvera la laurea in Giurisprudenza e si mette alla ricerca di un lavoro, ma, ogni volta che rivela di avere due figli piccoli, viene scartata.

Famiglia-lavoro: un rapporto frenetico

Capisce, così, che il mondo del lavoro non vede di buon occhio le mamme e l’unico modo per essere assunta è mentire. Arriva allo studio Vinci e inizia la nuova vita da praticante. Sin da subito, la sua nuova vita di mamma si scontra con la vita professionale.

Appuntamenti, riunioni, giornate di lavoro infinite, al termine delle quali vi sono i figli a casa ad aspettarla. Ogni giorno la stessa routine: si sveglia all’alba, indossa la tuta da Wonder Woman e prova a tenere insieme tutti i pezzi come un abile giocoliere.

Non dirlo al mio capo ottiene da sempre ottimi ascolti, il pubblico di Rai1 apprezza il prodotto, grazie anche a Lino Guanciale e Vanessa Incontrada. Quest’ultima, in particolare, restituisce appieno il ritratto di Lisa: goffa, smemorata, ma profondamente umana, materna e, con lo scorrere delle puntate, crea una forte affezione del pubblico nei confronti del suo personaggio.

Lisa rappresenta tutte le donne

Del resto, chi non si rispecchia in Lisa Marcelli? Rappresenta la maggior parte delle donne con figli, costrette a barcamenarsi tra gli impegni professionali e le responsabilità genitoriali. In Italia lo squilibrio tra uomo e donna in ambito lavorativo è palese e i tavoli di concertazione per diminuire le disuguaglianze sono sempre più numerosi.

Vi sono, però, le contingenze del quotidiano, una matassa ingarbugliata, a conti fatti difficile da sbrogliare. Ecco che Non dirlo al mio capo funge da intelligente rilettura sociale, ma lo fa con leggerezza. I personaggi rappresentano stereotipi ben definiti, perfettamente aderenti alla realtà.

Oltre all’avocato intrattabile a alla donna-single-mamma-lavoratrice-indefessa, vi sono: la donna sposata col lavoro per la quale lo studio è tutta la sua vita; il praticante goffo che non si sa perché mai abbia intrapreso la difficile strada dell’avvocatura; la donna algida e indipendente a caccia dell’uomo facoltoso; e così via. Un affresco della realtà, trasposto sul piccolo schermo.

Non dirlo al mio capo rispecchia la realtà

Attorno al titolo, Non dirlo al mio capo, ruota tutta la storia. Lisa deve fare di tutto per non rivelare l’esistenza dei figli, pena il licenziamento. Dunque si gestisce come meglio può, ma gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo. E col tempo i sensi di colpa aumentano. I sacrifici non sono mai abbastanza e puntualmente rischia di crollarle il mondo addosso, sia quello professionale sia quello familiare.

Allo studio, deve dimenticare di avere due pargoli bisognosi delle sue attenzioni e evitare in tutti i modi che la vita familiare influisca sul lavoro. A casa, due figli che iniziano a risentire delle sue assenze e il rapporto rischia di sfilacciarsi: Mia è adolescente e le fa muro, Giuseppe va alle elementari e cerca le sue attenzioni.

Poco alla volta, Mia e Giuseppe si ritrovano costretti ad affidarsi alle mani di Perla, interpretata da Chiara Francini, con il conseguente aumento esponenziale di sensi di colpa. Algida e indipendente, è l’amica inaspettata che corre in aiuto di Lisa, esattamente come accade a tante donne comuni. Sono agli antipodi, ma proprio per questo tra le due si instaura subito una forte intesa e capiranno presto di poter contare l’una sull’altra.

I sensi di colpa delle donne in carriera e non

È proprio Perla a smuovere Lisa dai costanti sensi di colpa. La accusa di voler essere ‘la madre perfetta, la casalinga perfetta con la casa perfetta’. Ed è in quel momento che Lisa capisce di dover pensare anche a sé stessa. Facile a dirsi, meno a farsi, quando il peso delle aspettative toglie il respiro e le giornate dovrebbero durare almeno il doppio.

La forza di Non dirlo al mio capo è la forte capacità di immedesimazione che si instaura nel telespettatore, specialmente nel pubblico femminile. Chi più chi meno, chiunque si può rispecchiare in Lisa o in uno degli stereotipi femminili rappresentati. Certo, se lo spaccato italiano rappresentato nella fiction fosse pura fantasia, sarebbe meglio. Il lato positivo è che si tratta pur sempre di una serie televisiva e le avventure di Lisa Marcelli donano spensieratezza al pubblico. Quello negativo, beh, constatare che per molte donne-mamme in carriera single o sposate le difficoltà con cui devono combattere sono quotidiane e spesso sul campo di battaglia si ritrovano da sole.

Photo credits: Ufficio Stampa Rai

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