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‘Dunque, dove eravamo rimasti?’, Enzo Tortora nella TV di oggi

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Nel 1987 Enzo Tortora, rientrando nello studio televisivo di Portobello dopo quattro anni, iniziò con ‘Dunque, dove eravamo rimasti?‘. Una frase entrata nell’immaginario collettivo che porta alla mente il calvario che il noto presentatore ha subìto. Tortora è stato conduttore televisivo e radiofonico, autore, attore, giornalista e politico. Tanti i programmi di successo da lui scritti e condotti. Innovatore fine e lungimirante, col suo Portobello gettò le basi per la televisione del futuro.

Era un fine dicitore, dalla dialettica raffinata, ma immediata; un borghese dalle buone maniere, un uomo perbene. Le sue trasmissioni macinavano grandi ascolti – epocali per la TV di oggi – ed era ben supportato dal vasto pubblico. Era all’apice del successo quando, nel 1983, venne arrestato con l’accusa di traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico.

La macchina del fango

Inizia una brutta pagina della giustizia italiana e Enzo Tortora diventa vittima innocente di un macro errore giudiziario e, nel contempo, vittima di un mostruoso caso mediatico. La macchina del fango entra in azione scuotendo l’opinione pubblica. L’Italia si divide in innocentisti e colpevolisti.

La stampa forcaiola dà il peggio di sé, dando più credibilità alle parole di alcuni pentiti anziché a un collega perbene e corretto. Pochi illustri colleghi rimasero al suo fianco per combattere il grave caso di malagiustizia, tra cui Enzo Biagi, Piero Angela, Pippo Baudo, Intro Montanelli, Giorgio Bocca, Leonardo Sciascia.

Lo stesso Biagi fu promotore di una missiva indirizzata al Presidente della Repubblica Sandro Pertini affinché si facesse luce sul caso Tortora. Scontò una condanna, tra carcere e domiciliari, di circa quattro anni e finalmente nel settembre del 1986 venne assolto con formula piena dalla Corte d’Appello di Napoli. La fine di un incubo, la fine di una spavalda arena mediatica.

Enzo Tortora simbolo di una giustizia ingiusta

Ritorna a Portobello nel 1987, fa ripartire il programma con la frase passata alla storia, ma non godrà a lungo della riconquistata libertà. Morirà a maggio dell’anno successivo stroncato ufficialmente da un tumore, ma in realtà prosciugato e annientato dal dolore e dalla rabbia per le vicissitudini giudiziarie, restando per sempre il simbolo di una giustizia ingiusta.

Tortora innovatore ante litteram

Sul piano televisivo, cosa ha rappresentato Enzo Tortora? È stato un innovatore ante litteram, produttore di idee nuove. Ad esempio, trasformò La Domenica Sportiva introducendo per la prima volta gli ospiti in studio, ricavandone un programma di intrattenimento e non un mero bollettino sportivo com’era stato fino a quel momento.

Il suo fiore all’occhiello è Portobello, trasmissione di grande successo, che ha rivoluzionato la storia della televisione italiana. Scritto insieme alla sorella Anna, è andato in onda su Rai2 per sette edizioni.

Il successo di Portobello

Prende il nome dall’omonimo mercatino di Londra. L’idea dei fratelli Tortora era quella di un mercato in cui i partecipanti potessero cercare oggetti o vendere i propri manufatti, far conoscere le loro invenzioni, più o meno bizzarre, ritrovare persone smarrite negli anni o cercare l’anima gemella.

Portobello racchiudeva in nuce quello che sarebbero diventati i programmi dei decenni successivi. Da Carràmba che sorpresa a Chi l’ha visto?, da Agenzia matrimoniale a I Cervelloni, da C’è porta per te a Stranamore, sono tutti ispirati a Portobello.

Il remake con Antonella Clerici

Nel 2018 la Rai ha riproposto un’edizione rivisitata, affidando la conduzione ad Antonella Clerici, con una ricostruzione, però, molto diversa dall’originale e riportando ascolti deboli. Arduo sostituire Enzo Tortora a Portobello e il suo personalissimo modo di fare.

Si destreggiava tra i partecipanti delle varie rubriche con modi garbati e sempre col sorriso, facendoli sentire assoluti protagonisti di quel momento. Va detto che i partecipanti erano perlopiù persone comuni che andavano in televisione per presentare progetti talvolta grotteschi.

Uno su tutti, il concorrente che presentò l’idea di spianare il Passo del Turchino per liberare la Pianura Padana dalla nebbia. Rispetto ai costumi del tempo, Tortora seguiva una nuova liturgia: ‘Big Ben ha detto stop’, per comunicare la fine delle telefonate. Oppure l’invito ad una persona del pubblico per far parlare il pappagallo, Portobello appunto.

Il garbo di Enzo Tortora

E così si ripeteva puntata dopo puntata, senza stancare lo spettatore, anzi sigillando uno stile personalissimo. Stile che ha fatto di lui uno dei grandi presentatori della televisione, ben accompagnato da Baudo, Bongiorno, Corrado, Vianello. Al di là dei tanti spunti presi dai suoi successi, quanti ne hanno raccolto lo stile, il garbo, la correttezza, non ultima la preparazione? Pochi.

Un Enzo Tortora oggi funzionerebbe? Forse no. I tempi sono cambiati e il garbo, l’educazione, la preparazione sono concetti andati perduti nel tempo. La televisione ha dato spazio alle arene, agli urlatori di professione, ai contenitori vuoti e non ai contenuti. Va di moda il pressappochismo e siamo fan della banalità. Abbiamo bisogno di nuovi Enzo Tortora? Indubbiamente sì.

L’eredità perduta nella TV di oggi

La televisione di oggi è frastagliata e variegata, con tanti conduttori che vanno in video raccontando banalità, ostentando preparazioni che sono spesso specchietto per le allodole. Sanno disquisire dei loro fatti privati, ma non sanno ascoltare i loro ospiti, indugiano a lungo davanti alla telecamera e dovrebbero farlo davanti allo specchio per vedere la pochezza di cui sono fatti. Tanti vorrebbero considerarsi al pari di Tortora, ma non hanno né le caratteristiche né quel quid che determina la grandezza di un presentatore della storia della televisione.

 

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