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And Just Like That, recensione di una serie invecchiata male

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Sarah Jessica Parker è Carrie Bradshaw in And Just Like That, reboot in 10 episodi di Sex And The City, in onda su Sky Serie e disponibile su NOW

Carrie, abbiamo un problema. Avremmo voluto aspettare la fine di And Just Like That, con i suoi 10 episodi, ma dopo aver guardato i primi 7 su Sky Serie e NOW, ci sentiamo sufficientemente autorizzati a esprimere un parere. Una recensione circostanziata da parte di chi ha amato Sex And The City e si ritrova, adesso, a fare i conti con tre tizie che provano a riportare in vita i fasti della serie cult.

[Alert: se non avete ancora guardato neanche una puntata, ma avete intenzione di farlo, non proseguite con la lettura perché il testo contiene spoiler].

Sinossi di And Just Like That

Andiamo con ordine. Carrie, Charlotte e Miranda vivono ancora a New York, ma sono rimaste ‘orfane’ di Samantha, trasferitasi a Londra. Già qui, la sceneggiatura presenta una falla. A contraddistinguere le quattro amiche, dunque la serie, è sempre stato l’amore per New York City. Sia Carrie (Sarah Jessica Parker) sia Samantha (Kim Cattrall) non resistono al richiamo della Grande Mela e, dopo la breve esperienza rispettivamente a Parigi e Los Angeles, decidono di tornare a casa. Samantha non deciderebbe mai, a 60 anni suonati, di mollare tutto per un’offerta di lavoro. Tra l’altro, la Jones è proprietaria di una propria agenzia. Dunque, da donna indipendente, ha chiuso la sua azienda per sottostare agli ordini altrui?

La rumorosa assenza di Samantha

La ragione di questo escamotage narrativo risiede nella volontà dell’attrice Kim Cattrall di non prendere parte al sequel. Il punto, però, è che il trio, mancante di Samantha, risulta azzoppato. Non è tutto, perché dopo aver spiegato il motivo dell’assenza, i continui rimandi, episodio dopo episodio, suonano più come una excusatio non petita accusatio manifesta che un reale bisogno di continuità narrativa.

Big muore, ma ‘it’s not a Big deal’

Poi vi è l’evento tragico che distrugge definitivamente quel capolavoro targato HBO: la morte di Big. John James Preston viene colto da infarto mentre pedala la sua cyclette. Carrie torna a casa, lo trova moribondo per terra e, dopo una sequenza infinita sul suo volto sotto shock, la camera si sposta sulle décolletés blu firmate Manolo Blahnik.

Un omaggio voluto al primo film, ma è tutta la situazione a destare qualche perplessità. Se nella pellicola, la rottura con Big la distrugge, non mangia e non parla per giorni, qui reagisce al dolore più grande, alla perdita dell’amore che ha inseguito per 10 lunghi anni, con forza, freddezza e velocità. Organizza il funerale, fa public relations, è impeccabile, non mostra un millimetro di cedimento. Big è morto, Carrie va subito avanti. Come dire, it’s not a ‘Big’ deal. Qualche riferimento verrà fatto, poi, tra un episodio e l’altro, ma niente di eclatante.

Certo, direte, l’obiettivo di And Just Like That è raccontare la vita che continua, ma la morte di Big meritava solo un’inquadratura e qualche battuta sporadica?

I nuovi personaggi affollano la scena

Poi vi sono i nuovi personaggi inseriti per movimentare la trama, che in questo modo, però, risulta particolarmente affollata. Oltre al ritorno di Anthony Marantino e Stanford Blatch, il cast di And Just Like That vede l’ingresso di: Lisa Todd Wexley (Nicole Ari Parker), Nya Wallace (Karen Pittman) e Che Diaz (Sara Ramirez). Tre prototipi assolutamente contemporanei, che in parte aggiungono qualcosa, ma non abbastanza da giustificarne la presenza in ogni episodio. Inoltre, a tratti si ha la sensazione di trovarsi davanti a una scelta furba più che a un’esigenza – anche in questo caso – narrativa.

Specifichiamo: i personaggi a latere in Sex And The City sono sempre esistiti, ma sono sempre rimasti tali. La ragione è lapalissiana: la forza della serie sono le quattro (ormai tre) ragazze. Se le ragazze non hanno più nulla da dire, o non abbastanza da riempirci 10 episodi, perché insistere e snaturare ciò che è stato?

Poi vi sono le tematiche sociali, funzionali ad alimentare il dibattito, ma soprattutto a risultare all’avanguardia. Di questi tempi, infatti, meglio evitare qualsivoglia critica che essere tacciati di razzismo, censura, leggerezza et similia, rischiando di gettare ombre sul prodotto finale. Dunque cosa si fa? Si butta dentro qualsiasi tema, poco importa se lo si affronta in modo superficiale o lo si appiccica alla trama, provocando un effetto forzato.

L’importante è parlare di tutti (tutti) gli argomenti di strettissima attualità, dalla disforia di genere al razzismo, passando per i social media e i podcast. Tutto nello stesso calderone. L’intento è normalizzare, restituire una fotografia reale della società, ma il risultato è un mix talmente veloce e superficiale da risultare più un patchwork che un affresco armonioso.

Per And Just Like That dialoghi banali e prevedibili

Volendo entrare nel dettaglio, poi, i dialoghi sono poveri, banali, prevedibili. Carrie è ormai una battutista: non vi è scena da cui esca indenne senza l’impellente bisogno di sdrammatizzare. Un po’ too much. Miranda (Cynthia Nixon) vive una crisi esistenziale, si scopre lesbica, dimentica completamente il marito Steve, diventato sordo, e sopporta a malapena il figlio Brady. Charlotte (Kristin Davis), infine, coltiva ancora il sogno di essere protagonista della società che conta e non si accorge del grande cambiamento della figlia Rose.

Più che tre icone, tre sfigate che hanno poco da insegnare alle altre donne. E’ vero che non siamo più all’inizio degli anni Duemila, che il mondo è cambiato, come è cambiata la loro età anagrafica, eccetera eccetera, ma Carrie, Charlotte e Miranda (+ Samantha) si sono sempre contraddistinte non tanto per gli acquisti di scarpe da favola, quanto per l’approccio alla vita. Una attitudine che caratterizzava ciascuna delle protagoniste e che adesso si ritrova a fatica.

Tre donne anonime che non hanno più nulla da dire

Cosa rimane di Sex And The City? Chi sono queste tre sconosciute? Cosa hanno in comune con le protagoniste che abbiamo tanto amato? Poco o nulla. Anche gli outfit, che nella serie originale avevano un senso, qui risultano un mero riferimento a qualcosa che è stato, dato per scontato, non circostanziato.

La domanda sorge spontanea: chi non ha visto Sex And The City, cosa percepisce di And Just Like That? L’errore di fondo è stato vendere And Just Like That come un reboot di SATC, ma è qualcosa di – molto – diverso.

Carrie, Charlotte e Miranda non hanno nulla in comune con quelle tre donne sicure, orgogliose delle loro scelte, al passo con i tempi. Adesso faticano a rapportarsi al mondo, come se fossero state scongelate dopo un decennio di ibernazione per essere catapultate nell’oggi. Dobbiamo davvero credere che tre donne sempre up to date, ricche, appagate, siano state sopraffatte dalla modernità? Per ‘modernità’ intendiamo la capacità di utilizzare un paio di AirPods, ascoltare un podcast e altre attività abbastanza immediate per chi vive nella modernissima New York e ha fatto dell’anticipare le mode il proprio punto di forza.

And Just Like That, un reboot fallimentare

Dopo il secondo film, già destinatario di copiose critiche, Sex And The City aveva esaurito i propri argomenti. Negli anni, i fan della serie hanno richiesto a gran voce il ritorno sul set e sono stati accontentati. Era davvero necessario?

A nostro parere no. Si sa, le minestre riscaldate non sono mai buone, ma pensando bene all’excursus delle nostre eroine, era prevedibile che cadessero in tentazione pur rischiando di sbagliare. Tutte tranne Samantha, da sempre la più furba delle quattro.

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