Andrea Bocelli ‘umiliato e offeso dal lockdown’: l’incoerenza del tenore

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Era il 12 aprile 2020 quando Andrea Bocelli, in diretta da Piazza Duomo di Milano, teneva il concerto Music For Hope, trasmesso in mondovisione tramite il su canale YouTube. Venticinque minuti intensi, forti, attraversati da angoscia e speranza insieme, che hanno unito Milano e il resto del mondo in un momento in cui l’intero pianeta si era fermato a causa della pandemia provocata dal COVID-19. Da solo, in quella piazza simbolo di una ferita che ha affranto l’Italia intera non solo, Bocelli si è fatto portavoce di un messaggio importantissimo. Insieme a Papa Francesco e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha regalato alcune delle immagini più forti che sono entrate nella storia.

Le dichiarazioni di Bocelli

Pochi mesi dopo, invece, lo stesso Andrea Bocelli partecipa in Senato al convegno dei negazionisti del COVID-19 organizzato da Vittorio Sgarbi e rilascia delle dichiarazioni che non passano inosservate. ‘Quando siamo entrati in pieno lockdown, ho cercato di analizzare la realtà e ho visto che le cose non erano così come ci venivano raccontate’, dice. Poi prosegue: ‘Quando ho cominciato a esprimere qualche dubbio sulla gravità di questa cosiddetta pandemia, i primi ad attaccarmi sono stati i figli che mi hanno detto: ‘Babbo tu pensa alla Tosca e alla Butterfly, lascia stare i virus che non sai cosa sono’. Non so cosa sono, però, man mano che il tempo passava, conosco un sacco di gente e grazie a Dio non conoscevo nessuno che fosse finito neanche in terapia intensiva. Nessuno. E allora tutta questa gravità?

Le parole del tenore feriscono come uno schiaffo dato in pieno viso a chi, a causa della ‘cosiddetta pandemia’, ha visto finire in terapia intensiva i propri cari. A chi i propri cari li ha persi. A chi ha contratto il virus e ha pensato di morire. Ancora, a chi è rimasto in casa e ha accettato le imposizioni ‘dall’alto’ perché consapevole che il diritto alla salute pubblica sia superiore al diritto di fare jogging senza limitazione alcuna.

Soprattutto, sono dichiarazioni inopportune che andrebbero ritirate, almeno rettificate, perché, accettando di tenere un concerto per la città di Milano, Andrea Bocelli sapeva perfettamente che avrebbe cantato per una terra in quel momento martoriata. Non si trattava di una ospitata televisiva a scopo promozionale. Era – o avrebbe dovuto essere – il suo regalo a una città, una regione, una nazione, ferite in pieno petto.

Bocelli: ‘Ho disubbidito, non era salutare rimanere in casa’

‘C’è stato un momento in cui – voglio dirlo – mi sono sentito umiliato e offeso, nel momento in cui mi sono sentito privare della libertà di uscire di casa senza aver commesso crimine alcuno. Devo anche confessare – lo faccio qui pubblicamente – di avere anche in certi casi disubbidito volontariamente a questo divieto perché non mi sembrava giusto e non mi sembrava neanche salutare rimanere in casa. Ho una certa età, quindi ho bisogno di sole’.

Una confessione che andava preventivamente censurata e che va adesso condannata. Bocelli sostiene di essersi sentito offeso e umiliato. Esattamente per cosa? Per non aver potuto tenere concerti? Per non aver potuto fare jogging? E i parenti di chi, invece, ha sofferto in casa in attesa di ricevere assistenza ed è poi morto perché gli ospedali erano al collasso cosa dovrebbero dire?

La popolazione è stata ‘rinchiusa’ in casa per evitare che il virus si propagasse ulteriormente e che ancora più gente finisse in terapia intensiva. Quella terapia intensiva di cui oggi Bocelli parla con diffidenza. Nessuno dei suoi amici e conoscenti è finito in terapia intensiva e si chiede: ‘Allora, tutta questa gravità?’. Il ragionamento applicato dal tenore è il medesimo di chiunque pensi che le cose possano accadere solo agli altri: non mi tange, dunque me ne infischio.

La responsabilità dei personaggi pubblici

Una scelta egoistica, ma accettabile da una persona comune. Non da un personaggio pubblico. Non da uno dei simboli dell’Italia, non da chi, il giorno di Pasqua, ha sposato una causa importante. Se non credeva alla gravità della cosa, perché accettare? Per poter trasgredire il divieto di spostarsi tra regioni e fare una passeggiata a Milano? È amato in tutto il mondo, non ha bisogno di visibilità gratuita né di mosse pubblicitarie. Dunque, perché adesso rendere pubblicamente queste dichiarazioni che potrebbero scatenare conseguenze pericolose per la collettività?

Gli artisti sono responsabili di ciò che comunicano, sempre. In Italia siamo abituati agli aberranti teatrini messi in piedi dalla politica. Dagli artisti ci si aspetta, paradossalmente, più serietà. Più attenzione. Più coerenza.

Mettere in dubbio l’esistenza o la ferocia di un virus che ha ucciso 35.000 persone – solo in Italia – è scorretto. Insinuare che la popolazione italiana sia stata messa sottochiave da persone che non sanno guardare ‘al di là dei propri interessi’ è grave. La banalizzazione è grave. Ancora più grave se si dà la possibilità di farlo a un cantante, che evidentemente non ha gli strumenti per giudicare e la cui valutazione scientifica quanto quella dell’uomo della strada. Dunque un intervento inopportuno che rischia di dare l’ennesimo scossone allo Stivale in un momento già delicato.

L’unica osservazione giusta fatta dal tenore riguarda la discrasia tra scuola e discoteche: ‘Non posso pensare che con celerità incredibile si sia pensato a chiudere la scuola e con la stessa celerità si sia pensato a riaprire le discoteche dove i ragazzi vanno non a formare, ma a disperdere i propri cervelli’. Un’affermazione estrema, ma accettabile.

Infine, l’appello a ‘creare un fronte trasversale fatto da persone di buonsenso che sanno guardare anche al di là dei propri interessi’ apre a un interrogativo preoccupante: tra qualche tempo Andrea Bocelli parteciperà a un convegno dei terrapiattisti?

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