J-Ax e il Covid: ‘Impossibile spiegare se non l’hai vissuto’

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‘E’ impossibile da spiegare, raga. Se non l’hai vissuto sulla tua pelle, è impossibile’. J-Ax racconta di aver contratto il Covid e spiega, passo dopo passo, la sofferenza, l’incertezza e la paura di quei momenti. Lo fa adesso, dopo essere guarito, insieme alla moglie e il figlio, dopo aver vissuto settimane difficili.

E’ il peggior mal di testa della mia vita. Io ho dovuto prendere quattro diversi farmaci per cercare di calmarlo e non funzionavano ed ero comunque steso a letto impossibilitato a muovermi. Lo stomaco ti si piega in due, sono tutte le ossa che non finiscono di farti male (…) questo e altro che evito di raccontarvi e tutto nello stesso momento’.

Le parole di J-Ax sono parole di dolore e forse anche paura. Quella paura che in milioni hanno vissuto e continuano a vivere giorno dopo giorno. Ne parla, però, nel momento in cui il peggio è passato e vuole lasciarsi tutto alle spalle, non prima di aver reso pubblica la sua esperienza.

J-Ax: ‘E’ la paura di lasciare mio figlio orfano’

‘E’ stato uno dei periodi più brutti della mia vita, il più brutto. Ho avuto momenti in cui sono stato male, ma mai, mai come il Covid. E soprattutto l’ansia di non sapere cosa accadrà. Se sarà solo questo o se peggiorerà. E’ la paura, come è successo a me e a mia moglie, di poter lasciare nostro figlio orfano. E’ successo a persone molto più giovani di noi’.

Il racconto di J-Ax dovrebbe far riflettere, specialmente a chi, ancora oggi, dopo oltre un anno dall’inizio della pandemia, stigmatizza il virus come una semplice influenza. A chi se ne infischia e mette a repentaglio la propria vita e quella altrui.

Non ne ho voluto parlare prima per rispetto, ci sono mezzo milione di positivi e migliaia di italiani sono ricoverati. Io sono un privilegiato e la mia voce poteva soffocare quella di italiani realmente in difficoltà, ma ho appena fatto un tampone molecolare che ha confermato che io, mia moglie e mio figlio siamo negativi, quindi ho pensato che adesso fosse il momento di raccontarvi la mia storia’.

Il cantante spiega, dunque, la decisione di raccontare solo ora ciò che è stato. Poi il ricordo del dolore lascia spazio alla rabbia. ‘Uno dei miei pensieri fissi, durante tutti questi giorni chiuso in casa è stato: come può una famiglia con tre figli, che vive in un bilocale, a uscirne. (…) Questo è un aspetto di cui nessuno parla: l’effetto psicologico che questo virus ha su di noi, soprattutto sui nostri figli, sui più piccoli. E allora sale la rabbia. (…) Nessuno poteva immaginare e prepararsi a qualcosa di simile, ma è passato un anno. (…) Negli Stati Uniti vaccinano 3 milioni e mezzo di persone al giorno. Quindi i vaccini esistono’.

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