Che Tempo Che Fa torna su Rai3, e il girovagare m’è dolce in questo mare

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Tra le novità dei palinsesti per il prossimo autunno, spicca il ritorno di Che Tempo Che Fa – e di Fabio Fazio – su Rai3. Un ritorno a casa, ma anche uno sgambetto, forse una punizione, per certi versi. In una intervista rilasciata a Repubblica, il conduttore di Che Tempo Che Fa commenta la decisione dell’azienda riassumendo ciò che sono stati questi ultimi anni su Rai 1, prima, e su Rai 2, poi.

‘A Rai1 sono stati due anni difficili, ma entusiasmanti. Quasi quattro milioni di media con un programma di parola, che costa la metà di qualsiasi varietà. E non lo dico io, ma la Corte dei Conti, che ci ha esaminato ai raggi X. Poi ci hanno spostato su Rai2 e Che Tempo Che Fa è stato il più visto della rete. Credo immodestamente che sia vitale e stimato dal pubblico. L’altro giorno su Prima Online è uscita la classifica dei programmi più seguiti sui social ed è primo anche quando non siamo in onda’.

La virata pop di Che Tempo Che Fa

Una riflessione lucida, ma un pizzico amara, che Fabio Fazio fa a bocce ferme, a giochi fatti.  Il suo approdo a Rai1 nel 2017 aveva innescato accese polemiche, sfociato in un duro testa a testa con la maggioranza di Governo allora al comando della Rai, in particolare con Matteo Salvini. L’anno scorso il programma si è spostato su Rai2, pur mantenendo la formula proposta sulla rete ammiraglia, ovvero l’appuntamento nella prima serata della domenica con Che Tempo Che Fa – Il Tavolo e quello in seconda serata del lunedì con Che Fuori Tempo Che Fa.

In queste tre stagioni il programma ha introdotto un taglio ancora più pop, pur non tradendo la propria natura. Gli ospiti fissi, poi, (Orietta Berti, Nino Frassica, Gigi Marzullo e Fabio Volo) hanno aggiunto la giusta dose di brio, premiato dal pubblico in termini di ascolti.

È proprio agli ascolti che Fazio fa riferimento. Una media di quattro milioni di telespettatori è un ottimo risultato in un momento storico in cui la televisione arranca, ma non sono mancate le polemiche. Inoltre, il conduttore è stato nel mirino non solo per l’Auditel, ma anche per i costi, il proprio compenso e la casa di produzione che confeziona il programma, OFFicina, di cui è socio fondatore. Insomma, una matassa difficile da sbrogliare, che ha prestato il fianco a svariate critiche.

Che Tempo Che Fa, pilastro di Rai 3

Il ritorno su Rai3 potrebbe leggersi come un ritorno a casa. Ci lavora dal lontano 2003 ed è lì che è avvenuta la sua consacrazione. Sebbene l’ennesimo trasloco possa risultare una punizione, un giro in panchina prima del ritorno sulla prima rete, Rai3 è la collocazione ideale per un programma come Che Tempo Che Fa.

Da programma di nicchia, dalla parvenza radical chic con tendenze a sinistra, si è trasformato in format dalla larga narrazione, che ha dato il benvenuto a personaggi trasversali. Negli anni, è diventato la terza Camera dello Stato, scippando lo scettro a Porta a Porta. Un traguardo di non poca importanza, considerando che, fino a poco tempo fa, le questioni politiche si dibattevano nel salotto di Bruno Vespa.

Non ultimo, Che Tempo Che Fa è in grado di garantire ascolti importanti, fattore da non sottovalutare, specialmente alle porte di una stagione che vede al centro importanti spostamenti tra le reti.

Gli scontri tra Fazio e la Rai

Nelle parole di Fazio, però, il ritorno obbligato a casa risuona come una punizione, un declassamento. Un’accettazione amara delle decisioni della dirigenza. La sensazione è che la constatazione non riguardi la poca volontà di stare su Rai3, quanto invece la ragione che ha spinto l’azienda a optare per un nuovo spostamento.

Il problema è sempre lo stesso e tale resterà fino a quando non si deciderà di discernere la gestione politico-economica della Rai da quella editoriale. Abbiamo già avanzato perplessità sul connubio politica-TV che affligge la televisione di Stato e, a conti fatti, si tratta di un dualismo purtroppo inespugnabile.

A Fabio Fazio si può rimproverare – nomen omen – la faziosità, il mostrare certe simpatie politiche, ma risulta davvero difficile affermare che non sia all’altezza del proprio ruolo. È uno dei migliori conduttori da vent’anni a questa parte, il suo programma è sobrio e garbato come il padrone di casa. Soprattutto, negli anni ha saputo costruire una propria credibilità e fidelizzare il pubblico, impresa ardua che riesce a pochissimi, oggi in particolare.

Stop alle polemiche e alla diaspora

È triste e avvilente assistere ogni anno, in periodo di palinsesti, al solito botta e risposta tra azienda e conduttore. Talvolta si ha persino l’impressione che la Rai non abbia piacere ad averlo nella rosa dei propri talenti. Allo stesso tempo, il conduttore appare con il dente avvelenato. Gli screzi fanno parte del mondo del lavoro, ça va sans dire, ma Fabio Fazio non può diventare puntualmente un casus belli. Né ha senso farlo peregrinare da un canale all’altro. A beneficio di chi?

La pagliuzza e la trave: il limite della Rai

Ci permettiamo di dare un consiglio alla Rai, rectius a coloro i quali investono tante energie nella crociata contro il conduttore. Piuttosto che focalizzarsi su un professionista che sa fare il suo lavoro, perché non ostracizzare una volta per tutte la pletora di conduttori incompetenti, non all’altezza del proprio ruolo, che puntualmente – specialmente in estate – entrano nelle case degli italiani?

 

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