Aurora Ramazzotti, la bellezza della normalità

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In un momento storico in cui si fa a gara a scegliere il filtro migliore per mostrarsi sui social, Aurora Ramazzotti pubblica su Instagram un suo scatto al naturale. Un bellissimo primo piano di una ragazza di ventitré anni che evidentemente fa a pugni con una pelle non uniforme, non perfetta, come invece i canoni di bellezza richiedono, non ha paura ad ammetterlo.

Dietro lo scatto di Aurora vi è l’insicurezza con cui la stragrande maggioranza delle persone combatte giorno dopo giorno. Ed è lei stessa a raccontarlo. ‘Per pubblicare una foto così, come l’hai scattata, ormai ci vuole coraggio. Soprattutto per chi da sempre fa a botte con la sua insicurezza, il suo peso, i suoi brufoli’.

La sterile ricerca della perfezione

‘Abbiamo dato vita ad una piattaforma dove essere umani spicca perché è quasi strano. Siamo tutti belli, famosi, felici, realizzati’. Un’amara riflessione che ben sintetizza ciò che Instagram e i social in generale sono diventati. Realtà virtuali in cui è necessario mostrarsi meglio di ciò che si è, più belli, più felici. Patinati, piallati, spianati, illuminati. Perfetti.

Le imperfezioni non sono ammesse, il filtro è d’obbligo. Meglio mostrarsi con le ciglia finte, gli zigomi gonfi, le labbra turgide e una verniciata di lentiggini. Piccoli accorgimenti che, però, costruiscono un’immagine diversa da quella reale. Più aderente ai dettami contemporanei, poco importa se distanti dalla realtà.

La bellezza non è perfezione, ma unicità. Vengono in mente le parole di Vanessa Incontrada nel suo monologo ‘La perfezione non esiste’, recitato in 20 Anni che siamo italiani. Un toccante sfogo in cui l’attrice ha posto l’accento proprio sulla bellezza individuale, evitando di cedere alla volontà di chi ci vorrebbe più alte, più magre, più belle. In una parola: diverse.

‘La perfezione non è bella. Siamo belli noi’

‘Cerco sempre di mantenere quella componente di verità perché altrimenti non sarei fedele a me stessa’, prosegue Aurora Ramazzotti, ‘e poi non mi piace fingere di essere qualcuno che non sono’.

Infine, un monito per i suoi due milioni di followers: ‘Troverò sempre assurdo che qualcuno possa ispirarsi proprio a me, che sono un disastro sia dentro che fuori. Ma allora, visto che ne ho la possibilità, sfrutterò questa stessa piattaforma che sa di perfezione per ricordarci che la perfezione non solo non esiste, ma non è neanche bella. Siamo belli noi, con le nostre cicatrici, e anche se sembra tutto un po’ cliché, a questo punto non c’è cosa in cui credo di più’.

Un messaggio chiaro, forte, che evidenzia un malessere di fondo che accomuna donne – e anche uomini – di tutte le età. La richiesta e la conseguente ricerca della perfezione è una delle piaghe più atroci della nostra epoca. Una società che annulla il valore personale e svuota la bellezza dell’individualità per sposare l’omologazione è una società destinata a ripiegarsi su sé stessa.

Ciò non significa che la bellezza vada demonizzata, tutt’altro. Il processo culturale deve tendere a far capire che la bellezza non risiede in una copertina modificata con Photoshop, ma in una ruga, un’espressione, un naso non sottile, una pelle non perfetta.

La bellezza della diversità

Se è vero che la prima impressione è ciò che conta, che l’immagine è il primo biglietto da visita, è altrettanto vero che a definire l’immagine non è soltanto un abito sartoriale e un trucco da red carpet. L’immagine che offriamo di noi è l’insieme di molteplici elementi, il più importante dei quali è la personalità, ciò che ci distingue da chiunque altro.

Se i social hanno avuto il merito di accorciare le distanze e creare un nuovo modo di comunicare, i fruitori dovrebbero avere la furbizia di farne buon uso. Con il suo messaggio, Aurora Ramazzotti dimostra di essere coraggiosa e molto più in pace con sé stessa di quanto pensi. Tantissime sue colleghe non avrebbero mai il coraggio di mostrarsi per ciò che sono né di ammettere pubblicamente le proprie insicurezze. Anzi, si trincerebbero dietro l’ennesimo filtro pur di non mostrare le occhiaie o un pezzetto di buccia d’arancia.

 

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