Chiami il mio agente!, su Netflix pregi e difetti dello star system

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Red carpet, copertine, interviste, viaggi, lustrini e paillettes. Lo star system sbarca su Netflix con la serie tv Chiami il mio agente!, che ne racconta luci e ombre, vizi e virtù. Giunta alla quarta stagione, al centro della storia l’agenzia ASK e la vita di chi ci lavora.

La narrazione prende il via dall’arrivo in agenzia di Camille, misteriosa ragazza giunta dalla Costa Azzurra alla ricerca del padre. Mathias, Andréa, Gabriel e Arlette sono agenti delle celebrities e, in quanto tali, il loro compito è procacciare ruoli, visionare contratti, mediare ogni tipo di richiesta, battere la concorrenza. Nella dura lotta per la sopravvivenza, devono fare i conti con la propria vita privata, non sempre in equilibrio, pronta a sgretolarsi al primo imprevisto.

Il titolo originale è Dix pour cent, un riferimento alla percentuale che l’agenzia trattiene su ogni artista e che nelle prime stagioni viene ripetuto come un mantra. In Italia è stato tradotto con Chiami il mio agente! e stavolta la trasposizione risulta più che fedele e rende bene l’idea di cosa ci si debba aspettare.

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Il dietro le quinte di un mondo poco conosciuto

Il pregio della serie è mostrare non solo la parte patinata, ma anche e soprattutto il dietro le quinte, andando oltre il cliché dell’attore depresso, drogato, egocentrico, per raccontare tutto il sistema. Dalla scoperta di un talento ai primi casting, dai primi lavori alla gestione di una carriera: un lavoro difficile, fino ad oggi raccontato pochissimo e lasciato sempre a latere.

Chiami il mio agente!, invece, fa luce su un comparto importante, fondamentale dell’industria dello spettacolo e racconta difficoltà e meccanismi di una macchina produttiva complessa. Ecco che, accanto alle insicurezze degli artisti, sempre bisognosi di una parola di conforto o di un buon progetto su cui concentrarsi, entra in gioco la vita personale degli agenti.

Vite vissute al lavoro e per il lavoro. Giornate infinite in cui non si è mai certi di poter dire la parola fine poiché l’emergenza è dietro l’angolo. E poco importa se a casa vi sono una moglie e un figlio bisognosi di attenzioni: il lavoro prima di tutto. Allo stesso tempo, però, è la stessa vita personale dei protagonisti a impattare sull’agenzia, trasformando il luogo di lavoro in famiglia: un porto sicuro in cui ci si confronta e ci si scontra, certi di poter contare sull’appoggio reciproco.

L’assenza di giudizio

Certo, le quattro stagioni non sono tutte rose e fiori. C’è spazio per i compromessi, i ricatti, i tradimenti, la voglia di mollare e quella di continuare a mettersi in gioco. Un affresco verosimile e piacevole di un mondo molto più complesso del mero rapporto tra agente e artista.

L’aspetto positivo di Dix pour cent è l’assenza di giudizio. I protagonisti non sono etichettati per le loro scelte, quasi sempre lontane da un buon equilibrio tra lavoro e vita privata, ma se ne mostra semplicemente la quotidianità. Una vita che hanno scelto e che, nonostante la fatica, le rinunce e lo stress, sceglierebbero ancora una volta.

Chiami il mio agente! 5 stagione e le guest star

Con la fine della quarta stagione, Chiami il mio agente! potrebbe aver terminato il suo percorso narrativo, anche se, nonostante gli ultimi colpi di scena, ci sono ancora margini per continuare a raccontare la vita dell’agenzia. Al momento, però, non è ancora dato sapere se ve ne sarà una quinta.

Da segnalare, la presenza d importanti guest star per tutta la durata della serie. Da Monica Bellucci a Jean Reno, da Sigourney Weaver a Charlotte Gainsbourg, passando per Isabelle Adjani, Cécile de France, Isabelle Huppert e Claude Lelouch. Nel cast, anche Philippine Leroy-Beaulieu, già vista in Emily in Paris, nei panni della temutissima Sylvie.

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