Domenica Live chiude? Il momento no di Barbara D’Urso

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Non è un buon momento per Barbara D’Urso. Dopo la chiusura del suo Live – Non è la D’Urso, presto dovrà dire addio anche a Domenica Live. La notizia arriva da Dagospia, che rintraccia la causa negli ascolti troppo bassi per continuare ad assicurarsi la messa in onda.

L’annuncio, sebbene ufficioso, della chiusura di Domenica Live non arriva come un fulmine a ciel sereno. Gli ascolti sono bassi, il confronto con la Domenica In di Mara Venier non regge e pensare di batterla o anche eguagliarla è quasi impossibile.

Vi è qualcosa, però, che va oltre i numeri, oltre le chiusure sussurrate e i successi veri o millantati. Ovvero qualcosa sta cambiando, forse è già cambiato. Quando ha dato vita a Mattino Cinque, poi Pomeriggio Cinque e Domenica Live (ai tempi Domenica Cinque), Barbara D’Urso ha inventato un nuovo modo di fare televisione.

Il successo con Matteo Cinque e Pomeriggio Cinque

Nel 2008 Mediaset l’ha chiamata a rapporto per contrastare il mattino di Rai 1 e ci è riuscita. Poi ha sperimentato con il pomeriggio e, anche in quel caso, ha ottenuto consensi, fino a occupare anche la fascia della domenica pomeriggio.

Un nuovo modo di fare televisione, dicevamo. Sì, perché tra faccette, colpetti sul petto, frasi cult (‘col cuore’ è ormai un suo segno distintivo) e un’ilarità quasi costante, Barbara D’Urso ha intercettato un’ampia fascia di pubblico che negli anni si è affezionato e l’ha seguita sempre e comunque. Almeno fino a un certo punto.

Nelle ultime stagioni, gli ascolti dei suoi programmi hanno conosciuto un calo costante. Certamente la frammentazione tra TV generalista e piattaforme ha inciso, ma ormai sono trascorsi dieci anni e l’Auditel si è ricalibrato sull’attuale platea televisiva. Dunque le ragioni sono diverse e forse molteplici.

Rischio inflazione

Innanzitutto, il rischio inflazione. Con la sua presenza costante – dal lunedì al venerdì con Pomeriggio Cinque, la domenica con Domenica Live e Live – Non è la D’Urso, poi la fiction Dottoressa Giò – non si è risparmiata. La sua immagine ha ‘invaso’ il palinsesto di Canale 5, rendendosi una presenza fissa. Che alla lunga il pubblico si sia stufato?

Vi è poi il metodo D’Urso. I suoi programmi sono stati definiti trash. Negli anni ha ospitato centinaia di personaggi che nel trash ci sguazzavano. Tra liti in diretta e beghe familiari spremute fino all’ultima goccia, sono mancati i contenuti che permettessero di fidelizzare il grande pubblico.

La scelta, poi, di introdurre le storie a puntate, come un moderno feuilleton, non ha forse aiutato. Se con la vicenda Pamela Prati – Mark Caltagirone ha portato avanti un’intera stagione di Live – Non è la D’Urso con invasioni di campo a Pomeriggio Cinque e Domenica Live, nelle ultime due si fa fatica a rintracciare argomenti altrettanto forti o che catturino l’interesse dei telespettatori.

Tra trash e ospiti discutibili

Ancora, troppa carne al fuoco trattata sempre con lo stesso schema: argomento del giorno, opinionisti talvolta sopra le righe e spesso poco titolati a commentare, cagnara, arrivederci, passiamo al prossimo blocco. Non che altrove accada qualcosa di diverso, ma forse la D’Urso ha premuto troppo sull’acceleratore.

In questi anni, poi, ha anche dato visibilità a personaggi fortemente discussi e discutibili e forse, alla lunga, il pubblico si è stancato anche di quello. A tutto ciò si aggiungono una serie di fattori che probabilmente non hanno aiutato. Oltre alle faccette e ai ‘col cuore’ di cui sopra, Barbara D’Urso ringrazia sempre il pubblico per gli ascolti ‘altissimi’. Una formula che anni fa si è rivelata vincente, ma che adesso appare stantia, a maggior ragione quando i numeri dimostrano il contrario.

Forse, se dovessimo pensare a una definizione ai programmi targati D’Urso e alla sua conduzione, diremmo: ‘Too much’, un po’ troppo. Troppe faccette, troppi ‘col cuore’, troppi sguardi strabuzzanti, troppe risate, troppi balletti, eccetera eccetera.

Indiscussa professionalità

Barbara D’Urso è una grandissima professionista, in grado di svolgere il proprio compito a menadito e di trovare soluzioni anche e soprattutto in tempi difficili. Lo scoglio, però, arriva quando si confonde con il personaggio. Una tattica che andava bene dieci anni fa, ma che adesso il pubblico conosce, riconosce e rimane indifferente.

Vi è da dire che, in questi dieci anni, la televisione è cambiata, così come chi la guarda. Il trash non va più di moda, certi personaggi non godono più dell’appannaggio delle grandi reti e gli argomenti – anche quelli di gossip estremo – sono sviscerati in modo diverso. Più attento, più cauto, meno urlato.

Ecco perché la chiusura di Domenica Live, dopo quella di Live – Non la D’Urso, non appare come un fulmine a ciel sereno. Se la notizia fosse confermata, però, si tratterebbe della fine di un’era.

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