Le Iene, caso Genovese e la vendita delle immagini

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Le Iene racconta un nuovo capitolo del caso Genovese: la vendita delle immagini del presunto stupro ai danni della prima ragazza che ha denunciato Alberto Genovese, attualmente in carcere. Una violenza avvenuta lo scorso ottobre nella ormai tristemente nota Terrazza Sentimento.

Nel servizio mandato in onda il 23 febbraio, Stefano Corti incontra le due persone che hanno scritto alla redazione del programma per proporre le registrazioni. 23 ore di girato in cui è possibile assistere a ciò che è accaduto, ovviamente dietro corrispettivo economico. I due dichiarano di aver contattato anche Non è L’Arena e Quarto Grado e di aver ricevuto una proposta di 30.000 euro, senza specificare da parte di chi.

Il servizio de Le Iene

La trattativa con Le Iene non va in porto, ça va sans dire, il programma si finge interessato, ma solo per capire di cosa si tratti e perché sia importante acquistare le immagini. ‘La gestione della storia, com’è in questo momento, oggettivamente non corrisponde alla realtà. La procura ha lavorato alle immagini per un giorno e mezzo, noi per due mesi. Le immagini che girano in TV sono poca roba’.

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Il limite al diritto di cronaca

Il servizio si presta a un paio di considerazioni. Esiste un limite al diritto di cronaca? A nostro parere sì. Il diritto incontra il suo limite quando non aggiunge nulla al fatto in sé e al racconto dello stesso. Le informazioni diramate all’opinione pubblica devono contribuire alla conoscenza di quanto accaduto, non trasformarsi in un gioco di voyeurismo perverso.

La collettività non deve ergersi a giudice. I tribunali sono i luoghi deputati a emettere sentenza. Gli avvocati dell’accusa e della difesa declinano ogni responsabilità e suggeriscono a Le Iene di rivolgersi alla procura.

Seconda considerazione. Decidere di vendere materiale che dovrebbe essere oggetto di indagine è aberrante. Far soldi sulle spalle di un fatto del genere lascia senza parole. I due specificano: ‘Non facciamo niente per niente. La nostra idea è ovviamente tirar fuori qualcosa da questa storia da metterci in tasca‘. Perché? Se la volontà è solo quella di offrire una lettura reale della vicenda, come asserito, perché offrire il materiale a svariati programmi televisivi in cambio di ricompensa?

Spetterà ai giudici stabilire cosa è accaduto in quella stanza, non alla platea televisiva. Nel frattempo si spera che nessuno acquisti quelle immagini sia per tutela nei confronti della presunta vittima sia nei confronti della collettività. Si parla di uno stupro, non di un balletto su TikTok o di un post su Instagram. Non tutto può essere spettacolarizzato, non tutto può passare dalla televisione.

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