Otto e mezzo di Lilli Gruber, l’approfondimento politico si fa elegante

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La regina dell’approfondimento politico su La7 ha un nome dolcissimo da bimba coi codini e un cognome durissimo da granatiere dell’esercito austro-ungarico. Lilli Gruber, all’anagrafe Dietlinde, per autorevolezza e impatto culturale è paragonabile solo a Bruno Vespa e a pochi altri mostri sacri dell’attuale panorama giornalistico radiotelevisivo.

Fra i due, però c’è una differenza di fondo. Mentre il Vespone nazionale è equivicino a tutte le forze politiche, nel suo lavoro Lilli Gruber ha fatto una precisa scelta di campo: blandire il centro sinistra e demolire i suoi avversari. Sì, Gruber è faziosa e non ne fa mistero. Né potrebbe farne, dal momento che nel 2004 scelse di giocare a carte scoperte candidandosi alle elezioni europee nella lista di ispirazione prodiana Uniti nell’Ulivo. Una volta che si scende in campo non ha più senso fingersi neutrali.

Una fuoriclasse di nome Lilli

Il curriculum di Lilli Gruber è da urlo. Storico volto di punta dell’informazione Rai, inviata di guerra, ha scritto una dozzina di libri ed oltre trent’anni fa è entrata nell’immaginario collettivo per l’invenzione di uno stile di conduzione aggressivo e ruotato a tre quarti.

Dietro a quello che pareva un vezzo puramente formale, si nascondeva in realtà la consapevolezza di essere una professionista senza eguali per intelligenza, grinta e preparazione. Su quella torsione del (mezzo)busto si sono riempiti interi manuali di comunicazione. A suo tempo lei stessa ironizzò sulla sua ‘posa plastica’ prestandosi come testimonial per la nascente campagna di raccolta differenziata.

All’inizio degli Anni ’90, in un periodo in cui le giornaliste del servizio pubblico cercavano di apparire serie e affidabili inscatolandosi in tailleur defemminilizzanti, Lilli Gruber esibiva il corpo osando il seno scoperto in spiaggia. Come a dire: ‘Vestita o svestita io sono sempre Lilli Gruber’. Per onor di cronaca ricorderemo che in spiaggia si svestiva con nonchalance anche Rosanna Cancellieri. L’effetto, però, risultava meno sacrilego, dato il carattere più frizzante rispetto a quello dell’algida Gruber.

L’arrivo di Lilli Gruber a Otto e mezzo

Dal 2008 Lilli Gruber conduce Otto e mezzo su La7, di cui è co-autrice con Paolo Pagliaro, che confeziona anche un editoriale chiamato ‘Il Punto’. Ogni specialista utilizza gli strumenti del suo mestiere. L’ebanista ha scalpello, tornio, colla, sega, martello e chiodi. Lilli Gruber ha Cacciari, Scanzi, Travaglio, Giannini, Aprile, De Angelis, Severgnini, Carofiglio e altri aficionados. Tutti accomunati dal fatto di essere a vario titolo presìdi medi(ati)ci contro la malattia degenerativa del melo-salvinismo e contro l’allergia cutanea del renzismo.

Le puntate di Otto e mezzo si svolgono in due modalità: basso voltaggio e alto voltaggio. Nelle puntate ad alto voltaggio un politico sgradito alla conduttrice viene invitato al patibolo per essere esposto a un crescendo di domande incalzanti che culminano in un paio di stoccate finali. L’ospite sgradito è accerchiato da altri due o tre giornalisti della fazione avversa, che come linfociti isolano e attaccano il corpo estraneo cercando di metterlo alle corde.

Lo scopo è la demolizione intellettuale delle idee dell’avversario e della sua credibilità politica. Ma giocare questa carta estrema espone la conduttrice a un rischio altissimo. Esprimere tanta antipatia umana e sdegno politico in maniera tanto palese spinge i telespettatori più sensibili a provare empatia per la vittima sacrificale di turno, sia essa Giorgia Meloni, Matteo Salvini o Maria Elena Boschi.

Nelle puntate a basso voltaggio, invece, manca la presenza di un avversario politico e tutto si risolve in una pacata conversazione al caminetto in cui i presenti sostanzialmente si danno pacche sulle spalle a vicenda. Una via media fra i due estremi è inserire un unico giornalista della fazione avversaria (per esempio il flemmatico Sallusti) e lasciar dialogare con lui gli altri ospiti, giusto per inscenare un blando contraddittorio.

Eleganza come marchio di fabbrica

Quanto alla forma, la conduzione di Lilli Gruber è sempre elegante. Talmente elegante che il salotto di Otto e mezzo è l’unico luogo che Vittorio Sgarbi abbia ritenuto di non profanare piantando la bandierina di un telescazzo coprolalico. Anche un cavallo imbizzarrito come Sgarbi sa bene che dalla Gruber conviene sorridere, annuire, magari puntualizzare e chiosare, ma mai urlare.

In definitiva Otto e mezzo è una buona panoramica quotidiana delle caleidoscopiche sfumature e posizioni del centro sinistra italiano e dei suoi alleati di turno.

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