Giorgia Meloni e la solidarietà a intermittenza, una sconfitta per tutti

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Negli ultimi giorni, Giorgia Meloni è stata destinataria di alcuni insulti da parte di Giovanni Gozzini, professore dell’Università di Siena, sospeso dopo l’intervento del Rettore dell’ateneo. Un fatto increscioso, che ha acquisito un’importante eco mediatica, grazie ai social, ineguagliabile cassa di risonanza.

‘Pesciaiola’, ‘ortolana’, ‘rana dalla bocca larga’, ‘scrofa’. Sono questi gli epiteti utilizzati dal professore nei confronti della leader di Fratelli d’Italia in un video diventato presto virale. La vicenda ha suscitato diverse reazioni, non senza distinguo.

Un parallelismo con Melania Trump

A differenza di quanto accaduto in passato, gli insulti a Giorgia Meloni non hanno trovato subito la solidarietà da parte della collettività. Una vicenda che ricorda quanto accaduto poche settimane fa su Rai 1 con Alan Friedman ai danni di Melania Trump, definita ‘escort’ in diretta a Unomattina. Un’accusa gravissima, condannata solo il giorno dopo dai conduttori del programma.

Dopo i messaggi di vicinanza da parte della compagine politica, tra cui la telefonata del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alcune voci si levano fuori dal coro, estraniandosi dal fronte compatto e solidale. Una su tutti, Selvaggia Lucarelli. Definisce Gorgia Meloni, portatrice di un linguaggio ‘aggressivo’, finalizzato a ‘far leva sulle emozioni, sulle paure, sull’ignoranza e sull’identificazione del nemico in chi è fragile e diverso’.

Giorgia Meloni è un personaggio controverso. Le sue esternazioni sono spesso state oggetto di attacchi e critiche, ma resta il fatto che la solidarietà non dovrebbe conoscere colore politico né genere. Anzi, è proprio davanti alle differenze e alle distanze che bisognerebbe mostrare apertura per costruire un dialogo.

La solidarietà è un atto di coraggio

Fare fronte di opposizione e negare un aiuto è più facile che aprirsi a un confronto. E’ anche più comodo, perché tendere una mano a chi non ci è simpatico, a chi non la pensa come noi, a chi non stimiamo è un atto di coraggio. L’opinione pubblica italiana è divisa in fazioni, rectius in tifoserie. Lo spazio per l’analisi è stato fagocitato dalla foga di vomitare insulti ora all’uno ora all’altro. Si sbraita e ci si urla addosso nell’unico intento di dare sfogo alle nostre frustrazioni. E’ un tutti contro tutti, ma così facendo contribuiamo alla morte della democrazia e perdiamo tutti.

Perde chi non esprime solidarietà a Giorgia Meloni e così facendo ostacola l’inizio di un confronto civile. Perde chi lo fa, ma poi dimentica gli attacchi ad altri esponenti oppure contribuisce agli stessi. Infine, perde chi entra a gamba tesa nel dibattito sociale perché dimostra di portare avanti solo le proprie battaglie. E le battaglie individuali, senza l’appoggio della società, prestano il fianco a ulteriori critiche e dubbi. Perde, infine, la società stessa: una società che dimentica il dialogo e utilizza lo scontro tra tifoserie è una società marcia, giunta alla fine del proprio ciclo vitale.

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