Insulti alle donne, perché Melania Trump non va difesa?

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Torniamo a occuparci del caso Trump e dell’insulto che il giornalista Alan Friedman ha rivolto alla ex First Lady USA durante un suo intervento a Unomattina. L’ha definita ‘escort’. Non si è trattato di un lapsus né di una svista. Ricordiamo che i conduttori Monica Giandotti e Marco Frittella hanno reagito la prima ridacchiando, il secondo tacendo. Solo a intervento finito, Giandotti ha ripreso Friedman, senza prendere le distanze, ma limitandosi a sottolineare che aveva usato una parola ‘un po’ forte’. Questo accadeva mercoledì 20 gennaio.

La precisazione di Unomattina

Il giorno successivo, hanno aperto la puntata così: ‘Parlavamo d’America anche ieri quando, durante la nostra diretta, è accaduto uno spiacevole incidente. Uno dei nostri ospiti ha rivolto un insulto sessista a una donna. Il fatto è stato sollevato durante la diretta di ieri ed è stato sottolineato l’accaduto e, in qualche modo, stigmatizzato’.

Poi è il turno di Frittella: ‘Il lavoro di Unomattina è un lavoro di squadra. Il nostro compito è quello di informare. Informare nel rispetto di tutte le opinioni dei nostri ospiti, naturalmente di chi sta a casa, e questo deve essere chiaro a chiunque guardi la trasmissione, senza pregiudizi e in buona fede’.

Non è chiaro quale sia l’intento di Unomattina, se puntare il dito, ma non troppo, contro Friedman per un’affermazione gravissima. Se sottolineare che hanno preso le distanze o se, in virtù della libertà di manifestazione del pensiero, chiunque sia autorizzato a esprimere la propria opinione senza paletto alcuno.

Alan Friedman: ‘Chiedo scusa’

Nel mentre, Alan Friedman ha porto delle scuse, chieste da Myrta Merlino a L’aria che tira. ‘Ti devo tirare le orecchie’, dice la conduttrice di La7, ‘perché, da donna, ti dico non usare quella parola, escort, per parlare di una donna. È una parola sbagliata sempre, comunque la si pensi’.

Friedman risponde: ‘Posso dire una cosa da vecchio amico? Ho fatto una battuta infelice, di pessimo gusto, per cui chiedo scusa‘. La vicenda si conclude qui, senza polveroni, senza conseguenze. Tutto rientra nella norma, come se si fosse trattato di un involontario scivolone compiuto da una persona inesperta.

Il paragone con il caso Botteri e il caso Corona

Nell’era delle polemiche un tanto al chilo, in cui ci si indigna per qualsiasi cosa, colpisce la reazione morbida, quasi solidale, nei confronti dell’accaduto. Abbiamo portato l’esempio di Detto Fatto, tacciato di sessismo e misoginia per un tutorial, ma ve ne sono altri due, ancora più ‘mediatici’. Ci riferiamo a Giovanna Botteri e Mauro Corona.

La prima è stata oggetto di dileggio su Twitter per il modo in cui si presentava in video, dalle lingue biforcute giudicato poco curato, non consono a una corrispondente. Il secondo è stato defenestrato da Cartabianca dopo aver dato della gallina a Bianca Berlinguer.

Nel caso di Corona, a nulla è servito l’appello di ‘Bianchina’, dichiaratasi propensa a riaccogliere Corona nel suo studio. Il direttore Franco Di Mare ha sottolineato che la Rai non apre le porte a chi offende le donne. Giustissimo.

Nel caso della Botteri, si è assistito a una solidarietà di massa che ha stigmatizzato l’accaduto, puntando l’accento sulla professionalità della giornalista. Melania Trump viene definita escort e, invece, tutto tace, nessuno si scandalizza, nell’indifferenza generale.

Perché Melania Trump non va difesa?

Ci si chiede: alcune donne non meritano di essere difese? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina, diceva qualcuno. Si ha la sensazione che quella parte di società, di intellighenzia, impegnata a difendere i valori, quelli veri, in realtà lo faccia solo quando riguarda il proprio orticello.

L’amara riflessione si fa strada nel momento in cui si constata che un episodio simile non solo non avrà conseguenze, ma sembra essere già finito nel dimenticatoio. È giusto utilizzare due pesi e due misure? A nostro parere no. In particolar modo, non è giusto se lo si fa nei confronti di un opinionista chiamato ad analizzare i fatti importanti del presente.

Il rischio di un racconto viziato

Marco Frittella dice che il compito della Rai è quello di informare. Giustissimo. Alla luce di quanto accaduto, però, come posso essere sicura che il giudizio di un suo ospite non sia viziato da un’antipatia – o simpatia – personale? Come posso esser certa che quanto raccontato dal suo ospite sia oggettivo e non, invece, intriso della sua visione del mondo?

Negli ultimi giorni della sua presidenza, Trump ha accusato veementemente la stampa di aver censurato e oscurato il suo operato. Agli occhi del mondo queste affermazioni sono parse come le lagne di un bambino capriccioso che litiga con i compagni. Osservando, però, l’atteggiamento discriminatorio nei confronti di Melania Trump, viene da chiedersi se in quelle affermazioni estreme non vi sia un fondo di verità.

Tesi forte, fortissima, ne sono consapevole. L’indifferenza nei confronti dell’accaduto, però, fa paura. Significa che solo chi appartiene a una determinata ala merita di essere difeso? La solidarietà femminile e il rispetto per la donna rilevano nella misura in cui questa donna ha il nostro stesso punto di vista?

Cosa sarebbe accaduto se, ad essere definita escort, fosse stata Michelle Obama? Cosa, se fosse stato un volto popolare italiano, più vicino alla sinistra che alla destra? Sarebbe scoppiato un putiferio, inutile girarci attorno, con tanto di Commissione Vigilanza Rai pronta a intervenire, talk show dedicati e Friedman messo alla berlina.

Invece no. E siamo anche d’accordo perché errare è umano, ma deve valere per tutti. Dunque anche per Detto Fatto e anche per Mauro Corona. Adesso dove sono gli indignati che invocavano la chiusura di Detto Fatto? Dove sono gli indignati che sui social lanciano strali contro chiunque dica una sillaba in più? Dove sono gli addetti ai lavori, giornalisti e conduttori, che in altre occasioni ci hanno marciato per una settimana?

Probabilmente si girano dall’altra parte perché è più comodo. Andare contro il parere della massa è rischioso, ma a volte necessario. Dovremmo batterci per ogni causa di discriminazione, non solo per quelle che sposano il nostro orientamento politico o apprezzamento personale. Altrimenti si riduce tutto a una scelta di comodo intrisa di ipocrisia. Come dicevamo? Ah sì, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina. Speriamo di sbagliarci.

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