C’è Tempo Per…continuare a dormire

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Lunedì 29 giugno ha preso il via su Rai1 C’è Tempo Per…, programma della fascia mattutina condotto da Anna Falchi e Beppe Convertini. Dedicato alla terza età, agli over 60, inizialmente il titolo avrebbe dovuto essere Il terzo tempo. Una inesattezza di fondo degli autori, che considerano gli over sessanta come la fascia più debole della società, come persone inattive un po’ rimbecillite, che magari sonnecchiano davanti alla TV.

Ebbene, il sessantenne di oggi è paragonato a un quarantenne di trent’anni fa e, secondo il Congresso Nazionale di Gerontologia e Geriatria, si è ufficialmente anziani a 75 anni. Sarebbe stato opportuno dedicare C’è Tempo Per… a una fascia più ampia di pubblico e non  limitarlo a una età precisa.

Conduttori ingessati, poco spontanei

Si sa, ciò che è bello piace a prescindere, non servono etichette. Il punto, però, è proprio questo. Che tipo di programma è C’è Tempo Per…? Dalla prima puntata si stenta a capirne il fine ultimo. Il comunicato stampa recita: ‘È un atto d’amore verso genitori e nonni’. Ne siamo sicuri? I conduttori, poi, sono molto ingessati e lasciano poco, pochissimo, spazio alla spontaneità, succubi e vittime di una scaletta che non riescono a interpretare e rendere propria.

Persino le domande da porre all’ospite, nonostante il gobbo, vengono lette dal copione. Convertini ha paura di sbagliare qualche vocabolo e segue il rigo per non saltare neanche una parola, mentre la Falchi presenta con un po’ più di scioltezza e interagisce con più spontaneità.

Eppure non sono due presentatori di primo pelo. Entrambi, con situazioni alterne, fanno parte dello spettacolo da decenni. Vero è che l’emozione può tendere tranelli, ma la professionalità acquisita in anni di lavoro permette di superare l’impasse iniziale e condurre con speditezza, simpatia, e ponendosi con un bel sorriso davanti alle telecamere. Ecco, ad entrambi è forse mancata quella simpatica leggerezza, necessaria per intrattenere e fidelizzare il pubblico.

anna falchi c'è tempo per

I limiti di C’è Tempo Per…

C’è Tempo Per… è un programma monotono, lento, senza brio, condotto con una rigidità da telegiornale. E l’intrattenimento? Già, a quello ci hanno pensato gli ospiti, Marisa Laurito in studio e in collegamento Raoul Casadei. La Laurito, con la sua solita verve spigliata e sorridente, ha dato uno scossone al piattume della trasmissione.

Sia l’intervista sia le clip che riguardavano alcuni momenti della sua carriera hanno rappresentato l’unico momento degno di nota. Lo stesso dicasi per Casadei e la sua musica. Infelice, poi, l’idea del collegamento con la famiglia di Beppe Convertini a Martina Franca.

L’errore di ospitare la famiglia di Convertini

Voler ospitare i propri parenti – madre, sorella, nipote, pronipote e cognato – nel proprio programma non è un’idea disdicevole in sé, ma farlo alla prima puntata equivale a volersi incensare, porsi sul piedistallo, quando sarebbe più consono mantenere un low profile, quantomeno all’inizio, ed eccedere, caso mai, in bravura e capacità nella conduzione.

Sicuramente, invece, è fuori luogo la pubblicità gratuita fatta al nipote, ‘uno tra i pochi trullari in italia’, che ha da poco restaurato il trullo di famiglia. È un continuo appropriarsi della scena per fini non inerenti alla trasmissione, un immodesto espediente di pubblicità. Un egocentrismo dannoso che non giova a nessuno, né al conduttore, men che meno al format. Un uso inappropriato del Servizio Pubblico, quando sarebbe preferibile che facesse affiorare quelle peculiarità professionali che lo hanno portato ad essere presente su Ra1.

Nulla, però, è perso, è tutto perfettibile, basterebbe meno egocentrismo, voglia di applicarsi, magari studiando prima la scaletta. Infine, sarebbe necessario un po’ di sforzo da parte degli autori, al fine di improntare una narrazione meno banale.

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