Chiara Civello: il nuovo album, Imma Tataranni e i prossimi concerti – intervista

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Lo scorso 19 novembre è uscito ‘Chansons: Chiara Civello Sings International French Standards’, il nuovo album di Chiara Civello. Composto da 12 tracce, con questo disco la cantante omaggia la grande canzone francese tra il 1945 e il 1975. Tre decenni importanti in cui spiccano, tra gli altri, i nomi di Charles Aznavour, Jacques Brel, Édith Piaf e Charles Trenet. Nomi che ritroviamo nell’album, attraverso la voce dell’artista.

In ordine, I will wait for you (Les parapluies de Cherbourg), Yesterday when I was young (Hier encore), Non andare via (Ne me quitte pas), Un uomo una donna (Une home et une femme), Pour toi (Feelings), Col tempo sai (Avec le temps), Petite Fleur, The goodlife (La belle vie). A cui si aggiungono La vie en rose, Que reste-t-il de nos amours? (I Wish You  Love), What now my love (Et maintenant) e My Way (Comme d’habitude).

Queste le tracce contenute in Chansons: Chiara Civello Songs International French Standards, che la cantante interpreta in italiano, francese e inglese con il suo inconfondibile timbro elegante e suadente.

Classe 1975, Chiara Civello è una delle artiste italiane più raffinate e più conosciute all’estero nel mondo jazz. L’etichetta di cantante jazz, però, le sta stretta, come racconta nel corso dell’intervista ad ApMagazine.it. ‘Suddividere la musica in generi e in pubblici diversi è una cosa che fa un certo danno alla musica’, dice.

chiara civello cantante
La cantante Chiara Civello

Come nasce l’idea di dedicare un album alla musica francese?

«L’idea è nata dal produttore artistico Marc Collin, che è il fondatore della band Nouvelle Vague, salita alla ribalta per le riletture molto particolari di canzoni molto conosciute. Marc mi ha proposto di fare un album di brani internazionali e, visto che procedo sempre con un doppio passo da interprete e da autrice, ho accettato. Questo doppio respiro mi dà la possibilità di completare il mio modo di esprimermi attraverso la musica. Nell’album interpreto tante canzoni francesi conosciute nel mondo, ma che non tutti riconoscono come tali. Si pensi, ad esempio, a My Way. Tutti pensano sia una canzone americana scritta da Paul Anka per Frank Sinatra (il titolo originale è Comme d’habitude, scritta da Claude François, Jacque Revaux e Gilles Thibaut, ndr)».

Il periodo storico delle canzoni è circoscritto. Si va dal 1945 al 1975. E’ una scelta precisa?

«Non ci siamo posti dei limiti a livello temporale. A posteriori posso dire che ci siamo dedicati alle canzoni che casualmente attraversavano queste decadi perché era un’epoca in cui una grande canzone faceva il giro del mondo. Una stessa melodia era interpretata da molteplici voci. Se pensiamo alle note, Io che non vivo senza te è stata cantante da Elvis e tantissimi altri interpreti. Erano anni di grande reciprocità tra i Paesi sul piano musicale, anni in cui più culture potevano coesistere in una stessa melodia».

Poco tempo fa ha fatto un cameo nella fiction Imma Tataranni per cantare la sua Perdiamoci, una bellissima canzone d’amore scritta con Emanuele Trevi. Com’è nata la collaborazione? 

«Emanuele Trevi è un mio grandissimo amico. La produzione di Imma Tataranni è stata meravigliosa, mi hanno dato carta bianca sia sulla melodia sia sul testo. Quando mi sono trovata davanti a questa bellissima opportunità, in cui potevo essere me stessa in un ambiente fittizio, ho deciso di fare come sentivo di fare. Ho elaborato il tema centrale musicale, che è la melodia della serie, e poi ho incontrato Emanuele per scrivere il testo. E’ la sua prima canzone, sono molto orgogliosa».

Un’artista raffinata e il vincitore di un premio Strega insieme per una fiction di Rai 1. L’alto si può mischiare al basso?

«Per me la musica non è una dimensione legata ai generi perché la musica unisce e i confini sfumano. Non ci vedo nulla di disarmonico nel partecipare a una serie che è popolare e trasversale, come lo è la mia musica, che abbraccia tanti generi. In Paesi come Brasile o gli Stati Uniti la musica non viene suddivisa in generi».

In Italia vi è un approccio diverso?

«L’Italia, essendo più piccola, ha altre modalità. Il mercato è più piccolo ed è basato su una dimensione che dà più importanza al mainstream. L’italiano medio convive con la musica molto meno di un americano o di un brasiliano. E’ un modo di fare diverso, non c’è una convivenza endemica come in altri Paesi con mercati più grandi. La musica che faccio per me e per tanti Paesi è considerata pop, perché è accessibile».

Ha studiato negli Stati Uniti. Cosa l’ha portata Oltreoceano?

«Una borsa di studio che ho vinto quando avevo appena 16 anni, che mi ha fatto finire il liceo e andare a studiare al Berklee College of Music di Boston».

Sognava una carriera in territorio americano?

«No. Ho fatto un’audizione perché volevo approfondire musica in generale e quando è successo ho colto questa opportunità, però senza la convinzione di voler fare la cantante. Poi una cosa tira l’altra, ho iniziato a cantare dal vivo, a studiare, approfondire diversi generi musicali e piano piano si è andata consolidando in me la voglia di costruire una vita nella musica. E’ stata una graduale consapevolezza».

A breve tornerà in scena con quattro concerti. Cosa prova dopo un anno e mezzo di stop?

«Sono molto emozionata di tornare sul palco con questo nuovo album. Per me è importante che ogni due, tre anni si cambi pelle, quindi ho assemblato una nuova band con dei musicisti che mi piacciono molto. Stiamo facendo le prove e ci accingiamo al primo concerto, che sarà l’11 dicembre a Rovereto. Poi il 17 e il 18 saremo al Blue Note di Milano e l’8 marzo a Roma, all’Auditorium. Saranno delle date molto speciali».

Cambia spesso pelle. Perché?

«Credo che vada di pari passi col momento che si sta vivendo. Cambiano le stagioni e anche l’espressività ha bisogni diversi, risponde a necessità diverse. Andando avanti nel tempo, il punto poetico e le necessità espressive si vanno consolidando ed è importante cambiare per continuare a stimolarsi, rinnovarsi e, allo stesso tempo, stare al passo con sé stessi».

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