Corrado Guzzanti, a LOL 2 una lezione di comicità

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LOL 2 ha il suo vincitore, Maccio Capatonda, ma ad aver trionfato nella seconda stagione di Chi ride è fuori è Corrado Guzzanti. Terzo classificato nello show targato Prime Video, l’attore ha dimostrato, ancora una volta, la sua caratura. «Il Papa della comicità italiana», lo ha definito Fedez al momento dell’introduzione del cast, e a ragione. 

I personaggi di Corrado Guzzanti

Classe 1965, nella sua carriera Corrado Guzzanti ha regalato al piccolo schermo decine di personaggi e imitazioni entrati nella storia della televisione nostrana e nell’immaginario collettivo. A LOL 2 ha portato alcune delle sue maschere. Da Quelo a Vulvia, passando per Antonello Venditti e il poeta Brunello Robertetti, ha deliziato astanti e spettatori con la sua bravura. Per catturare l0attenzione degli altri concorrenti non ha avuto bisogno di battute facili né di trucchetti serviti ad hoc o numeri demenziali. Ha portato in scena la sua arte, sufficiente di per sé a fare intrattenimento. Una scelta da cui alcuni dei colleghi in gara dovrebbero prendere spunto. 

Attore meritevole di un proprio spazio

La performance eccellente di Guzzanti, però, presta il fianco anche ad alcune osservazioni. Se, da un lato, si è trattato di un piacevole – e esilarante – amarcord, dall’altro ci si chiede perché non gli si riservi lo spazio che meriterebbe. Negli ultimi anni, ha partecipato a Propaganda Live e Gli Stati Generali, ma non è abbastanza se si considera quanto avrebbe ancora da dare.

Guardando i 6 episodi di LOL 2, inoltre, sembra di assistere a una gara su due livelli. Da una parte, una squadra solida, ben rodata, candidata a vincere il campionato, formata da Virginia Raffaele, Mago Forest, Maria Di Biase e lo stesso Guzzanti; dall’altra, il resto del cast. Rispetto agli altri, però, Guzzanti è una spanna sopra. Anzi, verrebbe quasi da dire che è fuori gara e non perché inadatto, bensì perché si tratta di un fuoriclasse. 

Il talento di Corrado Guzzanti

Osservando, poi, il tipo di comicità, è plausibile fare un confronto tra l’approccio di Guzzanti – provato, ragionato, studiato – e quello dei colleghi più giovani: debole, estemporaneo, che difficilmente rimarrà negli annali. Non vi è un meglio o un peggio, i tempi cambiano e la televisione si adatta allo Zeitgeist. Sarebbe auspicabile, però, non oscurare i talenti, quelli veri, quelli brillanti, che hanno segnato un’epoca e a cui andrebbe riservato ancora il giusto spazio. 

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