Cortesie Per Gli Ospiti, lezioni di galateo e simpatia

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Il 31 agosto è tornato in onda su Real Time Cortesie per gli ospiti. Dopo lo stop dovuto all’emergenza sanitaria, il format, firmato da Banijay, ha introdotto alcune modifiche, in linea con le nuove esigenze televisive. La novità più importante riguarda gli spazi: le puntate sono ambientate prevalentemente in giardino, per garantire la necessaria distanza di sicurezza.

Rispetto alle stagioni precedenti, questa stagione pone l’accento sulle dinamiche personali. Il format dice addio alle riprese durante l’acquisto dei prodotti per concentrarsi sui concorrenti alle prese con il menù e sui giudici. La preparazione dei piatti, poi, vede la partecipazione di amici e parenti.

Il gioco, invece, è rimasto invariato: in ogni puntata, due coppie si sfidano a colpi di menù. La coppia che ottiene più voti si aggiudica la vittoria.

I punti di forza

Cortesie per gli ospiti è un format longevo. Ha debuttato sul piccolo schermo nel lontano 2005 e, nonostante siano trascorsi diversi anni, non sembra accusare segni di usura o affaticamento. Gli elementi di forza del programma sono due: il cibo e l’alchimia tra i giudici.

Come accade per la maggior parte dei cooking show, il cibo ha una funzione attrattiva per il telespettatore, curioso di scoprire quali saranno i menù della puntata. A ciò si aggiungono la curiosità della fase della preparazione, in cui si può facilmente immedesimare, e la paura del giudizio.

I giudici di Cortesie Per Gli Ospiti

All’interesse verso il cibo si accompagna la simpatia nei confronti della giuria. Csaba Dalla Zorza, Roberto Valbuzzi e Diego Thomas sono tre giudici perfetti. Ben amalgamati, edizione dopo edizione il loro affiatamento è cresciuto e adesso risulterebbe impossibile immaginare Cortesie per gli ospiti con altri giudici. Ciascuno di essi è portatore di un elemento positivo, una sfumatura che lo contraddistingue e di cui è impossibile fare a meno. Csaba è l’integerrima maestra di galateo, che inorridisce davanti a un tovagliolo di carta, ma si scioglie quando sente parlare d’amore.

Roberto è lo chef con la faccia da bravo ragazzo e il sorriso smagliante, che però non va mai sottovalutato. Specialmente se gli offri una vellutata e poi, quando ti chiede se hai aggiunto il burro, ti coglie in flagrante e sentenzia: ‘Allora se non c’è l’elemento grasso non è una vellutata, ma una crema’. E in quel momento sai che il voto si arresterà alla sufficienza.

Infine, Diego. Architetto e esteta intransigente, ha conquistato il titolo di re della gaffe e, proprio per questo, risulta simpatico. Come nel caso dei suoi colleghi, basta poco per fagli storcere il naso: un divano posizionato male, un soprammobile stonato, un tappeto troppo piccolo, una zona giorno non perfetta.

In questa edizione i tre giudici risultano ancora più affiatati, grazie anche ai continui botta e risposta che aggiungono ritmo al racconto. Nella nuova modalità, il format ha rinunciato all’aperitivo, ridotto adesso a un veloce momento cocktail, per concentrarsi sui dialoghi sia tra i giudici sia tra i concorrenti. Veloci e divertenti, talvolta si sente il peso della scrittura, ma non nuoce alla leggerezza che accompagna il programma.

Ciò che rende Cortesie per gli ospiti ancora più gradevole, infatti, è l’assenza di severità. Anche l’errore più grossolano è sempre commentato e spiegato con garbo. I giudici sono, sì, severi, ma non oltrepassano mai il limite. A differenza di altri cooking show, non vi è spazio per lo scontro e la parola d’ordine è sobrietà.

Infine, non è soltanto un cooking show in cui due coppie si mettono in gioco per conquistare il palato dei giudici, ma anche una fotografia delle buone maniere. Quei principi, cioè, di galateo, buona creanza, buona educazione, che si sono un po’ persi nel tempo, che andrebbero recuperati e, perché no, persino inseriti in altri programmi, come reality/talent/talk show, i cui protagonisti spesso necessitano di lezioni non solo di galateo, ma di civile convivenza.

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