Elegia Americana su Netflix, un film da Oscar

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Le colpe dei padri ricadono sui figli. È questo il leitmotiv di Elegia Americana (Hillbilly Elegy), film di Netflix con Glenn Close e Amy Adams, che si presta a fare incetta di statuette ai Premi Oscar 2021. Tratto dal romanzo Hillbilly Elegy: A Memoir of a Family and Culture in Crisis di J. D. Vance, la pellicola ruota attorno alle vicende della famiglia Vance. Sullo sfondo, la provincia americana. Quella profonda, che non si conosce se non la si vive o non la si approccia di persona. Quella che, se mostrata, evidenzia le discrasie del tessuto statunitense e che rischia di scalfire il sogno a stelle e strisce.

A condurre il racconto è la voce narrante di J.D. Vance, interpretato da Gabriel Basso. È figlio di Bev e nipote di Bonnie-Mamaw, interpretate rispettivamente da due magistrali Amy Adams e Glenn Close. In un continuo gioco di flashback, J. D. racconta la storia della sua famiglia: un padre non pervenuto e una madre instabile, schiacciata dalle delusioni della vita, che per sopravvivere si rifugia nella droga.

La trama di Elegia Americana

Ambientato a Middletown, in Ohio, J. D. e la sorella Lindsay vivono insieme con la madre in un contesto socio-economico difficile, al limite della soglia di povertà. Un’infanzia e un’adolescenza difficili, costellate di abusi, da cui si sfugge solo andando via. Grazie allo studio e al sostegno morale della nonna Mamaw, J. D. trova nell’istruzione la via di fuga. Entra a Yale e, mentre si arrabatta per trovare posto in uno studio prestigioso che gli consenta di realizzare il sogno di un futuro all’altezza delle sue aspettative e dei suoi sacrifici, è costretto a tornare nella città natale per l’ennesima overdose della madre.

Inizia, così, un viaggio a ritroso nel tempo che rischia di mettere in sospeso il presente e bloccare il futuro. Davanti al bivio più grande, deve operare una scelta che possa incastrare tutti i tasselli. Le ferite del passato fanno a pugni con la voglia di riscatto del presente. In mezzo, gli obblighi familiari che scalpitano.

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Le colpe dei padri ricadono sui figli, dicevamo, e Hillbilly Elegy lo sintetizza alla perfezione. Il rapporto tra madre e figlia è l’origine del male che attraversa la famiglia, un male insito e connaturato, da cui sembra non esserci via d’uscita. Da un lato, una madre che ha dovuto accettare e superare compromessi e restrizioni; dall’altro, una figlia brillante negli studi, ma cresciuta in un contesto dissestato, da cui è evasa sprofondando nella droga. Una condanna che la conduce sul binario sbagliato.

Bev diventa presto una madre assente, inadatta ad allevare i due figli J. D. e Lindsay. La figura della nonna Mamaw si rivela, dunque, fondamentale per far sì che i nipoti abbiano un futuro diverso da quello delle due donne di casa Vance.

La fotografia di un Paese

Elegia Americana non è solo la storia di una famiglia della working class statunitense, ma anche la fotografia di un Paese che ha fatto del sogno il proprio elemento portante. Un Paese che consente di arrivare alle sfere più alte della società, a patto di non commettere errori e di essere baciati da una buona dose di fortuna.

Il bivio che raggiunge J.D. indica il riscatto, la possibilità di sognare, quindi realizzare, qualcosa di diverso. Un sogno che potrà realizzare solo dopo aver fatto pace con i nodi del passato, le ferite ancora sanguinanti e l’accettazione di quello che è stato.

Se il legame con la madre è quello che più rischia di frenarlo, anche a causa dei sensi di colpa, il legame con la nonna gli regala le ali per spiccare il volo. Mamaw, una donna dignitosa, ma con pochi mezzi, provata dalla vita, capisce di essere l’unica speranza per quel nipote bravo in algebra e fa di tutto – importanti rinunce comprese – per condurlo sulla retta via.

È proprio nonna Mamaw a farsi portavoce dell’insegnamento più grande: ‘Where we come from is who we are, but we choose every day who we become (Il luogo da cui veniamo è chi siamo, ma scegliamo ogni giorno chi diventare)’.

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Hillbilly Elegy, un film da Oscar

Diretto da Ron Howard, Elegia Americana è un film da Oscar. La fotografia va a braccetto con una sceneggiatura forte e avvincente. Non solo per la storia, comune a quella di milioni di famiglie e non solo americane, ma per come è raccontata. La fotografia, i flashback, i dialoghi e, soprattutto, l’interpretazione. Catalizza il pubblico sin dai primi istanti e J. D. è protagonista almeno quanto lo sono Bev e Mamaw.

Gabriel Basso, infatti, dà anima, corpo e voce a un ragazzo provato, ma forte e deciso a costruire un futuro migliore, nonostante le premesse iniziali. Glenn Close e Amy Adams, però, aggiungono al prodotto complessivo un valore inestimabile.

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Glenn Close e Amy Adams punte di diamante

La trasformazione maggiore riguarda Glenn Close. Trucco e parrucco aiutano, ma a stupire è la prossemica. Ogni dettaglio è studiato a menadito per conferire al personaggio di Mamaw quella ruvidezza e quell’amorevolezza necessarie per renderla ancora più credibile.

Amy Adams non si trasforma del tutto, ma mette tutta sé stessa dando vita al personaggio più fragile di tutto il film. Bev è una donna che vive sul filo del rasoio tra alti e bassi, in cui i bassi sono nettamente superiori agli alti. Una vita travagliata, un po’ per scelte sbagliate e rifiuto delle responsabilità, un po’ perché il trascorso ha il suo peso e non sempre è facile voltare pagina.

Nel complesso Elegia Americana è un pugno nello stomaco. Fa commuovere, fa riflettere e, soprattutto, fa sperare. Quella speranza che alberga in J.D. e che, nonostante le prove schiaccianti della vita, è ancora possibile intravedere nello sguardo di Bev.

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