Fedez, Inter, Rai: la politica passa dall’intrattenimento

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In Italia la politica non è una cosa seria. Considerazione banale e poco originale, ma attualissima. Gli eventi degli ultimi giorni dimostrano che nulla accende come il dibattito politico, a patto che vada a braccetto con l’intrattenimento.

Fedez sale sul palco del Concertone del Primo Maggio, legge alcune esternazioni di esponenti della Lega, accusa la Rai di censura e scoppia il caos. La giornata di domenica 2 maggio è stata travolta dagli accadimenti. Giornali, social, telegiornali, conversazioni tra amici: lo scontro Fedez – Rai ha travolto tutto.

Chiunque ha detto la propria, politici compresi. Sì, perché nell’era dei social, parlamentari, esponenti del governo, frequentatori dei palazzi del potere sentono il bisogno di esprimere il proprio pensiero. Possibilmente in 280 caratteri. Un tweet è il modo più immediato per dire come la si pensa, ma anche per raccattare facili consensi. 

L’agenda politica dipende dai social

Il 2 maggio chiunque ha affidato il proprio pensiero ai social, fino a raggiungere la polarizzazione: sostenitori di Fedez vs sostenitori della Rai. Il giorno prima è toccato a Pio e Amedeo, reduci dall’ultima puntata di Felicissima Sera, accusati di omofobia.

E, ancora, domenica 2 l’Inter vince lo scudetto, Milano si riempie di tifosi, in 30.000 si riversano in Piazza Duomo, senza mascherine e senza distanziamento. Uno scandalo, che indigna l’opinione pubblica (sempre social), certi che domani ciascuno tornerà a fare la propria vita. Fino alla prossima polemica.

Il successo di questi tre fatti dimostrano due cose: 1) gli italiani sono un popolo di tifosi 2) la politica si pronuncia solo quando si tratta di intrattenimento perché sa che cavalcare argomenti ‘leggeri’ rende le politica appetibile, dunque è più facile raccattare consensi. E infatti l’italiano medio si fa interessato solo quando l’agenda politica è chiamata a occuparsi di artisti e personaggi. In un certo senso, l’agenda politica dipende dai social e da chi li frequenta.

Il sospetto è che la politica vada a cercare il contrasto perché sa che, più alto è il polverone, più probabilità ha di ottenere il quarto d’ora di celebrità. In questo quarto d’ora, l’opinione pubblica si divide in schieramenti: bianco contro nero, alto contro basso, magro contro grasso. Le polarizzazioni avranno la meglio e saranno le uniche permesse: devi schierarti e in modo veemente. La moderazione non è consentita.

Calcio vs Lavoratori dello spettacolo

Alla politica si aggiunge, poi, un altro fattore: il calcio. Nel secondo anno della pandemia, a quattordici mesi di distanza dall’inizio della stessa, l’Inter vince lo scudetto e in 30.000 decidono di invadere Piazza Duomo. Rigorosamente ammassati e senza mascherine.

Oggi, lunedì 3 maggio 2021, i commenti indignati campeggiano giustamente sui social e ovunque. I lavoratori dello spettacolo esprimono disprezzo per quanto accaduto e chiedono giustamente spiegazioni. Spiegazioni che probabilmente non arriveranno perché è più immediato pubblicare un tweet o un post su Facebook che organizzare una tavola rotonda per erogare aiuti seri o capire come e quando far ripartire un intero settore.

La politica, scontro tra beniamini

Mentre ci si chiede che fine abbia fatto la politica – intesa come guida di una nazione – si ha la sensazione che, giorno dopo giorno, l’asticella si alzi sempre più. Ieri ci si azzuffava per l’appartenenza ora a uno ora all’altro schieramento politico. Oggi ci si azzuffa per l’appartenenza a una fanbase piuttosto che a un’altra.

Lo scontro non è più tra ideali, ma tra beniamini. In tutto ciò, dove si inserisce la politica? Si inserisce salendo sul carro ora dell’uno ora dell’altro vincitore, in base ai propri interessi. L’aspetto interessante e, allo stesso tempo, sconcertante è che solo determinati argomenti provocano una simile indignazione e partecipazione.

Libertà è partecipazione?

Partecipazione, però, che non è più quella di Gaber. Non è una partecipazione concreta alla crescita culturale di un Paese, no. E’ una partecipazione virtuale, aizzata da chi sui social ci sa fare, fine a sé stessa. Alla fine del dibattito ‘social’-politico su Pio e Amedeo, su Fedez, sulla Rai e sui tifosi dell’Inter, non resterà il progetto per un nuovo punto di partenza per l’Italia, ma le macerie dell’ennesima opportunità sprecata.

A conti fatti, l’Italia è una nazione che si anima solo con il calcio, con il Festival di Sanremo e con le polemiche da cui vengono travolte le celebrità. Le battaglie, quelle vere, sono appannaggio di una generazione che forse non esiste più. Le lotte veementi, seppur virtuali sui social network, dovrebbero far pensare che forse non tutto è perduto. Se la politica si mostrasse così presente e vicina ai cittadini non solo quando si parla di calcio, Fedez e Pio e Amedeo, ma sempre, forse potremmo salvarci.

Invece preferisce alzare polveroni senza concludere nulla di concreto. Del resto, discendiamo dal concetto tanto arcaico quanto radicato del ‘tutto cambia perché nulla cambi’. E, dunque, cosa ricorderemo di questi giorni incandescenti, la cui preoccupazione nazionale è stata decidere da che parte stare tra Fedez e la Rai, tra i tifosi in piazza e chi è rimasto a casa? Tanta cagnara. Tanto rumore per nulla, come sempre, in attesa della prossima polemica.

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