Festival di Sanremo 2021, cast giovane per un pubblico di nicchia?

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Amadeus ha annunciato i cantanti che andranno a comporre il cast del Festival di Sanremo 2021. Per l’edizione 71 della kermesse il direttore artistico prosegue il corso intrapreso l’anno scorso, proponendo volti non popolarissimi e non pienamente trasversali, che offrono, però, una fotografia della musica contemporanea.

Come ogni anno, non mancano le critiche, sotto un certo punto di vista, comprensibili. A Sanremo 2020 Amadeus ha portato cantanti non popolarissimi per la platea televisiva di Rai 1, ma abbastanza forti da rivolgersi al proprio pubblico di riferimento. Il suo intento era proporre canzoni radiofoniche per conferire loro una vita successiva al Festival e ci è riuscito.

Un Festival ad alto tasso indie

Dando uno sguardo alla compagine 2021, il cast di Sanremo 2021 è a forte influenza indie. E fin qui, tutto bene. La festa nazional-popolare per antonomasia è giusto che sia una miscellanea di generi e gusti musicali, in modo da unire più frange di pubblico.

C’è un però. Alcuni nomi sono forse troppo, troppo di nicchia. Si badi bene, non stiamo affermando non debbano avere l’opportunità di calcare quel palco. Si è davanti a uno scenario forse un po’ troppo aperto all’indie e alle nuove generazioni, che sembra avere dimenticato i cantanti pop per antonomasia, amati e conosciuti dai più.

I meno ‘mainstream’ si aggiungono a cantanti che sono forti solo in seno alla propria fetta di mercato. Aiello è una delle rivelazioni del 2020 e merita certamente di stare tra i Big. Lo stesso vale per Madame e Willy Peyote.

Nel complesso, però, il quadro disegnato da Amadeus rischia di risultare troppo focalizzato sui ‘giovani’, sacrificando le ugole di artisti più popolari, più conosciuti, in cui il pubblico di rete può facilmente identificarsi. Il rischio, cioè, è che Sanremo 2021 si trasformi nel festival delle nicchie, con buona pace della tipicità che da sempre lo connota.

Festival di Sanremo 2021 racconto contemporaneo

Non vogliamo risultare vecchi tromboni. Siamo i primi a credere nella necessità di svecchiamento e di racconto contemporaneo, però senza rinunciare a tutti i tasselli importanti dello spettacolo.

Il Festival di Sanremo 2021 si preannuncia uno show televisivo lungo, molto lungo. Amadeus lo ha anticipato durante la serata del 17 dicembre dedicata a Sanremo Giovani e la chiusura con oltre mezz’ora di ritardo (con reazione stizzita di Bruno Vespa) lo conferma.

26 cantanti in gara sono tanti, con 8 giovani si arriva a 34. Se a ciò si aggiungono gli interventi di Fiorello e i minuti dedicati agli ospiti, tutto fa presagire per una chiusura verso le 2.30 di notte, se non addirittura oltre. Una vera e propria maratona, che rischia, però, di stancare anziché appassionare.

Abbiamo caldeggiato la conduzione di Amadeus sin dall’ultimo Sanremo targato Baglioni, dunque non è un attacco al conduttore, bensì una riflessione su quello che, sulla carta, sembra essere a tutti gli effetti un tour de force rivolto ai giovani, che si dimentica della larga fascia di pubblico più adulta.

Sanremo è uno spettacolo televisivo e deve (anche) intrattenere. Accostare volti ‘nuovi’ a una scaletta infinita non è forse il metodo migliore per catalizzare il pubblico fino a notte fonda. Ovviamente sono solo supposizioni. Un giudizio vero e proprio lo si potrà dare solo il 7 marzo, a Festival terminato. Pandemia permettendo.

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