La vita davanti a sé vale per la presenza di Sophia Loren

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Tanta l’attesa, alte le aspettative: La vita davanti a sé riporta Sophia Loren sul grande schermo dopo 11 anni di assenza. Diretta dal figlio Edoardo Ponti e in diffusione su Netflix dal 6 novembre, la drammatica pellicola è fedele all’omonimo romanzo di Romain Gary, divenuto film già nel 1977. Qui, però, vi è l’imponente presenza della Loren che distoglie l’attenzione da un film discreto, a tratti blando.

La vita davanti a sé, una storia essenzialmente semplice

La trama de La vita davanti a sé è essenzialmente semplice. Forse necessariamente, semplice. Sophia Loren interpreta Madame Rosa, ex prostituta sopravvissuta all’Olocausto e ormai affetta dall’alzheimer. La donna è spesso poco lucida, memore dell’orribile passato vissuto ad Auschwitz.

L’anziana donna, che vive nella multietnica periferia di Bari, ospita a casa propria bambini in difficoltà, figli di sue ex colleghe. Un giorno, su insistenza del dottor Cohen, accoglie anche Momo, un vivace bambino di origine senegalese che solo qualche giorno prima l’aveva borseggiata al mercato. Due etnie diverse, due religioni opposte, due caratteri – ed età – incompatibili. Tra i due vi è subito avversione, tensione, insofferenza.

Momo (interpretato da un bravissimo Ibrahima Gueye) è un bambino determinato ma furbetto, si immischia in giri ben poco affidabili per guadagnarsi qualche soldo, a casa è spesso imbronciato e sembra non volersi aprire né con Joseph – l’altro bambino accolto in casa – né con Madame Rosa. Ogni tanto appare la vicina, nonché prostituta ex collega di Rosa, Lola (interpretata dall’attore trans Abril Zamora), che regala qualche sfumatura di simpatia e spensieratezza.

Il tempo passa e tra Momo e Madame Rosa si instaura un inaspettato rapporto di amicizia, tra i due c’è affetto e comprensione, ma soprattutto rispetto e solidarietà. Forse il destino ha voluto che si incontrassero per un motivo dalle analogie ancora più profonde di quel che si possa inizialmente pensare. Le loro vite, quelle davanti, cambieranno per sempre.

Sophia Loren la vita davanti a sé

Sophia Loren, una grande presenza in un piccolo film

Non fraintendetemi, con ‘piccolo’ film non si vuole denigrare il lavoro di Edoardo Ponti. Il film, dalla colonna sonora cantata da Laura Pausini, ha una morale talmente profonda che mette a disagio commentare. In più, e soprattutto, vi è l’imponente presenza di Sophia Loren.

Inutile dire che, nonostante i suoi 86 anni (portati divinamente), potrebbe salvare qualsivoglia film anche semplicemente rimanendo in silenzio. Fa un po’ fatica a muoversi, ma è una diva. E lo si nota ancora dal suo sguardo, dai suoi movimenti, dalle sue mani. E l’amore con cui il figlio tratta la sua Dea sul set traspare da quelle inquadrature perfette che la fanno splendere e risplendere di luce propria.

All’ombra di Sophia Loren è doveroso citare l’impeccabile recitazione del resto del cast: penso a Ibrahima Gueye, che alla sua prima esperienza sul set ha dato dimostrazione di grandi doti attoriali portando in scena un’espressione che appare naturale, vera, empatica. Richiama la nostra attenzione e noi, conoscendone i demoni, gli perdoniamo tutto.

La regia è bella, coccola una storia di emozioni e sentimenti, di accoglienza e di riscatto. Edoardo Ponti adora presentare la colorata periferia di Bari con immense panoramiche dall’alto, come si volesse lasciare il dovuto spazio ai protagonisti e alle loro storie, come se si volesse osservare, da lontano, quella realtà. Una realtà così attuale che potrebbe quasi avere risvolti documentaristici. Bella anche la fotografia, così calda e piena di speranza.

È (forse) un problema di scrittura

Il vero problema è forse la storia. La scrittura, come già accennato, è estremamente semplice. Ma di quella semplicità che potrebbe risultare a tratti noiosa, a tratti tristemente patetica (penso alla scena in strada in cui la polizia strappa i bambini dalle proprie madri). Una semplicità pacata senza provocazioni o forti scossoni.

La narrazione avrebbe bisogno di dare un tono anche alla presenza della Loren, che si prende da sola, ma che forse non basta. È la storia di un dramma dentro un altro dramma (anche se dell’Olocausto si parla troppo velatamente), trattata con la massima delicatezza. Che si rifà a ritratti già visti, e rivisti.

Insomma, difficile commentare e discutere un film poco eccezionale, ma giustificato da una presenza disarmante e da importanti tematiche. Sembrava dovesse correre agli Oscar 2021, e invece è in corsa Notturno di Gianfranco Rosi. Non importa, ‘La vita davanti a sé’ rimarrà per sempre un (ultimo?) piacevole regalo della nostra diva italiana.

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