L’eredità artistica di Raffaella Carrà nella televisione italiana

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Icona, idolo, mito, regina. Sono diversi gli appellativi rivolti a Raffella Carrà, scomparsa lunedì 5 luglio 2021. Appellativi che provano a racchiudere e sintetizzare la grandezza dell’artista che, più di chiunque altro, ha cambiato la televisione italiana.

Nella sua carriera, Raffaella Carrà ha collezionato decine e decine di successi, dai varietà della TV in bianco e nero a quelli degli anni 80, 90, fino agli anni 2000 con il celeberrimo Carramba, che sorpresa!. In mezzo, una moltitudine di canzoni che l’hanno consacrata anche all’estero, trasformandola in una diva.

Nonostante il successo, però, la Carrà è sempre rimasta con i piedi per terra e della diva non aveva proprio nulla. Un’artista a tuttotondo in grado di ballare, cantare, presentare, recitare. Doti necessarie per chi entra nelle case degli italiani, difficili da ritrovare nella televisione di oggi.

La caratura artistica di Raffaella Carrà deve far riflettere non solo per il grande affetto che il pubblico le ha sempre dimostrato e per la carriera longeva, ma anche e soprattutto per l’eredità che lascia. Un’eredità immensa, non solo in termini televisivi e discografici. 

Il talento di Raffaella Carrà

Raffaella Carrà era puro talento, ma era anche studio, dedizione, serietà, professionalità. Era lo specchio di una televisione che per entrare nelle case degli italiani chiamava i migliori, non i peggiori o i mediocri, come oggi spesso accade. Raffaella era la tecnica, ma anche il graffio. La serietà, ma anche la risata. Un mix di tanti ingredienti che messi insieme rendevano la ricetta semplicemente perfetta.

Negli ultimi vent’anni la nostra TV ha conosciuto una profonda trasformazione. Anni bui che hanno consegnato le chiavi a personaggi in gran parte mediocri, lasciando in panchina i professionisti. Coloro i quali, cioè, conoscevano la televisione e avevano le competenze per farla. Il varietà, poi, è stato mandato in soffitta con pochissime possibilità che venga riesumato. La giustificazione è sempre la stessa: costa troppo. Se i danari si trovassero, si potrebbe dare vita a una nuova, florida era televisiva? 

TV di oggi e di ieri

A conti fatti sembra impossibile perché non c’è nessuno tra i conduttori di oggi, dai 60 anni in giù, in grado di ballare, cantare, presentare, recitare come Raffaella Carrà e le artiste della sua generazione e di quella immediatamente successiva. Pensando ai conduttori di oggi, quelli bravi sono pochi. La maggior parte si limita a leggere un gobbo e a eseguire il compitino, ma non basta per entrare nel cuore della gente e guadagnare la patente di professionisti.

Forse oggi manca il talento, quello vero, che non è solo frutto di esperienza sul campo, ma anche di tanto studio e di tanta gavetta. Se oggi i varietà non si possono più fare perché desueti, forse è bene studiare comunque ballo, canto, recitazione, perché sono alla base di una buona prossemica. Elementi fondamentali che insieme a una personalità definita e interessante delineano la grandezza dell’artista.

La televisione necessita di professionisti

Imparare a gestire lo spazio per poi intrattenere, che non necessariamente vuol dire eseguire coreografie da mille e una notte come ha fatto Raffaella Carrà fino all’età di cinquant’anni. Significa acquisire gli strumenti per avere in mano il mestiere e diventare artista, showgirl e showman nella più alta accezione del termine.

Insomma la televisione italiana perde una grande, immensa artista e, dopo il lutto, sarebbe bene che facesse un esame di coscienza per capire come si è arrivati dalle vette altissime costellate di grandi artisti come la Carrà a oggi. Una distesa immensa di chiacchiere all’insegna dell’approssimazione, di volti improvvisati, più interessati all’inquadratura che ai contenuti.

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