Magari, la famiglia disfunzionale di Ginevra Elkann

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magari film Raiplay Ginevra elkann

Il cinema riparte dalla televisione e dalle piattaforme digitali. Su RaiPlay è disponibile Magari, il primo film di Ginevra Elkann, ambientato negli anni ’80 tra Francia e Italia. Protagonista una famiglia borghese sgangherata in cui i tre figli devono sopperire alla mancanza di attenzioni da parte dei genitori, divorziati da tempo. Magari è il primo degli otto titoli messi a disposizione dalla piattaforma Rai per ovviare alla chiusura dei cinema.

La trama si incentra sulle vacanze natalizie dei ragazzi, Alma, Jean e Sebastiano, giunti in Italia per trascorrere del tempo con il padre Carlo, un regista affetto dalla sindrome di Peter Pan interpretato da Riccardo Scamarcio. La voce narrante è di Alma, la più piccola dei tre, ancora speranzosa di vedere i genitori di nuovo insieme.

La ricerca spasmodica di attenzioni

Sin da subito, è chiaro che nel puzzle familiare la figura mancante è quella genitoriale. Da un lato, una madre estremamente religiosa e concentrata sulla sua nuova vita; dall’altro, un padre refrattario alle responsabilità. In mezzo, dissidi irrisolti tra gli ex coniugi e una ricerca spasmodica di amore da parte dei figli.

‘Nostra madre è sempre innamorata di qualcosa o di qualcuno. (I miei genitori, ndr) Non li ho mai visti insieme, ma sono certa che erano una coppia meravigliosa. Non si parlano più da almeno cinque anni, ma sono sicura che il giorno che faranno pace si risposeranno’, dice Alma. Le sue parole delineano il ritratto ingenuo di un sogno infantile, della speranza che lo strappo che ha dilaniato la sua famiglia prima o poi si possa ricucire.

All’ingenuità dell’infanzia si contrappone, però, la cattiveria degli adulti, descritti come menefreghisti, noncuranti, irresponsabili. La madre, incinta, è concentrata sull’arrivo del nuovo bambino e sulla nuova vita che, da lì a breve, intraprenderà in Canada insieme al compagno e ai figli. Il padre è immaturo, bugiardo, in poche parole un inetto.

Alma, Jean e Sebastiano si dimostrano più maturi del padre e tirano a segno, qua e là, efficaci frecciatine al genitore. ‘Con te non ci sono mai momenti giusti’, lo rimprovera il primogenito Sebastiano.

In questa ricerca spasmodica di affetto, finiscono per poter contare solo su loro tre. Presto imparano a costruire il loro mondo e a non avere bisogno degli adulti. La solitudine è una costante.

La famiglia disfunzionale

Magari offre una fotografia degli anni ’80, che provoca un facile effetto amarcord, ma senza  eccedere. I tempi morti in casa trascorrono tra videogames e telefilm, tra i capi indossati non mancano il Moncler e i Moon Boot, due cult dell’epoca.

L’accento più forte è posto sulla famiglia. Una famiglia disfunzionale, disastrata, in cui i ruoli si invertono: gli adulti sono ragazzini, i bambini si comportano da adulti, o sono costretti a farlo.

Nel corso della narrazione, Carlo evolve, forse cresce, e poco alla volta diventa finalmente padre, o almeno si approccia al ruolo.

La forza di Magari risiede nella delicatezza con cui si sviscera la storia. Anche i grandi conflitti non arrivano mai a un climax, è tutto sottaciuto, castrato, strozzato tra un rimprovero e una richiesta di attenzioni.

Alma di Magari alter ego di Ginevra Elkann

Il film, presentato al Locarno Festival 2019, è diretto da Ginevra Elkann, al suo debutto alla regia. La Elkann firma anche la sceneggiatura insieme a Chiara Barzini. La pellicola è percepita come ampiamente autobiografica e ci si chiede se Alma, Jean e Sebastiano non siano in realtà gli alter ego di Ginevra, Lapo e John.

Le similitudini sono diverse e chissà che Magari non racconti qualche Natale di casa Agnelli. A prescindere dal risvolto patinato, Magari è attraversato da un sapore malinconico, a cui però si accosta una positività di fondo, data dall’unione dei tre fratelli.

La fotografia attraente e i dialoghi profondi rendono la pellicola interessante, sebbene a tratti si avverta un po’ di lentezza. I sogni di Alma sono forse i sogni di Ginevra bambina, ed è a lei che la regista affida i pensieri più intimi. ‘Quando pensavo a una famiglia, pensavo a una cosa del genere’, dice, mentre siede attorno a un tavolo insieme al resto della famiglia. Come a dire che, nonostante le strade diverse e i percorsi di vita paralleli, la forza invisibile che unisce una famiglia resisterà alle intemperie e sarà sufficiente riunirsi davanti al desco per sentirsi nuovamente a casa.

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