Selvaggia Lucarelli, la fragilità oltre la corazza

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Dici Selvaggia Lucarelli dici polemica. Che sia alla radio, in televisione o sui social, è sempre al centro della scena mediatica, vuoi per gli argomenti trattati, vuoi per il modo con cui esprime le proprie idee. Non vi è giorno in cui non dica la sua, attirando critiche e insulti da parte di haters e nemici.

Personalmente la seguo dagli albori, quando, ancora prima che sbarcasse sui social, scriveva su Stanza Selvaggia, uno spazio divertente a metà tra un sito di gossip e un femminile. Quando ha aperto la pagina Facebook, ricordo che nella didascalia aveva scritto ‘tanti scheletri nell’armadio, ma ben riposti’, o qualcosa del genere. Questa frase mi ha sempre fatto sorridere e chiedere: chissà cosa nasconde, la Lucarelli. Ho pensato a fidanzati potenti, conoscenze spregevoli, relazioni segrete. Insomma, tutto ciò a cui l’espressione allusiva rimanda.

L’intervista a L’Assedio

Mercoledì 21 ottobre è stata ospite di Daria Bignardi a L’Assedio e, per la prima volta, si è raccontata. Non ha fatto battute su politici, non ha lanciato frecciatine a conduttrici e conduttori (anzi no, forse una, ma circoscritta a una frazione di secondo), non si è resa protagonista di invettive contro nessuno. Ha parlato di sé stessa, dei suoi fallimenti e dei suoi successi, dei periodi felici, ma soprattutto di quelli bui.

Dai rapporti familiari agli anni del liceo, l’intervista è stata una panoramica a tuttotondo. Un excursus che aiuta a capire come la timida bambina Selvaggia Lucarelli sia arrivata ad essere la donna impetuosa che è oggi. Un lungo percorso di accettazione, che l’ha costretta a conoscersi, a mettersi a fuoco e ad amarsi. ‘Non sono mai stata centrata su me stessa. Non mi sono mai sentita me stessa per tanti anni’, dice.

Non si fa sconti, Selvaggia. Critica con tutti, ma soprattutto con sé stessa, vive con la paura del senso del ridicolo. Ed è questa paura, forse, che anni fa le ha fatto fare un passo indietro, quando muoveva i primi passi per diventare attrice. ‘Non vedevo il talento. Ero media, quello che detesto nella vita. L’idea di fare qualcosa in cui sarei rimasta in quella medietà mi spaventava’, dice.

Selvaggia Lucarelli e le relazioni tossiche

A un tratto, abbandona completamente la corazza e si sofferma su un aspetto molto privato e molto nascosto di cui non si parla mai abbastanza: le relazioni tossiche. ‘Il vero problema, che mi ha molto frenata e allontanata dal mio centro, è stata la vita sentimentale, la sfera affettiva in generale’.

Un racconto veloce, ma toccante, di un amore malato, tossico, che porta allo sgretolamento della propria vita lavorativa e sociale, fino all’autodistruzione. ‘L’ho vissuto dopo i trenta ed è stato il periodo più complesso della mia vita. Sono finita dentro queste dinamiche perverse e autodistruttive che sono le dipendenze affettive. È qualcosa che esiste, ma che non conosci se non lo attraversi’.

Ne parla in modo dettagliato con la necessaria dose di distacco, ma si percepisce che non ha dimenticato nulla di quegli anni. ‘È identica alle dipendenze da sostanze stupefacenti. Pensi di amare quella persona, ne sei profondamente dipendente. Se stai con quella persona stai male, se stai senza stai male, esattamente come accade con la droga. Non si riesce mai a stare bene e a farsi del bene. Si va intaccare continuamente l’autostima dell’altro’.

‘Pensavo di non valere nulla’

Poi, fa luce sulle conseguenze psicologiche. ‘In quel periodo, che è durato quattro o cinque anni, non pensavo di valere nulla oltre quello che vedeva lui, quello che lui mi diceva di me stessa. Ero completamente lontana da me e non mi importava nulla’.

Il primo campanello d’allarme è stato sul lavoro, ‘disastroso’. ‘Questo tipo di relazioni vanno a infestare tutti i sedimenti della tua vita. Avevo un lavoro che era un disastro, perché pensavo di non valere niente. A un certo punto, ho avuto il defluvium capillorum, ho perso i capelli. Poi vivevo costantemente in uno stato alterato. Credo di aver rischiato anche la mia vita: guidavo piangendo, disperandomi. È stato un periodo devastante’.

Un periodo buio che può capitare a chiunque e che, come una giostra impazzita, ti fa girare sempre più veloce, sempre più veloce, fino a farti perdere pezzi per aria. Sei inerme e non puoi fare nulla per fermarla. Quella fase di cui non ti rendi conto subito, ma da cui è difficile uscire.

La rinascita

Con la sua testimonianza Selvaggia Lucarelli ha il coraggio di accendere un faro su un argomento ancora tabù, di cui non si parla abbastanza e che spesso si tende a sminuire, specialmente se a finirci è un soggetto dalle spalle larghe. ‘Non se ne parla perché ti vergogni, soprattutto se sei ritenuta una donna forte’, sottolinea. Le relazioni tossiche sono pericolose non solo nel momento in cui si vivono, ma soprattutto dopo, quando bisogna ricostruirsi e non si hanno più punti di riferimento.

La risalita di Selvaggia arriva nel momento del crollo. ‘Ho toccato il fondo. Mi sono svegliata una mattina e sono successe tutta una serie di cose: non sapevo più gestire il mio denaro, mio figlio mi vedeva triste, mi hanno perquisito casa alle cinque del mattino. Quando ho capito che o sprofondavo o mi risollevavo, ho detto basta’. Da lì in poi, la risalita: ‘Mi sono messa a scrivere molto per i miei social. Nel giro di sei mesi tutto ha ripreso a germogliare da un terreno così arido. Una vera e propria rinascita’.

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Il bisogno o la voglia di togliere la maschera arriva in un momento felice e professionale e personale. È un personaggio affermato: giudice a Ballando con le Stelle, conduttrice su Radio Capital, pubblica libri di successo, vive un’appagante storia d’amore raccontata anche sui social.

Negli anni ha costruito un personaggio forte, all’apparenza indistruttibile. Come spesso accade quando una persona si mostra forte e impetuosa come un carro armato, dietro quella corazza vi è tanta fragilità, tanta insicurezza, tanta debolezza.

Forse erano questi gli scheletri ben riposti a cui si riferiva con quell’ironia che la contraddistingue. Una fragilità nascosta, sconosciuta ai più, che celava con attenzione onde evitare di essere scoperta.

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