Valerio Lundini mette ‘una pezza’ alla crisi della comicità

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Il parterre degli attori comici italiani si arricchisce di un nuovo nome su cui puntare: Valerio Lundini, conduttore di Una pezza di Lundini, dal 7 settembre in seconda serata su Rai 2. Classe 1986, l’anno scorso era nel cast di Battute? e di recente ha partecipato a CCN – Comedy Central News, condotto da Michela Giraud.

Ambientato in uno studio dove la parola d’ordine è ‘surreale’, Una Pezza di Lundini viene presentato come un programma riempitivo, in onda solo in caso di buchi all’interno del palinsesto. Inoltre, è affidato a un conduttore di riserva, ovvero Lundini, il quale, sin dal suo ingresso in studio, incarna tutto fuorché il prototipo del presentatore all’altezza del ruolo.

Stralunato, svogliato e, soprattutto, impreparato, si presenta al pubblico come se fosse del tutto ignaro di ciò che gli accade intorno. Il talk è improvvisato, lo studio frequentato da dilettanti e ogni blocco è interrotto o disturbato da incidenti tecnici.

Il programma va in onda quattro volte a settimana – lunedì, martedì, giovedì e venerdì – per una ventina di minuti. Pochi per la televisione tradizionale, sufficienti invece per chi è in cerca di contemporaneità.

Comicità surreale e nonsense la chiave vincente

In venti minuti, Lundini e autori concentrano tutti gli errori che non sono consentiti a chi fa televisione: dal disordine in studio agli ingressi sbagliati, dalla mancanza di copione alle domande imbarazzanti all’ospite della puntata. A ciò si aggiunge la comicità surreale e a tratti nonsense del conduttore, che funge da leitimotiv.

Un coacervo di elementi antitelevisivi, che invece funzionano alla perfezione. Una pezza di Lundini è avanguardia, metatelevisione, nonsense: c’è tutto. Un caos apparente che cela, invece, una costruzione certosina e che fa sì che la puntata scorra in modo leggero e veloce. Il risultato provocato nello spettatore è una risata costante, dall’apertura ai titoli di coda.

Prodotto in collaborazione con Stand By Me e ideato da Giovanni Benincasa, è firmato da Benincasa stesso e da Lundini, con Emanuela Fanelli. A quest’ultima è affidato il ruolo – riuscitissimo – ora di Signorina Buonasera ora di attrice-valletta sui generis.

C’è sempre spazio per sperimentare

Da diversi anni, la televisione è accusata di aver smesso di sperimentare per arenarsi e crogiolarsi sui fasti del passato. La televisione non sperimenta, si va sull’usato sicuro, non lascia spazio alle nuove leve e alle nuove idee, si dice. A questo si deve aggiungere la paventata crisi della comicità, che sembrava dovesse investire chiunque si volesse approcciare al mestiere dell’attore comico.

Valerio Lundini dimostra l’esatto contrario: c’è ancora spazio per sperimentare, per testare nuovi prodotti, per creare nuovi format, per inventare nuovi linguaggi. Con il suo modo di intrattenere, Lundini mette una pezza alla crisi della comicità ed entra di diritto nel novero dei giovani comici di talento che meritano una chance. La sua comicità ricorda quella di Nino Frassica e Una pezza di Lundini è l’occasione per farsi strada sul piccolo schermo.

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