Figli d’arte penalizzati per il cognome? Un comodo alibi per chi non ha talento

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‘Ai figli d’arte viene richiesto il doppio’. Parola di Maria Teresa Ruta durante una discussione sulla figlia Guenda al Grande Fratello VIP. La concorrente del reality show di Canale 5 non è la prima a sostenere che i figli delle celebrità siano penalizzati perché sottoposti al costante confronto con i genitori e, di conseguenza, costretti a dimostrare di più. Ne siamo proprio sicuri?

I figli di personaggi famosi che provano a seguire le orme dei padri, facendosi strada nello scintillante mondo dello showbiz sono parecchi. Pochi, pochissimi, però, quelli che riescono a ottenere un posto al sole. Insomma, quelli che ce la fanno. Che non vivono di luce riflessa e dimostrano di avere qualcosa da dire.

A sentir parlare i diretti interessati, la colpa è del ‘sistema’, in qualche modo contrario all’ingresso dei figli di e dunque severo nel richiedere preparazione e talento. Viene da chiedersi: è davvero così? I figli d’arte sono davvero più svantaggiati?

Il talento come conditio sine qua non

Mettiamo a confronto il figlio di un attore e un anonimo ragazzo di provincia che sogna di diventarlo. Il figlio dell’attore è già introdotto nell’ambiente, conosce i colleghi del genitore e le dinamiche del settore. In linea di massima, non fatica a trovare un contatto, un’opportunità. In linea di massima, nel momento in cui sente ardere il sacro fuoco dell’arte e lo comunica in famiglia, qualcuno gli passerà un numero di telefono, un nominativo. Se è fortunato, si potrà presentare a un casting e sostenere un provino per un ipotetico film.

Il ragazzo di provincia che sogna di diventare un attore, ma non conosce nessuno, può solo sognare e impegnarsi, non solo per studiare, ma anche per cercarsi le occasioni. Gli incontri con attori e registi, produttori, scrittori: qualsiasi cosa pur di annusare, seppure da lontano, gli effluvi del mondo dello spettacolo.

Entrambi partono da due posizioni evidentemente diverse. A entrambi, però, viene richiesta la stessa cosa: il talento. La capacità, cioè, di essere all’altezza del ruolo, di risultare credibile, di possedere il quid, a prescindere dalla genia.

La gavetta dei figli d’arte

Volgendo uno sguardo alle opportunità iniziali, il ragazzo di provincia si prodiga per ottenere un primo incontro; il figlio d’arte, se telegenico e in buoni rapporti con il genitore, partecipa a un reality show oppure a un film, talvolta incide un singolo. Due percorsi diversi. Ovviamente, se il figlio d’arte non sfonda, la colpa è del sistema che pretende troppo e, in qualche modo, ostacola l’affermazione di cotante star. Di seguito alcuni esempi di figli di che per qualche ragione non sfondano come vorrebbero.

Guenda Goria

Maria Teresa Ruta afferma che a sua figlia Guenda sia richiesto il doppio del talento. Sarà anche così, ma fino ad ora Guenda non ha nel suo palmarès partecipazioni degne di nota. Il GF VIP è stata la sua prima grande chance ed è riuscita a farsi amare dal pubblico, ma se non fosse stata figlia di Maria Teresa Ruta e di Amedeo Goria non sarebbe entrata nella casa. Non perché il sistema glielo impedisca, bensì perché non ha ancora fatto nulla per meritare l’appellativo di vip.

Francesco Oppini

Nel cast del reality c’è un altro figlio d’arte, Francesco Oppini. Nonostante la madre, Alba Parietti, puntualizzi che suo figlio non sia interessato al mondo dello spettacolo, lo bazzica da circa vent’anni. Anch’egli arriva al GF VIP grazie ai genitori e il suo curriculum televisivo è piuttosto scarno.

Romina, Cristel e Jasmine Carrisi

Poi vi sono i figli di Albano e Romina, abbastanza grandi da cercare la propria strada, ma forse non abbastanza coraggiosi. Romina Jr ha partecipato a L’Isola dei Famosi. Insieme con la sorella Cristel ha dichiarato di non poter fare parte del mondo dello spettacolo per il solito motivo: porte chiuse ai figli d’arte. La sorella da parte di padre, Jasmine, siederà accanto ad Al Bano sulla poltrona dei giudici nella nuova edizione di The Voice Senior.

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Yari Carrisi

Il fratello Yari, invece, è sponsorizzato dalla madre Romina come cantante, musicista, artista bravissimo, che però non si fila nessuno. Ultimamente imperversa sul piccolo schermo insieme alla nuova fidanzata, tale Thea, con la quale desidererebbe tanto andare al Festival di Sanremo. Ci si chiede: perché dovrebbe avere questo privilegio?

Fino ad ora, le sue apparizioni degne di nota sono state: Pechino Express (sempre grazie a mammà e a papà), inviato di Barbara D’Urso (idem), ospite di Barbara D’Urso per la storia con Naike Rivelli, incontrata durante Pechino Express, ospite a Domenica In poiché mamma è amica della conduttrice. A questo si aggiungono gli insulti alla D’Urso della primavera 2020 (‘deve morire’, scriveva su Instagram). Insomma, fino ad ora si fa un po’ fatica a capire dove sarebbe celato il talento.

Saper riconoscere i propri limiti

La lista dei figli di è lunga, ma il leitmotiv è comune a tutti: non siamo noi poco talentuosi, è il mondo dello spettacolo che non ci vuole. Ascoltare tali affermazioni, specialmente da gente adulta, provoca imbarazzo. Nessuno di loro si è mai chiesto: perché gli altri ci riescono? Essere figli d’arte non implica l’obbligatorietà a seguire le orme dei genitori.

Il confronto non afferisce solo al mondo dello spettacolo, ma a tutte le professioni in cui i figli decidono di non discostarsi da quanto costruito dai genitori. Il figlio dell’avvocato subirà sempre il confronto, così come il figlio del macellaio, dell’artigiano, e così via. Tutti si lamentano, ma per tutti vale la solita regola: chiunque segue le orme dei genitori ha un vantaggio iniziale rispetto a chi è nuovo del settore. Non c’è nulla di negativo né di lobbistico: è la semplice realtà dei fatti. Basterebbe avere un briciolo di onestà intellettuale per non negare l’evidenza.

Figli d’arte affermati nonostante il confronto

A questo si aggiunge il fatto che alcuni figli d’arte dimostrano realmente di avere talento, di essere all’altezza dei genitori e di saper percorrere la propria strada. Alessandro Gassmann, Claudio Amendola, Christian De Sica, Giovanna Mezzogiorno, fino ad arrivare a Francesco Facchinetti. Il figlio di Roby, cresciuto a pane e musica, ha provato a fare il cantante. Per qualche tempo la sua Capitan Uncino ha persino fatto ballare orde di giovani, ma quando ha capito che la musica non era la sua strada, ha cambiato direzione e si è reinventato.

Oggi è manager di successo e si occupa prevalentemente di musica e creators. Ha trovato il suo posto nel mondo senza inseguire quello altrui e senza rimpiangerlo. Soprattutto, ha sempre ammesso che essere figlio di Roby Facchinetti sia stato un aiuto e non un ostacolo. Questa è l’onestà che va apprezzata. Non c’è nulla di male nel dire: sono stato aiutato, ma ho dovuto dimostrare di essere all’altezza. Ovviamente se lo si sa fare. Il talento va coltivato, nutrito, protetto, e se non si ha voglia, tanto vale lasciar perdere.

Diversamente, sarebbe altrettanto onesto ammettere di non essere tagliati per una determinata professione. Talvolta addossare la responsabilità dei propri insuccessi a fattori esterni non è altro che un alibi per non ammettere i propri limiti. Il pubblico, inoltre, può constatare con i propri occhi se il figlio d’arte sia vittima di un’ingiustizia o un giovane – talvolta anche meno giovane! – come tanti, con poco talento, che sogna e pretende di diventare qualcosa o qualcuno senza impegnarsi abbastanza.

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