The Facchinettis, il docu-reality in stile Kardashian

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Domenica 19 aprile su Real Time è andata in onda la prima puntata di The Facchinettis, il docu-reality su Francesco Facchinetti e la moglie Wilma Helena Faissol. Tra battibecchi e scene di vita familiare, i due aprono le porte della loro casa e raccontano la propria quotidianità, fatta di appuntamenti, impegni lavorativi, ritmi frenetici e… problemi di coppia.

Nei trenta minuti circa che compongono l’episodio, Francesco e Wilma si recano da una sessuologa per risolvere i problemi in camera da letto. Un’apertura sui generis, che preannuncia quello che The Facchinettis non sarà, ovvero un racconto edulcorato e patinato.

Vanno subito al sodo e mettono sul piatto gli alti e bassi del loro rapporto, simili se non uguali a quasi tutte le unioni di lungo corso. L’effetto che viene a crearsi non è di voyeurismo né morbosità, ma di tranquillità. ‘Siamo come tutti’, sembrano voler dire. Insomma, non è oro tutto quel che luccica.

The Facchinettis squarcia il velo di Maya

In The Facchinettis, curato da Gabriele Parpiglia, lustrini, paillettes e mondo patinato non trovano posto. La narrazione si concentra sulla dimensione familiare e su ciò che essa comporta: un marito troppo preso dal lavoro, che rischia di trascurare la moglie; una moglie che mette da parte le sue velleità per tenere unita la famiglia.

Scorrendo il profilo Instagram di Wilma, si legge: ‘Se i ruoli fossero invertiti, non riuscirebbe a completare neanche una telefonata di lavoro. È quello che abbiamo fatto in tante: rinunciato, sacrificato, adeguato, messo tutti gli altri in primo piano, detto addio a qualche sogno o qualche ambizione’, ammette. ‘Io non ho mai conosciuto una donna che non abbia avuto paura di non riuscire a conciliare la carriera con i figli e il matrimonio. E non ho mai conosciuto un uomo che abbia mai pensato a questo enigma’, prosegue, ‘entrambi dovrebbero condividere le responsabilità in modo equo’.

Da queste poche righe, è facile evincere che avrà il compito di riportare Francesco sulla retta via.

L’ironia

The Facchinettis non è e non vuole essere un trattato di psicologia, ma un racconto scanzonato di una coppia come tante, seppur celebre, che decide di mostrarsi per quel che è.

I pregi narrativi sono due: l’ironia – necessaria per sdrammatizzare e alleggerire – e la scelta di raccontarsi senza filtri. Non vi è distanza tra i protagonisti e il telespettatore. Chiunque può rivedersi nelle scaramucce, nelle giornate no, nei diverbi con il partner.

Scelta vincente

La scelta di raccontarsi in un docu-reality è vincente: ancora prima di essere un manager, Francesco Facchinetti è un uomo di spettacolo, che ha saputo allargare i propri orizzonti e inventarsi un mestiere. La televisione, che per anni lo ha assoldato come cantante prima e come conduttore poi, adesso gli fa gioco per sponsorizzare e rafforzare la sua attività.

Chi lo segue sa che non rinnega il passato da Dj Francesco, anzi ci scherza su. Ed è proprio la vena autoironica a definirne l’intelligenza. In un settore in cui si fa la corsa a cancellare le esperienze pregresse, specialmente quelle non edificanti, ecco che l’ex Capitano Uncino ci scherza e rivendica il passato con un certo orgoglio.

Nonno Roby aka il babysitter

La partecipazione di Roby Facchinetti, poi, è funzionale. Padre e figlio hanno già lavorato insieme a The Voice nel 2015 in qualità di coach, il pubblico è abituato a vederli insieme: nonno Roby nelle vesti di babysitter aggiungerà sale alla narrazione. Da segnalare che nella prima puntata lo si intravede su una sedia dorata. Twitter si è scatenato e il commento più delicato è stato: ‘Un mix tra Scarface e i Casamonica’.

The Facchinettis come Le Kardashian 

Guardando The Facchinettis, il pensiero corre veloce a Los Angeles, al reality show delle sorelle Kardashian, trasmesso lo scorso autunno da Sky Uno. Per certi versi, le storie seguono un percorso simile: personaggi pubblici, trasversali, che all’attività nell’entertainment affiancano quella imprenditoriale, in entrambi i casi con ottimi risultati. Il reality funge, così, da gancio per ottenere ancora più visibilità e accrescere la propria forza. Certo, Mariano Comense non è L.A., ma la dimensione provinciale si confà alla platea italiana.

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