Gino D’Acampo, Restaurant Swap e l’addio ai clichés

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Nove ha dato il benvenuto a Restaurant Swap, cooking show condotto da Gino D’Acampo, chef napoletano già star della televisione inglese. Il format è semplice: due ristoratori si scambiano i rispettivi locali e vince chi si adatterà meglio alle nuove dinamiche. Il programma è firmato da Banijay Italia, colosso delle produzioni televisive in ambito cooking. Nello stesso catalogo rientrano, infatti, anche Alessandro Borghese 4 Ristoranti, Bake Off, Cake Star, Cortesie per gli ospiti, Cuochi d’Italia, Little Big Italy: titoli forti, amati dai telespettatori, che raccontano la cucina con una nuova chiave.

Il cliché dell’italiano all’estero

Gino D’Acampo è la star della tv d’Oltremanica, ‘colui che ha fatto del cambiamento la chiave del suo successo’, recita il voice-over. La prima puntata è ambientata a Napoli e non avrebbe potuto essere diversamente: la città del cibo italiano per antonomasia. Gino arriva su una Vespa rossa che fa un po’ Vacanze romane, un po’ italiano a Brooklyn e Little Italy, un po’ uomo a caccia di conquiste. I clichés dell’italiano per come viene recepito all’estero ci sono tutti. Il folclore, però, lascia presto il posto alla figura di D’Acampo, lontana dal personaggio che il pubblico britannico ha potuto apprezzare negli ultimi anni.

Prova superata per Gino D’Acampo

In Restaurant Swap D’Acampo torna italiano, imprenditore, pur mantenendo quell’aurea stravagante che lo contraddistingue. Prova superata, insomma, sia per Gino sia per Nove: proporre l’ennesimo cooking show inizia a essere un’operazione rischiosa. Per avere successo non basta più un menù stellato, è necessaria anche una adeguata mise en place e D’Acampo riesce nell’intento. Allo stesso tempo, la rete deve trovare la giusta chiave di racconto, non deve annoiare né proporre una copia di ciò che il pubblico può facilmente trovare su un altro canale.

Restaurant Swap è un mix di: Cucine da incubo per i rapporti familiari e la gestione del locale, 4 Ristoranti per l’ispezione e il menù, Cambio moglie per lo scambio (swap, appunto) delle attività. Lo zampino della stessa casa di produzione è evidente, seppure non ingombrante.

I pregi di Restaurant Swap

Il miscuglio, infatti, non risulta una accozzaglia, ma riesce a trovare la propria identità pur contenendo vari elementi che afferiscono ad altri format. Nonostante l’inflazione dei cooking show, poi, Restaurant Swap è una valida alternativa all’offerta già abbondantemente variegata.

restaurant swap nove

Discovery continua, dunque, la sua missione, ovvero allargare sempre più l’offerta televisiva: programmi semplici, popolari, anche al limite del trash, ma confezionati in modo pulito, sapiente. Il risultato è un prodotto mai volgare né fastidioso o eccessivo. Nove ha trovato la propria forza nel non eccedere e Restaurant Swap ne è l’ennesimo esempio.

Lo stereotipo intelligente

Gino D’Acampo, poi, non è mai invasivo. Ordina, fa l’ispezione, dà consigli. È simpatico, alla mano, diretto, napoletano al punto giusto, senza risultare onnipresente o opprimente. Sulla televisione britannica ha trovato il successo calcando la sua italianità e il personaggio ricalca bene lo stereotipo italico. In Restaurant Swap, invece, lascia spazio la professionalità, ma senza eccedere.

Nel Regno Unito ha realizzato una fortuna: ha aperto 50 ristoranti, pubblicato 17 libri ed è nel cast di This morning, oltre ad aver partecipato a una decina di programmi. In Italia ricomincia pressoché da zero, ma i presupposti per accostarsi a Borghese, Panella e colleghi ci sono tutte.

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