Ovunque proteggi, Domenico Marocchi racconta un anno di pandemia

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‘Mi chiamo Domenico Marocchi, faccio l’inviato. Il 24 febbraio 2020 sono partito da Roma con uno zainetto per fare un collegamento in diretta dal Veneto. Non avrei mai immaginato che sarei tornato nella Capitale solo a metà maggio’.

Inizia così il viaggio di Domenico Marocchi, inviato di Oggi è un altro giorno, nei giorni più difficili della pandemia. Un viaggio iniziato da Abano Terme, proseguito a Vo’ Euganeo, Cremona, Milano, Bergamo, Alzano Lombardo. Un viaggio durato diversi mesi, che adesso racconta in Ovunque Proteggi, in onda dal 22 al 27 febbraio alle 8 e alle 13 su Rai Radio Live e RaiPlay.

L’anno scorso, quando il Coronavirus ha fatto ingresso nelle nostre vite, Domenico Marocchi era inviato di Agorà. Con il suo zainetto ha mostrato ai telespettatori cosa stava accadendo in Veneto e in Lombardia. Ha raccontato tutto di quei mesi bui: dallo scetticismo iniziale dei più alla paura, dallo sforzo dei medici alla disperazione di chi ha perso i propri cari.

Il racconto di Ovunque Proteggi

Ovunque proteggi è un sunto a puntate di ciò che è stato e che, si spera, diventi presto un lontano ricordo. Un omaggio doveroso alle vittime, agli operatori sanitari, a chi ha dovuto continuare a lavorare correndo il rischio del contagio quando sembrava non esistessero antidoti. Un racconto che cristallizza quel periodo, testimonianza dopo testimonianza.

In ogni puntata, Marocchi ripercorre le tappe salienti di quei mesi, alternando la propria voce a quella degli intervistati. Da un lato, l’allarme degli albergatori che vedono le prenotazioni diminuire e il fatturato crollare. Dall’altro, i medici che iniziano a paragonare la mole di lavoro a quella dei bombardamenti.

Marocchi: ‘Nelle corsie stava scoppiando uno tsunami’

Subito dopo la fine del primo lockdown e con l’estate ancora alle porte, Domenico Marocchi dichiarava ad APmagazine: ‘La cosa che più mi ricorderò è la paura e la sorpresa negli occhi dei dottori (…) nelle loro corsie stava scoppiando uno tsunami. E lì cominci ad avere molta paura’. Quella paura, mista allo sgomento, in cui siamo sprofondati giorno dopo giorno, man mano che il numero dei decessi aumentava, insieme al distanziamento fisico gli uni dagli altri.

‘Come lo tsunami il virus è devastante, ma l’onda assassina colpisce, fa male, si ritira e mostra la devastazione provocata’, racconta in Ovunque Proteggi. ‘Qui, invece, siamo agli inizi di marzo. L’onda è solo una marea, che si sta alzando e lascerà tutti con l’acqua alla gola‘.

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