Striscia la notizia razzista? La pagliuzza e la trave

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Moriremo tutti di politically correct? Forse sì, forse no. Intanto Striscia la Notizia e i suoi conduttori, Gerry Scotti e Michelle Hunziker, sono stati travolti dalle polemiche. Polemiche talmente forti da aver attraversato l’oceano per poi sbarcare negli Stati Uniti. E non solo. L’eco di indignazione levatasi è stata talmente forte che la conduttrice ha porto le sue scuse ufficiali su Instagram.

Facciamo, però, un passo indietro. Nella puntata di lunedì 12 aprile, Scotti e Hunziker, nel presentare un servizio sulla sede Rai di Pechino, imitano i cinesi mimando gli occhi a mandorla e l’accento con cui siamo abituati a contraddistinguere la cadenza cinese. ‘Lai Scoglio 24’, dice Hunziker. ‘Perché Lai? Perché il nostro Pinuccio ci parla della sede di Pechino. Lai Scoglio 24‘. Il riferimento è a Rai Scoglio 24, l’emittente di fantasia che si prefigge l’obiettivo di dar voce alle segnalazioni che riguardano la TV di Stato.

La battuta non è passata inosservata e ha fatto presto il giro dei social, il posto che più presta il fianco a polemiche e attacchi. Soprattutto, il santo protettore del politically correct sempre e comunque. A priori. A prescindere. Senza se e senza ma. Et similia. Nella giornata di mercoledì 14 Michelle Hunziker si è scusata pubblicamente, con un video via Instagram in cui ribadisce l’assenza assoluta di intento razzista nella battuta.

Ha fatto bene Michelle a scusarsi, se una battuta risulta offensiva è giusto fare ammenda. La faccenda, però, dà il la per allargare l’orizzonte e fare una panoramica della situazione attuale. Striscia la Notizia è da sempre un programma irriverente, che ha fatto della satira, dell’ironia e delle battute pungenti la sua cifra stilistica. Il TG di Antonio Ricci è così, prendere o lasciare. Può risultare antipatico, eccessivo, ma razzista appare eccessivo. Tutt’al più i detrattori lo potrebbero definire anacronistico, persino portatore di una comicità vecchia, arcaica, ma spinto da intenti discriminatori proprio no.

La battuta sui cinesi con gli occhi a mandorla e la L al posto della R era evitabile? Sì. E’ frutto di una comicità ancorata al passato? Sicuramente sì. Da qui a invocare la caccia alle streghe, però, c’è di mezzo un mondo. Il polverone, poi, ha dato modo di rivangare un’altra polemica, quella del blackface, che tempo fa investì Tale e Quale Show. Il programma condotto da Carlo Conti fu tacciato di razzismo perché all’interno della gara sono previste anche le imitazioni dei cantanti neri.

O, ancora, volendo parlare di stereotipi che ci riguardano da vicino, cosa dire dell’italiano rappresentato all’estero? Dalle serie televisive (alcune di grande successo) al cinema, passando per la televisione e la letteratura, il personaggio è rappresentato, nel migliore dei casi, come un donnaiolo ignorante. Nei peggiori come un mafioso. Ecco, anche in quel caso si tratta di razzismo o siamo di fronte a meri stereotipi che non corrispondono esattamente alla realtà? 

E’ vero che negli Stati Uniti è in corso una battaglia per mettere giustamente fine al razzismo nei confronti delle persone asiatiche, e si spera che ciò avvenga il prima possibile. Bisognerebbe, però, mantenere sempre la freddezza di non mettere tutto nel calderone, anche per non ingigantire fatti che di razzista hanno ben poco. La battuta di Striscia la Notizia era una battuta, niente di più niente di meno. Michelle Hunziker si è scusata, ma se non si fosse alzato tutto il polverone, i social ne avrebbero parlato così animatamente? Soprattutto, dov’erano i detrattori sorti come funghi oggi, solo dopo che l’accaduto è sbarcato negli Stati Uniti, gonfiandosi tweet dopo tweet? Il razzismo passa anche attraverso i mezzi di comunicazione, ma addossare ai media la responsabilità del fallimento della società è un po’ troppo. Dov’erano i telespettatori indignati mentre Striscia la Notizia andava in onda? 

D’ora in poi ci si aspetta, dunque, più attenzione dagli attori dei mezzi di comunicazione – in primis, l’assenza totale di imitazioni di qualsivoglia nazionalità (mai più Kartoffel con accento forte per indicare un tedesco o una R roboante per un francese, ad esempio)-, ma anche da parte del pubblico, pronto a criticare solo se e quando l’onda ha già preso la sua rincorsa. Così, però, è facile: seguire la massa non comporta alcun rischio. Siamo coraggiosi allora e siamo coerenti. Bacchettiamo qualsiasi virgola fuori posto, ma occhio che chi di polverone ferisce, di polverone perisce.

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