Virologi in TV, troppi microbi in passerella

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Da diversi mesi sfilano davanti agli occhi miriadi di immagini di sofferenza, di dolore, di vita nuova…e di volti nuovi. Troppe le facce inedite che hanno riempito le passerelle dei media. Troppa la certezza con cui davano informazioni per poi smentirle poco dopo. Meno arroganza e meno saccenteria sarebbero state apprezzate.

Vero è che si era agli albori dell’emergenza sanitaria e si sapeva ben poco, ma è anche vero che da subito l’unicità dell’informazione latitava. La primavera 2020 sarà ricordata come una tra le più nefaste degli ultimi cento anni. L’incursione del COVID-19 – con le morti, le sofferenze e le restrizioni – ha, lato sensu, scardinato le abitudini dell’uomo del terzo millennio frastagliandone le certezze.

Ecco che i media sono arrivati in soccorso per informare l’opinione pubblica, avvalendosi delle conoscenze di competenti per capirne di più su ciò che si stava vivendo. Competenti che, man mano che passavano i giorni, si moltiplicavano come funghi. Detentori unici dell’assoluta verità.

Tutto e il contrario di tutto

Televisione e giornali hanno ospitato e continuano a ospitarne una lunga carrellata. Nella corsa ad accaparrarsi chi ne sa di più, hanno fatto incetta di tutto, dando rilievo a divulgatori, biologi, chimici, medici, virologi, alcuni anche insigni.

Si è visto e sentito di tutto: metti la mascherina-togli la mascherina, chiuditi dentro-vai fuori, vai a lavorare-resta a casa. Tutto e il contrario di tutto. Ognuno dispensa consigli, ciascuno dà informazioni sul virus: panacea per tutti i gusti.

Analitico conoscitore del cosmo virale, l’oratore di turno presta la sua eloquenza per stigmatizzare la sua versione, la sola giusta, l’unica credibile, salvo poi essere smentita o ribaltata da qualche altro collega.

Il rischio di confusione

In questo mare magnum dell’informazione tout court, l’incompetenza diventa virtù, si scatena la rissa verbale, l’uno smentisce l’altro e…intanto la massa sta a guardare, seguendo chi ritiene più affine al proprio modus vivendi.

Ecco, quindi, chi condivide il ‘liberi tutti’ e chi sposa l’idea più morigerata di rispettare i dettami restrittivi. Si crea il caos e si potrebbe peggiorare la situazione sanitaria del Paese, se non ora, in autunno. È vero che siamo in democrazia e che ciascuno può dire la sua, ma non su una tragedia così forte, in cui hanno perso la vita circa 33.000 persone e con più di 230.000 contagiati.

La passerella televisiva è sicuramente appetibile da più punti di vista, e per la visibilità e per i non pochi gettoni di presenza che vanno a rimpinguare le tasche dei virologi e di esperti, tanto da costringerli a fare veloci maratone dall’una all’altra rete, dall’uno all’altro programma.

La televisione diventa business

La solerzia con cui hanno creato i propri uffici stampa al fine di meglio gestire la loro immagine – leggasi, i loro introiti – non sarebbe stato più giusto dedicarla al proprio lavoro sul campo? Sembra che alcuni di essi stazionino in televisione, probabilmente demandando agli assistenti il proprio operato, non avendo ancora il dono dell’ubiquità.

Troppi virologi, troppi medici, troppi oratori in generale, troppe parole che hanno destabilizzato l’opinione pubblica. Sarebbe stato giusto dare voce ai soli scienziati, a coloro che studiano i virus con serietà d’indagine, che hanno una profonda conoscenza della materia, condividono lo stesso pensiero, hanno e danno informazioni unitarie.

Invece abbiamo una pletora di esperti, spesso in collisione tra loro, che non è d’aiuto, disinforma, disorienta e la massa si arroga il diritto di fare ciò che vuole.

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