Le logiche contraddittorie della Rai

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In questa estate 2020, alcuni personaggi televisivi targati Rai sono diventati oggetto di grande malcontento sia tra gli addetti ai lavori sia tra i telespettatori. I primi si sono espressi vergando degli articoli in cui, analizzando il personaggio, hanno messo in evidenza i limiti o peggio l’abuso del ruolo, nel programma di appartenenza. I secondi, esprimendosi con critiche a volte molto feroci sui canali social.

In particolare, di queste settimane il bailamme sulla trasmissione Io e Te condotta da Pierluigi Diaco. In una narrazione del programma già tanto lacunosa, il padrone di casa dà sfogo a comportamenti non in linea con la professionalità di cui lo stesso dice di essere pregno.

Il caso Diaco e l’indifferenza della Rai

Poco self control, schizza per miserevoli accadimenti che un buon conduttore saprebbe, anzi dovrebbe, gestire. Sì, il rumore di un trapano o di una chitarra scordata, una musica più forte nello studio, delle risposte date dagli ospiti che non intercettano il suo pensiero, gli fanno perdere il lume della ragione.

Sviolina a più riprese le buone maniere, l’educazione, le lettere scritte a mano, la chiacchierata intimista, le vili critiche dei giornalisti…parole, parole, parole. Basta. È forse un nuovo modo di conduzione? O si trova a capo di un programma come rimedio terapeutico per la salvezza del suo ego?

Tutto ciò avviene sulla TV di Stato senza che nessuno della dirigenza ponga un limite alle esternazioni di un conduttore. Eppure, a memoria, la Rai è stata un attento sorvegliante su ciò che le proprie reti trasmettevano e non solo nel passato.

Il caso Perego e la chiusura di Parliamone…sabato

Ad esempio, nel 2017 con fulminea destrezza sopprime dalla sera alla mattina Parliamone…sabato, un programma condotto da Paola Perego. Pomo della discordia, aver mandato in onda un servizio lesivo delle donne. Quella decisione immediata ebbe una enorme eco sui media.

La stessa Paola Perego ne venne travolta anche emotivamente. In un’intervista rilasciata a Le Iene in cui appariva profondamente colpita, si difendeva rivelando che i vertici Rai avevano approvato la scaletta della puntata prima che andasse in onda, asserendo con ciò che l’azienda sapesse del servizio.

Dunque, ripensamento dell’ultimo minuto o decisione improvvisa per piaggeria nei confronti di qualcuno? Certo non per tutela delle donne. Il servizio riguardava i presunti servilismo e sottomissione delle donne dell’Est. Le donne vanno rispettate sempre e non sarà la visione di un rvm di costume a offenderle e farle sentire inferiori.

Quei frettolosi dirigenti forse avevano deciso che bisognasse far fuori la Perego comunque, ed ecco lo spunto del servizio inopportuno. Nulla togliendo né aggiungendo alla carriera e alla professionalità della Perego, l’essere compagna e moglie di Lucio Presta, qualche volta, forse le fa pagare pegno.

Due pesi due misure

La solerzia della Rai quella volta fu ampiamente criticata e il rigore irremovibile con cui gestì l’affaire apparve eccessivo. Si suppone che essa abbia un unico filo guida e adotti i medesimi parametri decisionali all’insorgenza di problemi nei programmi, ma così non è.

Vi è un doppiopesismo nel decidere chi e cosa va soppresso, manca di imparzialità di giudizio comportandosi in modo contraddittorio in situazioni non facili. Quale logica usa nel sopprimere immediatamente una trasmissione per un motivo che poteva essere financo configurato come diritto all’informazione (dei costumi di un Paese straniero)?

E quale altra logica adotta nel far proseguire un programma che è lesivo della dignità dello spettatore? Eh sì, lo spettatore deve subire i modi di fare sui generis di un padrone di casa convinto di poter dire qualsiasi cosa senza conseguenze. La Rai usi un criterio paritetico nella gestione delle reti per essere…al di sopra di ogni sospetto.

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