Maneskin, rockstar alla conquista del mondo

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Prosegue inarrestabile il successo dei Maneskin. La band romana, dopo Sanremo e l’Eurovision, taglia un traguardo dopo l’altro. Ultimo in ordine di arrivo, il Billboard di Spotify a New York. Da sabato 2 luglio 2021 e per i sei giorni successivi, il cartellone con le loro facce ha illuminato Times Square. Un traguardo non da poco, che apre loro le porte del mercato statunitense.

Gli Stati Uniti, però, si sono già accorti di Damiano, Victoria, Ethan e Thomas. Sono primi nella classifica Hot Hard Rock Songs di Billboard USA con I wanna be your slave. La loro musica vola Oltreoceano, dunque, dopo aver espugnato l’Europa. In UK sono in classifica Top 10 UK singles chart con I wanna be your slave e Beggin, ma il successo non si arresta qui.

Con un miliardo e mezzo di streaming, sono gli artisti più ascoltati al mondo su Spotify. I wanna be your slave, Beggin e Zitti e buoni sono nella top 50 di 34, 61 e 26 Paesi. Numeri incredibili, per la band partita da X Factor solo nel 2017 e oggi tra i big della musica italiana, e (si spera presto) non solo. In termini di vendite, fino ad ora i Maneskin hanno collezionato 22 dischi di platino, 6 dischi d’oro e molti altri se ne aggiungeranno nei prossimi mesi.

Se la loro vittoria al Festival di Sanremo 2021 sembrava un miraggio prima e l’inizio di un nuovo corso poi, il trionfo all’Eurovision non li ha solo consacrati, ma ha dato il via a un’avventura senza confini.

La forza dei Maneskin

Riassumere in poche parole il segreto del successo dei Maneskin non è impresa semplice. Sono vincenti su più piani, a partire dalle canzoni. Sin dal loro primo singolo, Chosen, hanno conquistato il pubblico con la loro musica. I singoli successivi, Torna a casa, Il ballo della vita, Morirò da re, Vent’anni, fino ad arrivare a Zitti e buoni, sono stati un’escalation incredibile.

Non sono meri interpreti, ma attori e autori di ciò che cantano. Un fattore non banale, che crea quell’empatia necessaria tra artista e fan. Soprattutto, hanno qualcosa da dire. I testi non sono banali, nonostante la giovane età. Anzi, sono immersi nello Zeitgeist e lo raccontano senza ipocrisia, in modo diretto e secondo il loro punto di vista.

Poi c’è l’alchimia. Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Torchio e Ethan Raggi sono quattro amici che hanno inseguito un sogno e sul quel sogno hanno costruito le basi del loro futuro. Un futuro che adesso possono toccare con mano e che forse neanche immaginavano o speravano di raggiungere quando, adolescenti, suonavano per le vie di Roma in cerca di sostegno, visibilità e soprattutto una possibilità.

Accanto alla bravura e all’alchimia, c’è l’immagine. Sin dal loro debutto nel talent show di Sky hanno sposato outfit da veri rocker. Oggi vestono tutti nello stesso modo, almeno nello stile, e sono riconoscibili. Hanno l’immagine di rocker belli e dannati, ma dai modi gentili e lo hanno ampiamente dimostrato all’Eurovision, quando, subito dopo la vittoria, Damiano è stato accusato di aver sniffato cocaina in diretta televisiva. Una situazione difficile da gestire, specialmente per dei giovani artisti catapultati sotto i riflettori di tutta Europa. Il cantante ha declinato le accuse, rendendosi disponibile a effettuare il test. Un aplomb da cui tantissimi artisti, che spesso storcono il naso per molto, molto, molto meno, dovrebbero prendere esempio.

Alla conquista del mercato internazionale

E poi si divertono. Ogni esibizione è uno show e ogni volta si mangiano il palco, carichi e sorridenti come dei bimbi elettrizzati per l’ennesimo giro sulle giostre. Con la loro verve ricordano le band che negli anni 90 (e non solo) hanno cambiato la musica, regalando delle perle evergreen.

Last but not least, sono pronti per il mercato internazionale, grazie alle loro canzoni anche in inglese. Un particolare di cui nel 2021 non si dovrebbe neanche discutere, ma a conti fatti rientrano nella ristrettissima cerchia di artisti italiani in grado di parlare in inglese e, soprattutto, di creare musica in inglese.

A poco più di 20 anni sono il futuro della musica italiana, quantomeno di quella che guarda oltre il proprio orticello e ricerca la novità, rispettando la propria essenza. E non è poco.

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